Doomsday Afternoon

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Phideaux
Etichetta: Bloodfish Media
Uscita: 2007
Durata: 66:59
Voto: 5/5

Ogni volta che il diavolo-volpe Rudi tiene in pugno due monelli come Hänsel e Gretel, l’inferno intero trema all’idea che arrivi quella banda di piccole pesti indomabili. È il primo pensiero che ti viene in mente guardando la copertina maliziosa di questo album eccellente. »Doomsday Afternoon« è stato il sesto lavoro in studio del geniale polistrumentista, cantante e compositore americano Phideaux Xavier, nonché il secondo capitolo della sua ambiziosa saga concettuale su una società distopica, apatica ed ecologicamente distruttiva sotto l’occhio vigile del ‘Grande Fratello’, dove i valori supremi sono profitto e sicurezza. Ti suona familiare? Phideaux è uno dei pochi musicisti e paroliere americani di oggi a scrivere testi intelligenti e pungenti sulla società, tanto che a più di uno è capitato di scambiarlo per un artista prog europeo (qualcosa ha sicuramente fatto anche le sue radici francesi).

Oltretutto, Phideaux riesce a fondere alla grande alcuni dei migliori ingredienti del prog sinfonico, con influenze dei primi Genesis, King Crimson, Camel, Pink Floyd e Van Der Graaf Generator, armonie vocali femminili corali, rock psichedelico e folk, e ogni tanto salta fuori pure qualche altro affluente di genere. Allo stesso tempo gli riesce anche di non scrivere nemmeno un arrangiamento che ricordi qualcosa di già sentito nelle opere dei vari classici del prog, cosa che invece capita volentieri ai revivalisti prog della cosiddetta terza ondata. Su »Doomsday Afternoon« Xavier ha scelto un approccio stilistico, vocale e di arrangiamento quasi totalmente diverso da quello del predecessore più compatto »The Great Leap« (2006), che era il primo capitolo della già citata saga concettuale sulla società distopica.

Rispetto al predecessore, più psichedelico e di impronta folk, »Doomsday Afternoon« è infatti una vera delizia per tutti gli amanti del prog ‘vecchia scuola’, quello che nella produzione prog americana, tranne qualche ‘mosca bianca’, non si sentiva da un bel pezzo. Non stupisce quindi che sia stato proprio l’album della svolta, quello che ha portato a Xavier il rispetto definitivo anche dei palati prog più esigenti, che i suoi progetti precedenti non erano ancora riusciti a conquistare del tutto. Per la sua natura complessa, sia nella composizione che nell’atmosfera, questo capolavoro era quindi più vicino ad »Chupachabras« (2005), mentre »The Great Leap« era più vicino a »Ghost Story« (2004).

I contributi vocali femminili delle componenti fisse della band di Phideaux, Ariel Farber, Molly Ruttan e Linda Ruttan Moldawsky, che in più di un’occasione si prendono le armonie vocali principali, sono stati stavolta più numerosi che in passato, e meno male, perché bilanciano bene l’atmosfera rispetto al canto carismatico di Xavier. Quest’ultimo ha cantato la maggior parte dei pezzi di »Doomsday Afternoon« in modo quasi totalmente diverso da »The Great Leap«, dove suonava molto più psichedelico, oscuro e meno sofisticato, mentre stavolta la sua voce risulta decisamente più piacevole per tutti gli amanti del prog sinfonico.

Di armonie multiple complesse, arrangiamenti orchestrali imponenti, improvvisazioni interessanti e cambi di tempo inattesi, lungo tutto l’album, non si resta a secco facilmente, e di momenti epici, malinconici e cupi, che completano splendidamente il concept distopico, ce n’è altrettanto in abbondanza. Oltre ai due collaboratori di lunga data, il chitarrista/produttore Gabriel Moffat e il batterista Rich Hutchins, che brillano come mai prima, stavolta si è messo in mostra soprattutto il nuovo tastierista Mark Sherkus con le sue tastiere prog sinfoniche tradizionali. Xavier, che oltre ai compiti vocali tradizionali ha suonato parecchie tastiere, minimoog in testa, e la chitarra a dodici corde, nel creare la sua musica non ha mai dato troppo peso al puro ‘gonfiarsi’ virtuosistico tra le sezioni strumentali. Sull’album di momenti virtuosi e tecnicamente invidiabili ce ne sono eccome, ma non sconfinano mai oltre i limiti del buon gusto, e per di più in Phideaux la componente melodica è sempre fondamentale.

