Beardfish: The Sane Day

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Etichetta: Autoprodotto
Data di uscita: 2005
Produzione: Beardfish
Durata dell’album: 112.06 min (2CD)
Genere: Progressive Rock
Voto: 9.0/10


I revivalisti prog svedesi Beardfish, nati nel non proprio lontanissimo 2021, si sono fatti notare per la prima volta nel 2003 con un esordio più che solido, «Från en plats du ej kan se…», che a tratti suonava ancora piuttosto acerbo, mentre il cervello della band, il tastierista/chitarrista/cantante Rikard Sjöblom (che più tardi si è “trasferito” nei Big Big Train), non era ancora al livello vocale che avrebbe raggiunto in seguito.

Le cose sono migliorate in fretta già col secondo album, «The Sane Day», interamente con testi in inglese, dove la band si è fatta sensibilmente più matura in fase di scrittura, anche se in questo momento della carriera non era ancora al livello dei suoi lavori più apprezzati. Anche Sjöblom, che in «The Sane Day» non si era ancora scrollato del tutto di dosso l’accento svedese, qui ha cominciato a mutare pelle a gran velocità: da cantante nella media a uno dei migliori della scena prog contemporanea (non solo scandinava).

Da questo disco in poi, inoltre, ha suonato tutte le tastiere da solo, visto che i Beardfish non hanno cercato un sostituto per l’ex tastierista Stefan Aronsson, che aveva salutato la compagnia poco dopo il già citato esordio. La formazione dei Beardfish, nata nel 2003 e composta, oltre a Rikard, dal chitarrista David Zackrisson, dal bassista Robert Hansen e dal batterista Magnus Östgren, è rimasta in piedi fino allo scioglimento della band.

«The Sane Day» era un doppio album con oltre due ore di musica, una mossa decisamente coraggiosa per una band così giovane ma già all’epoca molto ambiziosa. Tra i gruppi prog “della vecchia scuola”, le influenze più evidenti in «The Sane Day» sono Genesis, Yes, Gentle Giant e Camel, anche se già allora i Beardfish non si potevano certo liquidare come tipici revivalisti del prog sinfonico: la loro musica attingeva a tratti anche al metal progressivo, all’hard rock, all’art rock, al folk rock, al pop rock, al jazz fusion e al rock d’avanguardia. In più, i testi erano spesso di critica sociale e satirici, con una bella dose di humour nero.

La direzione musicale di «The Sane Day» si capisce benissimo già dall’apertura, l’epica «A Love Story» di dodici minuti, che esplode di eclettismo ritmico e negli arrangiamenti, con continui cambi d’atmosfera. L’approccio vocale spesso teatrale e camaleontico di Rikard era già allora il suo marchio di fabbrica, e nemmeno un accento svedese fin troppo evidente, che già nel disco successivo dei Beardfish sarebbe quasi sparito del tutto, è riuscito a rovinarlo. Con questa acrobazia vocale che va dal pacato allo scatenato fino al furioso, a più d’uno «The Sane Day» farà venire in mente certe cose degli Spock’s Beard.

Dopo l’epica e bombastica apertura, i Beardfish ci servono un pizzico di humour con il breve pezzo art rock «Sun Is the Devil», che contiene anche qualche elemento folk rock e, come atmosfera, ricorda la colonna sonora di un vecchio cartone animato dell’Europa orientale, di quelli che da noi passavano un tempo nel programma per bambini Živ Žav  Nella malinconica «Mudhill» i Beardfish tirano fuori anche elementi di jazz fusion, soprattutto nell’incrocio tra linee di basso dinamiche e arrangiamenti di pianoforte nella parte iniziale e in quella finale.

Nella «The Gooberville Ballroom Dance», condita di prog metal e ritmicamente tiratissima, i Beardfish dimostrano perché all’epoca erano una delle giovani band prog più energiche, senza vergogna per qualche incursione umoristica. C’è chi obietterà che l’insulto “filthy motherfucker”, che Rikard e soci si concedono stavolta nel ritornello e che nel rock progressivo, dai tempi di Frank Zappa, non si sente proprio spesso, sia più una prova di infantilismo che di genialità, ma chi si prenderà la briga di approfondire il testo del brano capirà in fretta perché la band si sia lasciata andare, con leggerezza, a un po’ di umorismo da bagno pubblico.

L’ottimo strumentale «Igloo On Two» contiene elementi di folk rock e jazz fusion ben armonizzati e divertenti arrangiamenti barocchi, di cui, nonostante l’assenza degli archi, non si vergognerebbero nemmeno Gentle Giant e Gryphon. La quasi decennale avventura epica «Tall Tales» prosegue all’inizio nello stile barocco-jazzistico-eccentrico del brano precedente, con forte enfasi sui suoni dei cimbali, su linee di basso corpose e su complessi passaggi di batteria. Poi però si trasforma in una creatura di taglio melodico, con splendide armonie vocali e raffinati arrangiamenti sinfonici.

