Christian Muenzner ci racconta gli Obscura (2009)

0 10

Autore: Rok Klemše

Luogo: Paranoid Open Air 2009, Avtopoligon Ljubečna (Celje)
Data dell’intervista: 13.08.2009

Gli Obscura sono una band di technical death metal tedesco-olandese che ha pubblicato il debutto Retribution nel 2006. L’album è passato inosservato nel diluvio di altri dischi death metal e, nel giro di un paio d’anni, nella band si è avvicendato un bel numero di nuovi membri, tra arrivi e addii: il nucleo del gruppo e unico membro originale è rimasto così il chitarrista e cantante Steffen Kummerer. Lo scorso febbraio, però, per la Relapse è uscito il secondo disco della band, Cosmogenesis, e gli Obscura sono diventati un nuovo spettacolo di technical death metal, un album che riporta alla mente i momenti migliori dei quattro grandi del death metal progressivo: Death, Cynic, Atheist e Pestilence. Gli Obscura hanno suonato per la prima volta in Slovenia il primo giorno del Paranoid Open Air, e prima del concerto ho avuto l’occasione di fare due chiacchiere con il chitarrista Christian Muenzner, passato agli Obscura da un altro colosso tedesco, i Necrophagist, e da poco anche membro stabile dei tedeschi Spawn of Possession.

RockLine: Per cominciare, un benvenuto alla prima visita degli Obscura in Slovenia!
Christian: Grazie, con la band siamo qui per la prima volta, ma io l’anno scorso ho suonato nello stesso festival, quando si chiamava ancora Metal Mania, con gli Stormwarrior.

RockLine: Ah già, mi sembrava di averti già visto da queste parti. Avete pubblicato da poco Cosmogenesis, accolto benissimo sia dai fan che dalla critica. Però ci è voluto un bel po’ di tempo prima che il debutto Retribution avesse un successore.
Christian: A dire il vero non proprio, perché dopo l’uscita di Retribution ci sono stati parecchi problemi con la formazione, tanto che l’unico membro originale rimasto è Steffen. Dopo l’addio degli altri ci è voluto un bel po’ per rimettere insieme una nuova squadra. Siamo in questa formazione dall’inizio del 2008. A gennaio ci siamo riuniti così, a giugno abbiamo iniziato a registrare l’album, quindi tutto sommato non ci abbiamo messo tanto.

RockLine: Dall’uscita del debutto nella band si è avvicendato un bel numero di musicisti, se non sbaglio addirittura 14, 15?
Christian: Sì, credo di sì, ma all’epoca io non ero ancora nella band, quindi non saprei dirti esattamente.

RockLine: Com’è andata la registrazione di Cosmogenesis?
Christian: Abbiamo registrato al Woodshed studio in Germania, di proprietà di Victor Santura, cantante dei black metaller tedeschi Dark Fortress. Prima avevamo preparato tutti i pezzi con Guitar Pro, poi Hannes ha registrato per primo la batteria, dopo di che abbiamo inciso le chitarre ritmiche, Jeroen le linee di basso, gli assoli di chitarra e alla fine le voci. In studio abbiamo registrato tutto tranne gli assoli di chitarra, che ho registrato io a casa.

RockLine: Victor ha prodotto, mixato e registrato l’album, e in più compare anche come ospite alla voce.
Christian: Esatto, Victor è un musicista eccezionale con un orecchio ppazzesco, e per giunta è anche estremamente creativo. Secondo me grazie a lui il disco è venuto ancora meglio, perché aveva delle idee ottime per le linee vocali. Soprattutto le parti di voce pulita sono venute da lui. Con un altro produttore l’album suonerebbe completamente diverso.

RockLine: Nell’album si sentono bene le influenze dei quattro grandi del death metal progressivo: Death, Atheist, Cynic e Pestilence. Pensi che le nuove band di technical death metal vengano paragonate “ingiustamente” ai veterani del genere?
Christian: Sì, senza dubbio. Ma allo stesso tempo oggi nella musica ci sono un sacco di elementi nuovi, e tra i dischi di quelle band e i nostri sono passati 13 anni, nel frattempo anche la musica stessa è cambiata. Amiamo da morire quelle band, siamo cresciuti con loro e sono senza dubbio un’influenza enorme, ma su di noi hanno pesato anche band che non ti aspetteresti. Negli Obscura si sentono bene elementi di black metal di gruppi come Dissection ed Emperor.

