The Great Leap

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Phideaux
Etichetta: Bloodfish Music
Uscita: 2006
Durata: 54:08
Voto: 3.5/5

Phideaux Xavier è un iperattivo polistrumentista, cantante, compositore e regista televisivo americano, che una volta ha definito il suo approccio musicale ‘rock gotico progressivo psichedelico’. Tra le sue influenze principali mette i primi Genesis, i Pink Floyd, i JethroTull, i Van Der Graaf Generator e David Bowie. Nei suoi lavori, che pubblica con il nome Phideaux (tanto che qualcuno pensa per errore che sia una band e non un progetto solista con un fedele gruppo da studio e dal vivo), gli influssi del rock psichedelico non mancano di certo, anche se nell’ampio collage sonoro si colgono tanti altri influssi di genere, i più vari, in particolare elementi di prog rock sinfonico e di new wave.

Nella maggior parte degli album di Phideaux c’è poi un concept, con testi perlopiù intelligenti e lucidi sul piano sociale, cosa particolarmente rara e lodevole per un artista americano, che ha contribuito non poco alla notorietà di Xavier. Phideaux si era già fatto notare più volte con i dischi precedenti, ma è entrato nella coscienza collettiva della maggior parte degli appassionati di prog rock contemporaneo solo con il quinto album, »The Great Leap«, con cui ha raggiunto un nuovo livello di sviluppo artistico.

»The Great Leap«, uscito nello stesso anno del predecessore »313« (2006), è stato la prima parte dell’ambiziosa trilogia concettuale di Xavier sul dominio del ‘Grande Fratello’ e su una crisi ecologica generalizzata nel bel mezzo di una società distopica. La seconda parte della saga concettuale è stata l’album »Doomsday Afternoon« (2007), mentre la terza e conclusiva si chiamerà »Infernal« (la data di uscita ufficiale per ora non è nota). La maggior parte dei testi di »The Great Leap«, che ha un’ottima copertina, è condita di sarcasmo e prende in giro la società moderna, che ha scambiato la libertà con la sicurezza sotto l’ala di una schiavitù neoliberale e di una servitù al denaro, e intanto continua a sporcare il pianeta ovunque le salti in mente, da vera egoista. Xavier ha deciso che ciascuna delle tre parti della saga avrebbe avuto un approccio diverso, per stile e per arrangiamenti.

Per »The Great Leap«, scritto insieme al batterista Rich Hutchins, ha scelto di farne la parte più compatta nella struttura e più accessibile della saga: solo due brani dell’album superano i sei minuti, e in certi punti lo stile è persino più vicino al pop rock che al prog sinfonico di impronta psichedelica che Phideaux di solito preferisce coltivare nei suoi progetti. »The Great Leap« quindi non è la parte più ambiziosa della trilogia per complessità e varietà negli arrangiamenti, ma in compenso ha tante altre qualità.

Il maestro della composizione e dei testi, che di solito è anche tastierista e chitarrista di supporto, stavolta ha sorprendentemente suonato il basso e la maggior parte delle chitarre dell’album, oltre al sitar elettrico. La maggior parte delle tastiere le ha suonate Arian Shierbaum, che ha brillato all’organo Hammond, al minimoog, al piano Wurlitzer e al clavinet. Anche stavolta non mancano le linee vocali femminili, che nella maggior parte dei lavori di Phideaux hanno un ruolo importante, mentre i sporadici arrangiamenti di archi e fiati su »The Great Leap« regalano una grandiosità d’atmosfera.

Phideaux ha la fortuna di avere una voce perlopiù sarcastica e psichedelica, che a tratti ricorda, anche se solo vagamente, Roger Waters (Pink Floyd) e ogni tanto persino Alice Cooper (nei registri più bassi), abbastanza particolare e carismatica da renderlo riconoscibile e da distinguere in modo netto il suo progetto solista da quello di artisti prog affini. Al suo fianco ha di nuovo un vero e proprio esercito di validi musicisti, guidati dal chitarrista e produttore Gabriel Moffat, collaboratore di lunga data di Xavier. La band di Xavier, del resto, è fatta di gente che conosce da buona parte della sua vita e che sono anche suoi amici.

L’album è parecchio orientato sulla voce, e la maggior parte dei brani, oltre a una varietà di atmosfere, ha un forte marchio melodico, così da offrire un ascolto più che accessibile. »The Great Leap« si apre con »Wake Up«, che contiene un giro di chitarra quasi da rock alternativo, ma con l’entrata del canto sarcastico di Xavier e di raffinate, spiritose finezze strumentali si trasforma in fretta in un’esplosione di colori psichedelico-sinfonici. »You And Me Against A World Of Pain«, dove non mancano influssi di psichedelia e space rock, poggia su accordi pastorali di chitarra acustica, mentre il suo punto di forza sono le splendide armonie vocali e gli arrangiamenti di archi qua e là.

