Come an’ Get It
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Whitesnake
Etichetta: EMI Records
Uscita: 1981
Durata: 40:24
Voto: 4/5
»Come an’ Get It« è stato il quarto album in studio dei leggendari portabandiera dell’hard rock britannico Whitesnake e, fino a quel momento, il loro successo commerciale più grande in patria. La banda blues rock di Coverdale, un gruppo di musicisti eccezionali rimasto identico rispetto al precedente, ottimo »Ready an’ Willing« (1980), è riuscita a mantenere una stabilità fondamentale in questa fase della carriera, e allo stesso tempo li univa una chimica reciproca fuori dal comune, che non soffriva di alcuna forma di dittatore sindacale, quello in cui il signor Coverdale si sarebbe trasformato più avanti nella carriera per la voglia di scalare le vette delle classifiche radio.
»Come an’ Get It«, nato ancora una volta sotto la bacchetta del leggendario produttore Martin Birch (ex-Deep Purple, Blue Öyster Cult, Iron Maiden), è un degno successore di »Ready an’ Willing« ed è strutturato in una maniera hard rock d’impatto, con un ruolo importante della fraseologia blues alla chitarra, affidata al duo formato da Micky Moody e Bernie Marsden, e con un’autorità somma alle tastiere nella persona del leggendario Jon Lord. La sezione ritmica, dinamicissima e massiccia, formata dal bassista Neil Murray e dal mitico batterista Ian Paice, vecchio compare di Coverdale e Lord dai tempi dei Deep Purple, era un vero piacere per le orecchie. I testi di David erano il solito tallone d’Achille dei Whitesnake, visto che anche qui non mancavano le frustrazioni sessuali e le brame amorose di Coverdale. In quel periodo il tipo stava ancora smaltendo il divorzio dalla prima moglie e si leniva il dolore soprattutto tra le braccia delle tante ‘fan’ che andavano ai concerti dei Whitesnake con un preciso scopo. La copertina, con un serpente bianco intrappolato in una mela di vetro, ha fatto discutere parecchio, perché la sua lingua ha la forma di una vulva.
»Come an’ Get It« si apre con la title track, che in realtà è uno dei momenti meno ispirati di »Come an’ Get It« e rappresenta una deviazione bella netta rispetto alle aperture tradizionalmente energiche dei Whitesnake. Il tutto è messo su un tempo medio, mentre il ritornello, condito di erotismo, nonostante la solita ottima direzione vocale di Coverdale non è niente di speciale. Le linee sofisticate dell’organo Hammond e i passaggi dinamici di chitarra portano dentro anche un po’ di fascino malinconico. »Hot Stuff« invece è un contrasto netto: un hard rocker energico, dal ritmo veloce e martellante, che sarebbe stato molto più adatto di »Come an’ Get It« per aprire il disco. Paice qui regna con i suoi massicci rullii di batteria, mentre Lord entusiasma con un’improvvisazione all’organo senza freni. La voce di Coverdale è qui tirata fino all’estremo e tocca un paio di note insolitamente alte per lui.
Segue il classico singolo di successo »Don’t Break My Heart Again«, probabilmente il brano più famoso dell’album, dove conquistano il suono massiccio dell’organo Hammond, i passaggi decisi di batteria e le frasi di chitarra robuste, che sull’onda di drammatiche armonie vocali aprono la strada a un ritornello malinconico, con David all’apice del suo slancio emotivo. Dopo »Fool For Your Loving« era un altro pezzo ispirato dal suo primo divorzio. »Lonely Days, Lonely Nights«, grazie ai passaggi d’organo sibilanti, a una fraseologia chitarristica iconoclasta, in mezzo alla quale non manca un assolo malinconico, e alla conseguente atmosfera drammatica che raggiunge il culmine nel ritornello a più voci, è anch’esso uno dei momenti migliori del disco.
Il divertente ritmo-e-blues »Wine, Women an’ Song«, portato in volo dal piano di Lord e dai passaggi chitarristici robusti del duo Moody-Marsden, offre un’altra istruttiva occhiata alla filosofia edonista di Coverdale e, di conseguenza, contiene un altro sfogo vocale appassionato. »Child of Babylon«, che si apre con un ululato di vento improvvisato, è un altro blues rocker che stuzzica i sensi, in cui non mancano le finezze dinamiche tra i due chitarristi e un fondale d’organo melodrammatico, mentre Coverdale è di nuovo straordinariamente convincente nel trasmettere le sue emozioni più profonde. L’erotomane »Would I Lie To You«, un altro sfogo appassionato delle fantasie sessuali di David, dove domina un tappeto d’organo pienissimo con l’aiuto di passaggi di chitarra incazzati e di un ritmo da cavalcata, è stato il secondo singolo dell’album e, oltre a »Don’t Break My Heart Again«, il pezzo più riconoscibile. Qui il signor Coverdale, tra un sospiro profondo e l’altro, mette sotto torchio come si deve diaframma e polmoni, mentre snocciola uno dei testi più sessualmente sporchi di tutta la sua carriera.
»Girl«, che rientra nella categoria dei risultati mediamente interessanti, è un hard rocker potente con frasi di chitarra robuste e un altro testo del tutto banale, mentre al ritornello, in cui Coverdale esprime una spiccata simpatia per un paio di gambe femminili dalla pelle chiara, difficilmente si può rimproverare del razzismo, visto che ognuno ha i suoi gusti. »Hit an’ Run« è una bomba hard rock energica e diretta, che mette in luce soprattutto l’eccezionale talento del duo Moody-Marsden nel creare frasi di chitarra innovative e incisive. La conclusiva »Till the Day I Die«, dove il cuore ferito di Coverdale è accompagnato da una melodia di chitarra acustica piacevolissima e da ricchi arrangiamenti sinfonici alle tastiere, è l’unica ballata di »Come an’ Get It«, ma anche lei, dopo un’introduzione tranquilla, nella seconda parte si trasforma come un serpente bianco appena uscito dalla vecchia pelle in un rocker energico, con un’improvvisazione d’organo arruffata, selvagge sferzate di batteria, potenti linee di basso e passaggi di chitarra incazzati. Alla fine ogni membro della band tira fuori le sue qualità migliori.
»Come an’ Get It« è stato una perla compatta di blues/hard rock che non è priva di qualche momento meno ispirato, ma nel complesso rientra tra i risultati migliori della carriera del serpentone alla voce e dei suoi amichetti tecnicamente sopraffini, tra i quali all’epoca regnavano ancora rapporti piuttosto democratici. Nonostante il buon successo di vendite e l’alta posizione nelle classifiche britanniche di casa, il riscontro più ampio dall’altra parte dell’Atlantico, dove »Come an’ Get It« è rimasto più o meno un flop commerciale, è rimasto purtroppo solo un pio desiderio.
Formazione
David Coverdale – voce
Micky Moody – chitarra, cori
Bernie Marsden – chitarra, cori
Jon Lord – tastiere
Neil Murray – basso
Ian Paice – batteria
Produzione
Martin Birch
Tracklist
1. Come an’ Get It
2. Hot Stuff
3. Don’t Break My Heart Again
4. Lonely Days, Lonely Nights
5. Wine, Women an’ Song
6. Child of Babylon
7. Would I Lie to You
8. Girl
9. Hit an’ Run
10. Till the Day I Die