Brutalizer

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Underground
Etichetta: Autoprodotto
Uscita: 2017
Durata: 40:56
Voto: 4/5

Ogni album heavy metal nato in territorio sloveno conta. Non solo perché noi sloveni siamo già pochi nella galassia, ma perché facciamo, per tradizione, un metal dannatamente buono. E quasi una regola è che le band del metal sloveno si fanno strada e sopravvivono completamente da sole. In modo indipendente. Anche gli Underground, valorosi appassionati del Litorale di queste strutture sonore dure, più precisamente delle basse goriziane, con base a Šempeter pri Gorici, non fanno certo eccezione.

Quello che l’EP »Demo«, uscito tre anni fa, lasciava intuire con ambizione e audacia, ora lo conferma il debutto in studio »Brutalizer«. I ragazzi, quindi, sul primo album in studio hanno limato, approfondito e definito ancora meglio il revival di un approccio compositivo dal sapore retro, che pesca ispirazione dalle conquiste tradizionali dell’eredità del movimento N.W.O.B.H.M., con gli Iron Maiden in testa, ovviamente, ma che porta gli Underground anche a omaggiare vita e opere dei Judas Priest (il brano Texas Chainsaw Massacre), il che crea di conseguenza un legame irresistibile con l’ispirazione al metal degli anni Ottanta, quello che si sviluppava sul suolo del vecchio continente europeo. Ti saltano subito in mente i tedeschi Stranger, Scanner, i primi Helloween, Midnight Darkness e anche gli Stormwitch, poi i danesi Witch Corss, Mercyful Fate o i belgi Ostrogoth, mentre al di là dell’Atlantico, la “pozzanghera”, vengono in mente gli americani Liege Lord, e il pomposo passo marziale di Horrors of the Past riporta in vita anche le vibrazioni dei vecchi Omen.

Eppure gli Underground sono portabandiera della nuova generazione del metal. Alle cose si avvicinano, ovviamente, con la loro mentalità musicale. L’ispirazione, qui, è logica,  e la band di conseguenza non porta nessuna rivoluzione musicale né niente che non avessimo già sentito, ma mette sul piatto un album di cuore assoluto e di un’attaccamento incredibilmente testardo alle forme tradizionali di fare heavy metal. Alla formazione la grinta esecutiva non manca di certo. »Brutalizer« di conseguenza prende fuoco a sangue pieno.

Il debutto porta otto pezzi, e tre di questi, Texas Chainsaw Massacre, Horrors of the Past e Burn in Fire, la band li aveva già presentati sull’EP »Demo«. Gli Underground, in questi tre anni dall’uscita dell’EP, sono cresciuti. Come compositori e arrangiatori e come gruppo che sa come vuole »suonare«. Il »riconfezionamento« dei trucchi metal noti dell’eredità della tradizione metal europea è quindi riuscito del tutto. I brani hanno tutto ciò che, in senso elementare, cerchiamo e pretendiamo nel 2017 da un buon disco heavy metal dal suono tradizionale.  Scorrevolezza altissima, sviluppo dinamico degli eventi, rotolare ritmico senza freni e stampede, gradazione contrastante del dramma teatrale negli stati d’animo, che raggiunge il crescendo in ritornelli orecchiabili e contagiosi e (a tratti) bombastici. Inoltre il disco offre a ogni passo un’ottima comunicazione tra le due chitarre, sia negli assoli a più parti divisi, sia nel flirtare dentro le armonie in terze, sia nell’aggiungere altri ornamenti fantasiosi sopra le frasi di chitarra principali. A livello di produzione l’album raggiunge un’ottima vivacità e i suoi elementi vibrano in una disposizione equilibrata. In fase di composizione la band ha messo sotto la lente soprattutto i passaggi strumentali, a partire dalle parti di middle eight. Dimostra così di avere un senso rifinito nel mantenere compatti i brani, anche nei punti delle composizioni in cui si passa a una modulazione o a un cambio di ritmo, perché anche in questi momenti i ragazzi se la cavano con abilità, in modo che il pezzo ritorni in tutta fluidità verso il ritornello finale e la chiusura.

Gli Underground, sul debutto, sono sfacciatamente carichi, infernalmente veloci e affilati. Non risparmiano né carburante né proiettili. Con la loro dentatura d’acciaio e aguzza sgranocchiano senza pietà i minuti dell’album. Un po’ di ingenuità la mostra solo il brano Mouth of Madness, con un riff prevedibilmente clichéistico sopra una chiave ritmica già usata mille volte (nella storia del metal). Così, con le sue melodie prevedibili, questo pezzo annoia un po’, perché nel complesso non si muove granché nel messaggio, e il disco perde proprio a metà un po’ di quella nobile irruenza e di quella slancio indomito di questi cinque stalloni del Litorale dal cuore di leone.

La voce di Mario Murgič è una vera calamita del disco. Sviluppa infatti un’altezza velenosa, che pochi nella nuova generazione del metal sloveno riescono a eguagliare, e quindi supera senza fatica differenze di tre ottave nelle tonalità. Mantiene intanto la potenza sviluppata, che porta senza problemi dai registri medi a quelli alti e altissimi. La voce è quindi l’ago decisivo della bilancia perché »Brutalizer«, oltre alla rifinitura strumentale, prenda fuoco e funzioni a sangue pieno, senza freni e senza remore, dall’inizio alla fine. Anche l’inglese è gestito in modo del tutto soddisfacente nella metrica del canto dei versi.

»Brutalizer« è, per un debutto in studio, un prodotto straordinariamente bello e di qualità. Alla band non mancano né la carica creativa né la veemente voglia di dimostrare e di affermarsi. Gli Underground si avvicinano alle cose con ardore appassionato, nell’esecuzione sono tecnicamente rifiniti, negli arrangiamenti cercano il perfezionismo compositivo. Tutto questo è quindi di qualità e più che soddisfacente, visto che parliamo di un debutto in studio. Dopo quanto mostrato su »Brutalizer«, gli Underground sono una band su cui vale decisamente la pena scommettere. L’ago della bussola, col debutto, punta quindi nella direzione giusta. Verso lo zenit creativo ed espressivo che una simile evoluzione della band porterà di sicuro sui prossimi lavori in studio.  

Underground – Texas Chainsaw Massacre (lyric video ufficiale):

Formazione

Mario Murgič – voce 
Jernej Kranjec – chitarra 
Simon Rupnik – chitarra 
David Rogič – basso
Aleks Legiša – batteria

Produzione

Urban Merhar

Tracklist

1. Intro
2. Stoneheart Asylum
3. Texas Chainsaw Massacre
4. Horrors of the Past
5. Mouth of Madness
6. Punisher
7. Brutalizer
8. Burn in Fire
9. House of the Devil 

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