Sabaton alla carica in un delirio di massa ad Abbazia (2022)
Luogo: Abbazia / Ljetna pozornica / Croazia
Data: venerdì 19/8/2022
La domanda con cui apro è di quelle che fanno fatica a uscire di bocca. La guerra serve a qualcosa? A niente. Beh, quasi. Ai Sabaton, istituzione del power metal svedese di Falun, l’era dell’umanità con tutta la sua storia di guerre ha portato il successo commerciale e il grande salto. Quindi, abbiamo avuto i Sabaton. In un periodo in cui il power metal perdeva terreno, questa band ha spiazzato tutti: suonava la versione più generica del power metal e ci è pure riuscita davvero. Ma la strada non è stata facile. Anzi. I ragazzi hanno saputo monetizzare con astuzia una nicchia inesplorata, quella del ‘racconto di guerra’, a cui prima di loro non aveva pensato nessuno. E questo, a quanto pare, è stato decisivo per il successo!
Sabaton, i roventi power metaller svedesi, insomma! Con il nuovo album “The War To End All Wars” (2022, RockLine recensione) e nel nuovo tour “The Tour To End All Tours”. Impressionante. Li abbiamo già visti un po’ ovunque. Lubiana, Maribor, Tolmin, Zagabria, più volte in Germania. Stavolta però i Sabaton sono capitati ad Abbazia. Qualcuno sta facendo battute di pessimo gusto? No. Stavolta sul serio. Un concerto heavy metal per cui ti metti in viaggio fino ad Abbazia. Quindi non a Zagabria, come siamo abituati, ma ad Abbazia. All’interno del programma annuale che da anni organizza il locale Opatijski festival. E che data! Esattamente 38 anni dopo la prima volta degli Iron Maiden a Lubiana. In tutti questi anni di scorribande tra i concerti, in 16 anni di vita RockLine ad Abbazia ci è andato una volta sola. Ai due concerti di Joe Satriani, che qui suonò a metà luglio del 2006. Gli anni volano, anche se sembra tutto successo ieri.
La Ljetna pozornica, proprio sul lungomare in mezzo ad Abbazia, è una location davvero idilliaca per eventi del genere. Soprattutto se sono dedicati all’heavy metal. Erano le sei passate del pomeriggio e Abbazia era piena di gente vestita di nero. Con le magliette dei Sabaton. Ovunque guardassi. Sarebbe stato tutto fantastico, se non fosse che in quelle ore bisognava trovare un posto per l’auto. Ok, il concerto era fissato tre ore dopo, ma comunque. Trovare parcheggio nelle condizioni eccezionali di quel giorno richiedeva una vera padronanza della teoria della relatività di Einstein. Caos. Scontro tra metallari e turisti. Impagabile e indimenticabile. Dovevi solo mollare i freni e lasciarti andare. Tutto arriva al momento giusto. Anche il parcheggio è andato a buon fine. Poi la camminata sul grazioso lungomare e il premio di una birra proprio davanti all’ingresso, dove regnavano due giganteschi tir con le grafiche dei Sabaton. Le truppe si riversavano all’interno, erano le otto passate. Nell’aria crepitavano scariche di energia, segno che alle porte c’era una messa power metal come si deve.
Poco dopo le nove. Gente a palate. Posto praticamente sold out. Almeno 5.000 persone. Parte l’intro registrato, la temperatura comincia a salire, il pubblico si accende! Poi arriva la tempesta, dritta con un classico dei Sabaton, Ghost Division, dall’album della svolta »The Art Of War« (2008). Sabaton trincerati! E ovviamente sul palco un carro armato, e sopra il batterista Hannes Van Dahl con la sua ‘ferraglia’. Insomma, un’atmosfera ottima già dall’inizio. Il pubblico con le mani in aria a perdita d’occhio. Dalla prima all’ultima fila. Questa è la vibrazione giusta. Quando senti quell’unità. Quella magia che lega tutti in uno. La musica. L’heavy metal. La dedizione. Unico. La pelle d’oca non è mancata. E la band irradiava una serenità e un buonumore enormi sul palco. Joakim Broden non ha dimenticato di far partire la bazooka nel finale del brano d’apertura. Il palco è stato inghiottito da lingue di fuoco. Il gigantesco schermo di proiezione, con i messaggi in versi, insieme alle cortine di fumo e a una marea di detonazioni, in mezzo alle quali il fuoco sfrecciava ovunque, e ai ritornelli ipercelebrali cantati in trance dal pubblico insieme alla band, garantiva il grande spettacolo. Dietro i muri spessi che circondano l’area. La grande guerra di tutte le guerre!
