Na zahod

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Drevored
Etichetta: Nika Records
Uscita: 2017
Durata: 38:33
Voto: 4.5/5

I Drevored sono una band rock della Bassa Carniola di stanza a Novo mesto. Sette anni dopo l’uscita del debutto in studio »Dekade«, il gruppo torna con il suo successore, »Na zahod«. L’intervallo tra i due album è bello robusto, ma il bello deve ancora venire. La band, infatti, è nata addirittura nel 1979, ma per una serie di circostanze fino al 2010 non è mai riuscita a tirare fuori un disco. La prima fase della loro attività si è chiusa nel 1989, nel 2008 si sono riattivati e alla fine hanno pubblicato il debutto.

Il predecessore »Dekade« presenta i Drevored come un quartetto con un focus musicale ben definito, che punta al perfezionismo sonoro, ovvero a quella elasticità organica, quella morbidezza e quella duttilità analogica (spesso latitanti tra gli artisti sloveni che si »accontentano troppo in fretta«) di un paesaggio sonoro sempre tridimensionale e dinamicamente vivace, in cui i pastelli dei mattoncini dell’immagine sonora si fondono con naturalezza e convivono in un equilibrio eccezionale. Visto che i pezzi raccolti su »Dekade« sono nati nell’arco di 31 anni, parliamo di un risultato estremamente maturo e rifinito. Dal punto di vista compositivo e dei contenuti, dalla testa ai piedi. Un rock’n’roll malinconico, con l’innegabile fascino dell’orecchiabilità pop e una spruzzata di erotismo blues,  attraverso cui ti parla la bella voce di Dušan Prosinečki. »Po Dolenjsko«. Anche se le differenze artistiche tra Dan D e Drevored sono nette, la malinconia che entrambe le band lasciano sui supporti sonori ogni tanto è molto affine. E »Na zahod« è la continuazione della storia musicale del predecessore sotto ogni aspetto sonoro e compositivo della visione musicale del gruppo.

Anche »Na zahod« dichiara senza vergogna che i Drevored, come gruppo in senso artistico, sono da sempre affascinati dalla figura e dall’opera di band come gli Eagles; si avvertono anche tracce di rappresentanti del southern rock come Lynyrd Skynyrd, Blackfoot o The Outlaws. Semplicemente. Prima di tutto il legame di parentela sta nel suono stesso delle chitarre in produzione e nel modo stuzzicante di abbellire le melodie con armonie vocali a più voci (per gli sloveni è sempre stato un elemento estremamente impegnativo, a cui pochi sono all’altezza). E anche quando guardi a come sono impostate le composizioni. Soprattutto quando il disco arriva a brani come Vlak, Motel, Amerika, dove la forza del gruppo, in termini di raffinatezza sensuale degli arrangiamenti stratificati, si rivela ancora di più. Il suono si costruisce sull’accompagnamento che unisce il timbro semiacustico e acustico delle chitarre, dove spicca un evidente momento “jangle”, un basso sempre melodicamente dinamico e in primo piano, strutture ritmiche robuste e, qua e là, un’atmosfera rafforzata dal suono caldo e cioccolatoso dell’organo Hammond. La band capisce anche molto bene cosa significhi far salire gradualmente le atmosfere nei brani (Kdo ukradel mi je zvezde). E su tutto questo, ovviamente, l’ascoltatore viene accompagnato per tutto il tempo, al centro della storia dei Drevored, dalla splendida voce di Dušan. Una voce costantemente votata a un’interpretazione vissuta fino in fondo, a piena carica.

Quando ascolterai l’album »Na zahod« ti troverai davanti a un fenomeno interessante. Più il disco va verso la fine, più prende e più parla intensamente. Soprattutto nella serie di quattro brani consecutivi Vlak, Motel, Zunaj pada sneg e la conclusiva Amerika. Il gruppo ha anche curato con grande abilità i passaggi mid-eight, dove il brano spesso si infila in una modulazione della melodia, per poi riportare fluidamente lo sviluppo della composizione al ritornello finale, o al pre-ritornello.

