Burnt Weeny Sandwich
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Zappa, Frank
Etichetta: Rykodisc Records
Uscita: 1970
Voto: 4.5/5
“Burnt Weeny Sandwich” è stato il primo dei due album postumi usciti dopo lo scioglimento della formazione originale che accompagnava Frank, i The Mothers Of Invention (il secondo è stato “Weasels Ripped My Flesh”, uscito anch’esso nello stesso anno). Il maestro ha sempre avuto un mare di idee, e tante di quelle che è riuscito a realizzare sono rimaste spesso a prendere polvere in studio, per poi essere pubblicate un bel po’ di tempo dopo la registrazione. Lo strano titolo dell’album (beh, per le trovate tradizionalmente assurde e burlesche di Frank non è poi così strano) si riferisce allo spuntino preferito di Frank, inimitabile muratore di architetture avant-rock a modo suo – la versione ebraica dell’hot dog nel panino, annegato nella senape. Ma potrebbe riferirsi anche al contenuto sonoro dell’album, perché tutte le composizioni strumentali sperimentali sono schiacciate tra due rielaborazioni doo-woop burlesche (che sono, tra l’altro, due delle rarissime cover in tutta la ricca carriera creativa di Frank).
Su “Burnt Weeny Sandwich” gran parte dello spazio è occupata dai contributi strumentali del polistrumentista Ian Underwood, che oltre a Don “Sugarcane” Harris (qui al violino) era il pupillo storico di Frank e l’unico membro di questa formazione dei The Mothers Of Invention che Frank si è tenuto stretto per i suoi progetti futuri. Nell’album suona anche il compianto chitarrista Lowell George (Little Feat), che nella band di Frank è rimasto solo qualche mese: pare che Frank l’abbia cacciato perché aveva scritto e voleva suonare insieme a lui il brano “Willin”, il cui testo parlava di droghe. Nessuno dei pezzi presenti in questo album era già uscito su un altro disco di Frank, quindi si tratta di un lavoro in studio del tutto autonomo e regolare, che per molti versi anticipa la svolta di Frank verso il jazz fusion, lasciandosi alle spalle le pirotecnie assurde avanguardistico-psichedeliche di prima, cariche di satira politica e sociale. Su questo album, non solo per l’assenza di testi satirici ma anche per la natura compositiva di certe sezioni strumentali, si sente molto meno di quel tipico umorismo assurdo alla Frank che di solito caratterizza la gran parte dei suoi lavori. Alcuni pezzi, soprattutto i due più lunghi, sono suonati praticamente senza alcun elemento burlesco, il che per un tipo come Frank è davvero una bella sorpresa. Per lo più dominano gli strumentali basati su un vivace miscuglio astratto di rock sperimentale e su una sintesi unica di musica classica e jazz, se escludiamo le due già citate spiritose cover doo-woop che aprono e chiudono il disco. Gran parte degli strumentali dell’album sfocia uno nell’altro, così che, a parte la burla iniziale e finale “Burnt Weeny Sandwich”, pur non essendolo ufficialmente, sembra un concept album: una cosa che capita spesso ascoltando i dischi di Frank, anche quando non erano pensati come tali ma hanno comunque un’impostazione concettuale. Ascoltando “Burnt Weeny Sandwich”, ogni ascoltatore può così costruirsi, grazie alla propria esperienza d’ascolto, partendo da composizioni strumentali collegate fra loro, una storia immaginaria sulle strane vacanze di Igor a Berlino e sulla casetta in cui un tempo viveva.
