Con gli Helloween dritti dall’inferno (2013)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Rok Klemše
Luogo: Lubiana / CUK Kino Šiška/ Slovenia
Data dell’intervista: 18.03.2013
Dani Löble è uno dei migliori batteristi della scena euro power metal moderna. Primo batterista e motore della sezione ritmica degli Helloween – band che per molti versi ha dato forma al concetto stesso di power metal europeo –, ormai da otto anni sta tra le zucche.
Gli Helloween hanno appena pubblicato il nuovo album »Straight Out Of Hell« (la recensione di RockLine la trovi QUI) e con la nuova ttournée in coppia con i connazionali Gamma Ray, intitolata »Hellish Rock part II«, sono passati anche da Lubiana. Nonostante il lungo viaggio che ha portato gli Helloween fin qui (i ragazzi sono partiti per la Slovenia da Bucarest, in Romania), Dani sembrava riposatissimo e si è buttato nella chiacchierata con uno spirito spiritosissimo…
RockLine: Avete fuori il nuovo album »Straight Out Of Hell«. Come hanno reagito i vostri fan? Quanto entusiasmo c’è per questo nuovo lavoro in studio?
Dani: Davvero non ci aspettavamo una reazione così travolgente dai nostri fan. Dappertutto solo critiche positive, voti alti, complimenti. L’album è stato accolto alla grande. Lo si vede anche dalle classifiche, dove per ora il nostro disco se la cava benissimo anche in mezzo alla concorrenza. Incrocio le dita perché resti così.
RockLine: Come commenteresti le differenze di fondo tra il disco precedente, »Seven Sinners«, e il nuovo »Straight Out Of Hell«?
Dani: Questa volta volevamo un album un pizzico più luminoso, più positivo. »Seven Sinners« alla fine è venuto fuori come un disco decisamente oscuro, cosa che non avevamo né pianificato né previsto. Secondo me su quell’oscurità ha pesato molto il fatto che avevamo accordato le chitarre più in basso del solito. Per il nuovo album siamo tornati all’accordatura normale, in stile Helloween, e questo ha dato all’album il suo lato più chiaro. Lo vedi anche tu che la situazione nel mondo non è proprio rosea. Alla fine del 2012 annunciavano la fine del mondo, il calendario Maya, tutte quelle storie lì. E poi non è successo niente. »Ok«, ci siamo detti. Diamo alla gente un album più positivo, visto che siamo sprofondati all’inferno e a quanto pare siamo sopravvissuti alla fine del mondo. Per questo ha anche un titolo così, ha una specie di nota da sveglia, che dovrebbe risvegliare sensazioni positive nelle persone. Un salto fuori. Fuori dall’inferno.
RockLine: Sono già otto anni che sei negli Helloween. L’energia non cala, siete ancora una squadra micidiale sul palco e un’attrazione dal vivo. Come sono cresciuti i legami che oggi tengono insieme gli Helloween? Come vedi questo processo, dal tuo ingresso nella band fino a oggi?
Dani: Si tratta di una specie di progressione logica, graduale. Quando entri in una band, stringi un rapporto. Niente di più, un rapporto. All’inizio non conoscevo abbastanza bene tutti i membri, e nemmeno loro conoscevano ancora abbastanza bene me. L’essenziale è che la squadra trovi il modo di tornare sempre a riva, in situazioni diverse. Anche nei momenti più difficili. Bisogna restare uniti. Entrando negli Helloween mi si è aperto un mondo completamente nuovo. Di colpo giravo il mondo in tour, e per di più con una band così grande, direi leggendaria. Allo stesso tempo, però, cresce la pressione che arriva da fuori. Tutti si aspettano subito il massimo da te. Quindi ogni sera, quando sei sul palco, devi dare il 100% del meglio che hai al pubblico! Anzi, almeno il 115%! Si registrano DVD, si registrano i concerti. Tutto d’un tratto, quando entri in una band grande. Per questo devi essere ancora più concentrato e organizzato. Posso però confermare che, dopo otto anni, la band è davvero maturata ed è diventata un’entità con un carattere forte. Oggi ci conosciamo tutti benissimo. Ognuno di noi sa esattamente dove sono i limiti di ciascuno nel gruppo, fin dove si può arrivare e fin dove no. Niente nascondino, perché non deve essercene. E sì! È proprio come stai suggerendo tu. Di album in album cresciamo. E il prossimo, con la maturità, supererà di sicuro quello attuale, »Straight Out Of Hell«. Non è solo uno stimolo, è il normale percorso di crescita di una band. E questa formazione degli Helloween ci lavora da otto anni.
