Chimaira devastano la Metelkova (2008)

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Luogo: Gala Hala (Metelkova) / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 19.03.2008
Presenze: 150
Prezzo del biglietto: 20,00€

Qualcuno si ricorda ancora del concerto di Dark Tranquility, Chimaira e Hatesphere, nella lontana data del 19.12.2005 a Lubiana? Stavolta, di quel trio, a farci visita sono stati i Chimaira. Nel più puro spirito di risveglio delle arti metalcore. E stavolta nel ruolo di headliner del tour, segnato dall’uscita del loro nuovo disco in studio “Resurrection” (2007). Sul posto si è radunato un numero un po’ più modesto di appassionati del metal. Forse c’ha messo lo zampino la partita di hockey alla Hala Tivoli tra Olimpija e Salzburg (alla fine ha vinto l’Olimpija!), perché dubito che a portare via gente dal concerto dei Chimaira siano stati i Psycho-Path, che quello stesso giorno, nel vicino Channel Zero alla Metelkova, presentavano l’uscita del nuovo album (tra l’altro, il concerto era già sold out per la seconda sera di fila). Comunque la si giri, alla Gala Hala la gente è stata comunque ben 130-150 persone, il che voleva dire che per creare la giusta atmosfera in sala c’era più che da stare tranquilli.

DEAD SHAPE FIGURE 20.30–21.00:
I Dead Shape Figure, formazione finlandese composta dal cantante Galzi, dai chitarristi Juhani Flinck ed Erno Talvitie, dal bassista Neibu e dal batterista Raikku Tuomikanto, originari di Uusimaa, vicino a Helsinki, hanno cominciato a menare le danze alle 20.30. Di spazio ne avevano pochissimo, visto che sul palco già minuscolo della Gala Hala hanno dovuto infilare dei tamburi in più. Un mix di death e thrash metal guidato da uno scream core, con frasi di chitarra che non nascondevano le influenze di Slayer e Pantera. Lavoro affiatato del duo di chitarre, con tanto di assoli piazzati qua e là! Come gruppo spalla hanno tirato fuori un suono davvero niente male. Il cantante ha capito presto che il palco era troppo piccolo: è saltato giù e ha fatto un giro per la Gala Hala, mentre sommergeva il pubblico con la furia dei suoi urli. In scaletta c’erano anche i brani Blithering Icon e Remedy. Tecnicamente rodatissimi, i finlandesi lo hanno dimostrato con un’esecuzione precisa del repertorio (soprattutto nei passaggi di raccordo), e sono capaci anche di spingere a una velocità pazzesca. Il gruppo perderà finalmente la verginità in via ufficiale, visto che annuncia l’EP “The Grand Karoshi”, in uscita questo maggio. I Dead Shape Figure sono riusciti a scaldare per bene il pubblico e verso la fine del set hanno spinto una parte della sala addirittura nel mosh pit. Una delizia per le orecchie, ma anche pericolosamente seghettata!

THE SORROW 21.15–21.45:
Il suono più carino, nella categoria “brutale” della serata, l’hanno sfornato i The Sorrow. Il quartetto austriaco di Moshviertel, che ha da poco pubblicato l’esordio “Blessings From A Blackened Sky”, ha proposto una versione di metalcore ancora più melodica rispetto ai Dead Shape Figure. Un pizzico degli europei Bullet For My Valentine o Caliban e probabilmente anche qualche parallelo fugace con gli americani Killswitch Engage? Armonie doppie di chitarra melodiche, con produzione direttamente nella fabbrica degli Iron Maiden. Quando ci piazzano sotto la mitragliata del doppio pedale, nelle atmosfere di questi passaggi e nel modo di fraseggiare i versi ti si parano davanti agli occhi gli In Flames. La voce, nei ritornelli, scappava volentieri verso melodie pulite che richiamavano il patetismo da emo core, e questo forse stonava, perché in sala ci portavamo dietro per tutto il tempo l’attesa di un inferno senza compromessi, quello che creano i padroni di casa, i Chimaira. Forse è proprio da questi passaggi a medio ritmo melodici, guidati da una voce pulita, che deriva il fatto che i capelli si siano accorciati e che siano aumentati l’uso del pettine, della tinta e del gel. Bei ragazzi. Chi se li è persi stavolta ha la possibilità di rivederli in Slovenia al Metal Camp 2008 a Tolmin. Sono un quartetto rodato e affiatato, un bel passo indietro rispetto ai finlandesi Dead Shape Figure, che avevano fatto baccano prima di loro, sia a livello tecnico-esecutivo sia nello sfogo complessivo della rabbia, ma in una buona mezz’ora i giovani The Sorrow hanno sfruttato correttamente i minuti a disposizione per presentarsi.

