Bang Your Head!!! festival (2010) secondo giorno – di nuovo loro, le sorelle furbe e discole! (2010)
Autore: Urban Bolta
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Messegaelande / Balingen / Germania
Data del concerto: 16.07.2010
Numero di spettatori: 14
Prezzo del biglietto: 85,00€
Il secondo giorno del Bang Your Head!!! 2010 ci ha accolti bello bagnato! Appena riusciti a trascinarci via, ansimanti, dai Dark Tranquillity della sera prima e a rintanarci nelle tende per un meritato riposo, il cielo ha iniziato a gocciolare. “No, di nuovo!” ho pensato, e ho pregato il creatore dei cieli (sempre che esista davvero) di “tirare il freno”. Ogni anno è la stessa storia. Un giorno sole, il giorno dopo pioggia e “brodaglia”. La mattina però è andata un filo diversa. Il rito della “festa della salsiccia” sotto le docce maschili comuni non è mancato, e un bel caffè in compagnia della prima ugola dei graveyard metaller di Žalec, gli Interceptor, ha fatto spuntare un sorriso grande così sulle facce.. Il cielo si era squarciato, tra le nuvole saltellavano le pecorelle, i raggi del sole ci accarezzavano. Ma solo fino a….
| SAVAGE GRACE: 10.50 – 11.40 |
…i Savage Grace, quando sopra di noi si è richiuso il grigiore che lentamente ma inesorabilmente, come una spugna vorace, raccoglieva acqua, acqua e ancora acqua. Per quanto ancora questo tempo ci lascerà all’asciutto? Comunque, andiamo sotto il palco. I Savage Grace sono una band americana di heavy metal “old school” che si è fatta notare negli anni Ottanta, ma lì è rimasta. Christian Louge è l’unico nome – un nome da reliquia – presente nella band riformata di oggi. A aprile 2010 hanno fatto un tour europeo. Siccome Christian non è riuscito a rimettere insieme i vecchi compagni dei Savage Grace, si è fatto dare una mano dall’ottima cover band tedesca Roxxcalibur. Alcuni di loro suonano anche negli ottimi Viron, rianimatori tedeschi dell’old school metal. I Roxxcalibur li avevamo visti al warm-up di due giorni prima nella sala Volksbank Messe. Lì, dalla scelta delle cover, ci eravamo convinti che si tratta di veri musicisti, tenuti insieme da un gusto musicale genuino e sano e da un vero senso del metal. Louge, che all’inizio nei Savage Grace strapazzava la chitarra, col tempo è passato al microfono. A Balingen si è quindi esibito solo nel ruolo di cantante. La sua voce rifletteva varietà melodica, pulizia e un plasma di voltaggio deciso, ma le note più alte lo hanno tradito più di una volta. Se non prima, il pubblico, a quel punto poco numeroso, se n’è accorto quando la band ha attaccato Exciter dei Judas Priest e Louge è andato completamente a fuoco con la voce. Forse un pizzico di sicurezza di troppo nella scelta della cover, stavolta.
Comunque, chi conosce la band è stato ripagato, perché Louge ha pescato il repertorio interamente dai due album dei Savage Grace usciti negli anni Ottanta, “Master Of Disguise” (1985) e “After The Fall From Grace” (1986)”, e ci ha aggiunto anche The Dominatress dall’omonimo EP uscito nel 1983. I membri dei Roxxcalibur Andreas “Neudi” Neuderth (batteria), Roger Dequis (chitarra), Eric “Kalli” Kaldschmidt (chitarra) e Mario Long (basso), veri maestri di camaleontismo, hanno giustificato in pieno la loro missione. L’esibizione dei Savage Grace è stata una di quelle famose caramelline che ogni anno il Bang Your Head!!! mette nel suo programma. La domanda è quante altre volte avremo l’occasione di ascoltare dal vivo la vecchia scuola metal americana firmata Savage Grace.
BULLET 11:45 – 12:30
Dopo gli Enforcer del primo giorno, i Bullet sono stata la seconda sorpresa positiva dalla terra delle Volvo e delle belle ragazze ad assaltare il palco del BYH!!! festival. La Svezia e in generale la Scandinavia sono e resteranno la mecca dei grandi musicisti, dove i giovani crescono mano nella mano con il rock di qualità, quindi non stupisce che da quell’angolo di mondo arrivino tante band che traboccano di potenziale. L’aspetto da motociclisti dei ragazzi, già all’ingresso sul palco, ha chiarito subito “dove andava a parare la cosa”. Gli svedesi, che finora hanno pubblicato due album in studio, mi hanno incollato sotto il palco già con l’opener Pay The Price, e lì sono rimasto fino alla fine. La formula è semplice – riff taglienti e sporchi in stile AC/DC o Krokus e un’energia bombastica paragonabile ai concerti degli Airbourne. La sezione ritmica nei pezzi suonati non è inchiodata a un unico beat, anzi, la velocità cambia più volte anche all’interno dello stesso brano, il che aumenta la dinamica, e ci sono anche tanti passaggi, a cui pensa il batterista Gustav Hjortsö. Protagonista assoluto dell’esibizione dei Bullet è stato il cantante Hell Hofer, che con la sua stazza un po’ più paffuta non regge un’esibizione così energica, e allora punta su una voce alta e tagliente, tirata dritta dalla gola, la cui penetrazione si può paragonare all’energia di un proiettile sparato! I Bullet hanno saputo sfruttare il palco, riempiendo bene lo spazio vuoto correndo avanti e indietro, e sui ritornelli, spesso in stile Judas Priest, si sono stretti insieme e, spalla contro spalla, hanno cantato il refrain a più voci. Oltre al cantante carismatico e alla presenza scenica, l’asso nella manica della band è un affiatamento incredibile, ma per fare il salto al gradino successivo della carriera i Bullet dovranno sviluppare più identità musicale propria, così da non continuare a scambiarli con i giganti del rock’n’roll chiassoso che ho citato.
