Chill Out: la nuova sveglia rock da Jesenice (2010)

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Luogo: Rock Cafe / Postojna / Slovenia
Data dell’intervista: 18.02.2010

I Chill Out sono dei rocker novellini di Jesenice che, con il loro arrivo, stanno svegliando l’offerta rock e metal, al momento un po’ assopita, di questa parte dell’Alta Carniola. Nel loro stile mescolano alcune influenze tradizionali del mestiere hard rock old school degli anni Settanta e Ottanta, ma si spingono volentieri anche dalle parti dei vecchi pezzi heavy metal ormai incartapecoriti. La melodia viene prima di tutto. I ragazzi hanno un grande rispetto anche per i giganti del rock progressivo come King Crimson, Gentle Giant o Camel. Intanto, però, sviluppano il loro approccio rock personale. L’anno scorso hanno già pubblicato il loro primo EP intitolato “If You Can” (2009) – recensione di RockLine QUI.  

RockLine: Dove avete scovato la dritta che qui a Postojna si tiene l’Epic RockLine Contest, e cosa vi ha fatto venire voglia di partecipare?

Jure: Abbiamo scoperto la cosa tramite MySpace.

Matej: Per una volta volevamo provare com’è suonare fuori dalla nostra Jesenice.

Urban: E poi anche il premio è bello invitante.

RockLine: Com’è la situazione a Jesenice per la musica rock? Jesenice è nota per alcuni ottimi chitarristi, come Grega Habič o Domen D.Y.Z. Justin dei Negligence….

(tutti: risata generale)

Urban: Come è piccolo il mondo, a volte. Proprio D.Y.Z. ci ha mixato l’EP. D.Y.Z. ci aveva visti a un nostro concerto e si è offerto da solo di darci una mano con le registrazioni demo. Un giorno mi ha chiamato e mi ha chiesto se eravamo interessati a collaborare.

RockLine: La cosa interessante dei Chill Out è che riscoprite il sound dei gruppi rock più vecchi, quelli degli anni Settanta e Ottanta.

Urban: Innanzitutto non vogliamo suonare monotoni. Le nostre prime influenze sono state davvero i gruppi degli anni Settanta e Ottanta. Noi però cerchiamo di aggiungere a queste influenze un suono moderno e, in pratica, di creare una nostra identità musicale riconoscibile. Quel periodo musicale è passato e bisogna stare al passo coi tempi, scoprire cose nuove. Ogni tanto ci viene voglia anche di metal. Non le forme estreme di metal, ma il metal in stile Iron Maiden, che piacciono a tutti nel gruppo.

RockLine: Potete presentarci più nel dettaglio il vostro demo, ovvero l’EP “If You Can”?

Matej: L’idea di base era di garantirci il prima possibile qualcosa di più concreto per la promozione del gruppo. È stato un progetto che abbiamo portato avanti durante l’estate del 2009. Su questo demo ci sono anche dei file utili con del materiale promozionale extra e la presentazione dei Chill Out. Ma il cuore di tutto sono ovviamente le tre canzoni.

RockLine: Durante il vostro live a Postojna ho notato che non è sempre Urban a prendersi la voce solista: ogni tanto ci si butta anche Jure. Come decidete voi due chitarristi chi canta quale pezzo?

Jure: Nei pezzi che canto io, Urban suona le linee di chitarra più impegnative. Così io lo alleggerisco dal lavoro alla voce e lui può concentrarsi meglio sulla chitarra. Contribuisce anche a rendere più varia la nostra musica.

Urban: Conta molto anche il timbro della voce. La mia si adatta meglio ai pezzi più duri. Quella di Jure viene fuori di più nei brani tranquilli, da ballad.

RockLine: Jure in un certo senso ti dà una mano anche a risparmiare le energie per la voce, no?

Urban: Anche questo è vero. Proprio per questo nel nostro repertorio infiliamo spesso anche qualche brano strumentale.

RockLine: Ho notato che aggiungete anche armonie vocali.

Urban: È una delle influenze che ci arrivano dall’ascolto della musica degli anni Settanta. Facciamo tutto questo per rendere più varie le nostre canzoni originali.

RockLine: Chi di voi è il principale motore delle idee? Chi porta l’idea di partenza che poi sviluppate insieme fino a farla diventare un pezzo vero e proprio?

Urban: La musica la scriviamo soprattutto io e Jure. Funziona così: o ognuno scrive per intero i suoi pezzi, oppure lavoriamo insieme, rimbalzandoci i riff. A volte capita che io abbia un’idea e poi mi si esauriscano le trovate, allora entra in gioco Jure con la sua e così nasce un pezzo. Comunque le idee ci arrivano in modo molto spontaneo. Da qui anche la grande varietà dei brani. Sappiamo che il “complicarsi la vita” deve avere un limite, fin dove ci porta ancora il piacere di sperimentare con la musica. La roba deve entrare nell’orecchio e allo stesso tempo darci gusto dal vivo. Cioè quando suoniamo i pezzi ai concerti.

RockLine: L’impostazione degli assoli è piuttosto classica. Più sulla scia di quella che una volta tracciava Michael Schenker che non di Joe Satriani, no?

Urban: Sì. Ascolto anche Michael Schenker. Ma la cosa importante è che noi ci immaginiamo sempre come suonerà il pezzo. Deve avere un senso nella melodia. La melodia deve infilarsi nell’orecchio. Non giuriamo sul suonare a forza e sulla velocità. Preferiamo risparmiare sulle note. Guarda anche questi gruppi metal in Slovenia, oggi. Tutti si sforzano di suonare come i loro modelli. I cantanti vogliono essere dei James Hetfield, i chitarristi dei Kirk Hammett, e alla fine questi gruppi perdono originalità.

RockLine: A questo proposito, mi sembra che sia da anni un problema dei musicisti sloveni. Sono bravissimi, ma troppo ossessionati dai risultati degli altri, soprattutto degli artisti stranieri.

Urban: Sembra quasi che una volta avessero paura di mostrare qualcosa di proprio. Non osano sperimentare.

RockLine: Voi due, Urban e Jure, come costruite gli assoli in un pezzo?

Jure: Mah,… Per i pezzi che abbiamo registrato per il demo “If You Can” gli assoli li abbiamo scritti. Per il resto li suoniamo in gran parte a orecchio.

Urban: Sì. Anch’io gli assoli li suono per lo più a orecchio. In pratica non li imparo mai a memoria. Due o tre magari sì, ma per il resto no.

RockLine: Voi coltivate il principio melodico. Vi sembra che la situazione, nel mondo e in Slovenia, sia favorevole all’approccio rock dei Chill Out?

Urban: Al momento a livello mondiale nemmeno tanto. Per quanto riguarda la Slovenia, però, la situazione da noi è molto meglio di dieci anni fa. Non è il momento giusto per vendere il rock come lo facciamo noi. Ma se resistiamo a lungo, arriverà anche il periodo in cui la situazione si ribalta. Ok, i Siddharto li senti alla radio, ma ci sono un sacco di altri gruppi di qualità che non hanno la loro occasione.

RockLine: Eppure voi Chill Out avete i testi in inglese, niente “piagnistei” in sloveno…

Urban: Beh, stiamo provando anche con lo sloveno. Per ora stiamo ancora capendo cosa ci calza meglio. Vedremo cosa farà più scintille. I testi si possono sempre cambiare in un secondo momento, se serve. Anche i pezzi variano parecchio. Alcuni sono molto duri, altri hanno anche una buona dose di pop. In ogni caso seguiamo quello che sentiamo ci calza meglio, e allo stesso tempo puntiamo anche ai gusti del pubblico. Come dicevo, per ora andiamo ancora un po’ a tentoni, con cautela, per capire dove ci porterà la direzione musicale in futuro.

RockLine: Siete soddisfatti della pienezza del suono che generano le due chitarre, o avete mai pensato di inserire anche le tastiere nel vostro sound?

