Bridge of Fools
Artista: Heartland
Etichetta: Escape Music
Uscita: 1997
Voto: 4.5/5
Fin dagli esordi, gli Heartland sono stati soprattutto il sodalizio creativo tra Chris Ousey e Steve Morris. I due hanno un bel pedigree nel mondo AOR, visto che hanno suonato anche con altri maestri del genere (Morris, per esempio, anche con Steve Overland degli FM). Questa esperienza si sente eccome anche su Bridge of Fools, che per me personalmente è tra i più grandi traguardi del genere.
L’album è ben impostato fin dall’inizio. Certo, lo schema è abbastanza tipico dell’AOR: un paio di pezzi veloci seguiti da una ballad, poi di nuovo qualcosa di più tirato e così via. Ma evidentemente quello schema funziona, e perché mai dovrebbero cambiarlo proprio gli Heartland. Gli autori di musica e testi, Steve Morris e Chris Ousey, non lasciano nulla al caso. Tutto sembra rifinito fino al minimo dettaglio. Se l’album fosse uscito dieci anni prima, probabilmente avrebbe avuto un successo clamoroso, visto che è pieno di melodie che ti si piantano subito in testa. Anche gli assoli sono molto melodici, ma Morris dimostra comunque che razza di chitarrista sia. Il fatto è che l’AOR è in declino commerciale ormai da un bel po’ e le band faticano a vendere più di una manciata di dischi (tranne i “più grandi”). Però da un lato è meglio così, perché possiamo ritrovarci tra le mani lavori come Bridge of Fools, pieni di freschezza e sincerità. Ousey e Morris non devono rendere conto a nessuno. Fanno musica per sé e per tutti i fedeli fan del genere. Con Bridge of Fools hanno creato il loro lavoro più onesto, melodico e liricamente impegnativo, pieno di svolte emotive e intrecci interessanti. Un risultato così, almeno secondo me, non l’hanno mai più ripetuto.
In realtà è difficile isolare singoli pezzi che spiccano, perché l’intero album è eccezionale. Non c’è un solo momento debole in cui potresti dire che è mancata l’ispirazione. Forse spiccano un filo di più Castles in the Sand, dove Morris mostra che dita veloci ha, Elena con la sua tematica cupa e Still Got my Feet on the Ground coi testi scherzosi.
Il vero artefice del sound degli Heartland è senza dubbio il chitarrista e tastierista Steve Morris, che alla chitarra si piazza tra i migliori – non tanto per tecnica quanto per feeling (anche se ogni tanto dimostra che la velocità non gli manca). Alle tastiere ogni tanto gli dà una mano Chris Lloyd, ma più o meno suona tutto Morris. Va sottolineata anche la voce di Chris Ousey, tra i cantanti più sottovalutati in qualsiasi genere. Il tipo ha un’estensione pazzesca (può salire altissimo), la sua voce è leggermente roca e inconfondibile. Su ogni album dove canta lui, vale la pena comprare il disco anche solo per la sua voce. La sezione ritmica è il tipico concetto di perfezione AOR – freddo mestiere senza grossi picchi tecnici.
Quello che distingue gli Heartland dalla massa delle band AOR (anche le più grosse) è il modo in cui Ousey vede il mondo e come lo mette nei testi. Chris Ousey ha uno sguardo ben più profondo sull’animo umano del paroliere AOR medio. Per lui non è tutto così semplice come lo fanno sembrare vari Journey o anche gli FM, che passano da momenti di ultra-felicità ed estasi erotica al piagnisteo patetico e sdolcinato per un amore durato appena tre giorni. Ousey sa costruire coi testi vere storie, che a volte ti portano anche negli angoli bui della psiche umana, a volte ti sorprendono con osservazioni sarcastiche sul sistema sociale, e ovviamente sa anche scrivere qualcosa di più romantico. Ma con lui i testi d’amore risultano più credibili e decisamente più realistici delle romanticherie sbrigative dei vari Steve Perry, che ancora adesso piange tutte le sue trecento occasioni mancate.
Con questo album gli Heartland, per me, hanno toccato il picco delle loro capacità creative. La combinazione di composizioni semplici, esecuzione tecnica rifinita e testi sottili è davvero efficace e piazza gli Heartland tra i più grandi maestri dell’AOR. Posso dire senza problemi che Bridge of Fools è il più grande capolavoro nella discografia degli Heartland. Forse Morris ha saputo mostrare a volte un po’ più di fantasia compositiva, ma proprio questo stile semplice su questo album funziona. Quindi, tutti gli amanti del rock melodico (AOR) questo disco devono semplicemente averlo.
Formazione
Chris Ousey – voce
Steve Morris – chitarra, tastiere
Chris Lloyd – tastiere
Steve Gibson – batteria
Tim A. Duncan – basso
Produzione
Steve Morris
Tracklist
1. Tomorrow Won’t Wait
2. Castles in the Sand
3. Where the Pieces Fall
4. I Will Wait for You
5. Elena
6. Front Page News
7. Only a Heartbeat Away
8. Not Till Heaven Falls
9. Hardworking Man
10. Feels Like Magic
11. Still Got My Feet on the Ground
12. Don’t Let the Fire Die