Celebration (Forty Years Of Rock)

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Uriah Heep
Etichetta: Edel Records
Uscita: year
Durata: 62:00
Voto: 5/5

Uriah Heep! Se ai membri della formazione MK II dei Deep Purple il talento era stato messo in culla, gli Uriah Heep in quel lontano periodo della storia recente del rock hanno colmato la lacuna da autentici stakanovisti, che per la loro fama e per lo status di una delle band più grandi della storia del rock hanno sputato sangue. E oggi? Metti a confronto solo gli ultimi due album in studio di Deep Purple e Uriah Heep. Nei Deep Purple oggi non è rimasto granché dello spirito dei mitici Settanta, mentre i loro coetanei Uriah Heep traboccano di voglia di vivere!

Questa leggendaria orchestra di orchidee, che quest’anno festeggia i 40 anni di una carriera fertilissima, ha deciso che un traguardo simile non può e non deve passare sotto silenzio. La band, che dopo ben 10 anni di attesa ha pubblicato l’anno scorso il nuovo album in studio “Wake The Sleeper” (2008) – la recensione di RockLine la trovi QUI – non mostra ancora nessun segno di invecchiamento, stanchezza o esaurimento. Quel disco ha confermato che gli Uriah Heep appartengono al ristretto gruppo di rari dinosauri sopravvissuti che negli anni Settanta forgiavano la magia del rock, esercitando un’enorme influenza e fonte di ispirazione sulle rock e metal band venute dopo, per le quali vale la regola dell’eterna giovinezza. “Wake The Sleeper” ha sorpreso tutti con la sua freschezza, il suo marchio unico e inconfondibile e un sound retro “riscoperto”.

Restiamo pure sul sound retro. Gli Uriah Heep si sono detti che l’anniversario andava chiuso con un disco speciale. Hanno deciso di registrare di nuovo alcuni dei loro più grandi classici con la formazione attuale. Nella tracklist di “Celebration” hanno poi aggiunto due brani completamente nuovi, Only Human e Corridors Of Madness, così nessuno può dire che gli Uriah Heep si aggrappino anche con “Celebration” solo al marketing della vecchia gloria.

Come si sa, gli Uriah Heep avevano già tentato un trucchetto simile nel 2001, con il doppio album “Remasters”. Lì il sound è parecchio diverso, così come l’approccio alla costruzione del suono dei brani in studio e il modo di suonare, cioè l’esecuzione del materiale. Da allora sono passati altri otto anni. Il repertorio di “Celebration”, a parte i due nuovi pezzi, i classici dell’era Lawton Free Me e Free ‘N’ Easy e, curiosamente, il classico di “Demons And Wizards” (1972) Wizard, è in realtà lo stesso, ma il disco ha un sound riconoscibilmente diverso, e allo stesso tempo gli Uriah Heep oggi eseguono i brani in modo diverso. Sensibilmente diverso. Nel frattempo sono cresciuti anche alcuni arrangiamenti a cui la band si era aggrappata otto anni fa per quegli stessi pezzi. Insomma: roba vecchia in una confezione nuova e, nonostante l’ennesimo (milionesimo) riciclo, ancora abbastanza interessante da catturare l’attenzione di tutti i veri fan della band.

Su questo album si sente soprattutto che gli Uriah Heep nel 2009 sono una band i cui elementi sono saldamente intrecciati tra loro. Il quintetto si conosce a menadito sul piano caratteriale, tra i membri non ci sono segreti, e questa straordinaria intesa che “Celebration” irradia va cercata anche nel fatto che gli Uriah Heep sono una band che viaggia di continuo, suona dal vivo, sta sempre on the road. In giro per il mondo. È uno stile di vita. Da 40 anni di fila. Come solo i più grandi e i più devoti del rock business sanno fare, le band più grandi sanno anche registrare un disco così: il quintetto si riunisce, invece che sul palco di un concerto, direttamente in studio, e lì suona un concerto. Come un’unica unità. Si attacca alla corrente e nella sala dello studio suona praticamente un intero concerto. Questo è l’album “Celebration”. Il suo intreccio sonoro è straordinario, un puzzle di suoni, la tridimensionalità, la profondità del suono, se vuoi. Questo sound scoppia di dinamica e di tutta la vitalità che i ragazzi sono riusciti a catturare in produzione. E sì. Questo se lo possono permettere solo le band più grandi, le più affiatate, le più navigate.

