Birre e baldoria con gli alieni al Mediapark
Autore: Rok Klemše
Luogo: VPK Mediapark, Lubiana
Data del concerto: 24.10.2007
Numero di spettatori: 700
Prezzo del biglietto: 25€
Non è passata poi tanta acqua sotto i ponti (vabbè, nel frattempo c’è stata qualche alluvioncina…) da quando abbiamo potuto ammirare sui palchi di casa nostra i festaioli finlandesi a base di birra Korpiklaani e i Pain di Tägtgren. Al Metalcamp di quest’anno, ovviamente. Entrambe le esibizioni ci sono rimaste impresse nel ricordo, e stavolta è arrivata l’occasione di godersele tutte e due in un colpo solo, in un tour comune che ha fatto tappa anche alla Cvetličarna di Lubiana.
A scaldare l’atmosfera ci hanno pensato i giovani death metaller melodici svedesi Zonaria. Il loro, probabilmente, era il compito più ingrato della serata, visto che a livello di genere non c’entrano granché né con i Pain né con i Korpiklaani. I ragazzi hanno presentato il loro fresco debutto Infamy and the Breed, che dal vivo, a quanto pare, suona parecchio meglio che su disco. Da noi non sono esattamente un nome noto e la reazione del pubblico non è stata chissà quale, ma con un’esibizione incredibilmente carica, portata a termine senza compromessi e con un sacco di cattiveria, si sono guadagnati di sicuro qualche simpatizzante: verso la fine del loro set di mezz’ora, in prima fila c’era già chi si scapocciava con convinzione. Ma nello scapocciare nessuno riusciva a tenere il passo dei tizi sul palco. A dire il vero, mentre fotografavo aspettavo solo il momento in cui a qualcuno di loro si sarebbe staccata la testa per atterrare in mezzo al pubblico. Un souvenir da concerto unico nel suo genere, ehehe. Nonostante i continui appelli e inviti al pubblico, la massa più larga non sono riusciti a scaldarla granché, ma qualche appassionato che in loro ha riconosciuto un pizzico della brutalità degli Hypocrisy se l’è comunque goduta. Insomma, tra un pubblico di tutt’altro orientamento, gli Zonaria non hanno proprio spiccato il volo: la prossima volta sarebbe meglio vedere gli svedesi in compagnia di una band più affine.
Lo scenario prima dell’esibizione dei Korpiklaani, invece, era completamente diverso. Lo spazio davanti al palco si è riempito fino all’ultimo centimetro e i piccoli bevitori allegri diventavano sempre più impazienti. Quando poi sul palco sono saliti Jonne, Matson, Hittavainen, Jarkko, Juho e Cane e hanno cominciato ad accordare gli strumenti, la gente si è sciolta in un sorriso, la birra ha preso a scorrere a fiumi e di balli e festeggiamenti non si vedeva la fine. I Korpiklaani da noi ormai sono creature addomesticate, ma non è difficile capire perché i ragazzi tornino così volentieri e perché noi fan li accogliamo ogni volta a braccia aperte, con le pinte ben piene in mano. Un concerto dei Korpiklaani è una festa pura, primordiale ed energica, dettata da una musica saltellante e dinamica che farebbe muovere pure i morti. Jonne è scatenato sul palco fino all’ultimo, se la cava alla grande con la voce, aiutato dall’altro chitarrista Cane, Juho e Hittavainen si occupano generosamente di snocciolare un pezzo folk da saltare dietro l’altro, il bassista Jukko stavolta era un po’ più trattenuto, ma con quel sorrisetto eterno da monello mi ricorda ogni volta Dave Murray. L’atmosfera nella sala cresceva a ogni hit suonato, i Korpiklaani si ritrovano serviti su un piatto d’argento un mosh che a stento ottengono tanti campioni del death o del thrash metal, e il VPK, sulle note delle humppa da saltare, si trasforma in una festa attorno a un falò in mezzo al bosco, con dosi generose di vodka e birra. Ultimamente i Korpiklaani sfornano album quasi a nastro, ma restano comunque a un livello altissimo, come