Common Destiny
Artista: Jaded Heart
Etichetta: Fastball Music Records
Uscita: 2012
Durata: 55:49
Voto: 4/5
Gli straordinari melodic rocker tedeschi Jaded Heart non mollano. Tre anni dopo l’uscita di »Perfect Sanity« (2009), ecco il suo successore: »Common Destiny«. L’era della band con Michael Bormann alla voce, quella in cui tanti critici musicali bollavano i Jaded Heart come una specie di versione tedesca dei Def Leppard, è ormai lontanissima. I nuovi Jaded Heart da un bel pezzo non suonano più così. Tra produzione e arrangiamenti si spingono sempre più decisi verso i marchi di fabbrica dell’impatto e dell’aggressività heavy metal. La produzione è quindi quella tipica, classica tedesca: cruda, diretta, con i riff di chitarra spinti in avanti, praticamente la produzione che conosciamo dall’euro power metal moderno.
Se »Perfect Sanity« era una vera e propria apertura delle valvole, con i Jaded Heart che bruciavano senza freni e senza nessun contegno, a tutti i cilindri di un motore da 16, »Common Destiny« è un filo più equilibrato, con le forze in campo distribuite meglio nella convivenza dei mattoni del suono. Per questo il nuovo album porta più finezza sonora, più classe. Ma non tanto sul piano dei cambiamenti nell’approccio alla produzione. Quella resta dello stesso formato. Viva, incandescente. Tedesca!
Su »Common Destiny« i Jaded Heart hanno infatti messo insieme la maggior parte dei pezzi in modo più fluido rispetto a »Perfect Sanity«. Quindi maggiore portata e presa di quella melodia vorace dei ritornelli, che accendono già al primo ascolto rispetto al predecessore. Tutto si incastra bene in questo quadro. L’ottimo Fahlberg con un approccio vocale melodicamente pulito e dalla gamma variegata, melodie vocali aggiunte che armonizzano sui ritornelli la voce principale e approfondiscono il momento drammatico dei refrain. In pratica la band ha scritto un po’ di melodie nei ritornelli davvero velenosamente contagiose, che al vero appassionato di melodic rock massaggeranno le orecchie a lungo in modo irritante: ecco perché »Common Destiny« è molto più bello e soprattutto entra in testa molto più in fretta del suo predecessore. La magniloquenza della produzione si sente in modo particolarmente intenso nei pezzi di medio tempo, come per esempio Saints Denied, che porta uno dei ritornelli melodici più riusciti. In questo pezzo fa un gran bene la flessibilità straordinaria con cui sono distribuiti i mattoni del suono, che esaltano i contrasti e fanno crescere le atmosfere catturate. Da una parte la linea ritmica da cannonata, dall’altra il muro sonoro massiccio dei riff e nel mezzo gli intrecci vocali armonizzati, eccezionali. I Jaded Heart sono maestri da studio rodati, e ovviamente sappiate che il basso si sente chiaro per tutto il tempo e taglia pieno il cemento.
Naturalmente la crescita dei motivi davvero metal, di cui la musica dei Jaded Heart si è impregnata negli ultimi anni, non resta affatto in sordina nemmeno sul nuovo album. Ci sono parallelismi sensati con l’aggressività della produzione di gente come i Pink Cream 69, e questa combinazione di melodia vorace e produzione cruda ricorda anche l’approccio degli ottimi e ormai defunti power metaller, anche loro tedeschi, Angel Dust (il pre-ritornello di Are We Mental). Insomma, una battuta così dice molto, e uno arriva in fretta alla conclusione che anche con i nuovi Jaded Heart non c’è da scherzare.
Come ormai è abitudine dei Jaded Heart negli ultimi anni, anche stavolta è più difficile trovare picchi che spicchino sull’album. I pezzi funzionano alla pari, e l’album è eccezionalmente compatto e a fuoco, il che vuol dire che la squadra lavora unita e sulla stessa lunghezza d’onda. Già solo With You, che apre il disco, srotola in un attimo tutti i marchi di fabbrica riconoscibili dell’era post-Bormann dei Jaded Heart. Quindi, a tutti voi a cui piacciono i dischi da “Helluva Time” in su, benvenuti a casa. Voi a cui piacciono tutte le epoche dei Jaded Heart siete comunque sulla stessa frequenza anche con »Common Destiny«, mentre quelli di voi che giurano solo sui dischi con quell’usignolo di Michael Bormann in formazione resteranno come sempre diffidenti verso ogni nuova uscita dei Jaded Heart. Quindi anche verso »Common Destiny«.
Ecco, questo è tutto. Un nuovo, ottimo album della band. Molto più contagioso del suo furioso predecessore. Nel conto finale »Common Destiny« è anche un disco che si vanta di molto più teatro drammatico, di stati d’animo altamente vibranti che nei ritornelli melodici accendono al primo colpo (è il requisito base di un buon album di melodic rock). Anche le parti strumentali sono messe in modo da esaltare, potenziare e approfondire questa portata emotiva. In generale questi maestri scaltri ed esperti sanno alternare alla grande tra passaggi di tastiere e vertiginose acrobazie soliste »scandi-like« a velocità ultrasonica del maestro della chitarra, che oltre a Johan Fahlberg è l’altro svedese nella formazione degli attuali Jaded HEart, Peter Östros. Il tipo è un musicista eccezionale, un chitarrista ingiustamente ignorato in questo mare sconfinato di chitarristi rock. Scoppia di una combinazione scintillante: piazza un riff di chitarra seducente e poi ci mette sopra un assolo brillante.
»Common Destiny« mantiene la costante di qualità dei Jaded Heart. Sta a voi, cari fan della band, collocarlo nella vostra classifica personale degli album in studio preferiti dei Jaded Heart. È un ottimo disco dei Jaded Heart, uno in più nella serie, e speriamo che la band mantenga questa forma eccellente per tutto il prossimo secolo del rock.
Formazione
Johan Fahlberg – voce
Peter Oestros – chitarra
Henning Wanner – tastiere, chitarra, cori
Micheal Mueller – basso, cori
Axel Kruse – batteria
MUSICISTA OSPITE:
Markus Grosskopf (Helloween) – basso (traccia n. 11)
Produzione
Jaded Heart, Claus Lausmann & Michael Voss
Tracklist
1. With You
2. Saints Denied
3. Into Tears
4. Buried Alive
5. I Believe
6. Run And Hide
7. Are We Mental
8. My Destiny
9. No More Lies
10. Life Is Beautiful
11. Higher
12. Fire And Flames