L’iniziale “WPLJ” è una parodia burlesca di un popolare brano pop della band doo-woop The Four Duces, con un testo incredibilmente scemo sul “succo di limone”, perfetto per le prese in giro di Frank verso i cliché della musica popolare degli anni ’50, culminate nell’album “Cruising With Ruben And The Jets” (1968). Dentro c’è praticamente tutto lo sfottò sui cliché doo-woop che gli piaceva tanto: battimani, ritmo da ballo monotono, fiati a senso unico e coretti femminili grotteschi e scemi con quei tipici, patetici ritornelli “doo-woop”. Nel finale si fa sentire anche il batterista e “Indiano” del gruppo Jimmy Carl Black, che, fedele alla sua tradizione, comincia a “trebbiare paglia vuota” in spagnolo. Il pazzerello strumentale di meno di un minuto “Igor’s Boogie, Phase One”, dedicato a una delle influenze centrali di Frank, il compositore classico Igor Stravinsky, è un mix d’avanguardia tra jazz e classica che sfocia direttamente in “Overture To a Holiday In Berlin”, un’altra breve burla strumentale in cui a far ridere ci pensano fiati volutamente sparpagliati, tastiere stonate e un ritmo completamente sgangherato con una serie di percussioni imprevedibili. “Theme From Burnt Weeny Sandwich” è un altro interessante mix di jazz, classica e rock d’avanguardia, con quasi un jam libero tra i singoli strumentisti. Oltre al mare di percussioni assortite, a entusiasmare sono soprattutto i succosi passaggi di chitarra di Frank, che danno un bel colpo d’occhio su che chitarrista fosse già agli inizi della carriera.
“Igor’s Boogie, Phase Two” è il seguito, di meno di un minuto, del “boogie” di Igor, che grazie ai fiati assurdi e starnazzanti starebbe benissimo in un cartone animato psichedelico. “Holiday in Berlin, Full-Blown” è il primo dei due grandi picchi strumentali dell’album, in cui Frank e la sua band finalmente brillano davvero come ottimi improvvisatori e tessitori dell’imprevedibile. La composizione è al tempo stesso piena di passaggi burleschi ma melodici di fiati e chitarra, molto più vicini a un ibrido d’avanguardia tra jazz e musica classica che al rock. Oltre ai gustosi arrangiamenti dei fiati, entusiasmano in particolare gli spiritosi sfrigolii di chitarra di Frank, suonati con un feeling e un’anima eccezionali, qualcosa che ai suoi odierni allievi di chitarra, o meglio, ai suoi imitatori, mancherà sempre. Per l’ampiezza delle percussioni usate e la varietà della linea ritmica in questo pezzo, Frank avrebbe fatto invidia anche a parecchi jazzisti sperimentali dell’epoca. Segue “Aybe Sea”, con passaggi sinfonici di una bellezza straordinaria e melodici alle tastiere (soprattutto l’organo) e alla chitarra, che creano perfino un’atmosfera vagamente mistica, per i lavori di Frank di solito piuttosto atipica.
Il pezzo centrale dell’album, la composizione jazz rock fusion di oltre 18 minuti “The Little House I Used To Live In”, posso definirlo tranquillamente come uno dei più grandi capolavori strumentali progressive rock di Frank del primo periodo della sua carriera, un brano che dovrebbe piacere tanto agli amanti del jazz fusion quanto a quelli del prog rock sinfonico. Questo complesso collage sonoro è fatto di sezioni diverse, registrate separatamente e poi unite, e ha anche un tempo piuttosto insolito, l’11/8 (i tempi strani Frank li ha usati spesso per gran parte della sua carriera). La sezione iniziale contiene un elaborato assolo jazz di pianoforte di Underwood, seguito da un passaggio energico con un diluvio di percussioni, improvvisazioni di chitarra e fiati sparpagliati, il tutto sostenuto da un ritmo incredibilmente carico. Quello che da parte mia si guadagna più simpatie in tutto il pezzo è il sognante, lungo assolo di violino (che ha un suono quasi da