Battalions of Fear
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Blind Guardian
Etichetta: Virgin Records
Uscita: 1988
Durata: 39:20
Voto: 3.5/5
Mentre gli Helloween, con l’arrivo del cantante Michael Kiske, passavano da attrazione speed metal a pionieri del power metal, in Germania a metà degli anni Ottanta spuntavano altre band affini, che nella loro musica giuravano su un mix di velocità, melodia e, col tempo, arrangiamenti sempre più epici. Gli Helloween quindi non rimasero soli a lungo in quello che facevano, anche se ci vollero ancora un paio d’anni prima che un’altra band portasse la formula del power metal a una tale perfezione. Tra le più riuscite e originali c’erano i loro connazionali un po’ più giovani, i Blind Guardian, partiti come un collettivo speed metal con una gran voglia di dimostrare qualcosa, sotto la forte influenza di gruppi come Iron Maiden, Queensryche, Metallica e, ovviamente, Helloween, che nei loro primi anni erano a loro volta ossessionati dallo speed metal.
All’inizio i Blind Guardian si chiamavano Lucifer’s Heritage, ma durante le registrazioni del loro debutto in studio »Battalions of Fear« cambiarono nome con una mossa furba, per non rischiare, a causa della simbologia occulta del vecchio nome, gli stessi guai che i Running Wild avevano avuto a inizio carriera, quando qualcuno li aveva scambiati per errore per una band black metal. Il cantante/bassista Hansi Kürsch, il chitarrista solista André Olbrich, il chitarrista ritmico Marcus ‘Magnus’ Siepen e il batterista Thomas ‘Thomen’ Stauch, membri di una formazione che è rimasta insieme ben 18 anni, amavano le opere letterarie di J.R.R. Tolkien, Stephen King, Michael Moorcock e Frank Herbert quasi quanto l’heavy metal, e in più erano fissati con i videogiochi della serie ‘Dungeons and Dragons’, cosa che ha influenzato parecchio soprattutto testi e iconografia, e che negli anni hanno continuato a sviluppare. La loro venerazione per Tolkien, poi, ha giocato un ruolo importante nella crescente popolarità tra i metallari. Dal punto di vista musicale, all’inizio della carriera i Blind Guardian ricordavano più una band speed metal americana che i tipici rappresentanti della scuola heavy metal teutonica, ma già in »Battalions Of Fear«, un disco per lo più di transizione, cominciavano piano piano a dare forma al loro inconfondibile stile epico, che più avanti gli avrebbe portato fama mondiale.
Tra i pezzi migliori dell’album c’è già l’opener »Majesty«, che ha superato bene la prova del tempo, tanto che non sorprende che i Blind Guardian la suonino ancora oggi quasi sempre dal vivo. Dopo una breve intro con un organetto che suona come una parodia un po’ buffa di ‘Sul bel Danubio blu’ di Strauss, arriva un passaggio infuocato in uno speed metal incandescente, mentre il testo parla delle avventure della Compagnia dell’Anello dal capolavoro di culto di Tolkien, ‘Il Signore degli Anelli’. Il lavoro intenso della doppia cassa e le linee di chitarra affilate sono accompagnati dall’energica prova vocale di Hansi. La sua voce in questa fase della carriera era ancora molto più ‘ruvida’ e meno ‘elastica’, ma in seguito è maturata in fretta fino a dimensioni invidiabili. In »Majesty« nel ritornello c’erano già le armonie vocali che più avanti, quando i Blind Guardian cominciarono a mettere tra le loro influenze importanti anche i Queen, sarebbero diventate uno dei loro marchi di fabbrica. »Majesty« è peraltro uno dei quattro brani dell’album che toccano gli eventi del ‘Signore degli Anelli’, in particolare quelli del primo libro, ‘La Compagnia dell’Anello’.