Sulla scia del capolavoro dei Pink Floyd »Wish You Were Here« (1975), »Doomsday Afternoon« è segnato da due epiche composizioni collegate tra loro, che aprono e chiudono l’album e insieme arrivano quasi a mezz’ora di durata. Xavier non ha pietà per l’assetto sociale, e già nell’epopea d’apertura, dal titolo eloquente »Micro Softdeathstar«, spalanca l’immagine di una società distopica moderna che serve le leve autoritarie del ‘Grande Fratello’ e distrugge con entusiasmo tutto quello che le capita a tiro.

La parte introduttiva, serena, in cui la voce di Xavier trasuda sarcasmo nemmeno troppo nascosto, passa presto a sfere energiche con possenti strati di organo hammond, passaggi taglienti di chitarra elettrica e splendide armonie vocali. Ogni sezione di questa meravigliosa epopea è un capitolo completamente diverso. Così, nella parte iniziale ci si può godere arrangiamenti d’archi rustici, tendaggi eterei di tastiere e vocalizzi commoventi, che fanno crescere piano piano un’atmosfera tesa e malinconica. Svolte drammatiche attraverso meandri ritmicamente agitati, dove regnano splendidi arrangiamenti orchestrali e brillanti armonie vocali femminili, insaporiscono ancora di più la natura imprevedibile di questa eccellente epopea di critica sociale.

Il bellissimo strumentale »The Doctrine Of Eternal Ice (Part One)« si apre con passaggi pomposi di minimoog, mentre l’atmosfera possente è costruita insieme da un ricco sfondo orchestrale. Gli arrangiamenti di fiati, virtuosi, sono una vera festa per le orecchie, e le improvvisazioni di tastiera stavolta sono un capitolo a parte. Anche Moffat si scatena a dovere con la chitarra elettrica in versione solista. »Candybrain«, con la sua atmosfera misteriosa e cupa da produzione cinematografica gotica nel dominio registico di Tim Burton, è un’altra dimostrazione lampante che a Xavier non mancano certo estro negli arrangiamenti e vena improvvisativa. Phideaux stavolta si distingue con un canto ricco di emozione e un uso sottile della chitarra a dodici corde, mentre le commoventi armonie vocali femminili amplificano ancora l’atmosfera nostalgica.

»Crumble« è uno strumentale breve ma ricchissimo di atmosfera, con delicati arrangiamenti di pianoforte e armonie vocali corali. »The Doctrine Of Eternal Ice (Part Two)« è un risultato ancora più ambizioso della prima parte della ‘dottrina del ghiaccio eterno’, dove Xavier fa i conti senza sconti col conformismo e l’apatia sociale e con qualche altro male residuo della moderna società distopica. Nella parte introduttiva la voce principale maschile e quella femminile si alternano in modo armonioso, poi subentrano possenti tendaggi orchestrali, che imprimono a questa composizione ambiziosa un marchio epico. Xavier torna a entusiasmare con un mordente vocale così insolito per un cantante rock americano, mentre nel testo non smette di prendere in giro le ‘pecore’ umane, che non smetterebbero per nulla al mondo di porgere la frusta ai loro padroni in cambio di ‘sicurezza’. Nella parte conclusiva Xavier e compagni riescono a creare un motivo strumentale molto interessante e innovativo, poi regnano possenti variazioni strumentali che accrescono ancora l’atmosfera epica.

Gli ABBA cantavano ai loro tempi »Thank You For The Music«, mentre il signor Phideaux canta »Thank You For The Evil«. Quest’ultima si apre con un’introduzione eterea in cui scorrono splendide armonie di tastiere e chitarre, e non si può non sentire quanto siano stati importanti i Pink Floyd nel percorso musicale di Xavier. Tutto in questo capolavoro epico è sottomesso alla costruzione di un’atmosfera eterea, mentre Phideux, di nuovo nel suo ‘elemento cinico’, trasforma la propria impostazione vocale come un camaleonte. La natura melodica dei singoli arrangiamenti non viene disturbata nemmeno dalle improvvisazioni intermedie di tastiera e chitarra, suonate a un livello tecnico invidiabile. »A Wasteland Of Memories« contiene arrangiamenti drammatici, pastorali e rustici, per archi, e una voce femminile commovente, che in parte ricorda alcuni dei momenti migliori della carriera del leggendario Mike Oldfield. »Crumble«, una ballad incentrata sul pianoforte con arrangiamenti fragili e voce femminile principale, è un’altra bella prova che il maestro Phideaux ha sempre saputo creare anche brani compatti con un buon potenziale commerciale.

