Bleeding Through con gli ospiti (2013)
Luogo: Lubiana / Gala hala / Slovenia
Data del concerto: 15.04.2013
Pionieri vari e resurrezioni varie: il core è (ancora) core?
Anche i pionieri dei sottogeneri ibridi della musica dal suono commerciale, nati all’inizio del nuovo millennio, stanno salutando in massa. Con il loro tour “devoto” non fa eccezione nemmeno il sestetto americano Bleeding Through, che si poteva sentire (per l’ultima volta) lunedì scorso alla Gala Hala di Metelkova, ovviamente nell’ambito dei colpi concertistici primaverili-estivi dell’organizzazione di eventi di casa, Dirty Skunks.
Visto che ultimamente questi “addii” di creazioni musicali e artistiche a tutto tondo hanno il loro scopo e, con il “miracoloso ritorno”, la loro conseguenza ( $-) gli occhialetti-emoticon con il simbolo della valuta scegli tu), ho il dubbio: devo aspettarmi un tour “Sono risorti da …”?
Se l’altra volta ho lodato la puntualità dell’evento, stavolta è stata lei a seppellirmi. Mi sono perso la prima band (sì, sputo nel piatto in cui mangio, un piatto senza fondo): ho sentito solo gli ultimi tre pezzi degli australiani Hand of Mercy e il tutto suonava come una band “vera”, copia-incolla, hardcore fino al midollo. Niente di nuovo, ma penso sia più facile nascondersi dietro le norme del genere, sia di esecuzione che di espressione, che offrire un marchio personale al suo interno. Colpito dalla minuziosa uniformità dei fan hardcore, di casa e, grazie a “Schengen”, presto di casa, ho aspettato gli americani This or the Apocalypse, un amalgama piuttosto melodico di metal e hard-core da nuovo millennio, che a tratti “condisce” il tutto con la sottocorrente progressive, o prog, sempre più udibile. Con tre album all’attivo, (credo abbiano presentato anche l’ultimo, Dead years (Lifeforce rec. 2012), si vede e si sente che il quintetto di ragazzi ha già calcato parecchie sale da gala. Il pubblico ridotto (a occhio, tra le 25 e le 35 teste), a cui ovviamente contribuisce il prezzo piuttosto alto dei biglietti di questo tipo di eventi in generale, ha assistito a un bravo vocalist in growl e soprattutto showman (rispetto il microfono a filo e la lunghezza del cavo, sfruttata fino all’ultimo centimetro, il ragazzo credeva di essere allo stadio, madonna=) e a una sezione ritmica basso-batteria ben rodata, con chitarre melodica e aggressiva, con l’immancabile dotazione di voce melodica d’aiuto. Non è mancata nemmeno la squadra di casa, nella formazione di fonico e light designer, entrambi molto graditi, per non parlare del lavoro di routine dei baristi, dei buttafuori e di tutti gli altri coinvolti. (pugno alzato)
Dopo una pausa di un paio di minuti sul palco sono saliti i pionieri (e la pioniera) del mix hardcore del nuovo millennio d’oltreoceano, i Bleeding Through, e si sono risvegliati anche i fan più evidenti, in attesa del loro breakdown*; è arrivato anche il turno della ragazza più giovane del gruppo, che sul palco ha tenuto testa più che egregiamente al cantante d’ispirazione henryrollinsiana, tra acrobazie in growl e il ritornello cantato in melodico nel brano finale in questione. Metterei in evidenza le tastiere, che sono una peculiarità dei Bleeding Through, verso la fine ben udibili anche agli iniziati del 25-35. Data della Resurrezione? Addio!
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