Bleed And Scream

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Eclipse
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2012
Durata: 49:15
Voto: 5/5

Il nuovo album dei rocker melodici svedesi Eclipse, intitolato »Bleed And Scream«, è il loro primo dal 2008, anno in cui uscì il suo predecessore »Are You Ready To Rock«, accolto alla grande dalla critica. ŠQuattro anni non sono pochi. E ti dico subito che l’attesa è valsa davvero la pena! »Bleed And Scream« scava più a fondo nelle coordinate musicali del predecessore. Anzi, è ancora più convincente come espressione, ancora più solido in qualità, e quanto a grinta melodica funziona ancora più intensamente, il che significa che gli Eclipse hanno dato vita a un documento da studio di dinamica eccezionale, capace di mescolare impatto e atmosfere infiammabili, create dall’elemento bombastico degli arrangiamenti. Un elemento che deve rendere al massimo in ogni vero album di rock melodico. In linea con le tendenze di produzione del suono in questo genere, dettate dal 2012. E »Bleed And Scream« è uno di quegli album che possono vantare in pieno questa aura!

Anche gli Eclipse rientrano tra i perfezionisti svedesi. I brani sono nati quindi nell’arco di un periodo piuttosto lungo e i ragazzi li hanno limati a lungo, prima che le versioni scelte prendessero finalmente la forma che soddisfaceva abbastanza i loro creatori da meritarsi un posto sul nuovo album in studio. 11 brani rifiniti fin nei minimi dettagli, quanto a messa in risalto dei tratti fondamentali di un carattere melodico estremamente cantabile, che ti agguantano per le orecchie e ti fanno venire la pelle d’oca in un attimo.

Se cerchi paragoni analitici, il primo viene subito in mente. Treat. I nuovi Treat con l’album del ritorno del 2010, solo con una produzione un po’ più cattiva; inoltre, alla predica musicale degli Eclipse si aggiunge un altro marchio di fabbrica elementare, messo in evidenza più volte su »Bleed And Scream«. Cioè il fatto che agli Eclipse piace toccare, in modo puntuale, le coordinate del power metal europeo. Se non prima, te lo suggerirà senza vergogna l’ultrasonica Take Back The Fear, dove la band si aiuta con una rapida pennata sui riff (la tecnica del »picking«) e con questo tipo di ornamento, sulla scia degli Helloween, abbellisce la frase di chitarra di base, che in questo modo, come già detto, evoca sensazioni da power metal, mentre a due passi c’è anche la ruvidità della produzione degli album del nuovo millennio dei Pretty Maids.

Le frasi di chitarra portano una straordinaria varietà e una cavalcata dinamica e stuzzicante di mille stati d’animo, frutto della vivacità delle linee melodiche principali, plasmate da una voce dominante e autorevole, esplosiva, pulita e cattiva, dall’estensione vocale inconfondibile (da sentire Battlegrounds, Take Back The Fear). Scuola svedese, che ci vuoi fare! Richiama alla memoria il cantante dei Treat Robert Ernlund o il Joey Tempest (Europe) più giovane e troverai la risposta alla brillantezza vocale di Erik Martensson. Quest’ultimo, oltre a un approccio vocale fantastico, in studio suona tutto il basso dell’album e, accanto al chitarrista principale Magnus Henriksson, è anche chitarrista, per cui sarà interessante vedere con quale formazione si presenteranno gli Eclipse dal vivo. L’ideale sarebbe che Martensson sul palco si occupasse solo della voce, perché è un cantante davvero eccellente.  Aggiungo anche che Erik Martensson è un talento musicale straordinario, ipersensibile nella sagacia delle idee, nonché un workaholic iperattivo. È molto stimato e nella carriera, fino ad oggi, ha collaborato con artisti come, tra gli altri: W.E.T, Toby Hitchcock (solo, Pride Of Lions), Giant e Jimi Jamison (solo, ex-Survivor). Insomma, uno che il punto della forma melodica di marca l’ha capito benissimo, e che con il resto della banda degli Eclipse si muove in studio con grande abilità, visto che la produzione dimostra come gli Eclipse siano maestri nel graduare il crescendo delle atmosfere, che raggiungono il culmine in melodie seducenti. Senza un briciolo di patetismo. A questo si sostituisce a pieno sangue il momento drammatico, stuzzicante e zeppo di ultra-bombastico, che fa sprigionare, con la ricca pienezza delle linee medie delle melodie armonizzate, una perfezione AOR catturata nei tempi nuovi. Già solo il brano Wake Me Up, con la sua melodia di ritornello tagliata magicamente, è un’introduzione di un’intensità incredibile a questo album brillante, che ti terrà incollato a sé per quasi 50 minuti.