»Guardian of the Blind«, ispirata al romanzo ‘It’ di Stephen King, nonostante il titolo non è mai diventata un pezzo rappresentativo della band. Forse c’entra il fatto che questa giostra speed metal dall’approccio vocale indemoniato non ha né un ritornello particolarmente spettacolare né un arrangiamento davvero interessante. »Trial by the Archon« è un breve strumentale con passaggi di batteria battaglieri e possenti linee di chitarra, ispirato alla razza degli Archon della popolare serie di videogiochi ‘Dungeons & Dragons’, che i membri della band adoravano alla follia. Segue un passaggio diretto in »Wizard’s Crown«, che in origine si chiamava »Halloween«, ma dovettero cambiarle titolo perché gli Helloween avevano già un pezzo con lo stesso nome. L’atmosfera sinistra è accompagnata da un ritornello battagliero, sostenuto dalla doppia cassa martellante e da frasi di chitarra taglienti. Il testo parla del famigerato occultista Aleister Crowley, che fin dai Black Sabbath ha acceso la fantasia di tantissime band metal.
»Run For the Night«, un altro schiacciasassi speed metal tirato a lucido che racconta il calvario della ‘Compagnia dell’Anello’, è senza dubbio uno dei picchi del disco. Qui Hansi si cimenta più volte anche negli acuti, mentre Olbrich piazza un assolo di chitarra epico. Il culmine del pezzo è un ottimo ritornello con le tipiche armonie vocali epiche. »The Martyr«, dall’impronta un po’ più progressive, ‘racconta’ la passione di Gesù ed è una specie di ibrido tra lo stile speed metal degli esordi e quello epic power metal dei Blind Guardian successivi. Il lavoro di batteria e il battito delle linee di basso, tra numerosi passaggi interessanti, restano ancora decisamente speed metal, mentre la chitarra solista già irradia una varietà ben maggiore.
La title track, uno dei momenti più duri dell’album, è una critica feroce alla politica dell’allora presidente americano Ronald Reagan, con una prova vocale di Hansi piena di rabbia. Si potrebbe dire che sia un pezzo piuttosto atipico, di umore ribelle, in cui nelle armonie di chitarra si sentono parecchie influenze degli Iron Maiden. In chiusura ci sono due strumentali: »By the Gates of Moira«, che contiene elementi della Nona sinfonia di Dvorak ‘Dal Nuovo Mondo’ e qualche armonia di chitarra epica, e la bonus track »Gandalf’s Rebirth«, un bell’omaggio ambient alla miracolosa rinascita del buon mago Gandalf dal ‘Signore degli Anelli’. »Gandalf’s Rebirth« la band l’aveva registrata quando si chiamava ancora Lucifer’s Heritage. Ci suonavano ancora il precedente batterista Hans-Peter Frey e l’ex chitarrista Christof Thiesen, che erano stati membri della band per pochissimo tempo.
L’ambizioso debutto di una delle formazioni più valide della scena metal tedesca, »Battalions of Fear«, era ancora per molti versi un lavoro speed metal, che rifletteva le influenze di alcune band metal più affermate, ma in certi pezzi si sentiva già che i Blind Guardian stavano costruendo, piano ma con costanza, un approccio del tutto personale e ambiziosissimo all’epic power metal. Insieme al debutto degli Helloween, è senza dubbio uno dei migliori inizi di carriera in studio di un esponente della scena power metal tedesca, anche se da allora la band è cambiata parecchio nello stile, è maturata ed è cresciuta a fondo. Già nel disco successivo »Follow the Blind« (1989), peraltro un po’ più cupo, più duro e persino con qualche sfumatura thrash in più, si notava un leggero passo avanti: per la prima volta usarono le tastiere e cominciarono pian piano a scoprire gli arrangiamenti sinfonici, che nella loro musica avrebbero preso un posto sempre più importante.
Blind Guardian – Battalions Of Fear (album completo):
https://www.youtube.com/watch?v=LALDRn4j1XI
Formazione
1. Majesty (7:28)
2. Guardian of the Blind (5:09)
3. Trial by the Archon (1:41)
4. Wizard’s Crown (3:48)
5. Run for the Night (3:33)
6. The Martyr (6:14)
7. Battalions of Fear (6:06)
8. By the Gates of Moria (2:52)
Bonus track:
9.) Gandalf’s Rebirth (2:10)
Produzione
Kalle Trapp
Elenco dei brani
Hansi Kürsch – voce, basso
André Olbrich – chitarra solista, voce di accompagnamento
Marcus Siepen – chitarra ritmica, voce di accompagnamento
Thomas Stauch – batteria