Axxis – sotto la lente d’ingrandimento: la nuova rinascita (2008)

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Data dell’intervista: 29.08.2008

Dopo che l’organizzatore mi ha accolto con gentilezza nell’area della 14ª edizione del tradizionale Twin Horn Beach Party a Pola, non erano passati nemmeno cinque minuti e io ero già seduto a un tavolo nel backstage con il leggendario cantante degli Axxis, membro fondatore e attualmente unico componente originale della formazione che tiene in piedi gli Axxis da sempre, Bernhard Weiss. Una persona incredibilmente positiva e carismatica, sempre pronta per una buona battuta e per divertirsi. Allo stesso tempo, però, si dimostra molto riflessivo e realistico. Poco dopo si è unito a noi anche il nuovo chitarrista della band, Marco Wriedt, e in un ambiente vivacissimo, dove frullavano nell’aria tutti i rumori possibili e immaginabili, come si addice a un festival di motociclisti, è partita finalmente la nostra intervista, stavolta davvero maratona…

RockLine: Come state?
Bernhard: Alla grande!
Marco: Alla grande! Per me è la prima volta in Croazia. Il tempo qui è fantastico, le ragazze sono bellissime, cosa si può volere di più?
Bernhard: Oggi abbiamo assaggiato un’insalata di polpo, seduti sul lungomare con il sole che ci scaldava. Da noi in Germania in questo momento c’è un tempo davvero schifoso. Quindici anni fa ero qui vicino a Pola, a Novi Vinodolski. E quindici anni dopo suono qui a Pola. È davvero incredibile. Pola è una città bellissima.

RockLine: Oggi è il primo giorno del vostro tour estivo, cosa ci puoi dire sul tour?
Bernhard: In realtà non è un tour. Il tour l’abbiamo fatto in inverno insieme a Helloween e Gamma Ray. Stavolta si tratta di singole date in alcuni festival. Dopo un mese la stagione dei festival per noi finisce, poi verso Natale abbiamo in programma qualche concerto acustico sparso in Germania
Marco: e in Spagna…
Bernhard: E in Spagna. La Spagna è molto importante per noi. Anche questo non sarà un vero tour, una specie di mini tour, con date che comunque si susseguono una dopo l’altra.

RockLine: Il vostro attuale album in studio “Doom Of Destiny” è uscito lo scorso autunno. Qual è stata la direzione musicale principale che avete seguito in questo disco e, in fondo, l’idea di base che ha guidato l’album?
Bernhard: Abbiamo un sacco di direzioni. Soprattutto all’inizio, quando l’album è nelle primissime fasi. E all’inizio è davvero difficile decidere da dove cominciare.
Marco: Su questo album abbiamo cercato di mescolare insieme il maggior numero possibile di colori diversi. Una direzione heavy dura con tanta bombast, rappresentata da brani come Better Fate o Doom Of Destiny. Abbiamo registrato anche un’ottima ballata con un assolo di sassofono intitolata The Fire Still Burns e un pezzo metal velocissimo, Father, Father,… Insomma, nell’album trovi direzioni davvero diverse. Per me è stato il primo album con gli Axxis, ero molto ispirato e ho sentito una grande carica e un grande entusiasmo mentre lo registravamo.
Bernhard: Spero che la tua carica resti così anche in futuro.
Marco: Darò il massimo!

