Belo Dunum, Echoes From the Past

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Autore: Rok Klemše

Artista: Delirium X Tremens
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: year_month
Durata: 41:47
Voto: 4/5

Pochi giorni fa qui scrivevo che il metal italiano non è chissà quale scena di qualità, ma a quanto pare si vede sempre più chiaramente che con accuse così generalizzate stiamo facendo un torto sempre più grosso ai nostri vicini metallari d’Occidente. A gettare una luce sinistra sull’Italia metal sono soprattutto gli eccessi musicali come i Rhapsody e le loro sciagurate derivazioni, ma per fortuna esistono anche band che restituiscono credibilità alla scena metal italiana. Una di queste è Delirium X Tremens, che poco più di un anno fa ha pubblicato il suo secondo album in studio, Belo Dunum, Echoes From the Past.

 

La particolarità del gruppo è che (finora) costruisce la sua discografia esclusivamente con lavori concettuali. Già il loro primo EP, Cyberhuman, conteneva una storia compiuta, il debutto CreHated From No_Thing giocava con la storia di un medico in cerca del segreto della vita eterna (portando così nel concept elementi di fantascienza), e anche il disco attuale è tenuto insieme da un racconto unitario. Ma se il debutto si misurava con questioni di scienza, filosofia ed etica, Belo Dunum si volge alla realtà, alla storia di Belluno (il nome deriva dalla denominazione celtica belo-dunum), la città da cui vengono i Delirium X Tremens.

 

Belluno sorge nell’abbraccio delle Dolomiti, e la sua posizione geografica e la sua storia sono legate in modo fatale a questa catena montuosa, che è anche il cuore dell’album. Nella prima parte del disco ci accoglie infatti la tempesta death metal di I Was, in cui un soldato italiano in punto di morte svela con le sue ultime parole miti e leggende di Belluno, attraverso cui i DXT ci guidano nei brani successivi. Questi per lo più battono il sentiero ben tracciato del death metal, ma la band arricchisce lo sguardo sul genere con strumenti esotici, per questo tipo di metal: xilofono, violini, ottoni e fisarmonica. Queste aggiunte sorprendenti per lo più arricchiscono e migliorano la musica e, anche se qua e là suonano un po’ goffe, contribuiscono comunque al senso autentico delle storie di inizio secolo scorso che ci raccontano i Delirium X Tremens. Nonostante l’uso di strumenti tradizionali per sostenere la storia e il ritorno efficace al passato, la band resta saldamente ancorata alle acque del death metal. Un death agitato come l’Adriatico in tempesta e brutale come le bufere di neve sulle cime delle Dolomiti. I Delirium X Tremens sono una band tecnicamente preparatissima che si guarda dallo sfoggiare le proprie abilità, ben consapevole che il suo scopo è innanzitutto presentare il concept e i pezzi in quanto tali. Eppure Belo Dunum è un disco dinamico e ondulato, pieno di salite e discese, di parti brutalmente veloci e di passaggi atmosferici più lenti, e la musica è arricchita da molti inserti acustici e dagli strumenti «folk» già citati. Le parti di chitarra fanno egregiamente il loro lavoro, a tratti assumono un tono epico e monumentale e in certi momenti ricordano magistralmente i Death. La batteria devastante ti calpesta le orecchie come valanghe spietate, peccato solo che basso e rullante abbiano un suono piuttosto strano e goffo. Un posto speciale l’album lo riserva all’ottima voce di Ciardo, che ruggisce come Matti Karki (Dismember) e non disdegna né lo screaming black metal (un inserto black eseguito alla grande in An Old Dusty Dream) né le voci pulite, estremamente convincenti, soprattutto nell’inquietante intro Artiglieria Alpina. Questa richiama la tradizionale marcia militare alpina italiana (che i Delirium X Tremens hanno composto da soli) ed è un’introduzione calma, serena e idillica, prima che nel pezzo si spalanchi l’inferno della guerra contro l’Austria-Ungheria, combattuta dagli alpini italiani sulle Dolomiti durante la prima guerra mondiale. Altrettanto inquietante è l’«omaggio» alla Chiesa in 33 Days of Pontificate (Vatican Inc.), che si distingue per l’atmosfera da messa e per la feroce critica alla corruzione della S.p.A. vaticana.

 

La seconda parte dell’album, con la trilogia di brani Life Before Nothing, Scream of 2000 Screams e The Memory, ricorda invece la tragedia avvenuta il 9 ottobre 1963 nella località italiana di Vajont. Quel giorno cedette la diga che le autorità avevano costruito nonostante gli avvertimenti che il luogo non fosse in alcun modo adatto, e l’acqua seppellì sotto di sé 2000 persone. Attraverso tre pezzi i Delirium X Tremens, con una veste musicale di prim’ordine, esprimono rabbia e sdegno verso le autorità che hanno permesso la tragedia e soprattutto che permettono ancora oggi il ripetersi di tragedie simili.  

 

Con Belo Dunum, Echoes From the Past i Delirium X Tremens sono riusciti a mettere completamente in ombra il debutto e a superarlo su tutta la linea, ma soprattutto a costruirsi una propria identità musicale. Con questo disco la band è salita tra la crème del metal italiano, e ha centrato una cosa che oggi è quasi una missione impossibile – Belo Dunum è pervaso da freschezza, da un senso di novità e dal fatto che i Delirium X Tremens hanno osato arricchire il death metal con elementi da cui questo genere scappa come il diavolo dall’acqua santa.

Formazione

Ciardo – voce, chitarra, flauto
Med – chitarra
Pondor – basso
Thomas – batteria

Produzione

Marino De Angeli e Delirium X Tremens

Tracklist

1. I Was
2. Teveron, The Sleeping Giant
3. The Legend of Cazha Selvarega
4. Artiglieria Alpina
5. The Guardian
6. 33 Days of Pontificate (Vatican Inc.)
7. An Old Dusty Dream
8. Life Before Nothing
9. Scream of 2000 Screams
10. The Memory

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