Ben Harper e The Innocent Criminals ipnotizzano Palmanova con un’esecuzione live da urlo (2022)

foto: ALEŠ PODBREŽNIK 2022
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Luogo: Palmanova / Piazza Grande / Italia
Data: martedì, 2. 8. 2022


Inizio agosto 2022, e a Palmanova arriva Ben Harper! Appena due settimane dopo l’uscita del suo quindicesimo album in studio «Bloodline Maintenance». Insieme ai suoi fedeli compagni di strada The Innocent Criminals. Roba da non perdere. Cantautore e polistrumentista americano di enorme prestigio, ma anche attivista benefico e paladino dei diritti dei più poveri, uno che dopo tutto quello che ha fatto non ha bisogno di presentazioni troppo approfondite, da sempre è famoso per il suo modo coloratissimo e flessibile, cioè stratificato, di flirtare con la varietà di generi della musica. Anzi, nei continui salti di genere che segnano i suoi lavori in studio, Harper è un vero e proprio fenomeno, perché riesce a convincere l’ascoltatore ogni volta, sempre di nuovo. Spirito, brillantezza e sincerità confessionale, ma al tempo stesso una maturità impeccabile, si ritrovano anche nell’ultimo album «Blood Maintenance», che ha riportato Ben ancora una volta sul vecchio continente.

I primi minuti sono toccati ai padroni di casa, la folk rock band romana Il Mure Del Canto. In una buona mezz’ora il sestetto ha fatto capire di essere una squadra rodatissima, con parecchio chilometraggio live e tanta esperienza alle spalle. In dodici anni di carriera la band ha pubblicato cinque album, l’ultimo, «Maestrale», proprio quest’anno. La fusione tra melos mediterraneo e retorica rock potrebbe, in un contesto lontano, far breccia anche tra i fan di certi Orlek sloveni.  Un riscaldamento iniziale davvero piacevole.

Prima dell’esibizione di Ben Harper, l’arena si è riempita fino all’ultimo angolino. Posti a sedere ovunque. A perdita d’occhio. Affluenza ottima. Ben Harper e la sua band hanno aperto il concerto con una versione ‘a capella’ della nuova Below Sea Level, che ha fatto subito intuire che ci aspettava una serata di perfezione impeccabile, sia nell’esecuzione che nel suono. Ben Harper, che quella sera, oltre alla sua brillante esposizione vocale e alla chitarra che ci si aspettava, ha dedicato un bel pezzo di concerto anche a mostrare come domina la steel pedal guitar. Con la sua voce sempre affascinante e un approccio vocale con cui incanta l’ascoltatore con tanta leggerezza, si è appoggiato con serafica tranquillità e disinvoltura a tutti i generosi servigi della sua band superaffiatata, The Innocent Criminals, composta da: il percussionista Leon Mobley, il batterista Oliver Charles, il tastierista Chris Joyner, il chitarrista Alex Painter e il bassista Darwin Johnson.

Dopo il breve inizio ‘a capella’ la band ha preso in fretta le posizioni standard. Harper si è messo a tracolla una Gibson e il concerto ha guadagnato subito slancio con la versione rock di Burn To Shine. Harper ha incoronato per la prima volta il suo camaleontismo vocale con una Don’t Give Upon Me Now sentita e struggente, dove è stato assoluto protagonista, mentre la successiva Jah Work, sostenuta da un melos afro, ha ridistribuito di nuovo le linee di forza espressive su tutto il sestetto. A proposito di world music integrata nel linguaggio di Harper, un’esperienza speciale è stata l’esecuzione dello spiritoso hit Steal My Kisses, con il percussionista Mobley seduto sul cajón, e il brano poi, senza pause, è sfociato spontaneamente nella nuovissima Need To Know Basis, costruita sulla stessa ritmica.

Dopo i minuti dedicati a una lunga parte alla lap steel, in cui la band ha praticamente costruito un’intera jam sul palco, e dopo un delicato intermezzo strumentale di Ben Harper alla chitarra acustica, l’arena si è riaccesa alla grande con la attesissima Diamonds On The Inside, che ha cominciato a far capire che il concerto stava scivolando verso la parte conclusiva. L’incredibile forza ritmica della band è stata confermata da una brillante How Dark Is Gone, che filava via senza intoppi su doppie percussioni e sul calore organico di linee di basso musicalissime. Una carica senza pari. E sopra tutto questo vegliava, naturalmente, l’incredibile Harper con la sua voce, capace in ogni momento di toccare le profondità più nascoste dell’anima di ciascuno. Cosa sarebbe Harper senza il reggae? Il pubblico per tutto il concerto aspettava impaziente queste mosse da parte di Ben e compagni, e quando la band è partita con Finding Our Way, è letteralmente impazzito. Ma Amen Omen, con un’esecuzione superlativa nel culmine finale, ha ribaltato di nuovo vertiginosamente l’atmosfera verso malinconia e nostalgia. Che dire. Se c’è uno che sa farlo, è proprio Ben Harper, che con la sua voce vellutata e incredibilmente ricca di sfumature gioca da camaleonte con il pubblico, risvegliandogli dentro emozioni e passioni sincere. In questo non ha rivali tra gli artisti.

Insomma. Che tra il pubblico ci fossero parecchi fan sfegatati di Ben Harper non sorprende affatto. Per tutto il concerto non sono riusciti a stare fermi, ma quando la band ha attaccato Finding Our Way, una parte del pubblico si è semplicemente spostata il più vicino possibile al palco, abbandonando i posti a sedere e riempiendo in piedi tutti i corridoi liberi tra le sedie. La gente ha cominciato a ballare liberamente e a cantare i versi insieme a lui. Il bis è stato aperto dalla briosa When She Believes, sostenuta dall’armonica, seguita dalla nuova It Ain’t No Use da predicatore, mentre Fly One Time, con la sua pettinatura alternative rock, ha di nuovo cambiato il clima e preparato la pista di decollo per il fenomenale e indimenticabile crescendo finale di With My Own Two Hands. Ancora un momento per il reggae, che tutti aspettavano con ansia. Una festa reggae finale che non ne voleva sapere di finire. Per il gran finale Harper ha ipnotizzato ancora una volta il pubblico e l’ha portato nel suo mondo musicale.

In effetti la serata ha confermato quello per cui eravamo venuti. Harper sul palco ha lasciato l’anima. L’esibizione, esecuzione di tutta la band compresa, rientra nella categoria più alta dell’eccellenza. Suono e affiatamento ai massimi livelli. Un concerto in cui non senti una sbavatura. Ben Harper e The Innocent Criminals quella sera hanno incantato il pubblico con una leggerezza di piuma, e le due ore di concerto sono volate via come se non fossero mai esistite. È così che funziona quell’«ipnosi», quell’incanto. Quel ponte tra pubblico e artista che sanno costruire in modo così impeccabile e convincente solo i migliori. Dopo il manifesto di Palmanova, Ben Harper resta decisamente uno di quei maghi.   

Autore: Aleš Podbrežnik & Edita Klemen
Foto: Aleš Podbrežnik

Scaletta:
1. Below Sea Level
2. Burn To Shine
3. Don’t Give Up On Me Now
4. Jah Work
5. Will To Live
6. Steal My Kisses / Need To Know Basis
7. Burn One Down
8. We Need To Talk About It
9. Faded / The Ocean
10. Solo Lap Steel
11. Solo chitarra acustica
12. Diamonds On The Inside
13. How Dark Is Gone
14. Finding Our Way
15. Amen Omen
—bis—
16. When She Believes
17. It Ain’t No Use
18. Fly One Time
19. With My Own Two Hands


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