RockLine: Lo stile musicale della band è cambiato parecchio nel corso degli anni. Come mai?
Bernhard: Già proprio all’inizio, con “Kingdom of the Night” e poi con l’album successivo, “Axxis II.”, quando abbiamo registrato per esempio Touch the Rainbow, che ha un tocco di reggae, passando per un pezzo speed metal velocissimo. Per tutta la carriera ci siamo attenuti a questo: ci piace provare un sacco di cose diverse. Oggi suoniamo molto più metal, nella musica inseriamo anche voci femminili in più, per esempio su “Doom Of Destiny” la voce femminile ha un ruolo alla pari con quella principale. Credo che per qualsiasi musicista sia noioso copiare i propri CD all’infinito. Per noi provare cose nuove è una sfida. All’inizio non sai se la cosa funzionerà oppure se un’idea non funzionerà. Per esempio l’album “Voodoo Vibes”, che a lui (leggi: Marco Wriedt, N.d.R.) piace molto, per i nostri fan è stato la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, un album troppo sperimentale. In quel periodo, quello di “Voodo Vibes”, abbiamo imparato moltissimo. Per noi era importantissimo pubblicare quell’album. È stato il bacio della morte per noi nel rapporto con la EMI Records. È stato l’ultimo CD che abbiamo pubblicato per la EMI Records tedesca. Con la EMI Records in Germania eravamo una band davvero grande, abbiamo guadagnato un sacco di soldi e lì siamo sempre stati molto conosciuti. Ma appena arrivi ai confini tedeschi, si ferma tutto. Persino in Svizzera, in Belgio e nei Paesi Bassi. Nessuno conosce gli Axxis. E adesso che da sette anni lavoriamo con etichette più piccole, come Massacre Records e AFM Records, abbiamo avuto la possibilità di suonare anche, per esempio, in Croazia, in Romania, in Spagna, in Italia, … per noi è una situazione completamente nuova, in cui però stiamo meglio. Adesso però i tempi cambiano. Un sacco di band oggi si compra i computer e pubblica CD, quindi il mercato è saturo anche di tante uscite scadenti e così l’heavy metal perde un po’ il suo senso. Per una band sarebbe naturale fare ogni anno un piccolo passo avanti. È così che ci siamo evoluti noi, e il suonare dal vivo ci ha dato una marea di motivazione per andare avanti.
Marco: Essere negli Axxis è una cosa per cui posso dire di non desiderare niente di più. Ascolto musica molto varia. Tante band si ostinano a restare sullo stesso identico stile musicale, il che è un peccato, perché col tempo possono diventare noiose. Ovviamente non vale per tutte, ma come ha già detto Bernie, ogni album degli Axxis è diverso. In pratica non puoi nemmeno metterli a confronto. In generale noi Axxis siamo molto aperti quando si tratta di provare cose diverse in musica.

RockLine: Andre Hilgers, il vostro batterista fino a poco fa, vi ha lasciato. Adesso suona con i Rage. Avete già trovato qualcuno al suo posto?
Bernhard: Stiamo cercando. Al momento ci dà una mano Dirk Brandt. Quest’uomo ha realizzato un sacco di DVD e libri per imparare a suonare la batteria. Anche Andre ha comprato un sacco di DVD suoi, in pratica Andre ha imparato da Dirk. Personalmente penso che con Dirk collaboriamo benissimo, d’altra parte Andre si era inserito alla grande negli Axxis, ma su questo fronte siamo andati in rotta di collisione con la pianificazione dei tempi. Ultimamente capitava che avessimo moltissimi concerti che si sovrapponevano con un altro concerto nello stesso giorno. E siccome Andre suonava già con i Rage, ci scontravamo con i problemi di incastro delle date. A un certo punto semplicemente non ce la facevamo più. Organizzare tutti i concerti, perfino i tour, era diventato troppo complicato, ci portava via troppa energia. Per Andre adesso è meglio suonare con i Rage. Lì sono in tre in tutto, musicisti di altissimo livello, ed è una soluzione ottima per lui.
Marco: I Rage sono la soluzione musicale perfetta per lui, completamente in stile “palle al muro”, praticamente ogni brano poggia sul doppio pedale della grancassa, lì adesso si trova benissimo ed è una gran cosa.
Bernhard: Andre ha lasciato da poco il suo lavoro ed è diventato musicista professionista. Voleva restare in entrambe le band. Negli Axxis e nei Rage. Così prendeva lo stipendio da tutte e due. Ma come ho detto, la cosa non ha funzionato.

RockLine: Com’è andato il tour con gli Helloween? RockLine è venuta a vedervi al concerto a Kaufbeuren (Germania)?
Marco: Kaufbeuren?!?!?
Bernhard: Kaufbeuren?!?! Ah, ah, ah, ah,…!!!

