Eric Sardinas finalmente di nuovo al Bluesiana (2013)

0 6

Luogo: Velden am Wörthersee (Carinzia) / Bluesiana Rock Cafe / Austria
Data del concerto: 15.04.2013
Numero di spettatori: 170
Prezzo del biglietto: 36,00€ (con prenotazione) / 39,00€ (il giorno del concerto) / 29,00€ (studenti)

È passato un bel po’ dall’ultima visita di Sardinas al Bluesiana. Un tempo habitué fisso di questo club austriaco, dove si faceva vivo anche più volte l’anno, nel 2012 durante i suoi giri per il mondo si è letteralmente dimenticato di fermarsi in questa simpatica località della Carinzia austriaca, così che l’ultima volta lo avevamo visto a novembre 2011. Una pausa così lunga lasciava ovviamente presagire un concerto ancora più infuocato, e anche stavolta noi del Bluesiana non siamo rimasti delusi.

Sul Bluesiana è già stato detto e scritto così tanto che è un peccato sprecare altre parole – va semplicemente visitato, visto e vissuto. E lo stesso vale per il concerto di Eric Sardinas. Nessuna registrazione, che sia audio o video, può sostituire le sensazioni che questo grande americano di colore tira fuori dal pubblico insieme alla sua »buona« amica chitarra.

Eric Sardinas ha iniziato a pizzicare le corde a sei anni. Pur essendo mancino, ha imparato a suonare la chitarra da destrorso, cosa che di sicuro non è stata un’impresa facile, ma che probabilmente ha regalato al suo modo di suonare qualche scintilla speciale. Già da ragazzino si ispirava alle leggende del blues e dell’r’n’b, e a questi suoni è rimasto fedele per tutta la carriera. È riconosciuto soprattutto come il re della chitarra resofonica (slide), che dà alle sue canzoni un sapore tutto particolare.

Il locale si riempiva piano ma con costanza. Il pubblico si guardava intorno curioso, scrutando l’attrezzatura sul palco, e c’era chi fotografava con interesse una delle chitarre resofoniche. Se qualcuno era venuto a vedere gli effetti che il grande maestro poteva usare, sarà rimasto di sicuro deluso – nelle sue imprese chitarristiche Eric usa ogni tanto solo un pedale wah-wah. Eppure, con lo slide di metallo sul mignolo e il suo modo di pennare, dal suo strumento riesce a tirar fuori i suoni e le note più insolite.

Alle nove e mezza è arrivato finalmente il momento dell’ingresso di Eric sul palco. Con il cappello da cowboy in testa, ovviamente. E, cosa più importante, con la chitarra al collo. Eric non è uomo di molte parole – ha sempre e ovunque dato la precedenza alla musica. Anche stavolta, dopo un saluto sbrigativo, ha subito iniziato a grattare le corde. Dopo l’intro strimpellato, che Sardinas ha usato anche per accordare definitivamente tutte le corde, si sono uniti a lui con i loro strumenti anche gli altri membri dei Big Motor – l’insostituibile Lavelle Price al basso e il nuovo arrivato Bryan Keeling alla batteria. E così si è partiti con Worried mind blues. Il pubblico si è messo subito a muoversi a ritmo, entusiasta, e Eric lo incitava ancora di più con i suoi balletti sul palco. Senza un attimo di pausa il pezzo si è fuso con il successivo – Flames of love. La carica è continuata, Eric ha preso possesso del palco e si spostava con la chitarra di qua e di là, tanto che era difficile stargli dietro. L’aria si surriscaldava in fretta e il sudore colava a fiumi dalle mani di Sardinas. Ben presto non erano bagnate solo le mani, ma tutto il corpo e i capelli. Ma questo non lo ha né fermato né calmato. Pieno di energia è andato avanti con la vivace I can’t be satisfied, a cui il pubblico si è unito saltellando e battendo le mani. Le dita di Eric scorrevano agili sulle corde, mentre la possente mano sinistra piegava senza pietà il metallo teso in tutte le direzioni. Anche Price e Keeling, che lo accompagnavano, non erano da meno rispetto al loro matador, che però ha fatto capire a tutti di aver conquistato l’arena con abili assoli. E quando il pubblico era ormai al culmine dell’euforia, era ovviamente il momento dell’immancabile Get down to whiskey, che la gente ha arricchito cantando insieme a lui. Con la sua mimica Eric per un po’ ha spronato gli ascoltatori a cantare a squarciagola, un attimo dopo ha richiuso gli occhi ed è sprofondato nel suo suonare, tanto che per un bel pezzo non si è accorto di uno spettatore che, preso da compassione, gli aveva portato dal bancone un bicchiere di whiskey e glielo porgeva sotto il naso. Quando finalmente se n’è accorto, Eric ha afferrato il bicchiere, l’ha annusato, ha riconosciuto da intenditore il Jack Daniel’s, ha ringraziato l’ospite generoso, ha scolato il whiskey in un sorso e ha continuato a suonare e cantare indisturbato. Dopo un grande applauso Eric ha deciso di calmare un po’ la scena: ha staccato la chitarra dall’ampli, ci ha puntato contro il microfono e, un po’ chino, ha cantato in modo tutto suo di fianco al microfono, battendo a terra i pesanti stivali da cowboy. Price e Keeling ne hanno approfittato per rinfrescarsi, ma la pausa per loro è durata poco, perché con All I need si è tornati a scaldarsi. Eric ha mostrato tutto il suo affetto per la sua migliore amica chitarra anche al pubblico: durante il pezzo girava le meccaniche, si è scusato a gran voce con lei con un »I’m sorry, baby«, se l’è portata al viso e l’ha baciata, poi ha continuato a suonare senza alcun ritegno. Dopo di che ha concesso un po’ di riposo sia alla chitarra sia alle sue dita veloci, lasciando a Price e Keeling lo spazio per mostrare il loro talento negli assoli. Anche con loro il pubblico non è certo rimasto indifferente.  Tornato sul palco, Eric ha di nuovo staccato la chitarra dall’ampli e cantato di fianco al microfono, poi tutti e tre sono partiti con la vivace Full tilt mama, e il pubblico ha ricominciato a ballare. È seguita It’s nothing new e, per chiudere la parte regolare del concerto, è toccato al classico Texola. Avaro di parole come per tutta la serata, Eric ha ringraziato il pubblico, ha detto che torna volentieri qui e che al Bluesiana il blues è di casa, ha ringraziato la padrona di casa Gudrun e ha salutato. Ma ovviamente non per molto – il pubblico, con applausi, urla e fischi, lo ha presto riportato sul palco. Hanno suonato ancora Treat me right e Behind the 8, e poi la serata di blues scatenato si è chiusa definitivamente.

Uno show di un’ora e mezza buona che di sicuro non ha lasciato nessuno indifferente. Il modo in cui Eric Sardinas suona e racconta emozioni vissute dal profondo del cuore è qualcosa di unico, e la mimica e i movimenti mentre suona rendono ancora più intensa la già forte carica comunicativa dei testi. Teatrale. Vissuto. Indimenticabile. E ovviamente da rivedere dal vivo.

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie