Balance of Power
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Electric Light Orchestra
Etichetta: Epic Records
Uscita: 1986
Durata: 34:18
Voto: 2.5/5
“Balance of Power” per più di 15 anni si è portato dietro l’etichetta di ultimo album dei leggendari art rocker Electric Light Orchestra, fino al loro inaspettato ritorno con “Zoom” (2001). Ogni grande impero, prima o poi, tocca il suo zenit, e subito dopo arriva l’inevitabile sfacelo. Gli ELO, che avevano toccato il picco creativo e commerciale a fine anni ’70, a metà degli ’80 erano sotto ogni punto di vista una band in rapido tramonto. Al loro geniale capo, cantante, chitarrista e produttore Jeff Lynne, già con un piede nella carriera solista, cominciavano a mancare cronicamente ispirazione e idee musicali fresche. In più, gli altri membri della band sopportavano sempre peggio la sua politica da dittatore. Il bassista Kelly Groucutt aveva deciso di fare le valigie già dopo il tour di “Secret Messages”, mentre il capo autoritario era riuscito a stento a evitare che il batterista Bev Bevan, l’unico membro originale oltre a Lynne, si accasasse in pianta stabile con i Black Sabbath. Dopo l’addio di Groucutt tutti davano per scontato che per gli ELO fosse finita, ma Lynne aveva un contratto che lo obbligava a registrare ancora un album targato ELO.
Lynne, Bevan e il tastierista Richard Tandy hanno stretto i denti e, insieme al sassofonista ospite Christian Schneider, che ha suonato in alcuni pezzi, sono entrati in studio a incidere l’ultimo album del XX secolo. Per tirare avanti sono comunque riusciti a trovare una sorta di equilibrio di forze (titolo dell’album quanto mai azzeccato) e a mettere insieme un bel mucchio di brani, per lo più nutriti di elementi di rock melodico e pop a trazione elettronica. Niente archi veri nel disco, il che non sorprende affatto, vista l’ossessione di Lynne per la sintetizzazione del loro suono lungo tutti gli anni ’80. Anche stavolta gli arrangiamenti orchestrali sono stati sostituiti dai sintetizzatori di Tandy, che per lo più non si sprecano nemmeno a simulare il suono degli archi. Ironia della sorte, sono proprio gli arrangiamenti romantici dei sintetizzatori, soprattutto quando si abbinano al sassofono, a salvare l’album dal disastro totale e a iniettargli un po’ di quell’eterea magia ELO dei tempi d’oro. Sarebbe ingiusto verso Lynne, che al posto di Groucutt ha suonato anche tutte le parti di basso, non ricordare che restava comunque un ottimo cantante e un chitarrista solido. Il suo cantato carismatico, intrecciato alle voci multiple, è indispensabile per costruire quelle armonie ipnotiche e melodiche, anche se si sente che parecchie cose le avrebbe potute incidere con più grinta, se ci avesse messo il cuore. La rabbia verso una band in disfacimento, con cui aveva realizzato tutto ciò che desiderava per poi ritrovarsi di colpo in un vicolo cieco, l’ha riversata in testi sarcastici che stridono con la natura saltellante della maggior parte dei brani.
Il problema principale di “Balance of Power” è la svogliatezza e la mancanza di ispirazione dei musicisti, che si avverte per tutta la durata del disco. Il secondo problema è che, prendendo quasi del tutto le distanze dal loro marchio di fabbrica sinfonico, hanno di fatto messo una croce sulla parola “Orchestra” nel loro nome, diventando più o meno la copia sonora della maggior parte delle band AOR dell’epoca. Lo dimostra benissimo già l’opener, il rocker melodico “Heaven Only Knows”, che, se non avesse le inconfondibili armonie vocali “alla Beatles”, potrebbe appartenere a una qualsiasi band AOR affermata degli anni ’80. In “So Serious” flirtano senza impegno anche con elementi disco, ma questo tentativo di incrocio tra rock melodico e disco è solo un pallido riflesso di approcci simili ai tempi dell’ottimo “Discovery” (1979). La mia tesi sul sistema in sfacelo trova ancora più conferme se mi addentro nel testo di Lynne, che riflette la sua crescente delusione verso la band che gli ha portato fama mondiale.
