Billy Idol torna nel vecchio luogo del delitto: Hala Tivoli (2014)

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Location: Lubiana / Hala Tivoli / Slovenia
Data: martedì, 24.06.2014


In giorni in cui i media sloveni erano pieni di notizie dal più grande carcere del paese e dal Brasile del calcio, la gente del rock aveva la testa a tutt’altro. A Lubiana, quasi al giorno esatto quattro anni dopo la prima volta, è tornata la rockstar britannica Billy Idol, icona musicale 58enne che è riuscita a tenersi stretta la popolarità dei primi anni Ottanta fino a oggi. Anzi, la sua fedeltà a una strada tracciata tanto tempo fa gli garantisce ancora oggi location piene: anche sotto il Rožnik lo ha accolto un’arena gremita, con seimila persone.

E cosa è cambiato nel campo di Billy Idol da quando è passato da noi l’ultima volta? In realtà non granché. Il tipo sta preparando un nuovo album in studio, in uscita quest’autunno, in contemporanea con un’autobiografia, dove di sicuro  troveranno spazio un bel po’ di aneddoti succosi dei quasi quattro decenni di carriera musicale di Idol.

Il concerto, senza nessun gruppo di supporto, è partito qualche minuto prima delle otto e mezza di sera. Si è aperto con un pezzo nuovo, Postcards from the Past, che finirà nel disco in arrivo, e subito dopo Idol ha già condito la serata con alcuni dei brani più riconoscibili della sua carriera: Cradle of Love, Dancing With Myself e Flesh for Fantasy hanno fatto alzare in piedi buona parte di entrambe le tribune fin dall’inizio, e il tifo quasi estatico da ogni angolo della hala non è calato fino alla fine. La band di Billy era composta dai vecchi amici Steve Stevens e Billy Morrison alle chitarre, dal bassista Stephen McGrath e da due new entry, il batterista Erik Eldenius e il tastierista Paul Trudeau.

Anche se si avvicina ai sessant’anni, Billy Idol resta fedele all’immagine che lo ha reso famoso. Quel mix irresistibile di fascino e machismo, condito da un look da cattivo ragazzo che tanto tempo fa gli aveva portato un sacco di passaggi su MTV, è vivo e vegeto e ipnotizza ancora le folle, soprattutto quando Billy tira fuori dal cilindro una delle sue celebri smorfie. I numerosi cambi d’abito (e spogliarelli) hanno mostrato che sui suoi attrezzi da palestra di casa la polvere non si accumula: a giudicare dal fisico scolpito e dalla postura sempre carica d’energia, gli daresti facilmente una decina d’anni in meno.

Love and Glory e One Breath Away, all’ingresso nella parte centrale del concerto, sono servite come novità in scaletta per mostrare in che acque naviga Billy oggi. La retorica chitarristica affilata di Steve Stevens e Billy Morrison ha dimostrato che si continua sul suono senza compromessi che Idol aveva messo a fuoco già con il disco precedente, «Devil’s Playground», forse il più duro di tutta la sua carriera solista. Insomma, di mollare non se ne parla nemmeno! Dopo il brano dei Generation X Ready Steady Go, Billy ha preso in mano una chitarra acustica e ha sfoderato un altro hitino pieno di sesso, Sweet Sixteen. Anche se le sue dita sul manico erano ben lontane dal correre fluide come quelle del suo storico chitarrista Stevens, la prova strumentale di Billy ha fatto scattare, come prevedibile, ondate di entusiasmo. Le più grandi star hanno la filosofia dell’intero showbiz in un dito mignolo: sanno esattamente quando e con quali ossicini servire al pubblico per ottenere la reazione che vogliono. Frasi populiste simili hanno attraversato anche i discorsi di Billy tra un pezzo e l’altro, ma per le sue frasi da concerto sempre uguali, ormai stucchevoli, non c’è da fargli una colpa, vista l’enorme quantità di chilometri sulle spalle.

Nella seconda metà della serata sempre più spesso a prendersi la scena sono stati i fan del virtuoso della chitarra Steve Stevens, riconoscibile da lontano per la folta chioma che negli ultimi trent’anni non ha cambiato forma in modo sostanziale. Il flirt con un leggero motivo flamenco in apertura di un altro hit conosciutissimo, Eyes Without a Face, è servito solo da riscaldamento prima di un assolo più lungo, ormai tradizionalmente infilato nel tema della cover dei The Doors LA Woman. Stevens ha mostrato per tutto il concerto una tavolozza varia delle sue doti, e naturalmente non è mancato il suonare dietro la schiena: la dose di numeri chitarristici era giusta giusta, tanto che le spalle del suo capo non sono rimaste troppo a lungo senza il cono dei riflettori.

La carica live di Billy è esplosa nel finale della scaletta principale con Rebel Yell, il cui ritornello da stadio, cantato a squarciagola, a tratti ha coperto l’impianto, per una sera sotto sforzo, della hala di Tivoli. Tornando sul palco sono apparsi prima solo Billy e il suo braccio destro Steve Stevens, che hanno aperto con il motivo acustico di White Weding, hit di più di trent’anni fa, a cui nel finale gli altri musicisti hanno dato la sua inconfondibile veste ruggente. Per salutarci, dopo un’ora e tre quarti di concerto, Idol ha tirato fuori la cover di Tommy James Mony Mony, e il finale identico a quello della volta scorsa, pur con un’esecuzione da festa, ha aperto la domanda: perché diavolo Billy resta fedele a una prassi collaudata da anni, invece di cambiarla con un po’ più di libertà artistica? Comunque sia, alla fine va detto che il nuovo spettacolo rock ha soddisfatto l’appetito della hala di Tivoli piena, anche se, rispetto al concerto di quattro anni fa, il pubblico sloveno avrebbe meritato un po’ più di freschezza nel modo di servire i successi degli anni Ottanta.

autore: Urban Bolta
foto: Sebastijan Videc

Setlista:
1. Postcards from the Past
2. Cradle of Love
3. Dancing with Myself (Generation X song)
4. Flesh for Fantasy
5. Love and Glory
6. One Breath Away
7. Ready Steady Go (Generation X song)
8. Sweet Sixteen
9. Whiskey And Pills
10. Eyes Without a Face
11. L.A. Woman (The Doors cover) Guitar Solo
12. King Rocker (Generation X song)
13. Love Like Fire (Generation X song)
14. Blue Highway
15. Rebel Yell
—dodatek—
16. White Wedding
17. Mony Mony


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