Urban: Alle tastiere ci abbiamo pensato. Ma nella fase iniziale del gruppo. Poi però nessuno di noi ha avuto il tempo o la voglia di approfondire le tastiere. E poi non avevamo nemmeno le idee giuste su come usarle nella nostra musica. In uno dei pezzi che abbiamo suonato oggi qui a Postojna, nella versione in studio che trovi sul nostro demo “If You Can”, abbiamo usato tastiere e flauto. È il pezzo Daydream. Lì forse si sentono le influenze del rock anni Settanta, anche del rock progressivo, che apprezzo moltissimo e che ascolto volentieri….

RockLine: Quali gruppi?

Urban: King Crimson, Gentle Giant, la scena di Canterbury. Anche all’inizio, quando usavamo le tastiere, mi appoggiavo a quel vecchio suono d’organo.

RockLine: Qualcuno di voi si è fatto le ossa in qualche band prima dei Chill Out?

Jure: No. All’inizio ci trovavamo a due a due e suonavamo ognuno per conto suo.

Martin: Solo più tardi ci siamo ritrovati e abbiamo provato le cose insieme.  

RockLine: Non dobbiamo trascurare la sezione ritmica. Matej, dove hai incontrato per la prima volta la batteria?

Matej: Ho sempre voluto fare il batterista. Un giorno ho visto online un’offerta a buon prezzo per una batteria. Io e Urban siamo corsi in negozio e abbiamo comprato la batteria. Il negozio per questo ha prolungato l’orario di 15 minuti, ah, ah, ah… Comunque le bacchette le avevo in mano già 5 anni prima della batteria. Picchiavo con quelle su qualsiasi cosa mi capitasse a tiro. A suonare la batteria ho imparato da solo. Del resto nel gruppo siamo tutti autodidatti.

RockLine: E tu Martin, quando hai deciso di mettere a tracolla il basso?

Martin: Due anni fa. All’inizio mi ero cimentato con le tastiere. Ma il basso mi ha sempre attirato.

RockLine: Che progetti avete per il futuro?

Jure: Più concerti possibile.

Urban: Il problema di fondo per noi è che non sappiamo come rimediarci le serate. Nei dintorni di Jesenice, cioè nell’Alta Carniola, ci siamo già fatti un po’ di pubblico che ci conosce e ci segue. Per il resto, come uscire da Jesenice sarà ancora una storia interessante.

Matej: Perché Jesenice è letteralmente morta.

RockLine: Con l’eccezione di D.Y.Z. e del suo studio?

Matej: Sì. Ah, ah, ah…

Jure: Già il fatto che veniamo da Jesenice, dove regna più o meno il letargo per quanto riguarda il battito culturale, per noi è un bel successo essere riusciti a portare a casa da quelle parti qualche concerto, con un’ottima affluenza e una festa vera.

RockLine: Immagino che voi membri dei Chill Out siate cresciuti insieme fin da piccoli. Lo deduco più o meno dalla conversazione. Quanto c’è di vero?

Matej: Urban e Martin sono fratelli, Jure e Urban sono compagni di classe, e io ero il loro vicino di casa…

Jure: Io e Urban già in seconda elementare suonavamo insieme in classe con righelli e compassi. Ogni intervallo ci impossessavamo della radio della scuola e suonavamo sopra.

Urban: E facevamo impazzire le ragazze, perché volevano ascoltare la loro musica, ah, ah, ah…

Jure: A spingerci era anche la maestra, che apprezzava la nostra sensibilità per la musica. Spesso ci lasciava cantare insieme davanti alla lavagna, per dire, Yellow Submarine o Yesterday dei The Beatles. È successo più volte e alla fine l’intera classe sapeva Yesterday a memoria.

RockLine: E poi avete preso tutti dieci e i genitori erano orgogliosissimi…

Urban: Abbiamo avuto la fortuna che la maestra fosse una grande fan dei The Beatles.

RockLine: Qualcuno vuole aggiungere ancora qualcosa per chiudere?

Urban: Sì. Vorrei solo sottolineare che quest’anno cercheremo di registrare il nostro esordio in studio, che conterrà dieci o undici brani originali.

foto: Aleš Podbrežnik

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