La band non cambia granché. La sua dottrina, con cui ha conquistato il mondo, l’ha rifinita fino al minimo dettaglio ed è diventata una gigantesca macchina. È cresciuta. Ha superato tutto. Ha un suo festival e, in veste di headliner, negli ultimi anni i Sabaton suonano in tutti i festival europei più importanti, che riempiono fino all’ultimo angolo. Anche la scaletta stavolta era da festival e il concerto è durato in tutto un’oretta e mezza buona. Con intro e outro registrati. Questo è l’unico neo dell’intero show. Invece di mettere su Masters Of The World alla fine, quel pezzo l’avrebbero potuto suonare tranquillamente. Quanto siano grandi i Sabaton lo conferma anche il fatto che la band ha venduto tutte e 500 le magliette prima ancora dell’inizio del concerto. Entrambi i banchetti del merchandising erano quindi completamente saccheggiati. Sono rimasti solo i vinili, il che è abbastanza logico, visto che per quei 490 kn non voleva pagare nessuno. I prezzi sono saliti del 50% e oltre. Ma questo fenomeno lo registriamo in tutti i concerti ‘post-lockdown’ e ormai non sorprende più.
Per il resto, puro teatro. E la gente se l’è goduta. Se sei vicino al palco, i Sabaton ti risucchiano nel loro mondo e ti risvegli solo alla fine del concerto. Ed è questo il punto di tutto. Lo scopo di base. Broden ha affinato il carisma da frontman e con i suoi commenti ha fatto ridere il pubblico più di una volta. Come da tradizione ha sfruttato le pause tra i brani per ‘succosi’ discorsetti in cui ha ‘venduto’ al pubblico un bel po’ di battute da due soldi, che però funzionano sempre e comunque. Deve andare proprio così. Il simpatico burlone, che col tempo ha messo su qualche chiletto di troppo, si è permesso di prendere in giro il pubblico anche suonando qualche nota di Master Of Puppets. Prima di Resist And Bite.
Suono molto buono. Dall’inizio alla fine. Anche in fondo il volume era abbastanza alto, e a confermarlo è stato soprattutto l’incredibile coinvolgimento del pubblico che, come detto, anche nelle ultimissime file ha fatto un bel casino durante il concerto. Non serve sottolineare che la band si è presentata in modo professionale. Ogni minuto era coperto da uno scenario con lo svolgimento esatto dello show. La band ha sfruttato con astuzia l’ampio palco. I ragazzi si spostavano di continuo anche sulle pedane aggiuntive. E come detto, di tutta la pirotecnica che i Sabaton hanno portato stavolta sul palco, ai loro concerti davvero non ricordo mai tanta. Proprio nel finale, cioè prima di tagliare il traguardo, i Sabaton hanno eseguito in modo teatrale un pezzo del classico degli AC/DC Highway To Hell, a cui è seguito un brano che ha davvero portato il pubblico all’inferno e ritorno (To Hell And Back).
La band se l’è cavata con uno show corretto e sicuro. Una marcia militare professionale da parte dei Sabaton, a cui è difficile rimproverare qualcosa. Una cosa sola. Che mancava ancora qualche pezzo in scaletta, tra l’altro è rimasto fuori per intero l’album »Coat Of Arms«, e questo proprio non andava bene. Il pubblico, infatti, non voleva proprio accettare l’idea che la band non sarebbe più salita sul palco. Per un bel po’ dopo la fine del concerto ha continuato a urlare: »Sabaton, Sabaton, Sabaton…« ma della band nemmeno l’ombra. In effetti l’euforia delle masse è tale che porta letteralmente questa band in spalla ai concerti, e il quintetto a tratti non deve nemmeno sforzarsi più di tanto. Almeno una parte del pubblico, soprattutto davanti, sembra in trance, in una specie di euforia e mania. Con il suo coinvolgimento, la sua sfrenatezza, l’ossessione di non avere rivali e tanto cuore, il pubblico ha fatto davvero moltissimo in questo evento perché venisse fuori, diciamo pure, a dir poco eccezionale. Spettacolare.
I Sabaton cavalcano alto. Sono diventati un’azienda gigantesca e da qui non si torna indietro. Nella lista delle date hanno già segnato nuovi concerti europei. Per ora a maggio 2023 sono più vicini alla Slovenia quando suoneranno a Vienna. Il tour di tutti i tour, il tour con cui, come dice il titolo, chiudono tutti i tour, insomma non finirà tanto presto.
testo: Aleš Podbrežnik & Edita Klemen
foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta:
1. Sarajevo / Dreadnought / Christmas Truce / Soldier of Heaven (taped intro)
2. Ghost Division
3. Stormtroopers
4. Great War
5. The Red Baron
6. Bismarck
7. The Attack of the Dead Men
8. Soldier of Heaven
9. Steel Commanders
10. Carolus Rex
11. Night Witches
12. Resist and Bite
13. Dreadnought
14. The Last Stand
15. Christmas Truce
—bis—
16. Primo Victoria
17. Swedish Pagans
18. To Hell and Back
19. Dead Soldier’s Waltz (taped outro)
20. Masters of the World (taped outro)

























