Chicago III
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Chicago
Etichetta: Columbia Records
Uscita: 1971
Durata: 71:29
Voto: 4/5
Dopo due doppi album in studio e un tour massacrante a supporto di »Chicago« (1970), i membri dei campioni americani del jazz rock Chicago erano completamente distrutti, sia fisicamente che mentalmente. Ma il produttore James William Guercio (noto anche per la collaborazione con i Blood Sweat & Tears), deciso a farli rimettere subito al lavoro su nuova musica finché il ferro era ancora caldo, non conosceva pietà. »Chicago III« nacque così, per volontà di Guercio, come il terzo doppio album dei Chicago di fila, e in meno di due anni.
In due anni di concerti a ritmo serrato e primi successi commerciali, i membri della band avevano scoperto in tour tutti i retroscena più sporchi dell’industria musicale. Per questo la maggior parte dei pezzi di »Chicago III« ha un tono nettamente meno ottimista di quello che caratterizzava buona parte dei lavori dei due album precedenti. I principali autori della band, cioè il tastierista/cantante Robert Lamm, il chitarrista/cantante Terry Kath e il trombonista James Pankow, iniziarono ad affrontare nei testi temi molto più seri. Fu anche il primo album a inaugurare la lunga tradizione dei Chicago di numerare i dischi con i numeri romani.
Dopo l’enorme successo del precedente »Chicago« (1970), la pressione sulla band era altissima, ma i ragazzi se la sono cavata piuttosto bene: sono maturati ancora un po’ a livello artistico e hanno anche dato una rinfrescata al loro sound caratteristico. In »Chicago III« puntano un po’ meno sulla brillante sezione fiati Pankow/Lougnane/Parazaider, che resta comunque la loro arma più potente, e sperimentano di più con generi diversi dal jazz rock. Nell’apertura da nove minuti »Sing Me a Mean Tune Kid«, un catalizzatore di energia in cui la parte vocale passa al bassista Peter Cetera, e nel singolo di successo »Free«, con Kath alla voce solista, si sentono per esempio parecchi elementi funk. I due pezzi forti del disco sono »Travel Suite«, la suite di 22 minuti di Lamm divisa in cinque brani, con cui il tastierista esprime in vari modi la sua nostalgia di casa, e la non meno ambiziosa suite »Elegy«, scritta da Pankow. Quest’ultima è un raro esperimento prog rock composto da sei brani, con un forte accento su fiati e improvvisazioni. Il brano centrale della suite è senza dubbio la delizia jazz fusion »The Approaching Storm«.
In »What Else Can I Say« e nella più acustica »Flight 602« i Chicago si cimentano perfino col country, che proprio non gli sta bene, e per fortuna in carriera non l’hanno fatto spesso. »Motorboat to Mars« è un assolo di batteria breve ma intenso, firmato dal batterista Danny Seraphine. In pezzi come »At The Sunrise« e nella prog rockeggiante »Happy ‘Cause I’m Going Home« sbocciano a piena potenza le loro qualità negli arrangiamenti melodici e la raffinata capacità di costruire armonie vocali drammatiche, con il trio Cetera/Lamm/Kath alla regia. Lo strumentale »Free Country«, uscito anche come lato B del singolo »Free«, e il brano »Progress« contengono elementi di fusion, rock d’avanguardia e musique concrete (tra l’altro il suono di una conchiglia), cosa tutt’altro che comune per i Chicago: in questi interessanti esperimenti ricordano più o meno la band d’accompagnamento del grande Frank Zappa.
In »Loneliness Is Just a Word«, intessuta di brillanti inserti di organo e fiati, Lamm tocca il tema della solitudine lontano da casa (nel suo caso, durante il tour). »I Don’t Want Your Money« è un esperimento blues rock piuttosto divertente, con Lamm alla voce solista e una valanga di riff di chitarra pieni e corposi di Kath. In »Mother«, dove il testimone vocale passa di nuovo all’ottimo tastierista, c’è un sacco di nostalgia e di voglia di casa, mentre gli arrangiamenti di fiati e organo se la giocano per il primato. »Lowdown«, un hit minore, è un jazz rocker melodico con il tenore di Cetera, fiati grintosi e il brillante assolo wah-wah di Kath. La suite di cinque minuti di Kath »An Hour In a Shower« è piena di accordi scaltri alla chitarra acustica, mentre il baritono del chitarrista brilla tra gli arrangiamenti di fiati incandescenti.
Il pregio principale di »Chicago III« era la sua natura eclettica, che del resto ha segnato la maggior parte degli album dei Chicago del periodo iniziale. I due brani centrali, »Travel Suite« ed »Elegy«, sono motivo più che sufficiente perché il disco resti ancora oggi interessante per gli amanti di jazz fusion e progressive rock, mentre chi ama gli hit pop meno conosciuti dei Chicago non deve assolutamente lasciarsi sfuggire »Free« e »Lowdown«. Insomma, c’è qualcosa di interessante per tutti, e questo la dice lunga sul talento versatile di questo leggendario collettivo che, nonostante i tanti grandi successi, non si è mai adagiato sugli allori. »Chicago III« ottenne una bella risposta commerciale, anche se, a differenza dei due predecessori, non conteneva grossi singoli di successo e non raggiunse il grande pubblico con la stessa intensità.
Formazione
Peter Cetera – basso e voce
Terry Kath – chitarra e voce
Robert Lamm – tastiere e voce
Lee Loughnane – tromba
James Pankow – trombone
Walter Parazaider – sassofono, fiati
Danny Seraphine – batteria
Produzione
James William Guercio
Tracklist
1. Sing A Mean Tune Kid (9:13)
2. Loneliness Is Just A Word (2:36)
3. What Else Can I Say (3:12)
4. I Don’t Want Your Money (4:47)
5. Travel Suite (22:30)
a. Flight 602
b. Motorboat To Mars
c. Free
d. Free Country
e. At The Sunrise
f. Happy ‘Cause I’m Going Home
6. Mother (4:30)
7. Lowdown (3:35)
8. An Hour In The Shower (5:30)
a. A Hard Risin’ Morning Without Breakfast
b. Off To Work
c. Fallin’ Out
d. Dreamin’ Home
e. Morning Blues Again
9. Elegy (15:27)
a. When All The Laughter Dies In Sorrow
b. Canon
c. Once Upon A Time…
d. Progress?
e. The Approaching Storm
f. “Man vs. Man: The End”