Il suono ha catturato quel “mood” dei Settanta in cui David Byron si sarebbe inserito senza problemi. Bernie Shaw lo sostituisce ancora una volta in modo fantastico, e il cambiamento più grande rispetto agli originali, con Bernie alla voce, lo registrano entrambi i classici dell’era Lawton, Free Me e Free ‘N’ Easy. Anche su “Celebration” gli Uriah Heep sono potentissimi e convincenti nell’eseguire armonie vocali a più voci e cori a più parti, dove i backing vocal sostengono Bernie come se Ken Hensley non avesse mai lasciato la band. E lo stesso vale per le tastiere di Lanzon. I brani rimessi in piedi sono cresciuti anche grazie a una batteria molto più tecnica e rifinita nell’esecuzione, portata negli Uriah Heep da Russell Gilbrook. Bird Of Prey, la prima in scaletta tra i classici riregistrati, ve lo fa capire subito! Il modo di suonare di Box, che si appoggia tantissimo sul “wah-wah”, resta impeccabile, ma al feeling retro e alla vivacità succosa del sound contribuisce enormemente la linea di basso di Bolder: rotonda, attiva, melodica e corposa. Porta quel contrasto vellutato di straordinario calore nel sound tridimensionale, che in sostanza alimenta i classici di “Celebration”, facendoli traboccare di vita.

I due nuovi brani, Only Human e Corridors Of Madness, sono la continuazione di “Wake the Sleeper”. Sia nella produzione che nello stile compositivo. Only Human è un pezzo più semplice, dal carattere più luminoso, piazzato in apertura del disco. La combinazione di una solida scenografia sonora, costruita sul dialogo alla pari tra il riff di Box e l’Hammond di Lanzon, è la prova diretta che gli Uriah Heep nel 2009 hanno ridato un senso al loro sound old school anni Settanta. Gli Heep non si fermano a lungo sulla strofa di base, che sostituiscono con un ritornello semplice ma di grande efficacia melodica. Breve, essenziale e contagioso. Quinta in scaletta, l’altro brano completamente nuovo è Corridors Of Madness. Più lungo, con un’atmosfera più cupa. Più lento e, nei testi, anche più personale. Anche questo pezzo offre un’ulteriore prova che gli Uriah Heep sfidano con efficacia il tempo che passa. È Heepiano in tutto. Mantiene il messaggio retro, ma allo stesso tempo sfrutta con efficacia una nuova trovata, portando così una canzone nuova, ottima e diversa. Corridors Of Madness è la conferma che gli Uriah Heep restano giovani, freschi, creativi, ma allo stesso tempo fedeli alla tradizione dell’abbecedario che quattro decenni fa li ha incisi a lettere d’oro tra le più grandi rock band di tutti i tempi.

“Celebration” è tutto quello che un fan degli Uriah Heep può desiderare. In chiusura di questa recensione mi ripeterò, ma voglio comunque sottolineare il fatto più importante. “Celebration” è un documento, una dedica ai leggendari classici in veste nuova, catturati nel momento di ispirazione della fase evolutiva della formazione degli Uriah Heep del 2009, una fase che per gli Uriah Heep non si è affatto conclusa. I due nuovi brani, poi, dimostrano che la band è ancora in grado di sfornare e comporre ottimi pezzi nuovi. La magia, tipica solo della musica degli Uriah Heep, resta intatta anche sull’album “Celebration”.

Concedimi quindi un’ultima occhiata a (gli attuali) Journey. Eh? Che c’entrano i Journey? Ti ricordi la loro uscita “Revelation”, arrivata nello stesso periodo di “Wake The Sleeper”? Conteneva un CD extra con classici dei Journey rimessi in piedi. Il nuovo album dei Journey è pieno di superlativi, così come “Wake The Sleeper”. “Celebration” invece è in sostanza materiale extra che sarebbe stato benissimo anche su “Wake The Sleeper”. La band ha semplicemente aspettato con saggezza un altro anno, per invecchiare ancora un po’ e arrivare a 40. “Celebration” è anche un caloroso consiglio per tutti quelli che gli Uriah Heep non li conoscono: puoi procurarti questo dischetto senza esitare, ed entrerai in un mondo unico di rock. Fatti questo piccolo favore.

Formazione

Bernie Shaw – voce
Mick Box – chitarra
Phil Lanzon – tastiere
Trevor Bolder – basso
Russell Gilbrook – batteria

Produzione

Mike Paxman

Tracklist

1. Only Human (3:19)
2. Bird Of Prey (3:57)
3. Sunrise (4:20)
4. Stealin’ (4:38)
5. Corridors of Madness (5:19)
6. Between Two Worlds (6:07)
7. The Wizard (3:12)
8. Free Me (3:25)
9. Free ‘N’ Easy (2:32)
10. Gypsy (4:32)
11. Look At Yourself (3:43)
12. July Morning (8:45)
13. Easy Livin’ (2:54)
14. Lady In Black (5:30)

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