Black Moon Rising
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Falconer
Etichetta: Metal Blade Records
Uscita: 2014
Durata: 51:05
Voto: 4/5
I Falconer, power metaller della città svedese di Mjölby, quest’anno festeggiano i 15 anni di attività e sfornano il loro ottavo album in studio, intitolato »Black Moon Rising«. Testardaggine che paga. I Falconer fanno parte di quelle band stregate che nella loro carriera non otterranno mai un riconoscimento più ampio per la loro opera, né una vera notorietà, ma una dozzina di dischi pubblicati e un’attività senza interruzioni dimostrano tenacia e devozione alla religione della musica, che con il suo atteggiamento sincero si garantisce il sostegno solido di una base di fan ristretta ma fedele, oltre al favore costante della casa discografica. Dagli inizi modesti di un progetto senza grandi ambizioni fino a diventare una vera band, un quintetto che, soprattutto dopo il ritorno in formazione del cantante Mathias Blad, ha raggiunto stabilità e maturità creativa.
I cliché, ovviamente, sono sparsi ovunque, ma ancora una volta riconfezionati (e serviti) con un’abilità e un’efficacia incredibili! Con il disco precedente, »Armod« (2011), i Falconer avevano sorpreso, perché l’avevano realizzato interamente in svedese, riempiendo allo stesso tempo gli arrangiamenti di elementi folk. Il nuovo »Black Moon Rising« riporta invece le sensazioni evocate dall’ascolto di »Among Beggars And Thieves« (2008). Anzi, di più. Sia dal punto di vista della produzione sia da quello della composizione, »Black Moon Rising« è il lavoro più duro e anche più cupo di tutta la carriera dei »Falconer«. Più duro semplicemente perché i Falconer hanno sfoltito di brutto gli arrangiamenti dai materassi di elementi medievali e folk. Ogni tanto questi saltano fuori in primo piano, come nel brano Sqouandrel and the Squire, ma per il resto il disco è praticamente tutto stretto nella morsa di frasi di chitarra affilatissime, che cavalcano il classico telaio ritmico del doppio pedale della grancassa.
I brani sono anche ovunque vari e mossi, sia nei motivi portanti sia nella struttura. Mossa lo è già l’opener Locust Swarm, dove i Falconer puntano tutto sull’aggressività. I passaggi centrali integrano uno strappare veloce sui riff, con una base di blast beat che richiama atmosfere black metal. Wasteland avrebbe potuto sostituire senza problemi Locust Swarm in apertura, e molto vicina a entrambe è la conclusiva The Priory. In tutte e due la band ricorre nei passaggi ai blast beat (in Priry nel finale) e perfino a un riffeggiare “pothrashato” (Wasteland). Certo, Wasteland resta completamente votata alla magniloquenza power metal, con ghirigori di chitarra che volteggiano sopra le frasi e che ancora una volta fanno l’occhiolino alla melodia folk celtica. Il brano che dà il titolo al disco è di nuovo caratterizzato dal doppio pedale della grancassa, che impazzisce alla massima velocità, e qui la band si serve generosamente del trucco dello strappare sulle frasi di chitarra, sulla scia della tradizione della vecchia scuola Running Wild. Anche le armonie in terze sono impostate così. Pezzi del genere, per dire, i Ruunning Widl di oggi non sono più in grado di metterli insieme. L’ultimo se lo sono giocato nell’anno in cui i Falconer erano appena nati. Sarà roba “ricopiata”, ma siccome oggi la senti molto di rado, evoca con ancora più intensità emozioni positive e simpatia. Halls And Chambers prende in prestito il ritmo galoppante alla Maiden, quello che i pionieri del metal sfornavano negli splendidi anni Ottanta. Naturalmente tutte queste battute si collegano al passato dei Falconer. Come detto, si tratta di un lavoro ancora un filo più incazzato e ancora più cupo del sesto album in studio, »Among Beggars and Thioeves«, ma per il resto la struttura dei brani è molto, molto simile ai lavori precedenti della band, il che vuol dire che i Falconer in tutta la carriera hanno sempre campato di “copiature” da gruppi metal (europei) più vecchi.
I Falconer restano dei perfezionisti. Sul piano melodico i brani raggiungono una grande compattezza, nell’atmosfera una bombasticità vorace che conquista con ritornelli subito contagiosi. Entrambi i chitarristi mostrano una tecnica da paura. Gli assoli ultrasonici sono rifiniti nei minimi dettagli e suonati in modo tecnicamente impeccabile. Si incastrano alla grande nell’impalcatura delle composizioni. La voce di Matthias Bald mantiene le sue peculiarità. Sta sulle tonalità medie e non si arrampica sugli acuti. La sua voce rende al massimo nelle zone medie e un filo più basse, che Bald prende con una sicurezza incredibile. È proprio la voce di Bald ad aumentare la portata della cupezza del disco. Ogni tanto la sua voce richiama quella di Gary Hughes (Ten). Nella melodia dei ritornelli i Falconer si avvicinano ai Kamelot, soprattutto per i ritornelli ben centrati e la bombasticità. Certo, ottengono questo effetto con molto meno sfarzo e kitsch negli arrangiamenti.
“Black Moon Rising” è un disco nel più puro stile Falconer! La perfezione degli scandinavi ha portato la band a limare con cura il suono e gli arrangiamenti. Dal punto di vista delle idee il disco è vario e mosso ovunque, ispirato in modo creativamente convincente. Per questo, entro i confini prevedibili del genere power metal, raggiunge una dinamicità efficace e una varietà di atmosfere. Pieno di inni riconoscibili e di melodie ultramelodiche, sarà ancora una volta cucito su misura per tutti gli amanti dello stile classico e dell’opera della band. Il nuovo album in studio, con l’accento sulla cupezza, porta una tavolozza di brani confezionati alla perfezione, pieni di voracità melodica e quindi con un grande potenziale di diventare col tempo dei classici dal vivo. Un lavoro di qualità collaudata, fedele agli ingredienti del power metal, è stato dunque ancora una volta portato a termine con lode!
Formazione
Mathias Blad – voce
Stefan Weinerhall – chitarra
Jimmy Hedlund – chitarra
Magnus Linhardt – basso
Karsten Larsson – batteria
Produzione
Andy LaRocque
Tracklist
01. Locust Swarm
02. Halls and Chambers
03. Black Moon Rising
04. Scoundrel and the Squire
05. Wasteland
06. In Ruins
07. At the Jester’s Ball
08. There’s a Crow on the Barrow
09. Dawning of a Sombre Age
10. Age of Runes
11. The Priory