RockLine: Sì, ci siamo fatti tutta la strada dalla Slovenia fin laggiù, abbiamo fatto perfino un’intervista con Kai Hansen…
Bernhard: Incredibile…

RockLine: Probabilmente siamo un po’ matti.
Bernhard: Sì. Siete proprio matti, ah, ah, ah….
Marco: Il tour con gli Helloween… era matto anche quello, ah, ah, ah… Sai, quando sei in tour e suoni in grandi città come Parigi, Londra, Roma, entri in un mondo completamente diverso. A me è successo già dopo tre giorni. Era semplicemente meraviglioso. Le vibrazioni tra le band erano ottime.
Bernhard: Immagina più o meno così: il pullman degli Axxis, quello su cui viaggiavamo, era in pratica il party bus del tour. Tutti, Gamma Ray e Helloween, stavano sul nostro pullman. Tutti guardavano strano, chiedendosi che diavolo ci facessero sul pullman della band di supporto, ma in questo caso non lo abbiamo sentito per niente, perché i ragazzi di entrambe le band ci conoscono da quasi 20 anni. E per esempio Henjo dei Gamma Ray ama molto gli Axxis e nel periodo in cui è uscita la nostra ballata Stay Don’t Leave Me ha conosciuto la sua ragazza, e quel brano è diventato la loro canzone.
Marco: Sì. A quella canzone sono legati ricordi speciali. Prima dell’ultimo concerto del nostro tour, al soundcheck abbiamo suonato quel brano e lui piangeva lì accanto.
Bernhard: Sì, davvero. E in questo caso si è trattato davvero di una specie di miracolo, perché esattamente cinque anni dopo, quel giorno…
Marco: Non cinque, dieci…
Bernhard: …lo ha chiamato la ragazza. Proprio il giorno in cui abbiamo suonato quel brano. È davvero una specie di miracolo. Una specie di magia.
Marco: Magia musicale.
Bernhard: In quel tour non c’era solo amicizia. Eravamo una famiglia.
Marco: Era come una vacanza sul palco. E un’occasione eccellente per gli Axxis di farci vedere in vari angoli d’Europa. Abbiamo colto l’occasione al volo e abbiamo dato il massimo ai concerti. Ogni sera.

RockLine: Secondo me è stata una mossa eccellente. Le vostre sale erano stracolme.
Bernhard: Era un’ottima combinazione di band in tour.
Marco: Sì. Per esempio due giorni di fila a Parigi sono andati completamente sold out. Per una band che non è francese è molto difficile suonare in Francia. Lì suonano un sacco di band francesi che in pratica non escono dalla Francia, la gente è molto legata alle band di casa, quindi la sensazione era davvero eccezionale…

RockLine: Noi della redazione abbiamo visto gli Helloween per la prima volta nell’ultimo tour già nel novembre 2007 a Belgrado, ma lì voi Axxis non suonavate…
Bernhard: Sai, all’inizio ci era arrivata la proposta di suonare in tutto il tour con gli Helloween, in assolutamente tutte le tappe europee. Il problema era che il nostro borsellino del budget era piuttosto scarico. Così abbiamo pesato, per esempio, se suonare nei paesi scandinavi oppure in Slovenia. Nella band ci siamo trovati tutti d’accordo che stavolta avremmo visitato i mercati dell’Europa orientale, perché lì il pubblico è particolarmente infuocato e particolarmente legato alle band che si esibiscono. Il problema è nato dal fatto che la nostra etichetta ha detto: “Va bene, ma lì gli Axxis non vendono dischi!” E io ho risposto: “Okay, ma per noi è comunque importante, perché a quei concerti vendiamo più merchandising ufficiale, ah, ah, ah…!” Su questo abbiamo avuto una piccola guerra con l’etichetta, ma alla fine ci siamo messi tutti d’accordo di partire per il nord Europa, la Scandinavia.
Marco: È importante anche per noi, perché un sacco di giovani band metal di talento arrivano proprio dalla Scandinavia…
Bernhard: Però lì è tutto caro da morire,… Tutto. Dal traghetto agli hotel…
Marco: A Oslo siamo rimasti quattro giorni, perché proprio in quel periodo non avevamo nessun concerto. Siccome non avevamo niente da fare, abbiamo girovagato per Oslo e in un solo giorno ho speso lì quanto di solito non spendo nemmeno in due mesi.
Bernhard: Sai, la cosa mi fa un po’ arrabbiare. Perché per quelle cinque date scandinave avremmo potuto farne dieci nell’Europa dell’est. Comunque stavolta l’etichetta ha vinto, ah, ah…

RockLine: Chi si occuperà stasera delle voci femminili al concerto qui a Pola?
Bernhard: Nessuno. Dopo l’esperienza con Ana dalla Romania (la cantante Ana Mladinovici, della band Magica, che ha accompagnato il gruppo nell’ultimo tour, N.d.R.), abbiamo deciso di esibirci senza voci femminili. Gli Axxis sono comunque una band senza voci femminili. Le abbiamo usate solo negli ultimi due album in studio. Per il resto senza voci femminili funzioniamo benissimo. Però quando non sono in studio, d’altra parte, la voce femminile sul palco mi manca lo stesso. Mi piace quel gioco scenico che ti porta a una specie di battaglia con la ragazza sul palco. Mentre canti, o in tutto quello che ci sta bene durante l’esibizione.
Marco: Dopo il tour con gli Helloween ci siamo detti che saremmo tornati un po’ indietro, alle nostre radici. Abbiamo avuto qualche idea che vorremmo usare nel prossimo album, di cui non sappiamo ancora come sarà.
Bernhard: Siamo in contatto con due cantanti che forse useremo in studio per il nuovo album, ma per quanto riguarda i concerti, quelli degli Axxis funzionano molto, molto bene anche senza voci femminili sul palco.
Marco: Sì. Stasera potrai verificarlo di persona.
Bernhard: E comunque ti comporta costi aggiuntivi. E una ragazza in tour e sul pullman! Oho-ho-ho…
Marco: Portano sempre guai…
Bernhard: Dai, hai capito. Ah, ah, ah, ah…. È una chimica diversa. Quando metti una ragazza sul tour bus, tutta la situazione cambia completamente. Ho la sensazione che i nostri viaggi per i concerti siano più rilassati e tranquilli senza ragazze in tour con noi. Be’, tranne ogni tanto, ah, ah…

RockLine: Okay, siete sulla scena da quasi 20 anni. Come vedete la situazione dell’heavy metal e dell’hard rock oggi, rispetto ai giorni in cui la carriera degli Axxis era appena agli inizi? Per esempio, com’è l’esperienza tedesca?
Marco: Secondo me dopo tutti questi anni la Germania ha oggi la migliore offerta di band. Anche tutte le etichette più importanti vengono in questo momento dalla Germania.
Bernhard: E anche la Scandinavia.
Marco: Anche la Scandinavia, ma la Germania resta comunque al primo posto. Prendi Whitesnake o Alice Cooper, cioè nomi davvero grandi della scena degli anni Ottanta, tutti questi ora sono approdati a etichette tedesche.

RockLine: SPV Records, giusto?
Marco: SPV, sì. E d’altra parte da noi c’è il Wacken Open Air, il più grande festival all’aperto del mondo. Per questo per noi è un bene stare in Germania.
Bernhard: Anche se al momento la maggior parte delle ottime giovani band arriva dalla Scandinavia, la gran parte degli affari più grossi si conclude in Germania. Non so perché sia così…
Marco: Comunque la scena musicale in generale mi fa arrabbiare un sacco. La odio. Penso che sia al novanta per cento artificiale, finta… Non devi saper suonare uno strumento, né cantare, perché puoi sistemare tutto al computer. I tour sono accessibili a chiunque,…

RockLine: È arrivata l’epoca del “download” via internet…
Bernhard: Le band che sanno suonare ed esibirsi sul palco non hanno i soldi per investire con tranquillità e rischiare un tour, e quindi per venire a suonare, che so, in Slovenia. Neanche noi possiamo vantarcene, per questo al momento aspettiamo che ci chiami qualche promoter abbastanza “matto”, come in questo caso quello di oggi qui a Pola, così possiamo esibirci anche in paesi fuori da Germania e Scandinavia. Quando gli Axxis hanno iniziato la carriera, le tecniche di registrazione al computer non esistevano ancora. Usavamo i nastri. Quindi dovevi suonare, suonare la chitarra, dovevi saper suonare la chitarra. Era importantissimo. Certo, potevi usare qualche trucco, ma intanto dovevi padroneggiare benissimo lo strumento. Oggi puoi avere un chitarrista virtuale, un bassista, e di tutto questo non sai nemmeno da dove arrivi.
Marco: E il problema è che gli appassionati di musica non distinguono più tra suonato vero e suonato finto, perché un sacco di cose sono nascoste sotto una buona produzione. In questo senso peggio di così non si può. E tutti i media, da MTV a Viva, mentono alla gente. Spero che band come per esempio Avantasia con Tobias Sammet e simili, che si rivolgono ai metodi della fine degli anni Sessanta, un giorno raddrizzino la faccenda. Al momento controllano tutto i media…
Bernhard: Cinque anni fa abbiamo suonato al Bang Your Head!!! Festival. Noi Axxis abbiamo suonato normalmente, senza basi registrate, mentre tante band si sono esibite con registrazioni aggiuntive in sottofondo. È successo che una di queste band avesse un suono migliore del nostro, noi che suonavamo da musicisti, senza l’aiuto di registrazioni aggiuntive. Si trattava soprattutto di aggiunte per quanto riguarda le voci. Se vuoi essere onesto con chi ama la tua musica, devi affrontare il fatto che un membro della band prima del concerto possa non essere in giornata, e sul palco può uscirne una catastrofe, oppure ti vendi e ti attrezzi con laptop sullo sfondo e altri aiuti artificiali.
Marco: È un incubo.

RockLine: Okay, cambiamo argomento…
Marco: Okay, ma quello che sentirai stasera da noi è suonato dal vivo.
Bernhard: Con l’eccezione della voce femminile registrata.
Marco: Sì. Quattro secondi o giù di lì.

RockLine: Nell’intro?
Marco: No, nel brano Doom Of Destiny.

RockLine: Seguono domande più personali. Bernhard. Come mantieni la tua voce? È ancora molto esplosiva e potente dopo tutti questi anni…
Bernhard: Soprattutto forte, molto forte…

RockLine: Per esempio Rob Halford ha perso completamente la voce.
Bernhard: Sì. Rob è già molto vecchio.
Marco: Bernhard è uno dei pochi cantanti oggi ad aver mantenuto intatta la sua estensione. Un sacco di band, per esempio Dio, devono accordare gli strumenti più in basso, anche di un tono intero. Dio è tra l’altro uno dei miei cantanti preferiti, eppure …
Bernhard: Forse mi aiutano il fumo e il bere, ah, ah….
Marco: Bernhard è meglio che mai.
Bernhard: Ah, dai. Stasera ho una sensazione strana. Mi sento in vacanza, mi comporto da turista, e invece in realtà sono di servizio.

RockLine: Marco, cosa diresti di te come chitarrista? Chi rappresenta per te l’ispirazione musicale?
Marco: Prima di tutto, la stragrande maggioranza delle persone non mi capisce, non mi segue come musicista. È cominciato con i Pink Floyd, i Genesis, gli Yes, i Queen,… Poi Meat Loaf, Madonna, Prince, Iron Maiden, Black Sabbath, Dream Theater, tra le novità mi piacciono molto i Coldplay, mi piacciono anche gli Avantasia,… Una gamma musicale molto ampia per quanto riguarda l’assorbire musica. Ascolto parecchio anche jazz, per esempio Al Di Meola. Poi Journey, e band AOR come Boston, Chicago. Anche Christina Aguilera, anche lei la apprezzo, è autentica. È un’artista. E la prima grande ispirazione per suonare la chitarra sono stati i Megadeth.

RockLine: Quindi è cominciato con i Megadeth?
Marco: No, no. Ho iniziato ad amare la musica con i Queen. I Queen avevano uno spettro musicale molto ampio. Non si limitavano a una o due cose. Suonavano di tutto. Nessuno dei musicisti di oggi può avvicinarsi a loro in questo senso. Per il resto assorbo tutto quello che ha un’anima. Mi piacciono molto anche i Testament o i Symphony X. La musica ti deve toccare quando l’ascolti.

