Baby James Harvest
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Barclay James Harvest
Etichetta: EMI Records
Uscita: 1972
Voto: 3.5/5
“Baby James Harvest”, quarto album in studio degli art rocker britannici di impronta sinfonica Barclay James Harvest, nasceva come doppio concept album diviso in quattro parti, in ognuna delle quali ciascuno dei quattro membri della band avrebbe avuto il suo spazio per mettere in mostra le proprie idee musicali. Il progetto, partito con grandi ambizioni, è però colato a picco ben presto, tra le pressioni della casa discografica e la mancanza di tempo e soldi. I membri della band hanno definito “Baby James Harvest” un “album schizofrenico”, perché durante le registrazioni lavoravano separati, in due posti diversi. Woolly Wolstenholme, tastierista e principale autore degli arrangiamenti sinfonici (nonché il fattore che più di tutti ha avvicinato la band al progressive rock), è andato a registrare la sua composizione orchestrale a Londra, mentre gli altri, in un altro studio, si sono dedicati alle proprie idee (per la maggior parte più orientate verso un hard rock classico). Anche se al ritorno da Londra Woolly ha registrato insieme alla band ancora qualche arrangiamento sinfonico su alcuni pezzi, molti li ha suonati anche il bassista/cantante Les Holroyd. Un cambiamento importante rispetto ai dischi precedenti è anche il fatto che la band (tranne che nella conclusiva “Moonwater”) ha registrato la maggior parte dei brani senza la propria orchestra, per cui sul disco torna un po’ più in primo piano l’anima hard rock. Forse è proprio questa mancanza di coesione tra i membri (che comunque si percepisce a malapena) la colpa se, come atmosfera e come insieme, l’album resta un po’ indietro rispetto al predecessore “And Other Short Stories” (1971).
L’opener hard rock “Crazy (Over You)” è una creatura di Les piuttosto semplice ma energica. Oltre a cantare, Les ci ha suonato anche mellotron e organo, mentre le parti di piano le ha registrate insieme a Woolly. Quello che va assolutamente sottolineato è il tema principale di sapore celtico, impreziosito da un intreccio malinconico tra il riff di chitarra di John, la batteria e il mellotron, che suona britannico in modo inconfondibile. Arrangiamenti sinfonici e mellotron sono stesi con grande delicatezza sopra il motivo centrale di chitarra. In questo pezzo si sente chiaramente l’influenza della band sui gruppi hard rock e persino heavy metal britannici arrivati dopo. La romantica ballata “Delph Town Morn” è una classica creatura di John, che esprime la sua nostalgia per la città di Delph, dove abitava ai tempi della registrazione dell’album. La particolarità principale di questo brano è che si tratta probabilmente dell’unico pezzo nella storia della band con arrangiamenti orchestrali per ottoni, scritti dal direttore di coro Brian Day. È proprio questo il suo fascino principale, ed è per questo che è sempre interessante riascoltarlo.
L’epica “Summer Soldier”, la critica pacifista di John al conflitto nordirlandese (anche se potrebbe riferirsi a qualsiasi conflitto nel mondo), è senza dubbio il pezzo migliore e l’unico classico di questo album, uno di quelli che la band ha continuato a portare dal vivo per un po’. Dopo le urla militaresche iniziali, gli spari e l’atmosfera di paranoia da guerra totale, il brano si apre con un meraviglioso arrangiamento di chitarre acustiche, eseguito in perfetta sintonia da John e Les, a cui si aggiungono i delicati arrangiamenti orchestrali di Woolly. La voce di John mantiene per tutta l’esecuzione una forte dose di pathos malinconico, che esprime dolore e delusione. Nella parte centrale si sente anche un solido assolo con il wah wah, poi all’improvviso irrompe in modo brutale il rimbombo delle campane di una chiesa. La parte migliore, per intensità degli arrangiamenti sinfonici, arriva nella seconda metà (dopo una breve quiete), dove entrano bellissimi arrangiamenti malinconici di mellotron che sfiorano addirittura i primi lavori dei King Crimson (e lo dico senza esagerare). Questi arrangiamenti sinfonici si fondono alla perfezione con le lacrimose frasi di chitarra di John, e insieme creano una malinconia indescrivibile. Secondo me è il punto più alto nell’uso di questo strumento in tutta la storia della band, e uno dei loro rarissimi esempi che mi sento di definire rock progressivo sinfonico. Un bellissimo epic pacifista e sicuramente il cuore dell’album.
Purtroppo la band ha sempre avuto il difetto di piazzare su quasi ogni album anche qualche pezzo strano e piuttosto mediocre, con cui di solito mollava le briglie dopo il momento migliore del disco. Qui il riferimento è al mediocrissimo hard rock bluesy “Thank You” (uscito anche come singolo), nato come dedica e ringraziamento della band a tutti quelli che hanno collaborato alla registrazione dell’album. Già solo questo dice parecchio: si tratta di un pezzo più o meno non serio, persino scherzoso. Il testo è, di conseguenza, catastrofico (ringraziamenti infiniti ad amici e collaboratori). Il tutto poggia poi su un ritmo boogie woogie di pessimo gusto, più vicino a una southern rock band che ai BJH. Se non fosse per le parti piuttosto buone alla chitarra di John e per i potenti passaggi di Mel alla batteria nella parte strumentale, direi che è uno dei loro passi falsi più grossi; sono proprio questi ultimi a migliorare parecchio le cose, tanto che alla fine il pezzo nel complesso è persino ascoltabile. “One Hundred Smiles Out” di Les è una splendida ballata su una razza aliena e su un astronauta perso nello spazio (tema lirico peraltro amatissimo, a cui la band tornerà più volte negli anni) che desidera tornare al suo pianeta natale. Stavolta Les sfodera un’ottima prova vocale, il tutto sostenuto da ottimi arrangiamenti sinfonici al piano, passaggi di slide alla chitarra e solide transizioni ritmiche. Un mix efficace di melodia e malinconia, che trasmette in pieno un senso di struggimento.
La splendida epic sinfonica conclusiva “Moonwater” è l’opera solista di Woolly, in cui ha dimostrato ancora una volta il suo amore per la musica classica. Qui si tratta di un omaggio alla figura e all’opera del leggendario compositore George Gershwin, a cui il pezzo fa pensare parecchio in certi passaggi. Gli arrangiamenti orchestrali Woolly li ha registrati insieme al suo collaboratore di lunga data, il direttore d’orchestra Martyn Ford, che per la composizione ha diretto un’orchestra di 60 elementi. È un brano dalle proporzioni orchestrali magnifiche ed epiche, che tra l’altro contiene anche la voce delicata di Woolly. Gli arrangiamenti potenti e drammatici irradiano una bellezza e una dolcezza indescrivibili, sulle quali ti viene da immaginare l’arrivo della primavera, il risveglio della natura o un’alba rigogliosa. Una composizione perfettamente classica, senza un briciolo di rock, che rappresenta il culmine del loro flirt con l’orchestra e con la musica classica, anche se in sostanza si tratta di una creazione solista di Woolly.