Scaletta dei The Sorrow:
1. Elegy
2. The Dagger Thrust
3. Far Beyond The Days Of Grace
4. Intro
5.From This Life
6. Her Ghost Never Fades
7. Knights Of Doom
8. Death Fom A Lovers Hand

MAROON 22.00–22.40:
I tedeschi Maroon, originari di Nordhausen! Gente con tanti chilometri di concerti sulle spalle e parecchia esperienza, che ha presentato il nuovo album “The Cold Heart Of The Sun”, il quarto in tutto. Fear The Most Them Who Protect, Only The Sleeper Left The World, Reach The Sun: l’hanno segnato anche alla Gala Hala. Il cantante Andre Moraweck è senza dubbio l’elemento più importante della band. È un ottimo capo e dittatore del gruppo, e così, nel poco tempo a disposizione del quintetto, le teste sotto il palco, sotto i suoi incitamenti, hanno vorticato in massa in un paio di mosh pit belli solidi. La voce ha un veleno incredibile e le emozioni di rabbia, paura, agonia e disperazione, per la prima volta in sala, sono schizzate fuori in modo più concreto. Anche i vecchi And If I Lose Welcome e Chosen Fate hanno bruciato alla grande. Un metalcore europeo infernale, con un mix di frasi di chitarra thrash vecchia scuola alla Kreator o Sodom, con inserti di armonie di chitarra nei passaggi, ma in misura molto minore rispetto alle due band che si sono esibite prima. I Maroon hanno surriscaldato la folla in modo convincente, portandola a una temperatura di lavoro perfetta per l’assalto collettivo nell’abisso del male e dell’agonia insieme ai protagonisti della serata, i Chimaira.

CHIMAIRA 23.00-24.00:
Verso le undici di sera sono saliti sul palco i veri bersagli della serata, i Chimaira di Cleveland, nella formazione con Mark Hunter (voce), Rob Arnold (chitarra solista e ritmica), Matt DeVries (chitarra ritmica), Jim LaMarca (basso), Chris Spicuzza (tastiere, cori) e Andols Herrick (batteria). Il tour è dedicato alla presentazione del loro ottimo nuovo album “Resurrection” (2007).

Il palco è stato avvolto in un attimo da una fitta nebbia e, tra i lampi degli stroboscopi (leggi: morte per i fotografi), i Chimaira si sono infilati sul palco e hanno preso posizione per la battaglia. Hanno scelto Pure Hatred (“The Imposibility Of Reason”, 2003) per aprire il concerto e con questo pezzo spinto al massimo, guidato dal rullare ultrasonico del doppio pedale, hanno mandato il pubblico in delirio. Mark Hunter è decisamente in forma smagliante, il modo in cui cambia le sfumature dei suoi scream era perfetto. Il cantante snocciolava come se niente fosse i sentimenti più amari dell’angolo più buio della sua anima. Un capo nato, carisma senza paragoni. Nei passaggi strumentali si è messo con l’avambraccio destro dietro la schiena, in stile comandante, come a passare in rassegna il suo battaglione della morte. Il suono ultra vivo e incandescente messo in piedi dai Chimaira ha spazzato via in un attimo le band di supporto. I nobili ingredienti dei riff rinascimentali dei Pantera, decorati da un effetto “groove” che detona in profondità, creato dal contrasto marcato tra la linea ritmica e la sezione dei riff, suonavano arroganti e implacabili. Anche The Flame, subito dopo, non ha fatto prigionieri. Mentre i Chimaira macinavano un pezzo dopo l’altro, la saletta somigliava sempre più a un caos generale e a una devastazione. Il parquet della sala era intriso di birra versata e altri liquori. La gente si strappava, e Hunter non si faceva certo problemi a istigare il pubblico. Era più che evidente che il nuovo album “Resurrection” avesse già fatto presa sul pubblico sloveno, visto che le prime file hanno cantato a squarciagola con Hunter i versi dei pezzi nuovi. Che le tastiere non si sentissero durante il concerto non c’è bisogno di sottolinearlo. È piuttosto logico per un posto da club così, dove il suono tende sempre a fare almeno un po’ i capricci.

La maggior parte del repertorio era composta da brani del nuovo “Resurrection” e di “Impossibility Of Reason”, che la band evidentemente adora. Verso la fine i ragazzi hanno toccato anche l’esordio “Pass Out Of Existence” (2001) con i pezzi Severe e Let Go, dove il concerto ha vissuto uno dei momenti più intensi. La title track dell’album, con un ritornello interessante, quasi epico, Resurrection, ha rimesso in piedi ancora una volta la Gala Hala, e poi, dopo appena un’ora, i mostruosi Chimaira hanno fatto le valigie e ci hanno lasciati senza bis.

Chimaira set list:
1. Pure Hatred
2. The Flame
3. Power Trip
4. Worthless
5. Black Heart
6. Nothing Remains
7. The Dehumanizing Process
8. Cleansation
9. No Reason To Live
10. Let Go
11. Severed
12. Resurrection

Il concerto di un headliner con una scaletta di appena un’ora? Suona e si legge male, ma abbiamo visto un pacchetto di quattro band, a un prezzo del biglietto ridicolmente basso. Eppure è un dettaglio irrilevante, perché la detonazione atomica messa in scena dai Chimaira, questi ottimi campioni del metalcore, nella sua impostazione e nella sua esecuzione è sembrata reale al 100%. Come da copione. Il paradiso per tutti gli amanti del buon metalcore è tornato a vivere in pieno. Feroce, sinistro, rumoroso e incenerente! I Chimaira hanno convinto gli sloveni, già per la seconda volta, che nel loro territorio musicale non riconoscono nessuno migliore di loro.

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