RockLine: Come sei entrato negli Axxis?
Marco: È stata una cosa molto strana. Era destino. All’epoca avevo 21 anni. E lavoravo in un negozio di chitarre. Rob (Rob Schomaker, bassista della band, N.d.R.) era un nostro cliente. Passava in negozio almeno una volta al mese. Non sapevo che fosse un membro degli Axxis, perché fino ad allora conoscevo solo i primi due album “Kingdom Of The Night” e “Axxis II.” e “Matters Of Survival”. Poi un giorno il capo del negozio si è avvicinato a me e ha detto: “Ehi! Sai che quel tizio suona negli Axxis?”, e poi che gli Axxis cercavano un nuovo chitarrista. Ero convinto che scherzasse, avevo appena 21 anni. Cioè, capisci, pensavo di essere troppo giovane per loro, o che loro fossero troppo vecchi per me. Dipende dai punti di vista…
Bernhard: Ah, ah, ah…
Marco: Pensavo che comunque non ce l’avrei fatta a fare quello che la band avrebbe preteso da me. Poi ho incontrato Rob e abbiamo parlato. Evidentemente non ho lasciato una brutta impressione, perché mi ha dato il numero di telefono di Harry (Harry Oellers, tastierista della band, N.d.R.) e lui ha detto: “Va bene, passa pure!” Così sono andato in studio. Ho fatto due ore e mezza di ritardo perché ero andato nella direzione sbagliata.
Bernhard: Be’, come vedi, anche a questa età agli Axxis siamo ancora molto pazienti.
Marco: Poi mi sono ritrovato in studio. Da qui in poi può continuare Bernie…
Bernhard: In studio è stato molto interessante. Marco, tra tutti i chitarristi che hanno suonato negli Axxis, mi ricorda tantissimo il nostro primo, Walter Pietsch. Per il modo di suonare. Poi abbiamo suonato insieme alcune nostre demo, materiale nuovo. A me è sembrato molto buono, a Harry solo buono. Abbiamo parlato ancora un po’, poi Marco si è buttato sul riff di Kingdom Of The Night. Tanti chitarristi che avevamo provato avevano problemi con quel riff. Non con le note, ma con il feeling. Marco invece l’ha suonato con un feeling perfetto, come se stessi ascoltando Walter all’inizio della carriera degli Axxis. Così ci siamo detti che avremmo provato a rischiare. Avevamo lo stesso problema. Per noi Marco era allora molto giovane, ci preoccupava soprattutto come avremmo costruito il rapporto con lui. Ma abbiamo già fatto insieme alcuni tour e la cosa funziona alla grande. Con l’arrivo di Marco anch’io sono diventato più attento alla scena musicale di oggi. È stato lui a presentarci le band nuove, perché io da tempo non leggo riviste musicali, non guardo e non ascolto trasmissioni musicali.
Marco: Quando sono entrato negli Axxis volevo tirare fuori dai vecchi brani un suono il più possibile simile a quello tipico dell’originale. Anch’io sono fatto così, ai concerti voglio sentire brani suonati il più fedelmente possibile alla registrazione originale del disco. Anche quando sono arrivato negli Axxis, quando mi hanno messo alla prova, ho pensato: “Okay, devo fare in modo che sia il più vicino possibile all’originale!” D’altra parte, volevo che una volta entrato nella band avrei portato più influenze bombastiche, ancora più passaggi di chitarra, che richiedono più assoli, tenendo però sempre a mente che bisogna curare che tutti gli assoli si adattino alla struttura di base del pezzo. Il brano in sé è la cosa più importante, più di qualsiasi assolo. L’assolo va composto in modo che si adagi nel pezzo. Se vuoi dimostrare di essere il chitarrista più veloce del mondo, allora non va bene per il brano. A me personalmente non dice niente. L’importante è fare assoli che si incastrino nel pezzo. Il feeling è la cosa più importante. E mi impegno anche a diventare ogni giorno migliore, a progredire, quindi suono e mi esercito di continuo.

RockLine: E i prossimi obiettivi musicali per gli Axxis? Quali sono gli ambiti musicali che volete esplorare e sperimentare in futuro?
Bernhard: Domanda interessante. Il prossimo passo che abbiamo intenzione di fare è rielaborare alcuni dei nostri brani classici in arrangiamenti acustici. Lo faremo per il nostro piacere, per vedere come funziona, e lo proveremo questo dicembre in tour. In quel tour faremo solo alcuni concerti acustici, perché mi piace un sacco quando a un brano come Touch the Rainbow aggiungiamo un ritmo di lambada e simili… Stasera la suoneremo in versione acustica sul palco, a proposito Marco, abbiamo portato le chitarre acustiche?
Marco: Nessuno ce l’ha con sé.
Bernhard: Ah, allora faremo….
Marco: Userò un suono acustico, pulito, sulla chitarra elettrica, in stile Dire Straits, ah, ah…

RockLine: Con il fingerpicking, ah, ah…
Marco: Ahhh, no… non sono granché nel fingerpicking,….