«The Basic Blues», intriso di un’atmosfera misteriosa, ha un titolo fuorviante, come c’era da aspettarsi: questa composizione non ha niente a che fare col blues, ma in compenso è molto più vicina al prog rock sinfonico “della vecchia scuola”. La prima metà di «The Sane Day» si chiude con la prelibatezza epica «The Summit», che con il suo clima drammatico, un po’ cupo, e l’uso occasionale del mellotron richiama certi paragoni con gli Anekdoten, connazionali dei Beardfish. Anche qui in primo piano c’è il carisma vocale di Rikard, con una buona dose di teatralità senza la quale la musica dei Beardfish è impensabile.

La seconda metà dell’album si apre con la title track, uno strumentale malinconico con ipnotiche armonie sinfoniche e jazzistiche. L’ibrido art rock/pop rock «Blue Moon» offre un contrasto totale: un brano energico, spiccatamente melodico, con un ritornello allegro di cui va il merito soprattutto a Rikard , che stavolta si diverte anche col falsetto. In questo pezzo divertente e saltellante si sentono anche certe influenze dei mai dimenticati Beatles.

«Do You Remember Fun Mom» è un breve strumentale di base jazz fusion, una specie di riscaldamento prima del ben più complesso e interessante strumentale «Return To Mudhill», che per l’eccezionale eclettismo ritmico e negli arrangiamenti e per la giocosità ambient è tra i vertici del disco. «Waiting Room», con la sua varietà, la sua energia e i suoi lampi umoristici, è praticamente il prototipo dello specifico standard Beardfish. «Mystique of the Beauty Queen» esplode di eccentricità vocale, teatralità e arrangiamenti scherzosi, e per questo il finale epico, del tutto inatteso, funziona ancora meglio.

Lo strumentale «Love Revisited» è una dimostrazione efficace delle doti soliste di Rikard al pianoforte. Il capolavoro strumentale «Ask Someone Who Knows» è un’altra avventura prog rock ad alta energia ed eclettica, piena di acrobazie soliste, che farà la gioia di tutti i palati fini del prog. A questi ultimi non darà fastidio nemmeno l’inatteso, sinistro scoppio di risate in chiusura di questa magnifica composizione.

«Now» è pervaso da un’atmosfera insolitamente positiva e dalle maestrie all’organo di Rikard, che stavolta passano in primo piano. Nell’avventura strumentale conclusiva «The Reason of Construction And Or Building a Pyramid», che già dal titolo fa capire che sarà una creazione decisamente sperimentale, non mancano elementi ritmici d’avanguardia e jazz, mentre certi arrangiamenti risultano piuttosto comici e danno una bella scossa a questo complesso capolavoro.

«The Sane Day» ha rappresentato un grande passo avanti, in termini di maturità, nello sviluppo del riconoscibile suono Beardfish. Nonostante la durata monstre, non ha un solo momento noioso o privo di ispirazione: quello che succede musicalmente nel disco resta interessante e intenso nell’atmosfera dall’inizio alla fine. Soprattutto grazie al già allora carismatico e versatile Sjöblom e al fatto che non si prendevano troppo sul serio e sapevano maneggiare l’umorismo macabro, i Beardfish avevano un grande vantaggio sulla maggior parte dei coetanei prog emersi all’inizio del XXI secolo. Oggi questo disco, come l’esordio dei Beardfish citato prima, è una bella rarità, perché è uscito prima del passaggio alla celebre etichetta prog InsideOut Music, grazie alla quale negli anni successivi, soprattutto con le due parti della saga «Sleeping in The Traffic», fino al prematuro scioglimento nel 2016, sono diventati una delle band prog più amate e apprezzate della generazione più giovane.

Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik

Tracklist:
CD 1
1. A Love Story (12:50)
2. Sun Is the Devil (2:11)
3. Mudhill (5:39)
4. The Gooberville Ballroom Dancer (6:58)
5. Igloo On Two (6:35)
6. Tall Tales (9:29)
7. The Basic Blues (5:21)
8. The Summit (7:12)

CD 2
1. The Sane Day (6:06)
2. Blue Moon (4:40)
3. Do You Remember Fun Mom (1:49)
4. Return To Mudhill (4:24)
5. Waiting Room (4:38)
6. Miss Gooberville (0:33)
7. Mystique of the Beauty Queen (7:04)
8. Love Revisited (2:55)
9. Ask Someone Who Knows (7:55)
10. Now (6:39)
11. The Reason of Construction and Or Building a Pyramid (9:08)

Formazione:
Rikard Sjöblom – voce, chitarra (canale sinistro), organo, tastiere, sintetizzatori, percussioni
David Zackrisson – (canale destro), sintetizzatori, Fx, cori
Robert Hansen – basso, chitarra, cori
Magnus Östgren – batteria

Musicisti ospiti:
Rasmus Diamant – flauto nel brano n. 2
Christer Jägerlund – cori nei brani n. 2 e 11
Lisa Marklund – cori nei brani n. 2 e 11


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