Emerson, Lake & Powell

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Emerson, Lake & Powell
Etichetta: Polydor Records
Uscita: 1986
Durata: 42:50
Voto: 3.5/5

Emerson, Lake & Powell, effimero ‘derivato’ della leggendaria superband Emerson, Lake & Palmer, è stato uno dei progetti più strani e inaspettati nella storia del progressive rock, e ancora oggi tra gli appassionati di musica sperimentale se ne discute con parecchio fervore. Tantissimi fan accolsero con un misto di incredulità e curiosità il fatto che il maestro delle tastiere Keith Emerson e il cantante/chitarrista/bassista Greg Lake avessero deciso, nel 1985, di rilanciare la grande storia degli ELP degli anni Settanta senza il batterista Carl Palmer, che all’epoca, ufficialmente per obblighi contrattuali, preferì restare negli Asia, campioni AOR/art rock ancora di grande successo commerciale in quel periodo.

Keith e Greg avrebbero in realtà voluto dietro ai tamburi Bill Bruford (ex-Yes, King Crimson, UK), ma lui non volle rinunciare al suo gruppo jazz Earthworks, così, dopo provini per batteristi andati a vuoto, coinvolsero (e chiusero con successo, per puro caso, il cerchio della sigla ‘ELP’) il vecchio amico di Emerson Cozy Powell, un altro fuoriclasse della batteria, che si era costruito una carriera di successo come membro di The Jeff Beck Group, delle celebri band hard rock Rainbow, MSG e Whitesnake e del progetto Phenomena; più tardi, finita la sua breve avventura con gli ELP, suonò anche nei Forcefield e nei Black Sabbath e collaborò con il chitarrista dei Queen Brian May.

Anche se Powell aveva passato gran parte della carriera fino a quel momento  a collaborare con musicisti blues e hard rock, non gli erano estranei né il jazz fusion né la musica strumentale, come aveva dimostrato più volte anche nella sua carriera solista. Per questo non ebbe nessun problema a inserirsi nella visione sinfonico-prog di Emerson e Lake, che nel creare il nuovo progetto in studio, intitolato semplicemente »Emerson, Lake & Powell«, voleva ripartire da dove i classici ELP si erano fermati, prima che a fine anni Settanta le cose, diciamo così, degenerassero un po’ e nel 1979 ci si salutasse (temporaneamente) in modo piuttosto amaro.

Ovviamente Emerson e Lake, a cui la collaborazione con Powell aveva dato nuova carica, sapevano che negli anni Ottanta non sarebbe stato possibile creare un nuovo capolavoro al livello di »Tarkus« (1971) o »Brain Salad Surgery« (1973), eppure il celebre trio alla fine ha messo insieme un lavoro più che solido, che in parecchi momenti ricordava i loro giorni migliori, pur avvolto nella tipica produzione anni Ottanta curata da Lake e Tony Taverner. Senza intoppi, comunque, non è andata: lo studio di Emerson, ospitato in un ex fienile, fu distrutto da un trattorista impazzito, e così alcune parti dell’album toccò registrarle da capo.

Le cose si complicarono anche quando qualcuno dell’etichetta propose a Emerson che i nuovi ELP registrassero un adattamento del classico di Holst »Mars, the Bringer of War«, che Lake conosceva bene, visto che un tempo lo eseguiva come membro dei King Crimson originali. Emerson non era convinto che fosse una buona idea, soprattutto considerando che il cupo »Mars« è piuttosto diverso, per stile e atmosfera, dal resto del materiale dell’album, ma Powell riuscì a convincerlo del contrario. Anche se nella versione degli ELP »Mars« non raggiunge neanche lontanamente l’intensità raggelante e claustrofobica della versione dei King Crimson del classico di Holst, regge sorprendentemente bene, in modo convincente, il confronto con le altre composizioni dell’album, parecchio diverse per stile e atmosfera.

»The Score« era la tipica apertura d’album, più pomposa che si può, costruita attorno all’impero di moog modular di Emerson e a un motivo dal sapore un po’ buffo, che un tempo veniva usato come sigla d’apertura nelle trasmissioni TV di wrestling giapponese. Lake non ha dimenticato nemmeno di infilare di sfuggita nel testo il celebre verso di »Karn Evil 9: First Impression« »Welcome Back My Friends to the Show that Never Ends«. Con »Learning to Fly« gli ELP sono riusciti a creare una breve ma interessante simbiosi tra rock sinfonico e arena rock, però senza alcuna carica commerciale. Il melodrammatico »The Miracle«, nonostante Emerson qui usi per lo più texture di sintetizzatori ‘moderni’, aveva un retrogusto da ELP classici, mentre »Touch and Go«, basato su un arrangiamento folk tradizionale, era il singolo principale e il brano più commerciale dell’album. Grazie al ritornello pomposo e al tema principale epico, ha avuto un discreto successo anche nelle classifiche di allora.

»Love Blind« era una classica power ballad con Lake in ottima forma vocale e un leggero retrogusto AOR, che ricordava gli ELP almeno quanto una delle cose più progressive degli Asia. Il leggermente noioso »Step Aside« conteneva un motivo ripetitivo, jazz-cabaret, e un’atmosfera da bar, mentre la splendida power ballad conclusiva »Lay Down Your Guns« è nata dalla collaborazione con Steve Gould (Rare Bird), che ha firmato un testo incoraggiante e pacifista. La versione CD dell’album conteneva anche due bonus track di qualità: un’interessante versione strumentale del pop hit del 1962 »The Loco-Motion« e una solida power ballad, »Vacant Possession«

»Emerson, Lake & Powell« è stato, all’uscita, una bella sorpresa e un ritorno cauto alla vecchia forma degli ELP dopo il mezzo disastro artistico di fine anni Settanta. Tutti quei ‘puristi’ del prog che temevano che gli ELP prendessero la strada di Yes e Genesis, iniziando a fare troppo l’occhiolino al mondo commercialmente allettante di AOR e pop rock, potevano tirare un sospiro di sollievo: si trattava di un lavoro prog del tutto dignitoso, anche se poco spettacolare, all’altezza della celebre eredità lasciata dagli ELP nella prima metà degli anni Settanta.  Per certi versi è un peccato che la storia con Powell, che nel 1998, a cinquant’anni, è morto tragicamente in un incidente d’auto, non sia durata di più, perché i vecchi dissapori tra Emerson e Lake riesplosero. Il tastierista rock tecnicamente più raffinato collaborò poi, tra il 1988 e il 1989, con Palmer e con il cantante/polistrumentista Robert Berry nell’effimera band 3. Per una vera reunion degli ELP con tutti e tre i membri originali, i ‘compagni di sventura’, bisognò aspettare fino al 1991, mentre »Black Moon« del 1992 era per molti versi la continuazione, stilisticamente, della direzione di »Emerson, Lake & Powell«.

Formazione

Keith Emerson – tastiere
Greg Lake – voce, chitarra, basso
Cozy Powell – batteria e percussioni

Produzione

Greg Lake e Tony Taverner

Tracklist

1. The Score (9:07)
2. Learning To Fly (3:50)
3. The Miracle (7:01)
4. Touch And Go (3:39)
5. Love Blind (3:11)
6. Step Aside (3:47)
7. Lay Down Your Guns (4:23)
8. Mars, Bringer Of War (7:55)
9. The Loco-motion (CD bonus Track) (4:36)
10. Vacant Posession (CD bonus Track) (4:42)

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