RockLine: Soprattutto nelle voci.
Christian: Sì, esatto. Ma anche in certe parti di chitarra. E senza dubbio si sentono anche influenze power metal e di band death metal degli anni Novanta. Ma è così, le band verranno sempre paragonate ad altre band e io mi ci sono completamente rassegnato.

RockLine: Visto che hai tirato in ballo le band death metal degli anni Novanta: anche il nome della band è preso in prestito da un album dei veterani Gorguts, giusto?
Christian: Sì, credo che i ragazzi, quando è nata la band, il nome l’abbiano preso in prestito dai Gorguts. Ma non penso che suoniamo minimamente come i Gorguts, suoniamo in modo completamente diverso. Per via del nome magari la gente si aspetta di sentire qualcosa di simile, ma di simile resta solo il nome.

RockLine: Ascoltando il disco a tratti ho sentito un’influenza dei Cynic particolarmente forte, soprattutto per quelle linee vocali “spacy”, sintetiche e ultraterrene che compaiono ogni tanto. In effetti anche tutto l’album ha un tema che lo lega, lo spazio, titolo compreso. Come siete arrivati proprio a questi temi per i testi?
Christian: Siamo sempre stati grandi fan dei Cynic e ci piaceva l’idea della voce “vocoder”. Se ascolti per esempio il pezzo Choir of Spirits, proprio nel ritornello usiamo queste linee vocali robotiche e ti fanno subito venire in mente i Cynic. Ma se ascolti di cosa parla il pezzo vedi subito che non si tratta di cercare di imitare i Cynic. Alcuni pezzi hanno influenze Cynic molto evidenti, per esempio Noospheres, ma ci è sempre piaciuta una specie di idea fantascientifica abbinata a un suono moderno. Abbiamo curiosato su Wikipedia e ci siamo imbattuti nel tema della genesi del cosmo, e secondo me si sposa alla perfezione con il suono della nostra musica. All’inizio volevamo chiamare l’album Noospheres, ma Jeroen aveva già suonato in un album intitolato Spheres (dei Pestilence, N.d.R.) e probabilmente non sarebbe stata una buona idea. Insomma, credo che il tema fantascientifico rappresenti benissimo la nostra musica.

RockLine: Quale diresti che è l’idea di fondo di Cosmogenesis? Sembra quasi un concept album.
Christian: Non è un vero concept album, direi piuttosto che il disco è legato a livello tematico. Tutti i testi in qualche modo toccano la genesi dell’universo, ma il nocciolo è la questione dell’origine dell’umanità e della nascita dell’universo e di tutta la vita. L’idea è che esista solo una specie di coscienza collettiva, non ci sono pensieri individuali, esiste solo un’unica collettività di coscienza. Questa collettività di coscienza esisteva prima della comparsa della vita e da essa è nata la vita.

RockLine: Cosmogenesis è un disco parecchio diverso dal debutto. Siete andati consapevolmente verso un death metal più complesso e tecnico, o è successo in modo spontaneo, grazie ai nuovi membri?
Christian: Senza dubbio è successo in modo del tutto naturale. Il primo album non era tecnico come questo, ma le influenze si sentivano già. I vecchi membri erano grandi fan di Death, Cynic, Pestilence e Atheist, mentre noi nuovi suoniamo da un sacco di tempo. Io suono la chitarra da 15 anni ed è chiaro che siamo più esperti, e con questo è arrivata anche una musica più complessa e tecnicamente articolata. Eppure c’è comunque un filo rosso tra i due dischi.

RockLine: Immagino che siano stati proprio Jeroen, che ha suonato nell’ultimo disco dei Pestilence prima dello scioglimento, e voi due che avete suonato nei Necrophagist (Christian e il batterista Hannes, N.d.R.) a portare nella band un sacco di influenze del technical death metal?
Christian: Sicuramente. Impari un sacco di cose quando registri dischi con altre band e quando sei in tour, e tutto questo cambia il tuo modo di suonare e di pensare. Più invecchi più diventi esperto, e spero che si senta anche nell’album.

RockLine: E come scrivete i pezzi, visto che sono costruiti in modo estremamente complesso? Scrivete prima i riff e poi la batteria…
Christian: No, è diverso. Di solito succede che membri diversi scrivono un pezzo intero. Steffen aveva già pronti alcuni pezzi prima che entrassimo noi, qualcuno ce l’aveva già pronto Hannes, visto che suona anche la chitarra, un pezzo l’ho scritto io. Tutti i pezzi però avevano le stesse influenze e si sono incastrati in fretta e, credo, bene. Due pezzi dell’album li abbiamo scritti tutti insieme. Per lo più, comunque, uno dei membri ha l’idea per un intero pezzo, lo scrive tutto, e noi altri magari aggiungiamo qualche piccolezza qua e là.

