Buh

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Buh
Etichetta: Celinka
Uscita: 2018
Durata: 56:15
Voto: 4.5/5

Tre anni fa usciva un album bello tosto del progetto N3L, intitolato »Natriletno kolobarjenje s praho«. Di quel progetto faceva parte anche Uroš Buh, lo stesso tizio che quest’anno si presenta in un contesto musicale completamente diverso. Nell’espressione. Nello stile. Nel messaggio. Anche da cantautore. Per l’occasione si è messo insieme una vera e propria squadra di musicisti che lo aiuta a dare vita a tutte le sue idee. Insomma, l’album »Buh«, esordio di Uroš Buh, o diciamo pure della band Buh, è un lavoro potentissimo e compatto, sia dal punto di vista della composizione musicale sia da quello del messaggio (la poesia), pieno di sostanza espressiva che si tocca con mano.

Difficile infilarlo in una cornice di genere, il che dimostra che Uroš Buh è un musicista dalle mille sfaccettature, che sul piano delle idee si muove in modo del tutto genuino, sincero e libero. Senza il peso di idee preconcette.   Se un’idea è buona, la mette in musica e prova a spremerne il massimo in termini di espressività. Possiamo dire che è un album da cantautore, possiamo dire che è terribilmente amichevole con le frequenze radiofoniche, anche se il suo scopo non è andare a caccia di favori radiofonici: insomma, grazie a una musicalità scaltra, la premessa pop sull’album c’è, ma non spinge per stare in primo piano, e nella melodia si rivolge a un tipico sentire »sloveno-geografico«. Per il resto, però, parliamo di un album art rock che, in cornici di composizione leggere e senza pretese, porta con sé perfino qualche leva di psichedelia. Lo lascia intuire l’iniziale Lovim dež, che nella sua leggerezza, poggiata su un formato compositivo semplice, apre un sacco di spazio a piccoli inserti raffinati ma chiaramente articolati di contrasto strumentale, in cui trova posto anche l’armonica di Miha Erič (Prismojeni profesorji bluesa). Anche se l’apertura non porta ancora la prima rondine, in questo caso svela per bene il principio di questo lavoro, che in tutti i brani, dal primo all’ultimo, privilegia la costruzione di stati d’animo intensi e di contrasti atmosferici, perché l’album si rivolge all’ascoltatore come un tutt’uno, senza alcuna pretesa, melodioso, sognante, cerebrale, anche mistico, sì, e si può aggiungere che porta con sé un po’ di ispirazione presa da quell’esoterismo »floydiano« noto, ovvero dagli album solisti di Gilmour. Il brano Mesto passa per uno dei punti “più duri” e veloci dell’album, con una frase decisamente rock, ma sempre con un’incredibile, contagiosa orecchiabilità di composizione compatta, che le frequenze radiofoniche dovranno adottare poco a poco.

Uroš, a giudicare dalla copertina un appassionato sfegatato di cave di quarzo inzuppate, è un musicista e vocalist molto rifinito. Ha un carattere espressivo variabile, convincente nelle sfumature e di qualità, per quanto riguarda l’interpretazione della poesia, ma a fare davvero bene all’album è soprattutto il suo contributo strumentale. Accanto agli elementi acustici sempre presenti, c’è il suono caldo e organico della chitarra semiacustica, dove colpisce in particolare l’inventiva con cui inserisce ornamenti di passaggio e piccoli slanci solistici, con cui riempie con abilità le strutture compositive, dando loro persino una nota di misticismo e, come detto, vista l’atmosfera melodiosa dei brani e un cinetismo ritmico morbido e raffinato, un tocco di psichedelia. Uroš, però, in tutto questo si è sparato parecchio blues, ed è evidente che deve essere anche un grande amante della morbidezza e della finezza di David Gilmour.

Buh se la cava benissimo anche con la gradazione progressiva delle atmosfere, che scivolano piano piano verso il crescendo del mood desiderato. L’esempio più diretto di come si arriva a questi stati sull’album è l’ottima Novi časi. Per raggiungere e intensificare questo elemento, ci sa fare un sacco anche con l’inserimento ponderato e raffinato di ulteriori linee armoniche, che in certi punti si agganciano alla linea vocale principale. L’album è pieno di piccoli tocchi brevi ma sottili e nel brano Senca srca, in questo senso, entra in scena al momento giusto anche la sega musicale di Gombač, combinata alla perfezione con i fischi di Buh. Un album, insomma, che costruisce prima di tutto su sensazioni contrastanti e intense, che si portano via l’ascoltatore. Gli ultimi tre brani sono cantati in inglese e piazzati in coda, proprio per non scioccare troppo l’ascoltatore, perché portano l’album a un salto verso una nuova vibrazione energetica. Anche questi tre pezzi sono curati con grande dedizione e con un alone di perfezionismo. Sono cantati in modo molto piacevole e, per metrica vocale e accenti, suonano convincenti, anglo-americani al punto giusto. Questo mantenere la credibilità anche nella parte dell’album in inglese non fa che mostrare e confermare la grande esperienza di Uroš, maturata in anni di attività nel mondo della musica, il che richiama alla mente, del tutto involontariamente, anche il suo lavoro nella band Relight. Le composizioni non seguono uno schema del tutto prevedibile nella disposizione degli accordi, ma ogni tanto sorprendono aggiungendone di insoliti, il che dà uno sviluppo interessante alla melodia, e un brano così, dal punto di vista musicale, finisce per svoltare su terreni inaspettati. Per esempio Come Near è uno di questi, un altro è per esempio, e entrambi i brani sono mattoni che, proprio in coda all’album, fanno crescere gli elementi di sonorità alternative rock.   

Un album art rock dallo sguardo sognante, che porta con sé, del tutto involontariamente, un po’ di quell’arietta della Dolenjska tipica di certi album sloveni, e che busserà con più forza alla porta delle anime musicali che amano i tocchi art rock di Bort Ross, Dan D, EPP (alias Erik Platon), dell’album da cantautore di Daniel Vezoja »Where the Light Resides«, persino dei più vecchi e più classicamente rock Drevored, oltre che dei lavori solisti di Jernej Zoran. Ma non dimentichiamo di sottolineare una cosa: »Buh« è un’altra storia art rock, con una direzione musicale tutta sua, una vibrazione energetica personale e un carattere musicale riconoscibile. E in più è carico di una concretezza a tutto sangue, fatta di perfezionismo creativo e finezza!

Formazione

Uroš Buh – chitarra, voce
Vid Drašler – batteria
Jošt Drašler – basso, voce
Ambrož Božiček – rhodes, hammond
Metod Banko – chitarra acustica, voce
Višnja Fičor – voce
Miha Erič – armonica
Julijan Erič – chitarra elettrica
Boštjan Gombač – sega musicale
Rok Šinkovec – fisarmonica
Mario Babojelič – chitarra

Produzione

Uroš Buh

Tracklist

1. Lovim dež
2. Mesto
3. Poleti
4. Jutri
5. Senca srca
6. Novi časi
7. Mislim nate
8. Lov na človeka
9. A Letter to Leni
10. Come Near
11. Fearless

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