Stavolta la riedizione è piena zeppa di bonus track, ma solo di rado una merita una menzione particolare. La maggior parte mostra i disperati, quasi patetici tentativi della EMI, all’epoca etichetta della band, di ottenere a tutti i costi il tanto agognato singolo da hit, che alla fine non è arrivato da nessuna parte. Il folk/hard rock “Child Of Man”, uscito anche come singolo, è il tipico predicozzo biblico di John. Se si lascia perdere il testo patetico, è una combinazione piuttosto solida di delicati slide di chitarra e ritmo mosso. Il noioso blues rock “I’m Over You” suona ancora più patetico, se possibile. “When the City Sleeps” di Woolly è secondo me la più interessante di tutti i bonus: ha un’atmosfera insolitamente cupa tra piano e arrangiamenti sinfonici, e la voce di Woolly ha una sfumatura sarcastica. Lo strumentale “Breathless” è un tentativo di singolo hit pop/glam rock abbastanza divertente, con tanti battimani e un ritmo boogie, molto nello stile dei T. Rex. C’è poi la versione alternativa, mai uscita prima, di “Thank You”, oltre alla versione singolo del loro classico “Medicine Man”. “Rock And Roll Woman” (uscita anche come singolo) è un hard rock piuttosto commerciale e senza interesse, suonato in modo tale che si sente chiaramente che il cuore della band, mentre lo eseguiva, era da qualche altra parte. “The Joker” è un altro hard rock mediocrissimo e costruito a tavolino per il mercato, interessante solo per le buone parti di chitarra e per qualche arrangiamento, mentre la versione BBC di “Child Of Man” probabilmente non l’avrebbe rimpianta nessuno se non ci fosse stata. Come ultima bonus track c’è la versione riarrangiata di “Moonwater”, che Woolly nel 2002 ha deciso di registrare di nuovo, anche se secondo me l’originale suona meglio.
Nonostante “Baby James Harvest” sia secondo me un album molto solido e relativamente trascurato, all’uscita è stato in un certo senso una bella delusione, sia per la band sia per la sua casa discografica di allora, la EMI, o meglio la sua sussidiaria Harvest, perché non ha portato il tanto desiderato successo commerciale e il grande salto. Per di più, a causa dei costi della lunga tournée con l’orchestra, quell’anno la band è quasi implosa su se stessa. Per questi motivi la EMI ha chiuso la collaborazione con il gruppo, e col tempo si è rivelato un grosso errore, perché nella seconda metà degli anni ’70 i BJH hanno avuto un notevole successo commerciale nell’Europa centrale (soprattutto in Germania). Dopo aver firmato il nuovo contratto con la Polydor, infatti, la band si è ricaricata di energia fresca ed è tornata con uno dei migliori lavori della sua storia. Per i BJH era iniziato un nuovo periodo creativo, mentre “Baby James Harvest” segnava la fine della loro prima fase celtico-romantica, quella in cui, tra arrangiamenti orchestrali e pastorale acustica, cantavano la bellezza e il mistero di paesaggi di campagna, boschi e torbiere.
Formazione
John Lees – voce, chitarra, effetti speciali
Les Holroyd – voce, basso, tastiere, mellotron, chitarra
Woolly Wolstenholme – tastiere, mellotron, campane, voce (6)
Mel Pritchard – batteria, percussioni
Orchestra sinfonica di 60 elementi, direttore – Martyn Ford (6)
banda di fiati, direzione e arrangiamenti – Brian Day (2)
Produzione
Barclay James Harvest
Tracklist
1. Crazy (Over You) (4:09)
2. Delph Town Morn (4:43)
3. Summer Soldier (10:23)
4. Thank You (4:23)
5. One Hundred Thousand Smiles Out (6:04)
6. Moonwater (Poco Adagio) (7:22)
Durata dell’album: 37:04
Bonus track della riedizione (2002):
7. Child of Man (single B-side, April 1972)
8. I’m Over You (single A-side, April 1972)
9. When The City Sleeps (single B-side, September 10. 1972, under the pseudonym “Bombadil”)
11. Breathless (single B-side, September 1972, under the pseudonym “Bombadil”)
12. Thank You (alternative version, Old Grey Whistle Test soundtrack)
13. Medicine Man (single version – released October 1972 as B-side of Harvest HAR 5058)
14. Rock and Roll Woman (single A-side, May 1973)
15. The Joker (single B-side, May 1973)
16. Child of Man (BBC Session 15th March 1972, previously unreleased)
17. Moonwater (2002 remix – previously unreleased)