La ballata sarcastica “Getting to the Point” è il momento in cui, tra voci drammatiche, arrangiamenti romantici di tastiere e un assolo di sax in chiusura, rivive per un attimo un po’ della loro magia orchestrale di un tempo, solo che con un ritornello senza mordente si annacqua in fretta nella mediocrità. “Secret Lives” è una cosa AOR parecchio istantanea, a cui non danno una mano nemmeno le loro tipiche armonie vocali, quindi la cosa migliore è dimenticarsene alla svelta. Il pop rocker sintetico “Is It Alright” non se la cava molto meglio, anche se il ritornello ipnotico va lodato. Di tutte le composizioni dell’album, secondo me la migliore di gran lunga è l’ottima “Sorrow About to Fall”, che riesce a catturare la magia ELO dei ’70. Il merito è della sua ricca eterea atmosfera e di una melodia ipnotica, dove brillano i bellissimi ricami di sax, gli strati malinconici dei sintetizzatori e un’ottima prova vocale di Lynne, in cui si sente tutto il cuore. Anche gli elementi ritmici da disco, stavolta, sono stati messi giù in modo convincente.
“Without Someone” è un altro pezzo molto bello, con un ritornello maestoso, un buon assolo di chitarra e incantevoli strati di tastiere. Ai miei occhi è la loro cosa più sincera nell’ambito del classico rock melodico anni ’80. Evidentemente per Lynne e compagni sarebbe stato meglio mantenere questa malinconia per tutto l’album, invece di sforzarsi con allegre scampagnate AOR in contrasto con i loro veri sentimenti e con i testi cinici. “Calling America”, l’unico singolo dell’album che ha avuto un certo successo nelle classifiche britanniche, è invece un solido pop rocker, dove sorprende Tandy con la sua simulazione degli archi. Il testo parla di una donna infedele e, come la maggior parte dei testi di Lynne in questo disco, è in contrasto con la natura spensierata del brano. La sorpresa successiva è “Endless Lies”, che ricorda il buon vecchio sperimentalismo ELO dei ’70, con tutta una serie di passaggi inaspettati e arrangiamenti d’archi simulati con le tastiere. La chiusura, “Send It”, è un rock’n’roller scemo e senza interesse nello stile di “Rock ‘n’ Roll is King” dal precedente “Secret Messages”, in cui si sente che Lynne non vedeva l’ora che finisse tutto.
“Balance of Power” mostra la leggendaria band alla fine delle forze, e ne esce come un pallido riflesso dell’antica grandezza. “Balance of Power” è andato a fondo anche dal punto di vista commerciale, perché a parte “Calling America” non ha portato nessun piazzamento di rilievo in classifica. Lynne ha capito che la fine era arrivata, quindi ha deciso di seppellire il titano caduto e dedicarsi alla carriera solista. Bev Bevan non la pensava come lui. Dopo che nel 1988 non era riuscito a convincere Lynne a riaccendere i motori a vuoto del disco volante caduto, ha deciso di mettere in piedi una versione tutta sua degli ELO, che per ragioni legali ha chiamato ELO Part II. Contro ogni aspettativa, questa formazione ha sfornato due lavori interessanti che, per importanza storica e natura musicale, rientrano nella discografia ufficiale degli ELO, ma questa è un’altra storia.
Formazione
Jeff Lynne – voce, chitarra elettrica e acustica, basso, tastiere, percussioni
Bev Bevan – batteria, percussioni
Richard Tandy – tastiere, programmazione di sequenze
Christian Schneider – sassofono
Produzione
Jeff Lynne
Tracklist
1. Heaven Only Knows
2. So Serious
3. Getting To The Point
4. Secret Lives
5. Is It Alright
6. Sorrow About To Fall
7. Without Someone
8. Calling America
9. Endless Lies
10. Send It