| SACRED STEEL: 12.40 – 13.30 |
Tedeschi divertenti e simpatici! Eh sì… Se ti fermi ai dischi in studio, un’impressione così di sicuro non ce l’hai. Ma quando incontri i Sacred Steel sul palco, la bocca si apre da sola in un sorriso scintillante. Con Gerrit P. Mutz nel ruolo di frontman puoi stare tranquillo. Gerrit fa tutto lui. È spassoso nei commenti, ha una simpatia e un carisma incredibili. Quando si veste da soldatino, come potrebbe starci al massimo coi pazzi dell’alcol tedeschi Tankard, si mette addosso le cartucciere e una maglietta da cui “grida” il nostro caro vecchio Ronnie James Dio, non c’è anima viva che Gerrit con la sua presenza lasci indifferente. I Sacred Steel sono dei veri originali nella scena del metal tedesco. Il loro secondo disco “Wargods Of Metal” della fine degli anni Novanta, che stilisticamente si basava in gran parte su una solida fonte d’ispirazione nell'”american old school speed metal”, resta ancora oggi probabilmente il loro lavoro più riconoscibile.
I tedeschi sul palco sono estremamente sicuri di sé e padroni della situazione. Sempre in piena attività a scapigliarsi e correre, con una collaborazione curata tra la linea frontale delle chitarre e il basso. Tutto a posto! Anche nel secondo giorno del festival le caratteristiche sonore erano ottimali, e questo ha permesso ai ragazzi un’esibizione ottimale. Gerrit, che per qualità vocali non sta nella serie A, ma come detto risolve la maggior parte delle cose con il carisma, con le battute su se stesso e con un talento recitativo innato, non ha avuto grossi problemi con le parti vocali.
Il quintetto solido e a prova di proiettile composto da Gerrit Mutz (voce), Jonas Khalil (chitarra), Jens Sonnenberg (chitarra), Kai Schindelar (basso) e Matthias Straub (batteria) resta quindi sinonimo di una felice combinazione di divertimento e autentico messaggio metal! Più grande è il palco, più questa combinazione viene fuori. Chi avrebbe mai detto che i Sacred Steel sarebbero sopravvissuti e diventati un’unità indistruttibile, dopo che li avevo visti la prima volta nel lontano febbraio 2001 insieme a Primal Fear e Children Of Bodom. Il concerto dei Sacred Steel è stato puro divertimento e ha preparato un terreno più che favorevole per l’esibizione di un altro dei ritorni di quest’anno.
| HADES: 13.40 – 14.30 |
Sì. Dei ritorni. Gli Hades, riuniti nella formazione originale, sono arrivati al Bang Your Head!!! di quest’anno al posto dei loro connazionali americani Jag Panzer, che avevano annullato la data. Anche per gli Hades era chiaro come procedere per una radicale resa dei conti con le teste metal del Bang Your Head festival! La scaletta l’hanno costruita sulla maggior parte dei brani dell’esordio in studio “Resisting Success” (1987) e del suo successore “If At First You Don’t Succeed…” (1989), e hanno aperto con Exist To Resist (dall’album “Exist to Resist”, 1995).
Alan Tecchio, nella sua carriera tra l’altro già prima ugola di Watchtower e Seven Witches, ha cantato in modo fenomenale. Ha mantenuto esplosività e potenza nel suo approccio variabile e melodicamente pulito, mentre gli Hades infilavano un classico dopo l’altro. Dal pubblico hanno ricevuto un sostegno e un’approvazione enormi, perché non li si vedeva dal 2002. La band, a cui non frega un fico secco dell’aspetto esteriore e che infatti sembra un manipolo scombinato di manifestanti americani contro la guerra del Golfo, rimedia senza grossi problemi a questa trascuratezza con la compattezza collaudata dell’esecuzione dal vivo del materiale classico. Il contenuto musicale, nato dal desiderio di suonare ancora più veloce di quanto stesse facendo nello stesso periodo il movimento N.W.O.B.H.M. sul suolo europeo, ha riportato in vita sul palco alcuni brani indispensabili e celebri, come tra gli altri On To Iliade e Nightstalker in chiusura (entrambe dall’esordio), ma anche Widow’s Mite e The Leaders?, che nella parte iniziale hanno tenuto il pubblico saldamente legato a sé. La parte centrale, ornata per lo più da pezzi del secondo album in studio, è stata ravvivata anche da Voodoo, che per esecuzione rientrava nella fascia di qualità più alta tra le cover dei Black Sabbath di quest’anno al festival. Gli Hades hanno dimostrato che nelle loro vene scorre ancora un’enorme voglia di ossessione metal primordiale, che il mostro dentro di loro ha sete di sangue, che i denti sono intatti e che di veleno nel sangue ne è rimasto più che a sufficienza. Speriamo solo in un nuovo album in studio e magari in un tour europeo. Bentornati a casa, ragazzi!
TREAT 14:45 – 15:35
Nella storia dei Treat si riconoscerebbero parecchie hard rock band. Nella seconda metà degli anni Ottanta la band ha pubblicato alcuni album eccellenti, finché all’inizio dei Novanta il grunge in ascesa l’ha schiacciata come un carro armato. Nel 1992 ha pubblicato il suo ultimo album in studio, “Treat”, quando il tramonto della popolarità dell’hard rock l’ha cancellata dalla mappa musicale. Il ritorno tra i vivi l’hanno annunciato con un nuovo album nel 2006, ma un lavoro ancora migliore sono riusciti a farlo uscire quest’anno: “Coup De Grace” ha infatti raccolto critiche positive sia dai media sia dai fan.
Con la cronica carenza di hard (glam) rock in questa edizione del Bang Your Head!!! (l’anno scorso, per dire, qui c’erano W.A.S.P., Pink Cream 69 e Lita Ford) i Treat sono stati sul palco graditi come l’acqua per chi ha la gola secca. Come previsto, l’esibizione è stata all’insegna dell’ultimo lavoro in studio, mentre per chi preferisce il materiale più vecchio hanno tirato fuori qualche loro standard (Get You On The Run, Conspiracy, Ready For The Taking). Finalmente anche sotto il palco si è divertito un gruppetto di teenager vestiti in modo pacchiano, dove regnavano leggings aderenti tigrati, magliette strappate dei Mötley Crüe dai colori vivaci e occhiali da sole decisamente troppo grandi (nonostante il tempo nuvoloso, ovvio!). La magia dei Treat prende vita al meglio nei ritornelli, i picchi dei brani, dove tutti e cinque cantano insieme formando incredibili melodie armoniche, cariche di energia. I Treat giurano su un hard rock con le palle! Anche se nella loro immagine complessiva la componente glam, che li accompagna fin dagli anni Ottanta, è molto presente, coi Treat possiamo scordarci le ballate zuccherose alla Poison. Sarà anche vero che i testi sulle ragazze sono un tema usuale pure tra gli svedesi, ma il suono hard rock senza compromessi che esce dalle dita del chitarrista Anders Wikström soffoca ogni voglia di creare ballate acustiche di dimensioni troppo piagnucolose. Tra show, atteggiamento rocker doc e smorfie, in cui eccelleva il bassista Nalle Påhlsson, sotto la pioggia battente ci siamo congedati dai Treat con il classico World Of Promises. Aggiungo con una punta di malizia che il cantante Robert Ernlund durante l’esibizione ha mentito in modo populista quando ha detto che per questo festival avevano studiato apposta un “medley” di alcuni successi degli anni Ottanta – questo stesso medley l’avevo già sentito qualche settimana fa in Svezia (reportage qui). Per gli amanti del rock melodico, dove le tastiere sono un elemento importante dell’atmosfera, il concerto degli svedesi valeva sicuramente anche dei vestiti fradici fino alla pelle.
| FATES WARNING: 16.00 – 16.40 |
È successo che l’acquazzone scatenatosi a metà dell’esibizione dei Treat non voleva saperne di smettere. Anzi. Dal cielo ha cominciato a piovere a dirotto, e a rimetterci di più sono stati proprio i Fates Warning, in una delle rarissime apparizioni live in Europa. La band, oggi riunita nella formazione dell’epoca dell’album in studio “Parallels”, ha deciso di dedicare la maggior parte dell’attenzione ai classici di quel disco. La band proprio non ha fortuna. Già al Sweden Rock festival all’inizio di giugno di quest’anno la pioggia li aveva lavati ben bene sul palco, e stavolta al Bang Your Head!!! festival non è andata molto meglio! Siccome era limitata a miseri 50 minuti, stavolta non ha scelto di suonare tutto il disco Parallels, come aveva fatto al concerto nella svedese Solvesborg!
I ragazzi hanno aperto l’esibizione con “Disconnected”, il brano One. Ray Alder, che all’inizio gironzolava ancora con cautela per il palco da sinistra a destra, si è presto stufato. Così ha stretto i denti, è salito sulla “cat walk” e si è avvicinato al massimo al pubblico. Nonostante il diluvio, sulla cat walk ha passato gran parte del concerto dei Fates Warning. Pubblico e Alder hanno costruito un ponte di comunicazione straordinario. I fedeli fan della band sono rimasti sotto il palco ed era evidente che nessuna pioggia poteva scacciarli da lì.
Con questa esibizione i Fates Warning hanno confermato una preparazione musicale di altissimo livello. La struttura tecnicamente molto impegnativa dei loro classici scintillava in mezzo a Balingen! Un paio di volte, per colpa del vento, il suono è stato un po’ “portato via”, un paio di volte dai monitor è uscito pure qualche sospetto “crac”, ma niente di tutto questo ha rovinato l’atmosfera eccezionale e la chimica positiva creata da un pubblico pieno di sfida e di sostegno alla band! Quell’energia ha di sicuro aiutato i Fates Warning a tirare fuori, in condizioni meteo difficili, un’altra esibizione vincente, che è stata anche uno dei migliori concerti di tutto il programma del BYH!!! di quest’anno. Visto che prima parlavamo degli Hades, la combinazione Fates Warning e Hades sarebbe fantastica per un eventuale nuovo tour europeo da headliner dei Fates Warning. Certo, se la band non viene comprata da qualche gigante tipo Dream Theater per il suo tour e confinata a un repertorio ridotto da spalla. I Fates Warning restano sinonimo di un diamante finemente lavorato di qualità musicale incrollabile e continuano a essere una delle band più riconoscibili, che nella sua evoluzione ha scolpito uno stile del tutto unico di definizione del prog metal e dell’art metal! Manca solo un nuovo album in studio. Datevi una mossa, ragazzi!
THE QUIREBOYS 16:55 – 17:50
I londinesi Quireboys sono saliti sul palco del festival come sostituti dei glam rocker americani Ratt. Dopo che i Ratt avevano già confermato la loro presenza al festival, si è aperta per loro un’opzione finanziariamente molto più allettante, fare da apertura al tour americano degli Scorpions, e così hanno annullato tutte le date europee. Quanto ricorda l’esperienza Rockline dell’anno scorso, quando nei panni dei Ratt si sono trovati altri hard rocker americani – i Tesla – anche il loro management aveva prenotato per la stessa data due esibizioni, e alla fine a rimetterci è stato il BYH!!! festival. Ma lasciamo stare, davanti a noi c’era l’esibizione di una band che con un tour sul suo continente festeggia i 20 anni dall’uscita del suo album classico “A Bit of What You Fancy”. I Quireboys sono una band con una carriera – rispetto al ricco lascito – relativamente breve sulla scena. I loro vertici artistici li hanno vissuti nella prima metà degli anni Novanta, ma poco dopo hanno smesso di suonare. Con il ritorno tra i vivi nel 2001 hanno cambiato radicalmente la formazione, e dei membri originali oggi restano solo il frontman Spike e il chitarrista Guy Griffin.
La musica dei Quireboys è di carattere solare, e con musicisti di buon umore e il ritmo ballabile delle marce blues-rock è impossibile che il buonumore non passi anche agli ascoltatori! Spike ha ancora una volta entusiasmato con la sua presenza scenica – con un foulard viola calato sulla fronte, il simpatico inglese in stile David Coverdale giocherellava di continuo con l’asta del microfono e, con le linee cantate con precisione di brani come There She Goes Again o Man on the Loose, accendeva il fuoco tra le coppiette del pubblico. Parlando dei Quireboys non si può ignorare il fatto che ogni singolo pezzo ha incisa dentro una componente stuzzicante ed erotica. L’anima rock della band, con il suono del piano e le incursioni occasionali dell’armonica, flirta pericolosamente con la tradizione del blues, mentre i riff contagiosi che escono dalle dita della coppia di chitarristi Griffin/Guerin hanno fornito una vera leccornia da concerto. Oltre ai vecchi successi hanno suonato anche un po’ di materiale di questo secolo, e hanno sorpreso con la cover del classico dei Rainbow Starstruck – al Sweden Rock (reportage qui) infatti, nonostante un set decisamente più lungo, non avevano scelto (in questo periodo mossa molto popolare) il tributo a Dio. Forse con i Ratt, esotici in Europa, avremmo avuto davvero un’esibizione più esclusiva, ma con affiatamento ed energia positiva i Quireboys hanno suonato un concerto a cui non c’è nulla da obiettare – ci hanno regalato un altro dei picchi del festival.
| NEVERMORE: 18.05 – 19.15 |
L’album in studio fresco di uscita “The Obsidian Conspiracy” ha portato in Europa anche i thrash metaller di Seattle dalla visione musicale unica! Parliamo ovviamente dei Nevermore. Questi hanno visitato all’inizio del luglio di quest’anno anche il MetalCamp sloveno. I Nevermore sono venuti a darci una bella dose di rumore e di energia grezza, che la loro presenza demolitrice a colpi di riff sa sprigionare.
Hanno preparato una scaletta fantastica, aperta dal classico di “Dreaming Neon Black” Beyond Within, seguito da The River Dragon Has Come, che ha solo confermato come i ragazzi abbiano davvero fatto la gioia dei loro fan. Più avanti si è visto infatti che i Nevermore hanno rimesso in scaletta un bel sacchetto di brani da “Dead Heart In A Dead World” (2000), che per molti intenditori resta ancora il classico Nevermore numero 1.
Nonostante la scaletta interessante, però, l’esibizione non è stata tra le migliori del festival. Il primo fatto che stavolta non regge grandi lodi per quanto vissuto guardando i Nevermore è stato il canto di Warrel Dane! Il cantante si è scusato con il pubblico dicendo che stavolta la sua voce proprio non funzionava. Così in certi punti mancava del tutto, e non si sentiva altro che un rantolo intonato più in basso. La voce spaccata del cantante era il riflesso di un lieve raffreddore o solo della fase di recupero dopo l’ennesima notte in bianco? Il diavolo lo sa. Il secondo fattore, forse meno evidente, che in qualche modo non ha fatto onore alla fama della band è che la formazione, che ora funziona di nuovo come quartetto, ha deciso di reclutare un aiuto aggiuntivo per i concerti, un quinto musicista. È il chitarrista Attila Voros. A chi ha visto i Nevermore con Steve Smyth e Jeff Loomis sul palco, stavolta è venuto davvero più di un bel singhiozzo, a pensare ai tempi migliori dei Nevermore. Non dico che il concerto sia stato brutto. Tutt’altro. Ma non era di quel calibro, del livello qualitativo più alto. Steve Smyth (il tipo l’abbiamo potuto vedere nello stesso festival il giorno prima con i Forbidden) è un maestro della bravura chitarristica, e quella compattezza scenica che i Nevermore sviluppavano un tempo in combinazione con questo chitarrista, stavolta potevamo solo sognarcela.
Jeff Loomis ha brillato come al solito nella sua perfezione. Gli assoli che escono dalle sue dita sono pura poesia, e il suo “gear” chitarristico ha “ribollito e respirato” ancora una volta a pieno regime, quando sul festival si è riversata la tipica, massiccia cortina del muro sonoro di un riffing thrash incandescente e unico. In questo Loomis resta anche oggi uno dei musicisti più interessanti, che possono vantarsi di scoprire e sviluppare nuove dimensioni dell’empirismo dei riff.
La band ha presentato abbondantemente anche il nuovo lavoro in studio “The Obsidian Conspiracy”, che con i brani Your Poison Throne, The Termination Proclamation, Emptiness Unobstructed e la title track ha confermato che abbiamo davanti un nuovo ottimo traguardo in studio dei Nevermore. In un’ora e dieci i ragazzi hanno cacciato via le nuvole nere, e così il resto del festival da qui in avanti si è svolto senza una goccia di pioggia. Insomma, non il miglior concerto dei Nevermore, ma ogni tanto ci devono essere anche quelli così. La band ha chiuso l’esibizione con la rovinosa Enemies Of Reality.
| QUEENSRYCHE: 19:35 – 20:45 |
Se qualcuno ha sorpreso al festival, sono stati i Queensryche. Semplicemente. A causa della scaletta. Sul palco li ha portati il brano di “Here in the New Frontier” Hit The Black. Come, prego? Sì. Un album per nulla amato dagli intenditori della band, con il brano d’apertura ha subito messo una paura fottuta su cosa potesse seguire. E? Sacred Ground da “Q2K” ha confermato la paura, e tra Man Down! (“American Soldier”, 2009) e The Hands (Operation: Mindcrime II”), la situazione al festival è diventata ormai del tutto allarmante. Non che i pezzi fossero brutti, ma il fatto è che i Queensryche finora ai concerti ci avevano sempre viziati con classici di culto, a cui queste “canzoncine” non arrivano nemmeno al ginocchio. Il sapore per fortuna lo correggono Damaged (“Promise Land”, 1994) e subito dopo una delle sorprese più positive della scaletta dei Queensryche di questa volta, The Thin Line (“Empire”, 1990).
Su tutti, con la sua presenza scenica, ha attirato di nuovo tutta l’attenzione lo straordinario cantante Geoff Tate. Si è rasato la calotta cranica alla perfezione e ha sistemato un pizzetto e dei baffi da moschettiere. Con cappello e occhiali da sole si è trasformato in un vero macho, e della sua recitazione scenica sicurissima e rifinita alla perfezione non serve sprecare parole. L’uomo si cala con abilità nei molteplici ruoli della poesia dei Queensryche con una facilità incredibile, frutto dei talenti attoriali innati del signor Tate. E in questo è difficile che qualcuno lo eguagli. Il palco è quindi diventato Geoff Tate. Gli altri della formazione (accanto alla recitazione di Tate, quasi comparse) sono ovviamente indispensabili: Eddie Jackson (basso), Michael Wilton (chitarra) e Scott Rockenfield (batteria). Quest’ultimo è comparso sul palco con una batteria di sicuro dimezzata rispetto a due anni fa, quando delle vere catene giganti tenevano insieme la sua fortezza scenica (allora i Queensryche suonarono al BYH!! 2008 festival come headliner del primo giorno e suonarono per intero entrambe le parti del disco “Operation: Mindcrime”). Aggiungo che sul palco aiuta la band anche un quinto membro. È solo un aiutante e non un membro stabile. Si tratta di Parker Lundren, che già solo con l’acconciatura emo dai capelli accuratamente lisciati non c’entra nulla con i Queensryche, ma semmai con i Bullet For My Valentine. Il ragazzo è tra l’altro anche figlio adottivo del cantante Geoff Tate.
L’atmosfera però è stata catapultata su un livello completamente diverso dal classico di “Operation: Mindcrime” Breaking The Silence. All’improvviso si è unita al canto la folla di 10.000 teste sotto il palco. Quel contrasto è stato eccezionale. Ti viene la pelle d’oca all’istante. Magico! Tate, a cui gli anni hanno comunque scalfito un po’ di forza vocale, cosa che si è vista subito nell’esecuzione di Breaking The Silence, ha rinfrescato le corde vocali con una delle ballate più belle mai composte dal mondo del rock e del metal, il classico di “Empire” Silent Lucidity.
