Rebel Yell

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Idol, Billy
Etichetta: Chrysalis Records
Uscita: 1983
Durata: 38:10
Voto: 5/5

Billy Idol, ex cantante dei punk britannici Generation X, ormai sciolti, dopo un esordio solista di grandissimo successo con il debutto uscito nel 1982 è diventato in un attimo un fenomeno musicale di tutt’altra pasta e una delle prime star della MTV, allora ancora fresca di giornata. Insieme al virtuoso della chitarra Steve Stevens e al produttore Keith Forsey, negli Ottanta Idol ha sfornato tre splendidi album solisti che ancora oggi rappresentano il picco della sua discografia. Il momento più brillante della sua carriera è stato senza dubbio »Rebel Yell« del 1983, dove ogni singolo pezzo era un capitolo a parte per qualità, con i quattro singoli da classifica a svettare su tutto: da allora sono diventati un pezzo fisso del suo repertorio dal vivo.

Billy, che a differenza della maggior parte dei suoi coetanei punk non ha mai nascosto che i suoi modelli principali fossero The Beatles e Rolling Stones, su »Rebel Yell« ha fuso con un talento raro la sua attitudine ribelle da cantante con una sofisticatezza sonora fuori dal comune. Su »Rebel Yell« c’è un bel po’ di tecnologia sintetica ed effetti tipici degli anni Ottanta, ma Billy non ha esagerato: dentro il suo mix unico di hard rock, new wave e post-punk ha usato giusto la dose giusta di texture di synth, così che nella produzione i due veri protagonisti dell’intero collage sonoro restassero sempre lui e il mago della chitarra Stevens. Inoltre la maggior parte degli arrangiamenti è arricchita da ritornelli ipnotici e melodici, il che ha contribuito non poco al loro status di evergreen praticamente immediato.

La title track, ancora oggi un inno ribelle indimenticabile, capace di unire fan di tantissimi generi diversi, dai new wavers ai metallari, già all’uscita fu un successo clamoroso. Questo hit splendido, dove le dinamiche frasi di chitarra di Stevens si intrecciano alla perfezione con colorate texture di synth, tenute insieme dalla voce autoritaria e inconfondibile di Idol, trasuda energia ribelle e potenza aggressiva, fino a esplodere in un ritornello sfrontato. L’idea per il titolo di una delle sue canzoni di maggior successo pare sia venuta a Billy mentre stava in compagnia dei Rolling Stones, che proprio in quel momento brindavano al tavolo con un whiskey americano della marca ‘Rebel Yell’. »Daytime Drama«, con un battito quasi dance, è impregnata di un’atmosfera più calma e romantica, nonostante le frasi di chitarra di Stevens, piuttosto aggressive.

Ancora oggi è difficilissimo scegliere il picco di questo ottimo album, eppure un riconoscimento particolare se lo merita l’immortale ballad »Eyes Without a Face«, totalmente diversa dal resto del materiale di »Rebel Yell«. Si apre con arrangiamenti eterei di synth, sopra i quali prende presto forma un’atmosfera marcatamente nostalgica e romantica. È stato il secondo grande hit di »Rebel Yell«, accompagnato da un video premiato e visivamente potentissimo, a causa del quale Idol dovette operarsi agli occhi, perché durante le riprese, con i bruschi sbalzi di temperatura, gli si erano fuse alle lenti a contatto. Una delle canzoni più evocative della carriera di Billy si regge su una prova vocale incredibilmente sottile, firmata da questo camaleonte della voce. Il culmine è il ritornello nostalgico, in cui sullo sfondo si uniscono a Idol le armonie vocali femminili di quella che all’epoca era la sua fiamma, Perri Lister, mentre alle cortine sinfoniche si aggiunge anche un ottimo assolo di chitarra di Stevens.

»Blue Highway« era un altro splendido catalizzatore di energia, con un’andatura ambient positiva, dinamiche chitarristiche da hard rock vecchia scuola e un ritornello ipnotico, anche se non è mai stato scelto come singolo e non ha mai raggiunto lo status di hit. Ci è riuscita invece la magistrale »Flesh For Fantasy«, il secondo dei quattro vertici di »Rebel Yell«, su cui Billy dimostra ancora una volta un senso eccezionale per l’arrangiamento melodico, la fluidità ritmica e la creazione di cori possenti. Basta il ritornello per portare l’ascoltatore in un attimo sulla vetta del Parnaso del rock e, anche quando le cose non vanno proprio per il verso giusto, riempirlo fino all’orlo di energia indomabile.

Il successivo classico di Idol, »Catch My Fall«, è stato l’ultimo dei quattro singoli di successo: mentre il cantante ribelle sciorina a modo suo un testo romantico, Billy e i suoi compagni piazzano di nuovo un ritornello eccezionale, attraversato in maniera superba da un vivace arrangiamento di sax. »Crank Call« ha frasi di chitarra affilate che si combattono con fluide texture di synth, mentre Billy rafforza piano piano la sua tipica aggressività vocale fino al climax di un ritornello possente. »(Do Not) Stand in the Shadows« ha un battito proto-punk, in cui la voce di Idol, con quell’approccio ribelle, si sente a casa propria, mentre Stevens poi ci infila un assolo di chitarra breve ma audace. »The Dead Next Door«, dove vari effetti creano un’atmosfera immobile e un po’ misteriosa e dove si sente anche l’influenza del leggendario David Bowie, chiude l’album in modo estremamente quieto e ambient.

»Rebel Yell« è ancora oggi, a più di trent’anni di distanza, il gioiello più scintillante della corona dell’eterno ribelle e allo stesso tempo uno dei migliori album degli anni Ottanta. Tutti e quattro i singoli sono tra i classici più celebri di quel periodo, ma sono ben lontani dall’essere gli unici momenti brillanti di »Rebell Yell«, mentre il disco, anche grazie alla splendida produzione di Forsey, resta un capolavoro indiscusso. Proseguendo la carriera, Idol insieme a Stevens e Forsey ha messo a segno un altro risultato davvero riuscito, »Whiplash Smile« (1986), dopodiché la collaborazione di grande successo tra i tre si è interrotta per quasi vent’anni, fino all’uscita dell’album ‘di ritorno’ di Idol, »Devil’s Playground« (2005).

Formazione

Billy Idol – voce, chitarra
Steve Stevens – chitarra, sintetizzatore, basso
Sal Cuevas – basso
Steve Webster – basso
Judi Dozier – tastiere
Jack Waldman – tastiere
Thommy Price – batteria
Gregg Gerson – batteria
Mars Williams – sassofono
Perri Lister – voce d’accompagnamento

Produzione

Keith Forsey

Tracklist

1. Rebel Yell (4:45)
2. Daytime Drama (4:02)
3. Eyes Without a Face (4:58)
4. Blue Highway (5:05)
5. Flesh For Fantasy (4:37)
6. Catch My Fall (3:57)
7. Crank Call (3:56)
8. (Do Not) Stand in the Shadow (3:10)
9. The Dead Next Door (3:45)

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