hanno dimostrato i due pezzi del nuovo album, Tervaskanto e la birraiola Let’s Drink, mentre il pubblico folk ovviamente si è lasciato andare sui classici Cottages and Saunas, Tulikokko, sull’immancabile inno killer alla birra Happy Little Boozer, Wooden Pints, Beer Beer. Peccato che stavolta i Korpiklaani suonassero prima dei Pain e quindi abbiano fatto solo un’oretta, ma quell’ora è puro divertimento a tutta adrenalina, che li amiate o li odiate. I Korpiklaani trasformano sempre le gole in imbuti, e a quanto pare la loro musica nasconde messaggi subliminali: mentre scrivo queste righe e ascolto i Korpiklaani, mi è venuta una strana voglia di un boccale di birra fredda…
Scaletta dei Korpiklaani:
1. Journey Man
2. Körpiklaani
3. Cottages and Saunas
4. Tervaskanto
5. Palovana
6. Tulikokko
7. Orbina
8. Pellonpekko
9. Veriset Äpärät
10. Happy Little Boozer
11. Juokse Sinä Humma
12. Wooden Pints
13. Hunting Song
14. Beer Beer
15. Let’s Drink
16. Il Lea Voibmi
Dopo il saluto dei Korpiklaani la sala si è svuotata parecchio, la maggior parte della gente era venuta proprio per loro, ma ciononostante è seguita un’altra ora e mezza di goduria con i Pain del grande Peter Tägtgren. I Pain da noi avevano suonato per la prima volta al Metalcamp di quest’anno, entusiasmando un pubblico piuttosto numeroso, e stavolta ce li siamo goduti in compagnia degli svedesi in un’atmosfera più intima, quella della Cvetličarna. I Pain hanno attaccato subito con il grande successo Same Old Song e si è visto al volo che i ragazzi erano in forma smagliante. L’audio era pulito “a zero”, la squadra funziona in modo molto coeso e respira all’unisono, il che fa un gran piacere considerando che i Pain sono il progetto solista di Peter, con dei session musician. Parlare di capo qui è del tutto fuori luogo, Peter si comporta da membro della squadra, e da uno dei migliori frontman che calcano i palchi in questo momento. Peter emana un carisma incredibile, che si nota già solo a nominare questo grande nome, e il tipo diventa un cantante sempre migliore, cosa che si sente soprattutto nelle parti pulite, mentre sul growl di Peter è comunque chiaro che sia uno dei migliori del death metal. I Pain non hanno ricevuto una reazione come quella dei Korpiklaani, ma l’intensità della serata è proseguita lo stesso, il pubblico ha partecipato con trasporto ai ritornelli di hit come Same Old Song, Nailed to the Ground, Stay Away, Just Hate Me, On and On. Da headliner, stavolta i Pain hanno fatto contenti anche se stessi, mettendo in scaletta parecchi pezzi che non si sentono molto spesso – Crashed, Suicide Machine, Injected Paradise e altri. Il culmine il concerto l’ha raggiunto di sicuro nel bis, prima con la botta di Dancing With the Dead, poi con la devastante Bitch e infine nel momento in cui il chitarrista Michael si è avvicinato al microfono con un cellulare e da lì è uscita la celebre melodia ti ti ti dum, ti ti dum… Shut Your Mouth! “Pero the Alien, Beam us up!”
Scaletta dei Pain:
1. Intro
2. Same Old Song
3. Crashed
4. Nailed to the Ground
5. Eleanor Rigby
6. Suicide Machine
7. Injected Paradise
8. Zombie Slam
9. Stay Away
10. On Your Knees (Again)
11. End of the Line
12. Walking on Glass
13. It’s Only Them
14. Just Hate Me
15. Clouds of Ectasy
16. On And On
Bis:
17. Dancing With the Dead
18. Bitch
19. Shut Your Mouth
I Pain e i Korpiklaani, nonostante l’apparente incompatibilità totale dei generi, alla Cvetličarna hanno messo in piedi uno dei party metal più caldi degli ultimi tempi, e di sicuro la prossima volta li accoglieremo di nuovo con piacere (i Korpiklaani di sicuro non salteranno i nostri palchi con il prossimo tour per il nuovo disco).
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