Bay of Kings

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Hackett, Steve
Etichetta: Camino Records
Uscita: 1983
Durata: 44:26
Voto: 4/5

Il leggendario chitarrista Steve Hackett, nel corso di una carriera ricchissima, si è cimentato con più o meno successo in un bel ventaglio di stili musicali diversi. Di disco in disco è passato dal suo primo amore, il rock progressivo sinfonico, a generi meno familiari come AOR e blues, fino alla musica classica a impronta acustica e orchestrale. “Bay of Kings” è stato il suo primo lavoro strumentale all’insegna di una direzione esclusivamente acustico-classicheggiante. Qui Steve ha dato ampio sfogo al suo grande amore per la chitarra acustica e per i classici, con in testa il suo modello assoluto, Andrés Segovia. Era da un bel po’ che voleva fare questo grande passo in studio nel mondo della musica classica acustico-strumentale, ma lungo la strada erano sempre spuntati altri piani, legati soprattutto, in quel periodo della sua carriera, alla fame dell’allora casa discografica di hit radiofoniche rock melodiche e sparate in fretta.

Questa linea era incarnata dai due album precedenti, il pessimo “Cured” (1981) e il discreto “Highly Strung (1983), che a differenza di “Bay of Kings” hanno retto decisamente male la prova del tempo. Dopo quegli esperimenti AOR/pop, Steve sentiva sempre più il bisogno di togliersi per un po’ dai riflettori e di tuffarsi nel mondo più intimo e sottile della chitarra acustica. In quel campo era un maestro a modo suo fin dai primi giorni, anche se la fama mondiale se l’era guadagnata come chitarrista elettrico. I suoi piani commercialmente poco ambiziosi volevano metterli in croce quelli della Charisma Records, la casa discografica di allora, che già pregustava fior di quattrini e voleva un altro disco in chiave AOR. Steve si è ribellato a questo ricatto e ha pubblicato l’album con un’altra etichetta. Il risultato? Una tiratura sensibilmente più bassa e, per anni, un disco considerato una vera rarità. Oggi si trova senza problemi tramite la Camino Records, l’etichetta dello stesso Hackett. Un episodio piuttosto seccante, se non addirittura buffo, è capitato durante la lavorazione a Kim Poor, moglie e musa di Steve nonché autrice della maggior parte delle sue copertine: si è dovuta rassegnare a sostituire la copertina originale, con una donna nuda in mezzo all’acqua, con una generica copertina del marito.

Su “Bay of Kings” il maestro Hackett ha avuto un sacco di spazio per sfoggiare le sue doti alla chitarra acustica, che impressionano sia sul piano espressivo sia su quello tecnico. La maggior parte dei brani si regge su motivi delicati, di taglio pastorale, e su combinazioni e sequenze di accordi di rara fantasia. Steve è sempre stato noto per il suo raffinato senso della morbidezza nell’arpeggiare gli accordi e per uno straordinario orecchio nel creare sottili arrangiamenti dal sapore celtico. Da questo punto di vista “Bay of Kings” è uno dei vertici della sua carriera, perché praticamente ogni brano dell’album cattura quel suo inconfondibile misticismo pastorale che gli ha fruttato il massimo rispetto tra i palati musicali più fini.  A dargli una mano con la maggior parte degli arrangiamenti orchestrali ci hanno pensato i suoi insostituibili collaboratori musicali: il fratello John al flauto e alle tastiere e il maestro delle tastiere Nick Magnus.

È difficile mettere in risalto singoli brani dell’album, perché ognuno ha qualcosa di suo e conquista senza fatica qualsiasi amante e suonatore di chitarra classica. La magia acustico-pastorale arriva subito con la title track d’apertura, che con una sequenza di accordi delicati evoca in un attimo un’idillio romantico. Tra i picchi dell’album si possono contare brani come “Marigold”, costruito su morbidi arrangiamenti barocchi, “St. Elmo’s Fire” con il suo passo drammatico, la mistico-incantata “Petropolis”, “Black Light”, intrisa di melos latino, e il classico “Time Lapse at Milton Keynes”, uno dei ritratti più sinceri della chitarra di Steve.

Nella scaletta ci sono anche due brani riarrangiati dal passato del maestro, che rispetto alle versioni originali hanno subìto modifiche appena percettibili. Il primo dei due è “Kim”, una breve serenata d’amore dedicata alla moglie di Steve. Era comparsa originariamente sul suo secondo album “Please Don’t Touch” (1978). Anche se da allora la suona praticamente a ogni concerto, cosa un filo patetica, resta comunque uno dei suoi strumentali per chitarra acustica più belli. L’altro strumentale riarrangiato è la leggendaria “Horizons”, che resta senza dubbio il suo classico per chitarra acustica più famoso e amato. La maggior parte degli appassionati l’ha sentita per la prima volta sul capolavoro dei Genesis “Foxtrot” (1972). Da allora gode di uno status di culto come tappa fissa nella scaletta dei concerti di Steve. A chiudere, “Tales of the Riverbank” e “Skye Boat Song” sono due esecuzioni arrangiate con grande cura di brani tradizionali. In questo ambito sono una rarità, visto che il maestro Hackett per gran parte della carriera ha creato arrangiamenti completamente suoi.

“Bay of Kings” è un album splendido, intriso di classicismo, che offre un ritratto sincerissimo di una leggenda del rock progressivo nei panni del chitarrista acustico. Non sarà certo il suo ultimo disco classico-acustico, visto che Steve si avventurerà ancora più volte, in futuro, in questo angolo meno celebrato del suo percorso musicale. In un periodo in cui era praticamente costretto a fare rock melodico e pop, “Bay Of Kings” è stato una ventata d’aria fresca graditissima, con cui per un attimo è tornato alle sue radici musicali romantiche e ha reso omaggio ad alcuni maestri della chitarra classica che hanno influenzato la sua crescita di strumentista e compositore.

Formazione

Steve Hackett – chitarra, tastiere
Nick Magnus – sintetizzatore, tastiere
John Hackett – flauto, tastiere

Produzione

John Acock e Steve Hackett

Tracklist

1. Bay Of Kings
2. Journey
3. Kim
4. Marigold
5. St Elmo’s Fire
6. Petropolis
7. Second Chance
8. Cast Adrift
9. Horizon
10. Black Light
11. Barren Land
12. Calmaria
13. Time Lapse At Milton Keynes
14. Tales Of The River Bank
15. Skye Boat Song

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