Sono finite presto nel dimenticatoio anche The Right Side Of My Mind (“Here In The New Frontier”, 1997) e la cover dei Black Sabbath Neon Knights, peraltro eseguita benissimo. Tutti noi morivamo dalla voglia di materiale più vecchio dei Queensryche. La band ci ha ascoltati e si è riscattata completamente dello spavento che ci aveva messo nella prima parte, con l’esecuzione perfetta degli standard di culto I Don’t Believe In Love, Empire e la conclusiva Jet City Woman! Nonostante le lamentele per la scaletta di qualità molto squilibrata, il concerto dei Queensryche si è rivelato uno dei picchi del secondo giorno del festival. A questo ha contribuito enormemente anche la partecipazione del pubblico tedesco, a tratti più che fanaticamente infuocato.
| THE HAUNTED: 20:45 – 21:55 |
Chi non riusciva a sopportare la lunga pausa mentre preparavano il palco principale per l’esibizione dei Twisted Sister, poteva trottare in un attimo a “ingannare il tempo” nella sala Volskbank Messe. Lì infatti sono saliti sul palco degli ottimi rappresentanti del metalcore. Gli svedesi The Haunted. La loro miscela perfetta, che nasce dall’empirismo dei contenuti di riff della scuola di Göteborg del death metal melodico, sotto la guida autorevole dell’urlatore Peter Dolving i ragazzi l’hanno rimessa in vita senza compromessi e senza freni anche al Bang Your Head!!! festival di quest’anno.
Il repertorio, che ha ripreso tutti gli album in studio tranne l’esordio e che in pratica ha incarnato il recente album dal vivo e DVD “Road Kill” (2010), si è rivelato un vero parto dell’inferno! Sarà anche vero che in sala non c’erano nemmeno 1000 teste, ma i The Haunted hanno dimostrato di essere uno dei nomi più azzeccati per chiunque cerchi una cosa sola. Un colpo diretto in vena! Semplice, ma allo stesso tempo affilato, aguzzo e avvelenato su tutte le dimensioni del rumore. Chi voleva un muro di riff impenetrabile dall’incredibile “groove” ritmico, stavolta al festival ha davvero trovato abbastanza ragioni per buttarsi in un “mosh pit” selvaggio, o per farsi caricare in spalla dai compagni in un “crowd-surf”. Dolving, che a prima vista ricorda, in questo caso un buontempone del tutto innocente, ovvero il cantante degli Elvis Jackson Buda, non ha lasciato respirare il pubblico! Purtroppo il concerto dei The Haunted non sono riuscito a seguirlo fino alla fine, perché nel frattempo le gambe mi avevano già portato nel foto pit sotto il palco principale, dove era tutto pronto per l’esibizione dei Twisted Sister, ma una cosa è certa. I The Haunted sono all’apice delle loro forze!
TWISTED SISTER 21:10 – 22:50
È arrivato il momento del finale del giubilare 15° Bang Your Head!!! festival. È arrivato il momento dei Twisted Sister. Dalla nostra parte dell’Atlantico, dopo la rinascita del 2003, la band di norma viene solo per singole date, per un tour più lungo nel Vecchio Continente evidentemente non ha voglia. Per tutti i fan delle Sister, quindi, la possibilità di beccare la band sul palco è una vera rarità, ma non per i frequentatori abituali del BYH!!! festival, perché le Sister questa volta sono state sue ospiti già per la terza volta. Proprio il numero delle presenze è stato anche la domanda che, poco prima dell’inizio del concerto, ha fruttato a un fortunato che ha risposto bene la chitarra di J.J. French con tutte le firme delle Sister. Speriamo che la strapazzi per bene!
Alle nove e dieci era già tutto pronto. Palco avvolto nel buio, sotto la ressa. Aspettiamo. Solo una ventina di minuti buoni dopo il programma originale dagli altoparlanti ha cominciato a risuonare il “taped intro” Come Out And Play. Visto che fino a quel momento l’organizzazione del festival era stata affidabile quanto a tempistiche, la colpa del ritardo d’inizio è probabilmente della capricciosa divismo delle Sister. Dopo l’intro in riproduzione si è cominciato sul serio, il brano The Kids Are back ha sparato sul palco i cinque con Dee Snider in testa. Nonostante gli annunci in un’intervista dell’anno scorso, dove Snider aveva detto che il 2010 sarebbe stato una svolta per i Twisted Sister, perché avrebbero smesso di usare acconciature e trucco dal vivo, la previsione non si è avverata. L’abbigliamento a Balingen, rispetto a quello degli anni Ottanta, era nei limiti della norma, non si può più definire “grottesco”, ma spicca ancora la riconoscibile acconciatura di Dee Snider, marchio di fabbrica dei Twisted Sister.
