Citadel
Autore: Primož Novak
Artista: Ne Obliviscaris
Etichetta: Season Of Mist
Uscita: year_month
Durata: 48:11
Voto: 4/5
I Ne Obliviscaris, band australiana, nel 2012 ci avevano sorpreso piacevolmente con l’esordio Portal of I. Il gruppo si faceva notare per brani lunghi e complessi, che oggi non sono più niente di eccezionale, da quando sulla scena sono arrivati gli Opeth, che hanno dato al progressive (death) metal dimensioni nuove. Dei Ne Obliviscaris si potrebbe dire che abbiano scelto una ricetta simile, ma per fortuna con un approccio diverso, così non suonano come la copia di tutte le band progressive estreme di oggi. Dentro le lunghe cavalcate death/black metal la band ha infilato uno strumento in più, il violino, che già nel debutto spiccava parecchio.
Citadel, secondo full-length dei Ne Obliviscaris, è parecchio più breve dell’esordio. In meno di 50 minuti scorrono 6 tracce, delle quali solo tre si possono considerare veri e propri brani: le altre tre sono strumentali, dove a emergere sono soprattutto gli assoli di violino che, insieme a pianoforte e chitarra acustica, costruiscono l’atmosfera del disco. Ma a fare la differenza sono i pezzi lunghi.
Il primo brano lungo, Tryptich Lux, che è la seconda parte della suite Painters of the Tempest, in una buona sedicina di minuti dimostra che la band non ha mollato rispetto al debutto. La musica del gruppo ha tutti gli ingredienti che aveva già sul primo disco. Da una parte la brutalità, che si manifesta con attacchi death/black metal aggressivi, voce growl e batteria veloce; dall’altra la band offre parti più calme, che da un lato ricordano ovviamente gli Opeth, dall’altro anche qualche gruppo post-rock/shoegaze. Magari il violino risalta davvero tanto, ma anche i due chitarristi mostrano un gran senso per melodie, armonie e assoli. La suite Painters of the Tempest si chiude con il brano strumentale Reveries from the Stained Glass Womb, che con chitarra acustica e violino porta un po’ di calma dopo un pezzo lungo, complesso e anche epico. Un po’ meno convince Pyrrhic, che, come ci si aspetta, dopo la parte aggressiva si trasforma in una musica post-rock più tranquilla: l’atmosfera la crea, ma a volte sembra che la band allunghi i brani un po’ senza motivo. Con Devour Me, Colossus (Part I): Blackholes, invece, si torna a restare a bocca aperta. In più di dodici minuti si sentono un sacco di svolte interessanti, ma a spiccare è soprattutto la parte con la chitarra acustica, che fa da base a linee di violino eccezionali. Allo stesso tempo emerge anche la bravura della sezione ritmica, capace di suonare in modo più leggero. Qui va menzionata un’altra qualità dell’ottimo violinista Tim Charles, che mette anche delle voci melodiche, ottenendo un buon equilibrio tra i vocalist. La band chiude il disco con la seconda parte di Devour Me, Colossus: Contortions, ancora una breve traccia strumentale con pianoforte minimalista e violino morboso, che regala all’album quel tocco finale di oscurità.
Con il secondo disco i Ne Obliviscaris confermano soprattutto che non si allontaneranno dal concept originale. All’ascoltatore toccano brani lunghi e complessi, con una bella dose di estremismo ed epicità. Alla fine, però, sembra che il tutto sia troppo corto, anche se l’album rispetta la maggior parte dei requisiti di un prodotto di metal progressive estremo. Dai Ne Obliviscaris ci si può aspettare ancora molto, ma li aspetta ancora un sacco di lavoro se vogliono restare a un livello dignitoso, con cui rimanere riconoscibili nella scena moderna, che si distingue per innovazione ed estremismo.
Formazione
Produzione
Tim Charles, Troy McCosker (produzione), Jens Bogren (mix)
Tracklist
- Painters of the Tempest (Part I): Wyrmholes
- Painters of the Tempest (Part II): Triptych Lux
- Painters of the Tempest (Part III): Reveries from the Stained Glass Womb
- Pyrrhic
- Devour Me, Colossus (Part I): Blackholes
- Devour Me, Colossus (Part II): Contortions