RockLine: In Cosmogenesis avete anche degli ospiti di tutto rispetto, come Tymon Kruidenier (Cynic) e Ron Jarzombek (Watchtower, Spastic Ink, Gordion Knot, Blotted Science, ecc.). Come siete entrati in contatto con loro?
Christian: Ron è uno dei miei musicisti preferiti. Già per il primo album Steffen aveva avuto l’idea di far suonare un assolo come ospite a Paul Masvidal (Cynic), ma era impegnato e non se ne fece nulla. Per Cosmogenesis l’abbiamo invitato di nuovo, ma purtroppo anche stavolta i tempi non hanno retto, così ci siamo messi in contatto con Tymon. Lui e Jeroen sono ottimi amici, gli ha mandato il nostro demo e ha scritto e suonato un bell’assolo nel pezzo Choir of Spirits. In realtà quell’assolo non era nemmeno previsto, ma è venuto così bene che l’abbiamo tenuto. Nella title track, Cosmogenesis, suona invece Ron. Gli assoli all’inizio avrei dovuto registrarli io, ma nessuno di noi aveva un’idea granché buona per un assolo, oppure tutti i tentativi erano di una qualità molto più bassa rispetto agli altri assoli dell’album. Non riuscivamo in nessun modo a scrivere assoli adeguati e la soluzione poteva essere solo un chitarrista più esperto. Jeroen aveva l’e-mail di Ron, gli abbiamo chiesto se fosse disposto a suonare un assolo, quello che ha sentito gli è piaciuto e dopo due giorni ci aveva già mandato questo assolo folle.

RockLine: Per un album complesso come Cosmogenesis è piuttosto insolito che i pezzi siano davvero “catchy”, ti entrano in testa in fretta. Avevate fin dall’inizio l’intenzione di scrivere pezzi “catchy”?
Christian: Sì. Tutti i pezzi hanno parti tecniche, toste da suonare, ma anche parti più facili da suonare che suonano come heavy metal anni ’80. Sta tutto nella struttura: il pezzo ha le sue parti complesse, ma la struttura in sé non è così intricata. Cerchiamo di tenere tutto il più logico possibile, senza ficcare in un pezzo 20 riff. I pezzi hanno al massimo 5, 6 riff, e la struttura è piuttosto tradizionale e te la ricordi subito. Quando suoni uno strumento per anni è logico che diventi sempre più raffinato a livello tecnico, ascolti band più tecniche e suoni parti di chitarra più difficili. Ma più invecchi, meno contano la tecnica e la complessità, inizi a suonare la musica che ti piace e basta.

RockLine: Cosa pensi di questa nuova scena prog death? Ascolti qualche band più recente o giuri ancora sui pionieri? Visto che si sentono bene anche influenze jazz e fusion, immagino che ascolti anche musica diversa?
Christian: Sì, un sacco delle nostre influenze arriva da jazz e fusion. Jeroen è un grande fan del jazz, io ascolto tantissima fusion. Negli assoli cerco di portare contenuti armonici più complessi, anche Hannes è fan di molti batteristi jazz e fusion. L’attuale scena tech death non ci ispira, molte di queste band non si concentrano abbastanza sulla scrittura dei pezzi, i loro brani suonano come esercizi tecnici e secondo me al momento è tutto un po’ troppo gonfiato. Però qualche band è comunque ottima. Mi piacciono Psycroptic e Spawn of Possession.

RockLine: Sì, molte band di technical death metal moderne suonano davvero troppo tecniche, mentre in Cosmogenesis si sente bene che l’accento è sulla composizione dei pezzi.
Christian: Esatto! Non vogliamo che, per dire, un assolo prenda il sopravvento sull’essenza di un intero pezzo. In realtà non ci consideriamo nemmeno una band di technical death metal. Siamo influenzati di più da band più vecchie come Death, Dissection e persino dall’heavy metal alla Judas Priest. Anche band come i Priest e i Megadeth sono tecnicamente di altissimo livello, ma quegli elementi non li mettevano in primo piano. Prima veniva sempre il pezzo, arricchito ogni tanto da tocchi tecnici. Credo che sia il modo giusto di scrivere i pezzi e forse non vogliamo nemmeno essere etichettati come tech death.