 Martensson sa essere un bel po’ sensuale quando serve, per esempio nella ballata incisiva Bitter Taste, dove il grosso del sipario di accompagnamento è retto da linee di sintetizzatore sfruttate magistralmente. About To Break, l’altra power ballad, nel finale melodico del ritornello odora di Love Don’t Lie (House Of Lords).

In perfezione e raffinatezza espressiva, »Bleed And Scream« se la può giocare con gli album davvero di marca della vera scuola svedese del rock melodico usciti di recente, come l’ultimo album dei leggendari Treat (»Coup De Grace«, 2010), ma anche Work Of Art (»In Progress«, 2011) o Grand Illusion (»Prince Of Paupers«, 2011). Il brano Battlegounds è tagliato in stile hard rock vecchia scuola, che rimanda agli arrangiamenti dei buoni vecchi Rainbow, e nel caso di Battlegrounds in particolare a Gary Moore ai tempi di »Wild Frontier« (fai attenzione al velenoso bombastico del ritornello nel pezzo). La vecchia scuola non la nascondono neppure alcuni altri punti, come la strofa del brano omonimo, che sa di »Whitesnake« prima di sciogliersi nell’eccezionale melodia AOR del ritornello, e la battuta descritta nella strofa svanisce in un attimo. La sensazione di cuocere sull’eredità dei Whitesnake si ripete nella strofa del brano Unspoken Words, ma di nuovo solo fino al ritornello, che ti farà girare ancora una volta dentro un vero sogno di melodia vocale AOR, guidata con mano ferma e rinforzata da un tocco sensuale di cori armonizzati, che hanno pieno effetto nel momento drammatico!

L’album è intriso di »malmsteenate« di assoli di chitarra definiti in modo più vistoso, tipici della scuola scandinava, che rafforzano il momento di neoclassicismo, più marcato, incorporato nell’arrangiamento stesso del materiale dell’album.

»Bleed And Scream« è un album che non ti farà sanguinare i meccanocettori, ma di sicuro ci urlerai dietro a squarciagola per un bel pezzo. Soprattutto se sei un AOR-ista fino al midollo. È uno dei migliori risultati tra le uscite di quest’anno nel campo del rock melodico / AOR rock. È interessante notare come le giovani generazioni di musicisti, nella ri-creazione delle immagini di genere retro dell’AOR, servano prodotti pieni di convinzione, mentre i dinosauri Asia, anche con il terzo nuovo lavoro, non riescono proprio a orientarsi nei tempi nuovi, nel senso di unire in modo convincente i propri talenti con le tecniche di produzione del rock melodico dell’era moderna. Lunga vita al revival del rock melodico scandinavo!!!! Amanti dell’AOR! Probabilmente non serve ripetervi ancora una volta il fatto assodato che »Bleed And Scream« è un album che dovete assolutamente ascoltare!

Formazione

Erik Martensson – voce, chitarra, basso
Magnus Henriksson – chitarra
Johan Berlin – tastiere
Robban Bäck – batteria

Produzione

Erik Martensson

Tracklist

01. Wake Me Up
02. Bleed & Scream
03. Ain’t Dead Yet
04. Battlegrounds
05. A Bitter Taste
06. Falling Down
07. S.O.S.
08. Take Back The Fear
09. The Unspoken Heroes
10. About To Break
11. After The End Of The World

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