RockLine: E di pari passo, anno dopo anno, cresce anche la tua batteria sul palco. Ogni volta che ti guardo, hai aggiunto un piatto in più, un tom in più…
Dani: Ha ha ha… Anche questa è la prova che maturiamo. Che dentro di noi c’è ancora la voglia di migliorare il nostro modo di suonare, di perfezionarci come musicisti. Sempre. In noi c’è una specie di bambino che si risveglia e vuole saltare fuori. È lì che di solito succede che, se vogliamo, possiamo spostare le montagne.
RockLine: La collaborazione con il leggendario produttore Charlie Bauerfeind e le registrazioni nel suo studio a Tenerife sono evidentemente per gli Helloween un amore a prima vista che non passa mai. Lavorate con lui dai tempi di »The Dark Ride«. Cos’ha Charlie Bauerfeind, a livello di carattere, per essere entrato così in sintonia con voi?
Dani: Conosco Charlie da tantissimo tempo. Ho lavorato con lui ancora prima di entrare negli Helloween. È una cosa molto naturale. Il carattere di Charlie, le sue idee, il suo approccio e il modo in cui accoglie la musica che scriviamo coincidono semplicemente con la nostra filosofia musicale. Per questo Charlie per noi è più di un produttore, è il sesto membro della band! Ci conosce tutti benissimo, dentro e fuori. Sa tutto di noi. In studio è sempre sul pezzo e riesce sempre a tirare fuori il tuo massimo dal tuo talento. In questo è un maestro. È il nostro motivatore. Anche quando arriviamo da lui con un pezzo già buono in partenza, dice che possiamo fare ancora meglio. Charlie capisce molto bene come funzionano gli strumenti, li conosce bene quanto conosce i nostri caratteri. È un ottimo ascoltatore e valuta benissimo ogni situazione. Ed è importantissimo. Per noi Charlie è come un consulente. Durante la registrazione vale una sola legge. La legge di Charlie Bauerfeind. Niente sta sopra questa legge!
RockLine: »Straight Out Of Hell« è un album davvero colorato e vario. Avete pensato a tutto, di nuovo. Particolarmente interessante è il brano più corto, Wanna Be God, una specie di omaggio ai Queen. Di chi è stata l’idea di mettere in scaletta anche questo pezzo?
Dani: In realtà l’idea è venuta a Charlie. Wanna Be God è stata l’ultima canzone che mi è arrivata via mail nella casella di posta. Il pezzo l’ha scritto Andi (voce, cantante degli Helloween, n.d.r.), ma già allora avevamo abbastanza brani per il nuovo album e all’inizio ero dell’idea che non ci fosse bisogno di metterlo nel disco. Poi, quando siamo arrivati in studio, è entrato in scena Charlie. A un certo punto ci ha letteralmente smistati e ci ha assegnato i compiti su cosa dovevamo fare in studio. In un certo senso ci ha portati a suonare qualcosa che all’inizio non avevamo nemmeno intenzione di suonare. Quando poi ho registrato le parti di batteria per questo pezzo, che a prima vista sembrava molto innocente, e quando ad Andi è venuta l’idea, mi sono reso conto che era un punto eccellente dell’album. Siccome l’idea l’ha sviluppata Andi, il suo desiderio era dedicare il brano a Freddie Mercury, di cui è da sempre un grande fan. Freddie è l’idolo di Andi. Con questo brano anche gli Helloween vogliono ringraziare sia la figura e l’opera di Freddie Mercury sia la musica dei Queen.
RockLine: E i batteristi che ti hanno fatto da idoli? I tuoi idoli? Chi ti ha ispirato di più?
Dani: Oh, sono davvero tanti, è difficile scegliere…. Per esempio Tommy Aldridge (Whitesnake, Black Oak Arkansas, Thin Lizzy,.. n.d.r.), poi Dave Lombardo (Slayer, n.d.r.). