Chinese Democracy

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Artista: Guns N' Roses
Etichetta: Geffen Records
Uscita: 2008
Durata: 71:18
Voto: 3.5/5

Guns N’ Roses, ex legittimi eredi dei selvaggi Rolling Stones e dei dissoluti Aerosmith, nel 2008, dopo più di quattordici anni, hanno finalmente pubblicato il tanto atteso Chinese Democracy. Il disco, che passa per uno dei più costosi ma non dei più fortunati della storia della musica, ne ha viste di tutti i colori durante la sua gestazione. Prima è arrivata la lite Axl-Slash, ancora oggi senza una vera spiegazione, che ha portato poi al quasi-scioglimento della band, visto che della formazione originale è rimasto solo il cantante Rose. Con tutti questi cambi, nel 1998 la line-up rinnovata si è finalmente messa al lavoro. Durante i preparativi, a detta del cantante Rose,  sarebbe stato registrato di nuovo anche l’album d’esordio Appetite For Destruction, che giace ancora negli archivi del frontman. Le registrazioni iniziali si sono chiuse nel 1999 e il disco sarebbe dovuto uscire nel nuovo millennio. L’arrivo del produttore Roy Thomas Baker, però, ha convinto la band che la versione di allora poteva essere migliore. Dopo tredici milioni di bigliettoni verdi buttati, l’ennesimo giro di cambi di formazione e altri otto anni, il tanto atteso disco è uscito nel 2008.

Il disco, che si potrebbe definire anche un album solista di Axl (pubblicato sotto il marchio Guns N’ Roses), è un interessante esperimento progressivo che, a causa della lunghissima attesa, ha perso un po’ della sua attualità. Intriso di elementi di industrial e progressive rock, che ne formano anche il filo conduttore, ha un posto tutto suo nel catalogo della band, perché è completamente diverso dagli altri, nati in un’altra epoca. Chinese Democracy è infatti l’unico che per vedere la luce ha avuto bisogno di quindici lunghissimi anni, di innumerevoli cambi di formazione e di somme fuori dal normale. Ed è proprio con la sua diversità che dimostra come i Guns non siano solo la band che ai tempi del rock a chioma lunga dominava i palchi, ma un gruppo capace di sopravvivere ai cambiamenti e di sorprendere ogni volta con la propria unicità.  Un lavoro da quattordici pezzi che dimostra proprio questo: i membri possono cambiare, ma finché nella band ci sarà il genio dei testi del cantante Rose, i Guns non vanno scartati.

Le enormi dosi di adrenalina dell’apertura si placano un po’ con l’avanzare dell’album, perché nei brani successivi il cantante Rose mostra anche il suo lato più tenero. “Street of Dreams”, segnata dalle influenze di Elton John, annuncia che la sete sperimentale di Axl non è ancora passata e che il viaggio nel mondo della sperimentazione musicale è appena all’inizio. La varietà stilistica dell’album prosegue con la un po’ bondiana “If the World” e con “There Was a Time”, segnata da melodie cinesi, che piano piano inizia a convincerci che forse questa lunga attesa non è stata del tutto vana. “Catcher in the Rye”, ispirata a un libro, nata come frutto dell’ossessione di Rose per il romanzo in questione, contiene anche una dedica speciale. Un orecchio attento, infatti, nel finale coglierà la descrizione metaforica del giorno in cui Mark Chapman uccise John Lennon, il modello di Axl. Il disco poi, senza grandi sorprese, passando per Scraped e Riad N’ the Bedouins si avvicina piano piano al suo apice. Quest’ultimo viene annunciato con successo da una specie di fusione stilistica tra i suoni psichedelici dei Pink Floyd e il metal delle origini dei Black Sabbath. La “Sorry” di sei minuti conferma ancora una volta lo status di Rose come eccellente  paroliere. Il brano è stato infatti oggetto di innumerevoli interpretazioni, ma il cantante evita con successo di svelarne il significato. Secondo lui è proprio la moltitudine di interpretazioni il bello della musica: ognuno si spiega le parole a modo suo, ma a lui interessa comunque sapere cosa intendesse l’autore. Il gran finale dell’album viene un po’ rimandato dalla poco riuscita “I.R.S”, che però fa sì che la conclusione risulti ancora più dolce. La maestosa introduzione a “Madagascar” annuncia che sta per arrivare qualcosa di grande, qualcosa che non è in grado di scrivere chiunque, ma per cui serve genialità. Un mix di sinfonico, hard rock e frammenti sonori di numerosi classici del cinema è senza dubbio la nuova “November Rain” o “Estranged”, solo che qui non si parla di amore infelice. Il testo parla infatti di solitudine e di come a volte ci siamo trovati tutti in una situazione in cui ti crolla addosso tutto ciò che conta. La canzone è a modo suo una resa dei conti di Axl con i tanti nemici che negli anni passati l’hanno insultato, perché con questo pezzo dice chiaramente che le loro chiacchiere non gli interessano e che è padrone di se stesso. Il grande momento si chiude con la ballata da spezzare il cuore “This I Love”, nata dallo sfogo emotivo di Axl dopo la storia finita male con l’amore della sua vita, Stephanie Seymour. Questa ballata carica di emozione è interamente dedicata al racconto di come il loro amore, per lui, non sia ancora morto e di come, anche se lei rifiuta tutto questo, lui la ami ancora. 

Questo album contiene alcuni dei migliori testi mai scritti dal cantante Rose. Sotto molti aspetti è qualcosa di più di tutto ciò che la band abbia mai creato, e si spinge anche in territori inesplorati che la vecchia formazione di sicuro non avrebbe saputo raggiungere. Secondo me con questo disco Axl e i suoi musicisti sono riusciti a creare qualcosa per cui valeva la pena aspettare. Dentro c’è di tutto, dall’aggressività che si sente in apertura alla dolcezza a cui assistiamo nel finale. Capisco anche perché ad Axl sia servito così tanto tempo: in tutti questi anni ha trasformato il disco in un capolavoro. La cosa triste è solo che un sacco di gente lo odia, perché non ha il suono dei “Guns classici”.

Formazione

W. Axl Rose – voce, pianoforte (“Catcher in the Rye”, “This I Love” e “Prostitute”), tastiere (“Chinese Democracy”, “There Was a Time” e “This I Love”), chitarra ritmica (“There Was a Time” e “Madagascar”), cori (“Catcher in the Rye”), editing digitale su tutti i brani
Dizzy Reed – tastiere, pianoforte, sintetizzatore, cori
Tommy Stinson – basso, cori
Chris Pitman – tastiere, cori, basso (“There Was a Time” e “Madagascar”), chitarra a 12 corde (“If the World”)
Richard Fortus – chitarra ritmica (Chinese Democracy”, “Better”, “Street of Dreams”, “There Was A Time” e “Prostitute”)
Ron “Bumblefoot” Thal – chitarra solista e ritmica
Frank Ferrer – batteria (“Chinese Democracy”, “Better”, “If the World”, “There Was a Time” e “I.R.S.”)

Ex membri
Buckethead – chitarra solista, chitarra acustica (“If the World”)
Robin Finck – chitarra solista, chitarra acustica (“Sorry”), tastiere (“Better” e “If the World”)
Paul Tobias – chitarra ritmica, pianoforte (“There Was a Time”)
Bryan Mantia – batteria 

Musicisti in studio
Sebastian Bach – cori (“Sorry”)
Pete Scaturro – tastiere (“Sorry”)
Suzy Katayama – corni francesi (“Madagascar”«
Patti Hood – arpa (“This I Love”)

Produzione

Axl Rose e Caram Costanzo

Tracklist

  1. Chinese Democracy
  2. Shackler’s Revenge
  3. Better 
  4. Street of Dreams
  5. If the World
  6. There Was a Time
  7. Catcher in the Rye
  8. Scraped
  9. Riad N’ the Bedouins
  10. Sorry
  11. I.R.S.
  12. Madagascar
  13. This I Love
  14. Prostitute
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