RockLine: Il weekend prima del Paranoid Open Air vi ho visti al Brutal Assault, dove sotto un caldo infernale siete riusciti a portare sotto il palco un bel po’ di gente e a suonare un concerto eccellente. Se non sbaglio vi aspetta un calendario di concerti belli tosto.
Christian: Grazie! Al momento siamo in tour con gli Atheist, suoniamo in qualche grande festival estivo europeo e riempiamo le date intermedie con concerti singoli. Quando torniamo a casa abbiamo sei settimane di pausa, poi parte il tour europeo con i Cannibal Corpse, e in futuro ci aspettano ancora un paio di tour non confermati al 100%. A gennaio dell’anno prossimo c’è un’altra tournée europea (gli Obscura si fermeranno anche al Kino Šiška, nell’ambito del Bonecrusher tour), e ci piacerebbe andare anche negli USA. Per un tour da headliner non è ancora il momento giusto, adesso è importante far conoscere l’album a una cerchia di gente più ampia possibile.

RockLine: Per una band come gli Obscura, o per te personalmente come chitarrista, è fastidioso essere paragonati a band enormi come i Death? Oppure è solo una sfida in più per migliorare ancora il tuo modo di suonare?
Christian: No, assolutamente, è un grande onore. Sono cresciuto con queste band e le adoro. Tutte loro – Death, Cynic, Atheist e Pestilence – erano avanti rispetto al loro tempo. Credo che all’epoca non siano state capite, mentre oggi vengono apprezzate molto di più. Siamo davvero onorati di essere citati in compagnia di band così e siamo onorati di poter girare in tour con gli Atheist. Per noi significa tantissimo ed è una vera ispirazione, ti viene voglia di diventare sempre più bravo grazie a band così.

RockLine: Pensi che sia possibile, non solo nel tech death ma nel metal in generale, arrivare a qualcosa di nuovo, qualcosa che non si è ancora sentito?
Christian: Credo che al momento tutta la scena stagni, e penso che si stia già lentamente spegnendo, semplicemente c’è troppa roba e la scena è diventata sovrassatura. Non resta che scrivere pezzi davvero buoni e ascoltabili. Per me non è importante inventare l’acqua calda, mi basta scrivere buoni pezzi.

RockLine: E quali sono le tue influenze per quanto riguarda il modo di suonare la chitarra?
Christian: Ho iniziato a suonare grazie ad Angus Young, ancora oggi per me è un eroe della chitarra (ride). Quando avevo 11 anni volevo essere Angus e basta (ride). Più tardi per me sono stati importantissimi i chitarristi degli Iron Maiden, per le doppie armonie e per come si dividevano gli assoli. Poi ho scoperto chitarristi più tecnici, Malmsteen, i Dream Theater, Marty Friedman, Steve Vai, Paul Gilbert, Tony MacAlpine, Jason Becker, Michael Romeo. Mi sono innamorato in fretta anche dei chitarristi jazz, John McLaughlin per esempio. E ovviamente i chitarristi che scrivevano bei riff, Chuck Schuldiner, Jeff Waters, Dave Mustaine, James Hetfield, Jon Schaffer. Potrei andare avanti, ma questi chitarristi sono quelli che mi hanno lasciato il segno più profondo.

RockLine: Ultima domanda classica. Cosa aspetta gli Obscura in futuro?
Christian: Per ora l’importante è continuare con i tour e far conoscere Cosmogenesis. Spero che riusciremo a suonare in giro per il mondo. Stiamo già scrivendo del materiale per un nuovo disco…

RockLine: Sarà nello stile di Cosmogenesis?
Christian: Sì, il filo rosso sarà simile, ma comunque diverso. La melodicità e la catchiness resteranno di sicuro, e ci stiamo impegnando per creare il suono Obscura e in qualche modo trovare una nostra nicchia. In modo che non ci paragonino soltanto ad altre band, ma riconoscano anche il suono degli Obscura. Penso che si stia già formando, con le strutture progressive, gli assoli di chitarra, i riff melodici, il basso fretless e le chitarre acustiche, ma ci piacerebbe allargare e approfondire ancora il suono.

RockLine: Alla fine la cosa più importante è proprio che una band abbia il suo “trademark”, un suono riconoscibile.
Christian: Esatto! Cosmogenesis è stato più un disco scritto di pancia, su quello che volevamo scrivere non abbiamo riflettuto più di tanto.

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie