Clive Nolan: Song Of Wildlands

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Etichetta: Crime Records
Data di uscita: 14/5/2021
Produzione: Clive Nolan
Durata dell’album: 57:00 min
Genere: Progressive Rock
Voto: 9.0/10


Il gran maestro delle tastiere Clive Nolan, tra gli amanti del rock progressivo, non ha certo bisogno di presentazioni: è sulla scena fin dalla metà degli anni Ottanta, quando è diventato un membro insostituibile dei neoprogsters Pendragon e, più tardi, membro fondatore dei loro ‘cugini’ più giovani, gli Arena. Oltre a Pendragon, Arena, Shadowland e a una marea di progetti collaterali, Clive è anche un rispettato artista solista, autore di una serie di interessanti progetti in studio, perlopiù a tema concettuale, che stilisticamente stanno a metà strada tra la prog opera concettuale e la musica da film.

Anche la sua ultima opera prog solista, «Song of the Wildlands», poggia su un concept ben noto a tutti gli appassionati di poemi epici anglosassoni e scandinavi, perché si ispira al poema altomedievale su Beowulf. Per gli anglosassoni è un po’ quello che per noi sloveni sono i Monumenti di Frisinga (Brižinski spomeniki): il più antico documento scritto in inglese antico, risalente a un periodo che va dall’VIII secolo all’inizio dell’XI. Nel corso dei secoli, e soprattutto negli ultimi decenni, questa storia classica dello scontro epico tra Beowulf, guerriero scandinavo carico di ogni virtù, e Grendel, mostro delle paludi, ha avuto una quantità infinita di adattamenti, e perfino Hollywood non ha saputo resistere, con qualche versione cinematografica di qualità perlopiù dubbia.

Ora ci si è messo anche Clive a dare una veste musicale al celebre poema, e non è certo nuovo a queste ‘rielaborazioni’ musicali dei classici della letteratura: nei suoi concept passati aveva già usato opere di Lewis Carroll, Arthur Conan Doyle e altri maestri della letteratura britannica. L’intera saga della vita di Beowulf è racchiusa in composizioni per lo più pompose, con arrangiamenti sinfonici maestosi e potenti armonie vocali maschili e femminili affidate a una schiera di cantanti ospiti. Tra i vecchi compagni di canto di Clive spicca Christina Booth dei Magenta, che ‘interpreta’ Tyra.

Il nuovo progetto di rock operistico di Clive è concepito in modo decisamente meno ambizioso rispetto a certe imprese di Ayreon o Star One, anche se, tra arrangiamenti teatrali, impianto concettuale, voci diverse e tanti strumentisti ospiti, ha qualche parentela con certe creature di Arjen Anthony Lucassen. Le singole composizioni sono collegate da dialoghi parlati, stavolta indispensabili per presentare bene il concept. Naturalmente in primo piano ci sono sempre gli arrangiamenti sinfonici e le occasionali acrobazie tastieristiche di Clive, ma alcuni brani contengono anche gustosi passaggi di chitarra elettrica e acustica firmati da Mark Westwood (Shadowland, Caamora). La batteria l’ha suonata Scott Higham, ex Pendragon e Shadowkeep. Per tutta l’orchestrazione e la programmazione ha pensato il mago delle tastiere in persona.

I brani d’apertura di «Song of the Wildlands» evocano le prime imprese eroiche di Beowulf e il suo arrivo alla corte del re danese Hrothgar, finito nei guai a causa delle scorribande sanguinarie del gigante cannibale Grendel. L’album prende davvero vita per la prima volta con «Crossing the Ocena», che tra possenti armonie corali maschili e femminili e drammatici passaggi sinfonici racconta il viaggio del drakkar di Beowulf dalle coste di casa fino alla terra di re Hrothgar. In «Beowulf’s Promise» si mette in bella mostra il cantante Ryan Morgan, che con il suo approccio autoritario è molto convincente nei panni di Beowulf. Non sarebbe affatto sorprendente se un giorno diventasse il cantante degli Arena, nel caso in cui Damian Wilson non reggesse a lungo tra i campioni del neoprog.

In «Grendel Attacks», durante la quale va in scena lo scontro tra Beowulf e Grendel, la tensione drammatica è alle stelle, mentre «Celebration», che rappresenta il banchetto vichingo per la vittoria dell’eroe sul mostro, contiene elementi di musica popolare anglosassone. La saga epica non è ancora finita: la madre di Grendel, non meno mostruosa, vuole vendetta nell’ultrapomposa e corale «The Hag’s Revenge». Beowulf, bardato con una specie di attrezzatura da palombaro, si cala nella sua dimora in mezzo alla palude, dove il suo acciaio impietoso assesta il colpo mortale alla creatura acquatica. Tutto questo accade in «Journey» e «Underwater Cavern», che a tratti ricordano una base per colonna sonora. Il finale pomposo di «Rewards», con più chitarra elettrica, farebbe la felicità anche di qualche power metaller ‘hollywoodiano’ come i Rhapsody of Fire.

Gli altri brani, come «Beowulf, the King», «Dragon Fire» e «The Warrior Dies», raccontano in modo convincente gli ultimi anni di Beowulf, diventato un re buono e giusto, finché non lo coglie una morte eroica nello scontro con il drago. Riesce a ucciderlo, ma alla fine soccombe alle gravi ferite, e dopo il funerale vichingo di «Funeral Pyre» le porte del Valhalla gli si spalancano.

«Song of the Wildlands» farà felici tutti gli amanti delle opere rock epiche, dei musical, dei progetti concettuali e delle colonne sonore, anche se non lascerà un segno davvero profondo sulla scena progressive rock, nonostante sia uno dei migliori album prog del 2021. A Clive è riuscita una fusione efficace e convincente tra rock opera concettuale e poema altomedievale, e può esserne giustamente orgoglioso. Soprattutto gli è riuscito di creare quell’atmosfera maestosa e intensa che, con un concept del genere, è fondamentale. Magari, grazie ad alcuni momenti più incisivi, al concept epico-vichingo e alla copertina, «Song of the Wildlands» attirerà anche qualche metallaro.

Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik


Tracklist:
1. The Story Begins (3:05)
2. There’s a Threat (4:53)
3. Crossing the Ocean (4:28)
4. Beowulf’s Promise (3:23)
5. Grendel Attacks (4:21)
6. Celebration (2:14)
7. The Hag’s Revenge (2:49)
8. Journey (3:17)
9. Underwater Cavern (3:50)
10. Rewards (6:07)
11. Beowulf, the King (4:00)
12. Dragon Fire (4:58)
13. The Warrior Dies (2:42)
14. Funeral Pyre (5:15)
15. The Story Ends (1:38)

Formazione:
Clive Nolan – tastiere, orchestrazioni, programmazione

Musicisti ospiti:
Vicki Swan – arpa
Mark Westwood (Shadowland, Caamora) – chitarra elettrica
Stig Andre Clason – chitarra acustica
Arnfinn Isaksen – basso
Scott Higham – batteria, percussioni
Geir Johansen – percussioni
Birgitte Njå – lur
Morten Clason – flauto
Ross Andrews – narrazione
Ryan Morgan / voce (Beowulf)
Christina Booth / voce (Tyra)
Gemma Ashley / voce (Solveig)
Natalie Barnett / voce (Freja)
Ensemble Anonym – voci recitanti
The “Wildland Warriors Choir” – coro

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