Blues funk tedesco: “L’enfant terrible” davanti a una Bluesiana deserta (2011)

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Luogo: Bluesiana Rock Cafe / Velden Am Woerthersee / Austria
Data del concerto: 03.12.2011
Pubblico: 20 persone
Prezzo del biglietto: 20 € (con prenotazione) / 24 € (il giorno del concerto)

Un sabato nuvoloso e un po’ piovoso: condizioni meteo perfette per un’altra serata in Austria, per la precisione a Velden, nella mitica Bluesiana, il club che io e Greg abbiamo adottato come casa nostra già alla prima visita, tre anni fa. Stavolta ci siamo andati per vedere e ascoltare una band forse un po’ meno conosciuta, ma non per questo meno valida: i Florian Hofer Band.

I Florian Hofer Band sono un giovane trio di musicisti di tre paesi diversi. Come succede alla maggior parte delle band più giovani, anche la formazione è instabile, ma il pilastro resta sempre lo stesso: Florian Hofer, cantante e chitarrista tedesco. Al momento sul palco gli tengono compagnia Bernhard Wegner, austriaco, al basso, e alla batteria Atma Anur di San Francisco, con un curriculum musicale niente male (una volta ha suonato anche con Richie Kotzen). 

Florian Hofer viene da Francoforte. Nella sua musica si sentono soprattutto le influenze di Richie Kotzen e Philip Sayce. Il disco d’esordio dei Florian Hofer Band si intitola Resolution ed è uscito alla fine del 2010. Dentro trovi un mix di nuovo sound blues-rock-funk-fusion, di cui i già citati Kotzen e Sayce sono i padrini.

Dalla nostra ultima visita alla Bluesiana sono passati appena 14 giorni scarsi (quando andammo al concerto di Eric Sardinas). Gli operai nel tunnel delle Caravanche ti regalano ancora mezz’ora per riflettere sulla tua vita e per le ultime intense telefonate al cellulare prima di passare il confine. Arrivati a Velden, si respira subito l’atmosfera del dicembre natalizio, con tutti quei Babbo Natale e pupazzi di neve di plastica a dir poco kitsch. Luci dappertutto. L’aria di dicembre si era riversata anche per le strade: gli hotel di Velden erano già pieni di turisti e le vie affollate di gente a passeggio la sera facevano sperare che, nonostante il nome poco noto sul cartellone, la Bluesiana stasera si riempisse a dovere. Ma l’arrivo davanti al club ha spazzato via ogni speranza. Quattro auto solitarie nel parcheggio non promettevano certo la ressa, ma mancavano ancora quasi 2 ore al concerto, quindi speravamo che le cose si sistemassero.

Nonostante l’immancabile aria di casa della Bluesiana, era difficile non notare quel vuoto a cui io e Greg non siamo abituati: fino all’inizio del concerto, in tutto il locale, staff compreso, c’erano 22 persone. Il volto sempre sorridente della proprietaria Gudrun non riusciva a nascondere la delusione davanti al club quasi vuoto.

Pochi minuti dopo le nove e mezza Florian Hofer è salito sul palco insieme alla sua band. Il ragazzo, che proprio il giorno del concerto compiva 23 anni, per noi era la prima volta dal vivo. Ha aperto con Can you feel me, il suo primo pezzo con tanto di videoclip. A far compagnia al pubblico sparuto c’erano 2 telecamere che riprendevano tutto quello che succedeva sul palco. A fine pezzo Florian ha salutato la platea e ringraziato tutti quelli venuti da lontano: ha citato gli ospiti dall’Italia e dalla Slovenia. Sono andati avanti con Back in the day, una delle canzoni più recenti, che finirà nel prossimo CD, la cui uscita Florian promette per il 2012. Poi è arrivata la più briosa On my knees. Florian ricorda Kotzen non solo per il timbro della voce e il genere, ma ha preso da lui anche parecchio della presenza scenica, tanto che, a parte i capelli biondi di Florian, tutto richiama il suo più grande modello. Anche il modo sicuro di suonare la chitarra, pieno di riff intricati, pur non superando quello del suo idolo, ci si avvicina in modo più che soddisfacente. Atma Anur ha accompagnato il canto di Florian con urla sparse per tutto il tempo, mentre il bassista Wegner lo supportava con i cori. Il trio era affiatato sia vocalmente sia strumentalmente, e se la Bluesiana fosse stata anche solo un po’ più piena, sul palco avrebbero scatenato una vera festa. Così invece Florian si è dato alle lunghe parti soliste con le sue dita ben allenate: di quanta pratica ci sia dietro parla anche la sua Fender Stratocaster nera, ormai bella consumata. Durante il concerto Florian non è stato troppo loquace, così il batterista Atma Anur ha approfittato di una delle pause per fargli gli auguri di compleanno. Florian non ha mostrato grande entusiasmo, credo proprio perché anche lui sperava in più gente. Nonostante la delusione il concerto è filato via sicuro con i pezzi del disco d’esordio e qualche altro brano nuovo. Il pubblico, per quanto scarso, ha mostrato un sacco di solidarietà verso i giovani musicisti sul palco: ogni pezzo l’abbiamo premiato con urla di entusiasmo davvero rumorose e grandi applausi. Se le luci di scena della Bluesiana non illuminassero tutto il locale, si sarebbe detto che ci applaudissero almeno 5 volte tanti di quanti eravamo davvero. D’altronde i ragazzi si sono meritati gli applausi fino all’ultimo, perché la qualità dell’esecuzione non è stata macchiata nemmeno per un istante. Florian si è sciolto un po’ durante il concerto, si è tolto il giaccone di montone e ha fatto roteare la chitarra dietro la testa, mostrandoci che sa suonare anche così. A chiusura della parte regolare hanno suonato una riuscita versione, riarrangiata a modo loro, della Foxy Lady di Hendrix, poi hanno salutato brevemente e ringraziato. Sono seguiti cori rumorosi per il bis; Florian ci ha fatto aspettare qualche minuto, poi tutti e tre sono tornati sul palco. Florian ha ringraziato ancora una volta tutti i presenti, ha trascinato il suo cabinet Marshall al centro del palco, ci si è seduto sopra tutto rilassato e ci ha suonato ancora Illusions e, preparata apposta per la Bluesiana, l’improvvisata Bluesiana Blues in puro stile jam. Poi un altro saluto dal palco, e noi, pochi ma al massimo della soddisfazione, ci siamo avviati lentamente verso casa.

Mano sul cuore, per qualsiasi musicista è dura suonare davanti a un pubblico così scarso e a un club praticamente vuoto. I Florian Hofer Band hanno dimostrato che, nonostante la grande delusione, si può restare musicisti professionali e di altissima qualità. La tecnica chitarristica di Florian soddisfa qualsiasi ascoltatore, mentre la sua voce suona vellutata attraverso testi forse un po’ malinconici. Un musicista che lascia il cuore sul palco e non sbaglia mai nemmeno mezza nota. Non vedo l’ora del loro prossimo concerto da queste parti. Te lo consiglio assolutamente.

foto: Greg Žagar

Scaletta

1. Can you feel me 2. Back in the day 3. On my knees 4. Blue Indian chief 5. Telling lies 6. Constant change 7. Reaching 8. Reigning me 9. Till pain is gone 10. Carrying 11. Foxy lady —bis— 12. Illusions 13. Blues

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