Bang Your Head!!! 2014 – secondo giorno!
Band in scena: Anthrax, Ektomorf, Europe, Hirax, Mad Max, More, Obituary, Rob Rock, Stryper, Twisted Sister, Unisonic
Location: Balingen / Messegelände / Germania
Data: 12.07.2014
Il secondo giorno del Bang Your Head!!! 2014 per la ciurma di RockLine è partito un filo più tardi del solito. Il tempo si è guastato, il cielo si è riempito di nuvole e noi ci stavamo «leccando le ferite» dopo il primo giorno di festival, bello robusto e condito a dovere: Axel Rudi Pell con il suo show maratona ha messo in piedi un evento che nella carriera del longevo trovatore hard rock resterà scritto a caratteri cubitali. Il suo concerto del giubileo è stato infatti registrato e filmato, per un DVD e un CD audio. Comunque sia, gli interessantissimi More con Chris Tsangarides, cavalieri resuscitati dai tempi della cultura metal NWOBHM, li abbiamo saltati e siamo arrivati giusto in tempo per l’esibizione degli scatenati thrasher classici americani Hirax. Il carismatico cantante di colore Katon W. De Pena, o «Bobby Johnson» per gli amici, dettava il ritmo sul palco. Il pubblico che si stava svegliando, proprio mentre si attrezzava con i k-way, si è beccato una stampede di pura selce, di un’affiatamento clamoroso, fondata sulla mitragliata di riff speed/thrash old school che crivellavano tutta l’area. Se i More ci avevano grattato piacevolmente le orecchie di prima mattina, gli Hirax ci hanno piazzato un gancio dritto in faccia, di quelli che hanno svegliato e fatto tremare perfino le colline attorno a Balingen.
La terza band ha portato l’energia dall’altra parte del pianeta. Sul palco c’erano infatti i rodatissimi Mad Max, longevi hard rocker tedeschi guidati dal cantante e chitarrista Michael Voss, nonché vero guru della produzione nel mondo della scuola hard rock tedesca. A fargli compagnia alla batteria Axl Cruse, l’altro membro originale degli attuali Mad Max. I ragazzi hanno infilato uno dopo l’altro i classici della loro carriera. Col passare dei minuti Voss ha perso un po’ di potenza vocale, ma la band nel suo insieme ha dominato il palco con mestiere ed esperienza, e Voss, per tenere alto il morale, ha sparato qualche battuta di dubbio gusto scaldando ancora di più il pubblico di casa. Sono rimbombate una dopo l’altra Burning The Stage, Night Of Passion, Rolling Thunder, Wait For The Night, Lonely Is The Hunter, Never Say Never, Thoughts Of A Dying Man, e la band ha chiuso il set con la cover dei The Sweet, Fox On The Run. Nel frattempo si è messo a diluviare e il pubblico sotto il palco si è decimato di brutto. Sul palco è salito, con la sua squadra di musicisti scandinavi, l’eccezionale cantante e compositore americano Rob Rock. Ha sfruttato il tempo a disposizione per ripassare i pezzi della sua carriera e ci ha lasciati a bocca aperta con una tenuta vocale indomabile, che anche stavolta, dopo tanti anni di battaglie sulla scena, non ha tradito un cantante di lungo corso. Eccezionale. Con il supporto di una squadra solida e compatta di perfezionisti svedesi, tra i quali spiccava il nome del chitarrista Carl Johan Grimmark (Narnia). Il festival è proseguito all’insegna di suoni più pesanti. Addirittura brutalizzati a fondo, quando a «tagliare le gambe» al palco con la loro macchina da riff macellaia sono arrivati gli unici nel loro genere, i death metaller della Florida Obituary. Tardy è Tardy. Voce, carisma. E in più quella criniera ricciuta, incredibilmente al naturale, che il pupazzo imbellettato dei Twisted Sister, Dee Snider, oggi può solo sognarsi. The End Complete, Stinkupuss, l’obbligatoria Slowly We Rot, Inked By Blood, Immortal Visions, I’m In Pain, Chopped in Half e Back to One! Un fan del tuono death metal old school potrebbe volere di più? Uno spettacolo devastante. Dalla testa ai piedi.
Gli Stryper, gli hard rocker bianchi, con il carismatico Michael Sweet funzionano alla grande anche negli anni della maturità. Il nuovo album “No More Hell to Pay” suona il più duro della loro storia, ed è al tempo stesso pieno zeppo di ottime idee e di un senso del comporre ben affilato. È successo perfino che Robert Sweet abbia piazzato la batteria in modo da guardare verso il pubblico. Accanto ai classici Reach Out, sing Along Song, Calling On You, Loud And Clear, Free, la band ha condito la scaletta con la cover dei Kiss Shout Out Loud e ha portato l’unico pezzo nuovo da “No More Hell To Pay”, l’ottima e cupa Marching Into Battle. Il concerto si è chiuso con Soldiers Undrer Comand e To Hell With The Devil. Gli Stryper mantengono freschezza e dinamismo nelle esibizioni dal vivo. Stavolta tra il pubblico sono volate solo un paio di bibbie, che atterrando sull’asfalto dell’area si sono pure ridotte in pezzi per bene.
Verso le cinque del pomeriggio sul palco sono saliti gli Unisonic. Un supergruppo composto dai chitarristi Mandy Meyer (Krokus, ex-Asia) e Kai Hansen (Gamma Ray), dal bassista Denis Ward (Pink Cream 69), dal batterista Costa Zafiriou (ex-Pink Cream 69) e dall’indistruttibile cantante Michael Kiske (ex-Helloween). Gli Unisonic oggi, insieme ai Gamma Ray, sono quello che gli Helloween non saranno mai più, anzi non potrebbero più essere. Non certo nella formazione e nella forma attuali, che vanno avanti dal 2003. Per questo gli Unisonic sono il cerotto perfetto sulle ferite di tutti i fan inconsolabili dei vecchi Helloween. Ma la cosa non funzionerebbe se Kiske non avesse una voce conservata in modo così splendido. La sua prestazione ha convinto in pieno e Kiske ha superato tutti i passaggi con una facilità da piuma, anche quelli per cui sotto sotto ci aspettavamo che se la cavasse «di mestiere» sulle note basse, o che lasciasse volentieri il «gridare» al pubblico. La band ha suonato per lo più i pezzi del primo album, ci ha infilato in mezzo la nuova For the Kingdom e ha sorpreso con l’esecuzione di un classico degli Helloween, March Of Time. Deris può solo sognarsi una forma vocale come quella che oggi ha Kiske. Gli Unisonic, un formato di esperienza incredibile, hanno chiuso il loro concerto da maestri, come da copione, con lo standard degli Helloween I Want Out, cioè con quell’indimenticabile riff piantato dal padre del power metal europeo Kai Hansen.
L’esibizione degli Ektomorf l’abbiamo saltata e ci siamo concessi una pausa e un po’ di ristoro, mentre la giornata di festival volgeva verso il culmine, con i tre ultimi nomi sul palco: Anthrax, Europe e, come colonna portante della seconda giornata, Twisted Sister. Ma partiamo dagli Anthrax. Hanno messo insieme la scaletta che ti aspetti, fatta di soli classici, a partire da Among the Living, poi Caught in the Mosh, quindi Indians, Got the Time, e il loro concerto tempestoso, in cui dal pubblico volava letteralmente di tutto e sull’area si alzava una nuvola di polvere, l’hanno chiuso, come previsto, con I Am the Law e con la cover dei Trust Antisocial. Con in formazione il nuovo chitarrista, che risponde al nome di Jonathan Donais. Ha preso il posto di Rob Caggiano, scappato ai Volbeat. E Belladonna, ovviamente, non ha saputo tenere a freno la sua parlantina sciolta, con cui ha salato ancora di più questo pittoresco teatrino. Gli Anthrax restano una macchina!
Dopo la follia degli Anthrax il pubblico si è rimescolato da cima a fondo, e poi sul palco sono saliti gli hard rocker svedesi Europe. Hanno sfruttato l’esibizione per presentare l’album «Riches to Rags», aprendo il concerto proprio con la title track. Il carisma del cantante Joey Tempest non cala, e con la sua tipica presenza scenica, che è il mattone principale della dinamica dello show di una band che altrimenti annoierebbe con la staticità degli altri membri. John Norum ha stregato ancora una volta con un feeling eccellente e una brillantezza raffinata negli intermezzi strumentali. Sul palco la band è ancora una fortezza indistruttibile, mentre Tempest risparmia saggiamente le energie e schiva con mestiere le note più alte. Come previsto non sono mancati i classici Superstitious, Girl From Lebanon, Sign of the Times. Let the Good TImes Rock, e la parte regolare del set l’hanno chiusa con Rock the Night. Poi la band ha servito la «superflua» Last Look at Eden, più recente, e naturalmente il pezzo che tutti aspettavano, cioè The Final Countdown. Un concerto degli Europe senza Cherokee e Kerry è stato in fondo la più grande sorpresa di questa esibizione della band.
Per il gran finale a chiudere i giochi sul palco principale del festival sono stati i Twisted Sister. Vecchie conoscenze del Bang Your Head!!! Quello che da sempre affligge la posizione da headliner di questa band è la mancanza di materiale proprio. Ok, l’album «Stay Hungry» è la prosa scenica che ci si aspetta dalla band… Però Dee Snider deve riempire lo show con un mare di «storielle» e «frottole succose», che la sua fervida fantasia sforna di continuo e con cui i Twisted Sister allungano a mestiere i loro concerti. L’iconico e incorreggibile chiacchierone del rock’n’roll, anzi il dottor lingua lunga del glam metal, Dee Snider, si è sentito più che a suo agio nel ruolo di «re della scena», e l’area strapiena gli mangiava letteralmente in mano. Quindi si parte con Stay Hungry, seguono Shoot ‘Em Down, You Can’t Stopp Rock ‘n’ Roll, Captain Howdy, Street Justice, l’indistruttibile We’re Not Gonna Take It, The Kids are Back, I Believe in Rock’n’Roll, Born to Raise Hell, The Fire Still Burns, The Price, Burn in Hell e la conclusiva I Wanna Rock (nel bis sono arrivate anche Come Out And Play e S.M.F.). Se i Twisted Sister abbiano giustificato il ruolo di headliner o no è discutibile, vista la ripetitività e la prevedibilità dei loro concerti. Per chi, come noi, non li vedeva per la prima volta, lo show non aveva sicuramente niente di speciale. C’è tanta recitazione, tanto teatrino da risvegliare, e la band, con uno Snider scafato e carismatico fuori controllo, lo mette in piedi con una facilità da piuma. Balingen si è divertita, è impazzita, ribolliva di vibrazioni positive. E contava questo, e i Twisted Sister hanno ancora una volta conquistato il palco principale del festival, che era il loro obiettivo.
autore: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik










































































































Odlične fotke “mojega” najljubšega, karizmatičnega benda, mislim, da, uredništvo ve, za koga gre.