Aurora Consurgens
Artista: Angra
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2006
“Aurora Consurgens” è decisamente un album diverso da “Temple Of Shadows”. Si ispira a un antico libro scritto da San Tommaso d’Aquino, che a quanto pare Jung usava per collegare i sogni ai vari stati mentali. Il disco però non ha un concept. Ogni brano di “Aurora Consurgens” si occupa di un singolo stato, uno solo tra i tanti stati mentali di una persona. Basta dare un’occhiata ai titoli per capire al volo quale pezzo parla di istinti suicidi, quale di schizofrenia, di depressione maniacale, di sociopatia,… Con “Aurora Consurgens” gli Angra restano rigorosamente riconoscibili nella loro nicchia, ma ci offrono un album un po’ diverso, da cui trasuda molto più oscurità del solito. Il subconscio è pieno di pensieri neri!
Curiosamente, l’album non ha neanche un classico inno power metal epico alla “straight bewtween your teeth”, uno di quelli con potenziale da hit o da canticchiare in qualsiasi momento. Ogni album degli Angra fino a “Aurora Consurgens” poteva vantarne almeno uno. Stavolta quella bombasticità che ti prende subito, col “power metal drive”, non si sente. La prima sorpresa è proprio l’approccio vocale di Edu Falaschi, che sul disco si tiene decisamente su tonalità più basse. Non c’è nemmeno un urlo da spaccare i timpani! Anche se la produzione di base è power metal e picchia duro, gli elementi complessi all’inizio restano un po’ nascosti, ma più ascolti l’album, più prendono peso e il quadro si completa. Alla fine ti accorgi che i pezzi sono costruiti in modo molto più complesso che su “Rebirth” (2001) o “Temple Of Shadows” (2004), se ci limitiamo agli album del nuovo millennio. Per difficoltà è uno degli album più duri da assimilare che la band abbia pubblicato in carriera. Il bello è che al primo ascolto non te ne accorgi subito, perché la cosa che bussa per prima all’orecchio sono proprio le armonie melodiche di chitarra, anche stavolta a profusione e tipiche dello schema del metal melodico classico e del “power metal”. È un album che ha bisogno di tempo per entrarti sotto la pelle. Svolte ritmiche improvvise e cambi “contro-ritmici” spezzati ci sono a bizzeffe.
La produzione picchia, il riffing è solido e dominante. Naturalmente gli Angra senza ritmi etno-folk brasiliani, “sottoritmi” e tutti gli altri elementi melodici riconoscibili del temperamento castigliano sudamericano non sono nemmeno immaginabili. Hanno sempre dato alla band un marchio di unicità e riconoscibilità che fa piacere. Anche stavolta gli Angra non se ne sono dimenticati. So Near So Far è per esempio Carolina IV, in una versione matura, di dieci anni più vecchia. Il duo di chitarre Loureiro e Bittencourt è di nuovo l’attrazione di punta dell’album, e il loro lavoro di chitarre rifinito, per livello di affiatamento a uno standard qualitativo che band simili non raggiungeranno per un bel pezzo, mozza di nuovo il fiato. Una puntura infernale sui riff, ereditata dagli Helloween e levigata fino alla perfezione! Velocità estrema abbinata a un senso della melodia di prim’ordine! Paganini all’elettrica! Il tutto è avvolto in una componente complessa fatta di una tavolozza colorata di varietà ritmica, che dà agli Angra il loro intelletto riconoscibile, mentre l’atmosfera è garantita ancora una volta da arrangiamenti orchestrali scelti con coraggio, che l’intelletto della band non fanno che rafforzare. Gli Angra confermano la loro abile maestria e l’album guadagna un grosso punto in più, visto che tutta questa complessità è di nuovo nelle mani della band in modo tale che la fluidità del disco non ne risente nemmeno in un singolo punto, anche se è pieno di alcune delle fughe sperimentali più vertiginose di linea ritmica e di pura “furia” chitarristica, che i precedenti album degli Angra non avevano mai segnato in modo così esteso. Uno dei pezzi tipici di questa raffinata fusione sul nuovo disco è Window To Nowhere.
“Aurora Consurgens” è l’album più maturo degli Angra finora e la sua uscita è il modo più bello possibile con cui la band ha celebrato il quindicesimo anniversario della sua esistenza. Gli Angra dimostrano che le idee con cui possono ancora scioccare i loro fedeli seguaci, così come il resto del mondo musicale, non hanno alcuna intenzione di finire.
Formazione
Edu Falaschi – voce
Kiko Loureiro – chitarra
Rafael Bittencourt – chitarra
Aquiles Priester – batteria
Felipe Andreolli – basso
Produzione
Dennis Ward
Tracklist
1. The Course of Nature (3:47)
2. Ego Painted Grey (5:49)
3. Salvation: Suicide (4:21)
4. The Voice Commanding You (5:29)
5. Passing By (6:31)
6. Breaking Ties (3:30)
7. Scream Your Heart Out (4:24)
8. Window to Nowhere (6:01)
9. So Near So Far (6:11)
10. Abandoned Fate (3:09)
Durata dell’album: 50.47