Ho già detto che i Drevored sono anche maestri nel creare armonie vocali a più voci. Negli arrangiamenti le inseriscono nelle composizioni con un’abilità incredibile, e questo rafforza le atmosfere vibranti dei brani. »Na zahod« è un album in cui sono riusciti a travasare anche un momento di misticità. Lo segnala già l’iniziale Ona mirno spi. È un brano che si stacca dal resto del disco sia per il ritmo, sia per la melodia delle frasi principali. In una melodia celtica “rifilata” di nascosto, infatti, si rivolge all’ascoltatore con un’atmosfera solenne e mistica. Sul disco, con Ptice letijo v neznano, saltano sul treno della moda del momento, quello della “retorica indie pop rock”, anche se queste etichette, nel caso dei Drevored, sono un po’ ingrate. Davanti a noi c’è infatti un classico album rock con una raffinata spruzzata pop e con momenti di southern rock e di sbruffoneria blues. Insomma, il principio di composizione musicale tipico del rock sloveno di punta della fine degli anni Settanta e degli Ottanta. Nei tempi nuovi, ovviamente, rifinito e maturo dal punto di vista artistico.

Sì. »Na zahod« è un album estremamente buono. E ti entra nel cuore a poco a poco, sempre di più a ogni giro nel lettore CD. La sua forza, ovvero l’ottimizzazione dell’assioma »meno è meglio«, è eccezionale. Pieno, sensuale. Il disco offre un mucchio di potenziali hit, soprattutto se fossimo ancora negli anni Ottanta. I pezzi gareggiano a chi ruberà l’attenzione agli altri, soprattutto quando ti imbatti in una composizione come Kdo ukradel mi je zvezde. Candidata eccezionale a hit evergreen (ovviamente, se oggi vivessimo ancora una volta gli anni Ottanta).

I Drevored non possono certo vantare un ricco corpus discografico. Ma sia »Dekade« sia ora »Na zahod«, uno dopo l’altro, dimostrano l’incredibile forza compositiva, ovvero il talento da compositore e autore di Dušan Prosinečki (due brani originali li ha firmati anche Tomaž Zorko), e la rifinitura musicale a più strati di un quartetto che subordina tutto all’obiettivo elementare di raggiungere la perfezione sonora e un valore musicale seducente. L’album »Na zahod« è una lezione per ogni artista sloveno che cerca di bussare con desiderio alla porta del mainstream da onde medie. I Drevored dovrebbero essere, in questo senso, una delle band portanti del sano rock mainstream (pop) in Slovenia, e speriamo che le frequenze radio nazionali tributino loro questo riconoscimento. Detto questo, chi scrive questa recensione non si capacita di come il talento da “songwriter”, sottilmente affilato e sensibile, di Dušan Prosinečki sia ancora oggi, in Slovenia, un segreto musicale così ben custodito.

Anche se l’anno è appena cominciato, »Na zahod« è uno dei primi candidati a miglior album rock’n’roll sloveno del 2017! E sì, ne vogliamo ancora, anche se passerà un altro decennio! Conta la sostanza, e i Drevored, su questo fronte, non sanno e non possono deludere. 

Ancora una cosa. Di carattere minore, ma comunque. La poesia, cioè il messaggio stesso dei testi di questo album, si lega al fatto che la giovane generazione di sloveni si trova di nuovo davanti alla ricerca della felicità “a ovest”. Quindi? La storia non ci insegna niente. Non è la prima generazione di sloveni e, evidentemente, nemmeno l’ultima. Il viaggio verso ovest, anche verso il continente nordamericano, in cerca di opportunità. No, l’album non è quindi concettuale, ma tra i brani si può cogliere un filo rosso nel messaggio.

Drevored – Ona mirno spi (audio ufficiale):

 

Formazione

Dušan Prosinečki – voce, chitarra
Tomaž Zorko – chitarra, voce
Andrej Zupančič – basso
Alen Tibiljaš – batteria 

Produzione

Maras Tomaž Mot & Mike Poole

Tracklist

1. Ona mirno spi
2. Smo le ljudje
3. Nasvidenje v naslednji vojni
4. Kdo ukradel mi je zvezde
5. Moje stopinje
6. Ptice letijo v neznano
7. Zares
8. Vlak
9. Motel
10. Zunaj pada sneg
11. Amerika 

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