La scaletta era prevedibile. Prevalevano i brani dei primi tre album, dell’epoca in cui il cammino delle Sister nelle classifiche e nella popolarità tra la gente rock saliva ripido, dal quarto album “Come Out And Play” hanno suonato due brani, mentre l’ultimo vero album in studio, “Love Is For Suckers”, l’hanno ignorato completamente. Chi conosce il retroscena della sua nascita sa già perché. È interessante che una band con soli tre album di larga fama possa fare da “headliner” a un festival come il BYH!!!. Le Sister al culmine della gloria si sono impresse così a fondo nel cuore della gente che lì sono rimaste fino a oggi, e il merito principale va senza dubbio al mega hit We’re Not Gonna Take It. Inserito a sorpresa già a metà concerto, ha raccolto ovazioni rumorose e ha costretto i musicisti addirittura due volte, dopo aver finito il pezzo, a tornare al ritornello prima di passare alla power ballad The Price. La parte regolare del concerto l’hanno chiusa con l’altro grande successo, I Wanna Rock, tirato per le lunghe oltre ogni limite del buon gusto, con il culmine raggiunto da un “intelligente” gioco di parole e dal canto di “I wanna fu*k”.
Il senso dei Twisted Sister è sempre stato il buon divertimento. La band non è mai stata famosa per eccellenza artistica o padronanza tecnica degli strumenti, quindi per i palati musicali raffinati il successo delle Sister è spesso un fenomeno inspiegabile. L’assolo di batteria di A. J. Pero è sembrato un cattivo riassunto della prima lezione della clinica di batteria di Mike Terrana, e anche quando il bassista Mark Mendoza si accaniva sulla sua beniamina, in tanti avrebbero preferito chiudere occhi e orecchie per risparmiarsi la sofferenza. La maggior parte dello show quindi poggia sulle spalle di Dee Snider, che con la sua riconoscibilità e il suo carisma non fa fatica a condurre l’esibizione e a conquistare il pubblico con discorsi (troppo) lunghi. Per la capacità di tenere il pubblico in trance continua, Snider è tra i migliori frontman del mondo. Con i fuochi d’artificio finali del festival e il brano S.M.F. come accompagnamento musicale, le Sister hanno concluso il loro concerto – le birbe hanno messo su un’ora e mezza di baldoria, per quanto di contenuti musicali superficiali, che ha lasciato indifferenti parecchi gourmet della musica.
DESTRUCTION 23:00 – 00:30 (sala)
Con i fuochi d’artificio e il concerto delle Sister per molti visitatori il festival era già finito, ma i più coraggiosi di noi si sono infilati ancora nella sala per l’ultimo respiro del BYH!!! festival. Dopo le esibizioni di Forbidden e Artillery del primo giorno, i Destruction sono stati gli unici rappresentanti del thrash metal old school nel secondo giorno del festival. Insieme a Kreator e Sodom formano il trio d’oro del movimento thrash tedesco, che dalle loro parti ha ormai uno status di culto, quindi vedere i Destruction a casa loro era un obbligo.
I Destruction a marzo si sono separati dal batterista Marc Reign per divergenze musicali, così i leggendari membri fondatori Schmier (voce, basso) e Mike Sifringer (chitarra) sono stati costretti a rimboccarsi le maniche per cercare un sostituto per lo sgabello rimasto vuoto. Il problema per ora lo risolve un batterista tedesco sconosciuto al grande pubblico, ma Schmeir avverte che la band deciderà solo in autunno, a tour finito, se accoglierlo in formazione come membro a tutti gli effetti. L’esame principale, e probabilmente più difficile, per il futuro batterista sarà la piena partecipazione nel ruolo di corista, come è ormai consuetudine nei Destruction.
In fondo al palco, proprio davanti al pubblico, regnavano teschi infilzati su aste di ferro, la scenografia era quindi all’altezza della fama oscura della band. L’esibizione aggressiva ha offerto già in apertura il classico Mad Butcher, che ha scatenato uno dei pochi “mosh pit” del festival, Schmier del resto durante il concerto istigava spesso con gesti al “moshing” le teste più accese delle prime file. Il biondo Sifringer raspava la chitarra sul lato destro del palco, e dalla dedizione con cui fa il suo lavoro sembra che durante l’esibizione cada in una trance che si scioglie solo quando lascia il palco. Nell’atteggiamento senza compromessi del sound dei Destruction c’è meno spazio per gli assoli che in certe band affini, perciò in primo piano ci sono sempre riff demolitori che sotto il palco creano una vera guerra. Il batterista temporaneo (nuovo?) ha seguito senza grossi problemi le linee di basso di Schmier, ma i cori ci sono mancati parecchio, e Schmier ha cercato di sostituirli da solo, con tentativi piuttosto sterili. Con brani come Tormenor, Devolution e Total Desaster ci siamo trascinati con gli ultimi atomi di energia fino alla fine del concerto, in parte amareggiato solo da un suono poco chiaro dietro il mixer.