»The Waiting«, grazie al testo dall’umorismo nero e al battito psichedelico, in cui è impossibile non sentire gli influssi dei The Beatles e dei Pink Floyd dell’era Syd Barrett, ha un certo fascino tradizionalmente inglese, cosa parecchio, parecchio insolita per un musicista americano. »Abducted«, uno dei momenti migliori di »The Great Leap«, con la sua atmosfera cupa è un ottimo contrasto d’ambiente, mentre il testo è pieno di sarcasmo contro il celebre sistema sociale e l’apatia generale. Il ritornello beffardo stavolta è riuscitissimo, mentre i campioni digitali sulle trame di sintetizzatore e le epiche armonie vocali, in mezzo alla rassegnazione generale, portano un po’ di maestosità.

Non meno ambizioso, »Rainboy« ha un’introduzione pastorale e armonie vocali alla The Beach Boys, poi la sua natura cambia completamente, perché si alternano elementi di folk, symphonic prog e anche prog metal, tra passaggi di chitarra rabbiosi e marce di batteria feroci. L’energica »I Was Thinking« viaggia sulle ali di splendidi arrangiamenti orchestral-acustici, mentre Xavier entusiasma con il suo approccio vocale da camaleonte in »Long And Lonely Way«, dove torna a dominare il sarcasmo vocale sull’egoismo umano: è un pezzo a trazione acustica con sfumature psichedeliche e folk, mentre la produzione moderna e il suono sporco della chitarra elettrica ricordano che questo brano dall’aria ‘antiquata’ è nato nel XXI secolo.

»They Hunt You Down«, che piacerà a parecchi fan dei Pink Floyd, è un’altra interessante ballata folk con elementi di psichedelia, symphonic prog e pop rock, in cui Xavier entusiasma di nuovo con la sua versatilità vocale. Stavolta rendono particolarmente bene le armonie vocali femminili e gli arrangiamenti di fiati. Anche in »Tannis Root«, un altro pezzo ricco di atmosfera, Xavier se la prende in modo cinico con la caccia agli animali (in via di estinzione), mentre stavolta a colpire in particolare sono la breve sezione strumentale con l’assolo di tastiere e la varietà delle armonie vocali.

»One Star«, fedele al titolo e al testo che prende in giro la fama istantanea, è un divertente rocker pop/alternative/psichedelico con possenti strati di organo Hammond. Xavier stavolta nel canto sceglie un approccio un po’ più punk, con un uso intermittente del vocoder, con cui però esagera appena un po’. »Last« è una piacevole ballata acustica con un testo d’amore tutt’altro che sdolcinato, ed è così uno dei pochi momenti dell’album in cui non c’è la minima traccia di sarcasmo.

»The  Great Leap« non ha rappresentato un grande balzo in avanti sul piano dell’evoluzione sonora, ma per Phideaux Xavier è stato di sicuro un balzo in avanti nello sviluppo di idee concettuali ambiziose, con cui era anni luce avanti rispetto alla maggior parte degli altri artisti prog americani contemporanei, ed è per questo che è così interessante per tutti gli amanti della musica intellettuale. Rispetto ai futuri progetti di Phideaux, »The Great Leap« è stato in realtà un disco ‘peso leggero’, perché non conteneva nessun epico symphonic prog in più parti, ma in compenso era accessibilissimo per tutti gli amanti del rock psichedelico, del folk e del pop, per i quali rappresenta un ottimo punto di partenza per addentrarsi nel resto della discografia di Xavier.

Formazione

Phideaux Xavier – voce principale, chitarra, sitar elettrico, autoharp, tastiere, basso
Rich Hutchins – batteria, percussioni
Ariel Farber – violino, cori
Valerie Gracious – voce
Molly Ruttan Moffat – voce
Linda Ruttan Moldawsky – voce
Gabriel Moffat – chitarra (4, 5)

MUSICISTI OSPITI:
Arlan Shierbaum – tastiere
Probyn Gregory – fiati
Biker Helfrostt – flauto
Joe Pusiteri – percussioni
Stefanie Fife – violoncello

Produzione

Gabriel Moffat

Tracklist

1. Wake Up (4:03)
2. You And Me Against A World Of Pain (5:35)
3. The Waiting (3:33)
4. Abducted (6:10)
5. Rainboy (6:15)
6. I Was Thinking (4:24)
7. Long And Lonely Way (4:18)
8. They Hunt You Down (3:54)
9. Tannisroot (4:52)
10. One Star (5:14)
11. Last (5:50)

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