RockLine: E all’orizzonte c’è qualche piano per far uscire un DVD o un CD dal vivo?
Bernhard: Si avvicina il nostro 20° anniversario e stiamo cercando idee per celebrarlo.
Marco: Il nuovo album in studio invece uscirà nel 2009, questo è certo.
Bernhard: Con il DVD c’è un problema. Costa di più, devi investirci di più, e ne vendi anche meno che di CD normali, il loro prezzo nei negozi è più alto. Un CD possiamo farlo completamente da soli nel nostro studio. Il lavoro con il materiale video è più difficile per noi… Però stiamo pensando a questa ricorrenza e in questo momento stiamo raccogliendo materiale. E a fine del prossimo anno, quindi nel 2009, suoneremo alcuni concerti per gente del business.
Marco: Con il prossimo album, invece, personalmente vorrei che gli Axxis ampliassero ancora il loro raggio musicale su tutti i fronti. Abbiamo già sorpreso la gente con l’incredibile bombast del nostro album “Doom Of Destiny”, personalmente vorrei che il suo successore fosse alzato di almeno due gradini.
Bernhard: Mah.. non so, troppa sperimentazione non è proprio il massimo… La cosa essenziale sono le belle canzoni.
Marco: Certo. Cercheremo di trovare un equilibrio, sarà di nuovo un album duro, heavy, un vero album degli Axxis.

RockLine: E quindi il prossimo tour sarà con i King Crimson?
Marco: Ah, ah, ah,…
Bernhard: Ah, ah, ah… Neanche con loro avrei problemi, perché li adoro. Sono nostri amici. Il problema è che una cosa così non la puoi proporre ai nostri fan. Personalmente però ci salterei subito.
Marco: Ottimo. King Crimson. Hai buon gusto.

RockLine: Questa per chiudere è una domanda del tutto generica. Che vi aspettate dal concerto di stasera?
Marco: Mi aspetto dei buoni ćevapčići, perché oggi non ho ancora mangiato niente. Non sono mai stato così affamato come stasera.
Bernhard: Visto che stasera suoniamo a un festival di motociclisti, immagino che la gente non sia qui per gli Axxis, ma per le proprie moto,….
Marco:..e per le ragazze e la birra.
Bernhard: Per me personalmente suonare a un festival di motociclisti è una sfida, una sfida nel senso di come portare questa gente sotto il palco. Di come suscitare interesse per te.

RockLine: Quando sono arrivato, ho già notato qualche metallaro nel parcheggio…
Bernhard: Ma non sai se conoscono gli Axxis…
Marco: Per gli Iron Maiden non c’è problema, quelli li conoscono tutti…

RockLine: E per finire, volete aggiungere qualcosa?
Marco: Venite a un concerto degli Axxis, vivetici dal vivo.
Bernhard: Sono d’accordo. Una band bisogna vederla dal vivo. Del resto noi vorremmo tanto suonare anche in Slovenia. Ho sentito che avete un sacco di club e ottimi promoter (sono bravi solo quanto vogliono essere bravi loro, N.d.R.)…

RockLine: Quindi suonerete di nuovo in Slovenia il prossimo anno, quando saranno passati esattamente 20 anni dal vostro concerto a Lubiana prima dei Black Sabbath…
Bernhard: Ah già, ah, ah, ah, ah…. Quei ragazzi sono ancora in attività?
Marco: Sì, ma come Heaven And Hell.

RockLine: Magari prima degli Heaven And Hell…
Marco: Sarebbe figo. Basta che stringo la mano a Tony Iommi, poi posso anche morire.
Bernhard: Assolutamente, sarebbe figo.

RockLine: Grazie a voi per questa chiacchierata maratona…
Marco: Oh, nessun problema, ci piace chiacchierare.
Bernhard: Sì, grazie anche a te. È ora che vada al soundcheck. Marco, hai già provato le tue chitarre?
Marco: Sì. Per me è tutto a posto.
Bernhard: Okay, allora ci vediamo dopo, ciao.

RockLine: Ciao.
Marco: Ciao, ci vediamo.

intervista condotta da: Aleš Podbrežnik
traduzione e redazione a cura di: Aleš Podbrežnik
 
Un sincero ringraziamento a nome della redazione di RockLine a Roko Smajlagić della band Heat, che ha reso possibile l’intervista con gli Axxis. You rule buddy!

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