Beginning (EP)
Artista: Turbo
Etichetta: Histria Cult Records
Uscita: 2009
Durata: 14:31
Voto: 3/5
Turbo! Nella seconda metà degli anni Ottanta, più precisamente nel 1987, nascono nella loro prima incarnazione come trio: Dragan Dončič – Fujo alla batteria, Brane Rihar alla chitarra e Miro Mutvar (oggi nei The Drinkers) al basso. L’idea della band era spingere i confini dell’heavy metal sloveno di allora a favore di un suonare ancora più veloce, ancora più forte, e di innestarci escalation sceniche da shock. Dopo aver lasciato i Lene kosti nel 1987, il cantante Milan Krušič si unisce ai primi Turbo, che diventano un quartetto.
Per il cantante fu un trampolino perfetto per portare nella nuova band gli elementi di quella visione moderna che aveva segnato l’heavy metal del mondo sviluppato negli anni Ottanta e il periodo più fertile della sua band madre, i Lene kosti, a metà del decennio. Come detto, l’obiettivo della band era offrire l’heavy metal più veloce e più rumoroso mai sentito fino ad allora nell’area della defunta Jugoslavia. Krušič ha incoronato la sua fantasia rigogliosa, fatta di provocazione scenica diretta e vera terapia d’urto “horror”, con testi che pescano dall’occultismo e dal camminare sul filo del rasoio della tentazione del diavolo. Aveva iniziato a svilupparla nei Lene kosti, ma coi Turbo ha definito in modo quasi definitivo questo teatro da palco.
L’EP “Beginning” è in pratica il primo manifesto della band, con cui mosse i primi passi prima dello scioglimento della prima formazione, della rapida ricostituzione in una seconda line-up e della successiva uscita di due album in studio. Ci trovi quattro tracce. La più interessante è senza dubbio Master Of Warrior, che apre l’EP. La caratterizzano due ritmi e un fatto curioso: la frase di chitarra di base non cambia granché nel corso del pezzo. La band ha puntato tutto sul casino e forse si è dimenticata di qualche abbellimento chitarristico indispensabile, o di passaggi costruiti con un po’ più di cura; in ogni caso la scarsa verve alla chitarra dimostra che Rihar non era poi questo gran talento musicale, capace di inventare riff trainanti, concreti e di quelli che ti si piantano sottopelle, come invece accadeva con gli indimenticabili riff di Lene kosti o Pomaranča. Il fattore principale che tiene insieme la band e che salva la credibilità dell’EP è il cantante Milan Krušič. Già in Master Of Warrior solleva uno sviluppo strumentale meno interessante, trasformandolo col suo approccio in una storia estremamente piacevole e invitante, che inchioda subito l’ascoltatore. Krušič è variabile. Nel canto pulito suona unico, sinistro; subito dopo attacca con una gutturalità che, nelle note più alte, porta davvero quel necessario elemento di shock, perdizione e oscurità, dando al tempo stesso dinamica al brano. In Madhouse si respira una sensazione simile, la band suona ancora più forte e Krušič tira fuori il suo massimo bestiale, ruggendo davvero al limite delle capacità umane. La voce di Krušič è quello per cui un fan dell’heavy metal viene a cercare i primi Turbo. Carisma e unicità, oltre a una totale concentrazione e immedesimazione, che sparano fuori un’energia distruttiva e sfrenata. È l’approccio di Milan Krušič che, credimi, non sa e non riesce a rinnegare.
Black Star, ovvero Tiha noč, è aggiunta all’EP due volte, in versione inglese e in versione slovena. Qui i ragazzi mettono in scena un “horror show” che richiama i vecchi tempi dei Black Sabbath, soprattutto nell’intro, famigerato e intricato, dove effetti speciali (risata del diavolo, richiamo di un gufo) e organo sono opera del noto ex Buldožer Borut Činč, l’uomo nel cui studio i Turbo, tra il 26.08.1988 e il 28.08.1988, hanno registrato questi quattro pezzi. La parte iniziale, guidata dal suono dell’organo, è segnata dalla voce pulita, spietata, accusatoria e sinistra di Milan Krušič. Il brano si spezza e poi scorre in un altro riff semplice, che lo porta avanti. Il ritmo cambia tre volte, poi un passaggio meno compatibile rompe l’atmosfera e rimette il pezzo su un nuovo giro. Ancora una volta Krušič è l’elemento chiave che dà a entrambe le versioni credibilità e fascino unico. La versione slovena è particolarmente riuscita grazie a ottimi versi con cui si identificherebbe lo stesso conte Nosferatu nel regno dei suoi sotterranei, mentre fa l’occhiolino a dei calici di nobile sangue umano.
L’EP “Beginning” è stato stampato in sole 60 copie. Meglio tardi che mai. Le registrazioni arrivano dai nastri originali su cassetta e per questo sono di qualità un po’ più scadente, ma questo non toglie nulla all’autenticità! L’uscita è pensata per i veri appassionati e per i collezionisti di dischi che hanno dato forma al volto dell’heavy metal degli anni Ottanta. Cioè l’epoca della prima generazione dell’heavy metal sloveno. In questa formazione i Turbo hanno fatto solo sei concerti. Ma quei concerti furono segnati, oltre che da performance sceniche piene di energia, soprattutto da cervella (di manzo) sanguinolente conficcate nel punto d’incontro di croci, docce di sangue, giocoleria con teschi, bevute teatrali di sangue dai teschi e così via… Insomma, un’incarnazione di breve durata dei primi Turbo, che però ha lasciato un segno indelebile con la sua visione dell’heavy metal, così come la intendeva allora anche il mondo sviluppato. “Beginning” è il tassello mancante nel mosaico della vita dell’heavy metal sloveno degli anni Ottanta e, a conti fatti, un’aggiunta obbligatoria alla tua collezione heavy metal.
Formazione
Milan Krušič – voce
Brane Rihar – chitarra
Miro Mutvar – basso
Dragan Dončić (Fujo) – batteria
Produzione
Borut Činč
Tracklist
1. Master Of Warrior
2. Black Star
3. Madhouse
4. Tiha noč