Broken Arrow – la rivelazione glam hard rock che arriva da Brežice (2009)

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Luogo: osteria Kongo / Lubiana (Savlje) / Slovenia
Data dell’intervista: 15.05.2009

Matjaž Predanič, Rok Marolt , Bor Marolt sono i membri dei Broken Arrow. In una giornata ventosa e capricciosa si sono seduti allo stesso tavolo dell’osteria Kongo, a Savlje, nei dintorni di Lubiana, subito dopo che RockLine aveva finito un “interrogatorio” simile con Grega e Marin, i fratelli di band dei Cyclone. I Broken Arrow riscoprono l’hard rock anni Ottanta e ci aggiungono una dose esagerata di componente “glam” e “hair”. Insomma, a livello musicale la storia dei Broken Arrow gira intorno a qualcosa di cui anche le band slovene più vecchie, tipo Šank rock o Pop Design, possono decisamente andare fiere.

RockLine: Da più parti ho sentito dire che al momento siete la miglior band glam hard rock in Slovenia, è vero?

Bor: Non so se siamo i migliori. In Slovenia ci sono un sacco di band valide in questo ambito. Band eccellenti. Oltre ai Cyclone ci sono anche gli Hotty MkNotty.

Matjaž: Dai, già solo gli Šank Rock sono molto più rodati di noi. Non c’è proprio paragone. Io quello che suoniamo lo chiamo semplicemente rock “underground”.

RockLine: Pensi che questo arrivi con gli anni e l’esperienza?

Matjaž: Sì. Però se già adesso raccogliamo complimenti, è solo un buon segno. Ci stiamo impegnando.

RockLine: Si sente che siete fan di band come Šank Rock e Pop Design.

Matjaž: Assolutamente.

RockLine: È interessante come l’hard rock sloveno degli anni Ottanta abbia guadagnato valore col tempo che è passato fino a oggi. In un certo senso voi state riscoprendo quelle vecchie band rock slovene e rendendo loro giustizia per tutto quello che hanno fatto.

Rok: Oggi è quasi un’alternativa. È un “flash back” agli anni in cui ero ancora un bambino..

Bor: Ai tuoi anni forse sì, ah, ah, ah… ai miei no.

Matjaž: Neanche ai miei. Quando ero piccolo io, andavano forte i Kingston, i Čuki e roba del genere, ah, ah, ah…

RockLine: Hmmm,…. Cosa succederebbe se oggi si buttassero tutti sui Kingston?

Matjaž: Se prendi loro come idoli, allora non c’è speranza di crescere e fare progressi, musicalmente parlando, ah, ah…

RockLine: L’altra volta a Medvode, al concerto dell’08.05.2009 in cui avete suonato insieme ai Cyclone, avete deciso di non usare le tastiere sul palco. Vi accompagnava una base registrata. Visto che tu, Matjaž, sei un polistrumentista e un ottimo tastierista, perché hai fatto questa scelta?

Matjaž: Noi le tastiere sul palco non le usiamo mai. Se lo facessimo, visto che sono il frontman della band, sarei impegnato con le tastiere e a livello scenico e visivo sul palco sicuramente non spaccherebbe così tanto come adesso. E poi, se per questo compito prendessimo in band un altro membro, ti porta di nuovo un carico energetico in più. Con i trasporti, il coordinarsi a vicenda e così via… In più, con la base hai sul palco un membro che è preciso al 100%. Non sbaglia, e non gli serve nemmeno un monitor.

RockLine: Siete diventati un quintetto, avete preso un bassista, probabilmente per permettere a te, Matjaž, di concentrarti completamente sulla performance vocale sul palco.

Matjaž: Sì. Mi sembra importantissimo per il contatto col pubblico: il cantante deve avere le mani il più libere possibile, poter muoversi durante l’esibizione e tenere così il pubblico incollato alla band per tutto il concerto. Per questo ho smesso anche di suonare il basso sul palco.

RockLine: Esistete dal 2005. Com’è cominciata la storia dei Broken Arrow?

Bor: All’epoca avevamo tutti le nostre band. Io e Matjaž suonavamo con i power metaller The Whisper. Rok era nei Sweet Sorrow. È successo che dal centro giovanile di Brežice è arrivata la proposta per una data, e io ho proposto a Matjaž di buttarci e vedere come andava. Abbiamo contattato anche il batterista Janči, che prima suonava pure lui nei The Whisper. Ci serviva una scaletta di canzoni per due giorni, con una buona oretta di cover.

Matjaž: Con Bor, comunque, avevamo già suonato insieme prima…

Bor:… e Rok è mio fratello, quindi lo conosco benissimo ah, ah, ah…

Matjaž: Rok ha sempre voluto suonare anche musica più rock, quindi era la soluzione logica.

Rok: Assolutamente.

Bor: Beh, quel concerto è andato bene, così abbiamo deciso di andare avanti, ed eccoci qui, i Broken Arrow.

RockLine: Avete fuori tre demo. Ce li presentate?

