Cocktail
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Brecelj, Marko
Etichetta: Nika Records
Uscita: 1974
Durata: 57:29
Voto: 4.5/5
Marko Brecelj, satirico ironico e perspicace, cronista della piccola borghesia slovena e icona più marcante del movimento progressive rock di casa nostra, da sempre oscuro, nel 1974 ha pubblicato il suo cult d’esordio solista »Cocktail«, che già all’uscita fu per molti versi una pietra miliare musicale in tutta la defunta Jugoslavia, ‘dal Triglav a Vrdar’. Marko ha registrato »Cocktail« insieme al compositore, direttore d’orchestra e arrangiatore Bojan Adamič, mentre in quel periodo, con il chitarrista/cantante Boris Bele e i suoi amici, stava già preparando il terreno per la nascita della leggendaria band Buldožer.
L’etichetta Nika Records ha ripubblicato »Cocktail« un anno dopo il quarantesimo anniversario dell’uscita, aggiungendo delle bonus track che per lo più arrivano dai singoli successivi di Marko, »Svaki čovjek ima svoj blues« (1975), registrato con i Buldožer, e dall’impresa solista »Parada« (1981), oltre che dall’LP »Svinjam dijamante« (1985), registrato con la band di allora, Marjanov čudni zajec. Già la copertina di »Cocktail« era rivoluzionaria: un topo da laboratorio immerso in una bevanda rinfrescante alla menta, per quei tempi una provocazione in piena regola, che la censura repubblicana, di solito pronta a punire queste cose ‘moleste’, per fortuna si lasciò sfuggire. I testi di Marko già agli inizi della sua carriera musicale erano una classe a parte, soprattutto per l’umorismo e le stoccate di satira sociale, anche se la maggior parte dei testi di »Cocktail« era ancora piuttosto innocente rispetto ad alcune imprese successive dei Buldožer, molto più provocatorie sul piano sociale.
Marko, che oltre a cantare e a suonare la chitarra acustica ha scritto tutta la musica e i testi, in alcuni brani di »Cocktail« ha impastato una gamma piuttosto ampia di influenze musicali, che vanno dal blues al jazz, dal folk all’avanguardia, per cui ancora oggi il suo esordio da cantautore è impossibile da ‘incasellare’ in un unico genere musicale, anche se il paragone più vicino è con la scena avant-rock/RIO di allora, e pure un certo accostamento al grande Frank Zappa non è per niente esagerato, soprattutto quando il signor Brecelj si addentra nel territorio del grottesco, della satira e dell’assurdo. L’opener »Samo prave stvari« coglie Marko, già allora uno dei nostri migliori camaleonti vocali, nel suo momento ambientale più romantico, dove incantano anche i meravigliosi arrangiamenti sinfonico-jazzistici sotto la bacchetta del signor Adamič.
»Črni Peter«, che parla dei lati oscuri delle varie forme di gioco d’azzardo con le carte, ha un battito malizioso, dove l’espressività vocale birichina di Marko si sposa alla perfezione con piacevoli arrangiamenti pastorali. La burlesca jazzistica »Škandal v Rdečem baru« contiene un bel pieno di melodia ambientale e di humor nero sul testo di un omicidio che dà al bar del quartiere una pessima fama. Il furbo bluesrock »Hiškar Rogač«, dove tra i battimani risuona un’armonica vivace mentre assistiamo all’incontro ravvicinato tra la lumaca Hiškar Rogač e il cane Sivko Krempljač, Marko l’ha scritto insieme al futuro ‘compagno di sventura’ nei Buldožer, il bassista Andrej Veble, e l’ha registrato con alcuni altri membri dei Sedem svetlobnih let, da cui poi nacquero i Buldožer, quindi non sorprende che stilisticamente ricordi già in molti punti alcune delle prime opere di quella band di culto.
La satira folk »Požar«, sul tipico scaricabarile sloveno, dove gli arrangiamenti di fiati beffardi si incastrano benissimo, è piena di ipocrisia maliziosa. L’hit »Duša in jaz« era un pezzo un po’ più commerciale, che a Marko ha portato un premio e qualche settimana di regno nelle classifiche pop di casa di allora, anche se oggi sostiene che la versione per il festival di Subotica fosse cantata molto meglio. Marko personalmente non è mai stato troppo entusiasta di questo successo, e per di più su »Cocktail« ci è finito contro la sua volontà. »Alojz valček« è senza dubbio il brano più famigerato di »Cocktail«, diventato nel corso degli anni addirittura l’inno degli studenti di fisica sloveni (anzi, per essere precisi, lubianesi). Il testo spiritoso sul ‘maestro della mafia’ e sull”’uomo senza pietà” si riferisce al professor Alojz ‘Podret’ Kodre, che ‘fece in modo’ che Marko venisse bocciato all’esame di fisica matematica. Per la sufficienza gli mancava un punto e mezzo, e con questo finirono i suoi anni da studente. Per ‘merito’ di Kodre, Brecelj appese gli studi di fisica tecnica ‘al chiodo’ e si dedicò piuttosto interamente alla musica e all’attivismo sociale. »Časopis« è pieno di sarcasmo noncurante sulla tipica apatia del quotidiano sloveno, mentre »Gozd« chiude la parte regolare dell’album in modo sognante, malinconico e quasi commovente.
Anche i brani aggiuntivi sono una vera delizia per le orecchie, dato che la maggior parte è nata dopo l’uscita di Marko dai Buldožer, il che significa che vi si coglie un’acredine satirica ancora un po’ più affilata. La nostalgica »Rastemo«, uscita originariamente sul singolo dei Buldožer »Svaki čovjek ima svoj blues«, per approccio potrebbe stare benissimo nel materiale di »Cocktail«. L’ibrido stilistico divertentissimo »Tri ženske«, dove Marko in un testo eccellente punta le spine satiriche contro la tipica piccola borghesia slovena, si è fecondato in arrangiamenti vivaci, orchestrali e pastorali. »Cavallo da corsa« contiene qualche verso in italiano ed è stata pubblicata, a detta di Marko, per via di Slavko F. Furlan.
»Stonesi spoznajo moje stare starše«, su una visita immaginaria dei Rolling Stones a casa dei vecchi genitori di Marko, in origine non era uscita su »Cocktail«, ma sull’LP »Svinjam dijamante« di Marjanov čudni zajec, tuttavia si inserisce alla perfezione nell’album per stile e atmosfera. Il singolo ‘punkeggiante’ »Parada« fu importante perché pare abbia rialzato l’autostima creativa di Marko dopo la rottura con i Buldožer e il ritorno sulla scena cantautorale. I due grotteschi, ironici ma al tempo stesso brevi, »Majmuni« e »Trotoari« suonano come brani ‘dimenticati’ dei Buldožer e ricordano alcune delle imprese più ‘dispettose’ firmate da uno dei nostri artisti musicali più innovativi e talentuosi.
»Cocktail« di Brecelj, anche dopo più di quattro decenni, resta un classico della scena musicale progressive rock slovena, di cui oggi in pubblico di solito non si deve parlare ad alta voce, a meno che non si voglia rischiare sguardi stupiti e l’etichetta di ‘pecora nera’. »Cocktail« è stato per molti versi la pietra angolare dei primi album dei Buldožer con Brecelj alla voce principale, quindi tutti gli appassionati della scena progrock jugoslava/slovena ne conoscono benissimo l’importanza. Inoltre Marko, già agli inizi della sua variegata e pittoresca carriera musicale, ha dimostrato di essere un compositore, paroliere e cantante di enorme talento, per cui non fu per niente sorprendente che con i Buldožer abbia raggiunto per un breve periodo bellissimi successi artistici, che allora sembravano quasi inimmaginabili. Purtroppo un tipo in gamba simile, capace di punzecchiare il quotidiano sloveno in modo così spiritoso, lucido, perspicace e divertente e di prendere in giro con tanta efficacia i vari nonsense della società, sul territorio della nostra patria non è ancora spuntato fino a oggi.
Formazione
Marko Brecelj – voce, chitarra
Bojan Adamič – arrangiamenti orchestrali, direttore d’orchestra
Produzione
Marko Brecelj
Tracklist
1. Same prave stvari
2. Crni Peter
3. Škandal v Rdečem baru
4. Hiskar Rogac
5. Požar
6. Dusa in jaz
7. Alojz valček
8. Časopis
9. Gozd
Bonus track:
10. Rastemo
11. Tri ženske
12. Cavallo da corsa
13. Stonesi spoznajo moje stare starše
14. Parada
15. Majmuni
16. Trotoari
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