E così si è chiuso il 15° giubilare Bang Your Head!!! festival. Come sempre, anche stavolta non si trova nulla da ridire. Tutto è filato liscio come l’olio. Le band hanno avuto condizioni sonore ottimali. Il palco grande e le condizioni sonore favorevoli sono state la garanzia delle ottime esibizioni a cui abbiamo assistito. Un po’ di fastidio l’ha portato il brutto tempo del secondo giorno, ma per quanto riguarda l’organizzazione il festival merita solo il massimo dei voti. I concerti sono iniziati spesso addirittura prima dell’orario annunciato. Con tutte queste sensazioni positive non puoi fare altro che giurare a te stesso di diventare un habitué del Bang Your Head!!!. Un festival così, con la sua qualità, ti incanta semplicemente per sempre. Arrivederci quindi al 14.07., 15.07. e 16.07.2011, quando ci vedremo di nuovo là!
testo: Urban Bolta (Bullet, Treat, The Quireboys, Twisted Sister, Destruction)
testo: Aleš Podbrežnik (Savage Grace, Sacred Steel, Hades, Fates Warning, Nevermore, Queensryche, The Haunted)
foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta
10:00 – 10:40 TOXIN 10:50 – 11:30 SAVAGE GRACE 11:40 – 12:30 BULLET 12.40 – 13.30 SACRED STEEL 13.40 – 14:30 HADES 14:45 – 15:35 TREAT 15:50 – 16:40 FATES WARNING 16:55 – 17:50 THE QUIREBOYS 18:05 – 19:15 NEVERMORE 19:15 – 20:10 DEW-SCENTED (sala) 19:35 – 20:45 QUEENSRYCHE 20:45 – 21:55 THE HAUNTED (sala) 21:10 – 22:40 TWISTED SISTER 23:00 – 00:30 DESTRUCTION (sala) SAVAGE GRACE scaletta: 1.Bound To Be Free 2.Into The Fire 3.After The Fall From Grace 4.We Came, We Saw, We Conquered 5.Master Of Disguise 6.The Dominatress 7.Sins Of The Damned 8.Exciter (Judas Priest cover) BULLET scaletta: 1.Pay The Price 2.Stand Up And Shout (Dio cover) 3.Dusk Til Dawn 4.Turn It Up Loud 5.Heading For The Top 6.One Deal With The Devil 7.Rambling Man 8.Bite The Bullet 9.Roadking 10.Bang Your Head SACRED STEEL scaletta: 1.Metal is War 2.Battle Angel 3.Open Wide the Gate 4.Heavy metal To the End 5.Denial of Judas (Heaven Betrayed) 6.Maniacs of Speed 7.Kill the King (Rainbow cover) 8.Carnage Victory 9.Slaughter prophecy 10.Wargods of metal HADES scaletta: 1.Exist to Resist 2.Widow’s Mite (Chapter Eleven) 3.The Leaders? 4.King In Exile 5.I Too Eye 6.Rebel Without a Brain 7.Voodoo (Black Sabbath cover) 8.Opinionate! 9.On to Iliad 10.Nightstalker TREAT scaletta: 1.The War Is Over 2.Ready For The Taking 3.Paper Tiger 4.Rev It Up / Party All Over / Too Wild 5.We Own The Night 6.Sole Survivor 7.Get You On The Run 8.Conspiracy 9.Skies Of Mongolia 10.World Of Promises FATES WARNING scaletta: 1.One 2.Life in Still Water 3.A Pleasant Shade of Gray Part III 4.We Only Say Goodbye 5.The Eleventh Hour 6.Point of View 7.Eye To Eye 8.Through Different Eyes 9.Monument THE QUIREBOYS scaletta: 1.Intro 2.Bite The Hand That Feeds 3.Have a Little 4.The Finer Stuff 5.Tramps And Thieves 6.There She Goes Again 7.I Love This Dirty Town 8.This Is Rock ‘N’ Roll 9.Man on the Loose 10.Starstruck (Rainbow cover) 11.7 O’Clock NEVERMORE scaletta: 1. Beyond Within 2. The River Dragon Has Come 3. Your Poison Throne 4. Born 5. Inside Four Walls 6. Narcosynthesis 7. The Termination Proclamation 8. This Godless Endeavor 9. The Heart Collector 10. The Obsidian Conspiracy 11. Emptiness Unobstructed 12. Enemies Of Reality QUEENSRYCHE scaletta: 1.Hit the Black 2.Sacred Ground 3.Man Down! 4.The Hands 5.Damaged 6.The Thin Line 7.Breaking The Silence 8.Silent Lucidity 9.The Right Side Of My Mind 10.Neon Knights (Black Sabbath cover) 11.I Don’t Believe In Love 12.Jet City Woman 13.Empire THE HAUNTED scaletta: 1. Dark Intentions 2. Bury Your Dead 3. 99 4. Trespass 5. The Flood 6. The Medication 7. Iron Mask 8. Bloodletting 9. Little Cage 10. D.O.A 11. No Compromise 12. Moronic Colossus 13. The Guilt Trip TWISTED SISTER scaletta: 1.Come Out and Play (taped intro) 2.The Kids are Back 3.Stay Hungry 4.Captain Howdy 5.Shoot ‘em Down 6.You Can’t Stop Rock ‘n’ Roll 7.The Fire Still Burns 8.I Am (I’m Me) 9.We’re Not Gonna Take It 10.The Price 11.I Believe in Rock ‘n’ Roll 12.Burn In Hell (plus drum solo) 13.I Wanna Rock —bis— 14.Under the Blade 15.Long Live Rock’n’Roll (Rainbow cover) 16.S.M.F.
Galleria fotografica














































