Bor: Abbiamo appena pubblicato il terzo demo. I primi quattro pezzi sono stati registrati a Novo mesto…

Matjaž: Partiamo dal demo Hit The Streets, che è il nostro primo. L’abbiamo registrato da soli. La batteria è stata registrata su due canali con la scheda audio “consumer” più economica che c’è. Anche chitarre e basso sono stati registrati con la stessa scheda audio. Il tutto è stato registrato in una stanza di casa. L’idea era di cavarcela spendendo il meno possibile e di avere il prima possibile qualcosa in mano con cui presentare la nostra musica al pubblico.

RockLine: In tutti e tre i demo che avete pubblicato si sente un progresso. Anche nel suono.

Matjaž: Davvero? Allora ti racconto com’è andata. Il primo demo, Hit The Streets, l’abbiamo registrato completamente da soli, davvero per noi. Il secondo demo l’abbiamo registrato allo studio Podmornica, in Croazia, nella città di Samobor. Era il 2007, e dentro ci sono i pezzi Polet v nebo e Zdaj ko si sama. Quest’ultimo demo, appena uscito, è una specie di mix di tutto quello che non c’è sul primo demo, Hit The Streets. I primi quattro pezzi del nuovo demo sono stati registrati a Novo mesto, più precisamente allo studio Cigoj, ed è per questo che suonano diversi, come produzione, da tutti gli altri. Polet v nebo e Zdaj ko si sama sono invece esattamente le stesse registrazioni del secondo demo. In più abbiamo aggiunto il brano V tvojih očeh, che abbiamo registrato di nuovo da soli.

RockLine: Proprio questo brano, V tvojih očeh, è personalmente il mio preferito del terzo demo, ma vorrei segnalare anche il pezzo Our last…, che ha un groove cupo e spicca sul demo.

Matjaž: Questo pezzo è scritto in modo più tagliente, suona più metal. Anche il testo non è quello tipico nostro, direi che non è il solito “allegro stile glammer” o da canzone d’amore…

RockLine: Se certe cose te le registri da solo, risparmi un bel po’ di soldi…

Matjaž: È fantastico poter registrare la musica da soli, senza dipendere da uno studio esterno. Non hai vincoli di tempo. Ti prendi il tempo che ti serve, dai forma al pezzo con calma, finché non sei completamente soddisfatto. Anche questo è un vantaggio.

Rok: Se hai la possibilità di registrare da solo, riesci a fare tutto con più precisione, perché non c’è quella tensione nervosa che ti può fregare quando sei in un vero studio. Quando cominciano a metterti fretta: “Presto, presto, presto,…”, quello è un segnale che non profuma esattamente di un ottimo prodotto finale.

Matjaž: Certo, uno studio professionale ha più possibilità di darti una produzione audio migliore, però non offre un clima così rilassato come quello che trovi quando ti metti a fare tutto da solo. Sì, sarebbe fantastico se un giorno mettessimo da parte i soldi per uno studio tutto nostro.

RockLine: Però voi Broken Arrow, per la sensazione che trasmettete sul palco o nelle registrazioni, siete dei positivoni totali.

Matjaž: I Broken Arrow in fondo sono nati per divertirsi. Per godercela suonando dal vivo e per far divertire gli altri. Con l’idea che vengano a trovarci persone che vogliono stare bene in nostra compagnia, divertirsi con noi. Se, ad esempio, ci fossimo orientati su un genere specifico, tipo nel metal, anche il nostro pubblico di riferimento sarebbe molto specifico. Punteremmo a una nicchia, e in Slovenia per una band così è ancora più dura.

Bor: In effetti, se andassimo su un genere specifico, sul palco dovremmo concentrarci molto di più sull’esecuzione, mentre ai nostri concerti si tratta davvero di una festa rilassata, di un party.

Matjaž: Anche se ogni tanto sbagliamo una nota, il mondo non crolla.

RockLine: Quando arriverà il vostro primo album?

Matjaž: Arriverà, arriverà… in realtà stiamo ancora decidendo se registrare in studio o a casa.

Rok: La visione dei Broken Arrow è che l’album si faccia di sicuro. Stiamo solo pensando di registrare in studio soltanto la batteria…

Bor: … e la voce.

Rok: …sì, e la voce in studio. Molto probabilmente proprio allo studio di Samobor, dove siamo già stati, mentre le chitarre le registreremmo da soli.

Matjaž: Proveremo a combinare un po’ le due cose, semplicemente per gestire meglio il tempo e non avere nessuna fretta.

RockLine: Ho notato che vi piace curare anche i cori. Nel glam rock mi sembra una cosa importantissima.

Bor: Sì, è vero. In realtà ci serve ancora un po’ di allenamento per quanto riguarda le registrazioni. Quando ce lo saremo lasciato alle spalle e avremo imparato i trucchi di base, tutto filerà ancora più liscio.

Matjaž: È anche un fattore che viene fuori al meglio nella musica pop. Per questo, ad esempio, gli ABBA erano così efficaci e convincenti. Dal vivo ovviamente non facevano tutte le voci che hanno sulle registrazioni in studio, diciamo dalle 6 alle 8, e nella band erano solo in quattro. Però è una cosa che spacca. Per esempio i cori sul brano V tvojih očeh ai nostri concerti non sono uguali a quelli della registrazione in studio. In studio alla voce principale di questo pezzo se ne aggiungono altre tre di accompagnamento.

intervista condotta e curata da: Aleš Podbrežnik

foto: Robi Lipej

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