chitarra) di Don “Sugarcane” Harris, da leccarsi le dita. Dopo arriva una sezione con un interessante assolo di pianoforte di Don Preston. L’assolo finale all’organo non l’ha suonato nessun altro che Frank in persona, che, pur essendo un polistrumentista, di solito si ritrovava raramente nei panni del tastierista. Questa sezione conclusiva, con una “pirotecnica” jazz fusion perfetta, è stata evidentemente registrata dal vivo, visto che alla fine ci sono gli applausi del pubblico e una battuta di Frank prima dell’esecuzione del suo amato pezzo “Brown Shoes Don’t Make It” (Absolutely Free, 1967): “tutti in questa sala indossano un’uniforme e non devono fingere che non sia vero”. Quando poi, a queste parole, qualcuno vuole spogliarsi, Frank gli fa notare di “non fare del male ai suoi vestiti”. Segue la conclusiva “Valarie”, cover di una sdolcinata ballata delle icone doo-woop Jackie and the Starlites, dove Frank e i suoi compari si concedono un’altra bella burla sulle spalle dei cliché doo-woop zuccherosi. La voce sarcastica di Frank e le armonie vocali volutamente stonate e volutamente patetiche e lacrimose fanno sì che anche stavolta la burla riesca. La più grande ironia di tutte queste parodie doo-woop e pop rock è sempre stata che, sotto la guida di qualcuno che non fosse Frank, i The Mothers Of Invention secondo me avrebbero potuto essere perfino una pop rock band di un certo successo.
“Burnt Weeny Sandwich” è un dolce gustosissimo, bello scombinato e ripieno di tanti gusti diversi, il dopo-pasto obbligato per tutti i seguaci dei primi anni di Frank e dei The Mothers Of Invention originali, ma anche del successivo periodo jazz fusion, perché offre uno sguardo più che evidente sulla fase musicale successiva della carriera di Frank. Le due composizioni più lunghe rientrano senza dubbio tra i vertici dei suoi giorni con la formazione originale della sua band di accompagnamento. A parte i “crostini” doo-woop iniziale e finale di questo “sandwich fallico bruciacchiato” farcito di specialità rock sperimentali, è uno di quegli album di Frank più omogenei, in cui si sente la coesione compositiva della maggior parte dei pezzi, che non contengono i tanti stacchi d’avanguardia e la satira sociale tanto tipici di prima, e come tale dovrebbe piacere alla maggior parte degli amanti del progressive rock eclettico. Il suo partner cronologico “Weasels Ripped My Flesh” è stato invece tutta un’altra storia, e ha fatto molto più felici quelli che su “Burnt Weeny Sandwich” sentivano la mancanza dei suoni assurdi e della satira sociale. Come se l’avesse registrato una band completamente diversa, con un altro compositore alle spalle. Ed è proprio questa incredibile varietà di stili, in cui non sai mai che tipo di “caramella” ti toccherà, uno dei principali fascini della ricca eredità di Frank, che a distanza di tanti anni continua a entusiasmare tutti gli amanti degli orizzonti musicali senza limiti, di un’epoca in cui la gran parte della musica si faceva ancora col cuore.
Formazione
Frank Zappa – chitarra, voce, organo, tastiere
Ian Underwood – pianoforte, tastiere, fiati, chitarra
Don Preston – basso, pianoforte, tastiere
Roy Estrada – basso, voce
Jimmy Carl Black – batteria, percussioni
Lowell George – chitarra
Bunk Gardner – corno, fiati
Don “Sugarcane” Harris – violino, voce
Jim Sherwood – chitarra, fiati, voce
Art Tripp – batteria
Gabby Furggy – voce
Produzione
Frank Zappa
Tracklist
1. WPLJ (2:52)
2. Igor’s Boogie, Phase One (0:36)
3. Overture to a Holiday in Berlin (1:27)
4. Theme from Burnt Weeny Sandwich (4:32)
5. Igor’s Boogie, Phase Two (0:36)
6. Holiday in Berlin, Full Blown (6:24)
7. Aybe Sea (2:46)
8. Little House I Used to Live In (18:41)
9. Valarie (3:15)
Durata dell’album: 41:09