»Formaldehyde« è una delizia dagli arrangiamenti brillanti, dalla natura prog-folk-rock, in cui spadroneggiano pastoralità di flauto e delicati accordi di chitarra acustica, mentre il minimoog condisce bene l’atmosfera celtica generale, in mezzo alla quale la voce femminile principale si trova a meraviglia. Lo stesso vale per il canto di Xavier, che garantisce un efficace contrasto d’atmosfera. L’aria nostalgica piacerà a tutti gli appassionati di prog-folk e agli amanti di alcuni gruppi moderni del genere, Mostly Autumn e Karnataka in testa. La sezione strumentale finale, furba, è invece del tutto tipica del signor Phideaux, che tra le sue influenze principali ha sempre annoverato anche i Jethro Tull, e qui si sente chiaramente.

L’epopea conclusiva di quasi quindici minuti, »Microdeath Softstar«, rappresenta il culmine d’atmosfera di »Doomsday Afternoon«. A un’introduzione sacrale con fitti strati di organo e armonie corali eteree segue il passaggio a una sezione strumentale complessa, dentro cui sale un’atmosfera melodrammatica. Gli arrangiamenti sinfonici epici si arricchiscono di armonie vocali in contrasto tra Xavier e le cantanti, e non mancano le numerose variazioni taglienti tra tastiere, chitarra e archi, che faranno la gioia di tutti gli amanti del progressive rock della ‘vecchia scuola’. Al di là dei momenti strumentali brillanti, però, è la voce di Xavier che, mentre fa a brandelli la realtà autodistruttiva della società, lega in modo carismatico i singoli arrangiamenti e porta l’album in maniera convincente a un finale epico.

»Doomsday Afternoon« è un capolavoro del progressive rock contemporaneo e l’album che ha catapultato definitivamente Phideaux Xavier tra gli artisti prog più eccitanti del XXI secolo. Tutto su questo album, firmato da un perfezionista musicale incorreggibile, è un sogno che si avvera per tutti quelli che erano convinti che la scena prog rock di oggi non potesse offrire nulla di particolarmente innovativo e brillante. »Doomsday Afternoon« dovrebbe diventare il caso di scuola su come si crea un album sinfonico-progrock moderno e dal suono originale. Già nel 2013 Xavier aveva annunciato l’uscita del terzo capitolo della trilogia concettuale, ma per l’uscita di »Infernal« bisognerà aspettare ancora un po’, il che in fondo è un bene, perché il tipo iperattivo, col suo tipico fare perfezionista, è impegnato su ogni singolo dettaglio sonoro e vuole spremere dal processo di registrazione davvero il massimo.

Formazione

Phideaux Xavier – voce principale, chitarra, pianoforte, tastiere, battimani
Rich Hutchins – batteria
Ariel Farber – violino, cori
Valerie Gracious – pianoforte, cori
Mathew Kennedy – basso
Gabriel Moffat – lap steel guitar, battimani
Linda Ruttan Moldawsky – voce
Molly Ruttan – voce
Mark Sherkus – tastiere

MUSICISTI OSPITI:
Steve Daudin – flauto (9)
Rob Martino – flauto (3)
Johnny Unicorn – organo, Moog Voyager, battimani, cori (3, 10)
Joel Weinstein – assolo di chitarra (10)
Mark Baranov – violino
Bing Wang – violino
Richard Elegino – viola
Jerry Epstein – viola
Dale Silverman – viola
Elizabeth Wilson – viola
Stefanie Fife – violoncello
Barry Gold – violoncello
Jason Lippman – violoncello
Dennis Trembly – contrabbasso
Brian Drake – corno francese
Bruce Hudson – corno francese
Boyde Hood – tromba
James Wilt – tromba
Chris Bleth – flauto, oboe, clarinetto
Paul Rudolph – direttore d’orchestra

Produzione

Gabriel Moffat

Tracklist

Act One:
1. Micro Softdeathstar (11:17)
2. The Doctrine of Eternal Ice (Part One) (3:01)
3. Candybrain (4:06)
4. Crumble (2:55)
5. The Doctrine of Eternal Ice (Part Two) (8:08)

Act Two:
6. Thank You For The Evil (9:18)
7. A Wasteland Of Memories (2:22)
8. Crumble (2:55)
9. Formaldehyde (8:17)
10. Microdeath Softstar (14:40)

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