Carved In Stone

0 8

Izvajalec: Rage
Založba: Nuclear Blast
Izid: 2008
Ocena: 2/5

Rage. Nuovo album “Carved In Stone”. Il batterista Andre Hilgers (Axxis) è il nuovo membro della band, e ha preso il posto di Sua Eccellenza Mike Terrana. Sulla carta, roba difficilissima da gestire. Ma solo sulla carta, perché i Rage non sono mica i Rush, che se il batterista se ne va possono chiudere subito bottega.

Già “Speak of the Dead” (2006), l’album precedente, faceva sospettosamente l’occhiolino al momento “old school” dei Rage anni Novanta, ma i Rage riuscivano ancora a nasconderlo dietro il sipario di una suite epica da 20 minuti. “Carved In Stone” invece significa infilarsi di nuovo le vecchie scarpe dei Rage. Ma non fraintendermi: il nuovo album è a anni luce da quello che è il disco più autentico della rabbia Rage, la rabbia di tutte le rabbie Rage, “Black In Mind”, con cui la pubblicità di “Carved In Stone” cerca di infinocchiare i fan, sostenendo che i Rage non facevano un album così duro dai tempi di “Black In Mind”. Che grossa balla. Stilisticamente il nuovo album è di nuovo più vicino a “XIII” (1997) o a “Ghosts” (1999), e al limite anche a livello di suono, visto che la batteria ha perso un bel po’ di dinamite. Eppure Andre Hilgers è il batterista giusto per “Carved In Stone”. Quella genialità, quell’inventiva e persino una certa dose di sperimentazione alla batteria, come quelle a cui ci aveva abituati l’apporto di Terrana, purtroppo non ci sono più. E con questo è sparita anche l’ottima, particolarissima chimica tra Smolski e Terrana, nell’intrecciare assoli di chitarra e batteria, nei giri virtuosi, da capogiro e a tratti (persino) imprevedibili di passaggi succosi, ogni volta che si arrivava al loro scontro solistico a fuoco incrociato. Smolski è diventato così l’elemento assolutamente dominante nella creazione delle melodie.

Questo nuovo album è meno interessante proprio perché non c’è più il richiamo d’attenzione obbligato di Terrana. Nelle orecchie ti si piantano i ritornelli stra-masticati dei Rage di brani come Without You, One Step Ahead, Mouth Of Greed, Long Hard Road, che poggiano su una piattaforma di cliché power metal fin troppo evidente, mentre nell’era Terrana i Rage riuscivano sempre a smontarla spostando l’attenzione su una marea di inserti strumentali da capogiro nei vari passaggi.

Certo, c’è ancora l’unico, inimitabile multistrumentista bielorusso, virtuoso, genio della musica e mago Victor Smolski, che pesa in modo decisivo sul fatto che i Rage restino abbastanza interessanti da ascoltare anche con questo nuovo album. È un chitarrista troppo bravo per non sfruttare con successo tutti i suoi assi nella manica, di cui, grazie a dio, anche i nuovi Rage sono ancora ben forniti.

I due momenti più forti dell’album sono la prima parte, le prime quattro canzoni: la tipica, ostinata grigliata d’apertura alla Rage, Carved In Stone, poi Drop Dead! con il suo ritornello aggressivo e tagliente, quindi Gentle Murders, un vero e convincente intreccio alla Rage fra rally chitarristico eccezionale e la furia scatenata del celebre ruggito di Peavy, e infine la quarta, Open My Grave, con l’intro orientaleggiante e uno dei riff di base più interessanti che i Rage abbiano proposto in carriera, e per la quale i ragazzi hanno già girato un video. Open My Grave è uno dei picchi dell’album. Insieme a un altro momento di qualità, Lord Of The Flies, piazzato in chiusura, a cui dà un fascino atmosferico particolare il duetto riuscitissimo di Peavy con la cantante Jen Majura. Gli altri cinque pezzi sono per gli standard dei Rage del tutto nella media, e al pensiero dei grandi lavori dei Rage “Soundchaser” (2003) o “Unity” (2002), la mano va da sola allo scaffale dei CD per sostituirli a “Carved In Stone” nel lettore.

“Carved In Stone” è comunque un ottimo album. Chi non conosce i Rage ne resterà entusiasta. I ragazzi macinano ancora alla grande, e anche questo disco sta in tutto e per tutto dietro i marchi di fabbrica del suono e dello stile Rage. Hilgers è un’integrazione azzeccata, ovviamente per il nuovo volto dei Rage. Un po’ di genialità e di curiosità è andata a farsi benedire nella tendenza a semplificare l’espressione, o nella svolta “back to the roots”, ma prima o poi dovremo farcene una ragione anche noi fan dei Rage dell’era Mike Terrana.

Formazione

Peter Peavy Wagner – voce, basso
Victor Smolski – chitarra, tastiere
Andre Hilgers – batteria

Produzione

Victor Smolski & Peter Peavy Wagner

Tracklist

1. Carved in Stone
2. Drop Dead!
3. Gentle Murders
4. Open My Grave
5. Without You
6. Long Hard Road
7. One Step Ahead
8. Lost in the Void
9. Mouth of Greed
10. Lord of the Flies

Trajanje albuma: 47.53

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