Časovne skice

0 5

Artista: Severa Gjurin e Borut Činč
Etichetta: Založba HAD
Uscita: 2013
Durata: 67:23
Voto: 3.6/5

Per questa collaborazione curiosa, che sulla nostra scena musicale ci voleva proprio, si sono uniti due musicisti davvero fuori dal comune – una delle voci femminili più uniche e di sicuro tra le migliori dalle nostre parti, Severa Gjurin, e un vero patriarca del rock sloveno, membro dei leggendari Buldožerji – Borut Činč. Che cosa potranno mai portare due nomi così, insieme?

Già il concept del loro lavoro era di per sé molto invitante – fin dagli annunci si parlava di una forma musicale piuttosto astratta, di una lingua inventata ovvero di sillabe messe in fila a caso… tutto fa pensare a una musica dall’impronta fortemente atmosferica, che va oltre il sentire terreno e si allontana da spazio e tempo come li conosciamo. E siccome conosciamo la voce di Severa, possiamo supporre che il disco farà proprio questo. E siccome conosciamo la mente geniale di Činč, possiamo supporre che il disco farà proprio questo.

Časovne skice, come dice il titolo, sono esattamente questo – schizzi. Sono astratti, spesso senza una forma solida, senza un filo rosso, eppure non si avverte quell’incompiutezza tipica degli schizzi; astratto non vuol dire incompiuto. Per questo i brani non sono abbozzi di qualcosa, ma sono loro stessi quel qualcosa. Come prevedibile la musica è molto placida, gli strumenti di Činč sono sepolti in un lontano sfondo, stanno da qualche parte sopra di noi e non davanti, mentre la voce di Severa è più diretta, più in primo piano, forse addirittura la parte più grande di questa storia astratta. Severa, ovvio, spesso non ha nemmeno bisogno di cantare – la sua voce con la sola recitazione raggiunge tutte le leggi estetiche con cui si definisce, magari, la musica. Činč con gli strumenti (per lo più l’hammond) spesso si limita a tenere un accordo, quasi un drone, sopra il quale Severa tira fuori una linea di sillabe, vocali allungate o un semplice sospiro. Anche se a prima vista un approccio del genere sembra sperimentale, di sperimentale ce n’è piuttosto poco – le mosse più audaci si vedono di rado, come succede per esempio alla fine del pezzo »Vu, vu, vu, vu«, dove arriva una specie di reverse reverb in cui il tempo si ferma e gira all’indietro, tanto in astratto quanto in concreto nella musica.

Al concept di Časovne skice non c’è nulla da rimproverare, perché è qualcosa di nuovo da noi, soprattutto con questo peso e su una scena che non è proprio underground. Eppure farei fatica a dire che la musica in sé sia così creativa, che si tratti davvero di qualcosa di nuovo. L’astrattezza a volte è solo una scusa per la mancanza di qualcosa di concreto e coerente, e quando la musica prende una forma più materiale scivola in fretta in acque pop abbastanza tipiche. Probabilmente il disco è nato anche come espressione di un momento, da cui il titolo, e a questo si addicono anche le durate dei brani, che superano i 10 minuti. Per questo sono convinto che nella musica ci sia un bel po’ di improvvisazione e ispirazione del momento, e proprio per questo è già di per sé un documento interessante di un istante passato, di un tempo fuggito, il che fa a pugni con la sua astrattezza, con la sua trascendenza. A questo punto il concept diventa più forte della musica, e non so se sia un bene o un male. Ma è così e basta.

La musica del disco, nonostante tutto, è buona. Affascinante. E con la voce di Severa e gli strumenti discreti di Činč è di sicuro piena di piaceri. Certo, spesso cammina sul filo della cosiddetta »elevator music«, ma non lo supera mai davvero, e così mantiene sempre il suo valore artistico. Se ci riesca grazie al concept o semplicemente grazie all’atmosfera non importa.

Il disco, in tutto e per tutto, è di sicuro un esperimento. Un tentativo di catturare un istante inarrestabile del tempo, concettualizzarlo ed evocarlo attraverso la sostanza eterna che è la musica. Immortalarlo, insomma, in un modo tutto suo. Se ci riesca, lo può dire solo ciascuno per sé. Ma a questo album non si può negare la sua dolcezza eterea, che crea atmosfere piacevoli come pochi dischi sanno fare.

Formazione

Severa Gjurin – voce, chitarra
Borut Činč – hammond

Produzione

Severa Gjurin e Borut Činč

Tracklist

1. Popopoldanska 01:44    
2. Vu, vu, vu, vu 11:59    
3. BN1 12:24    
4. BN3 04:54    
5. BN9 18:23    
6. Kam siej 07:54    
7. m 10:05

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie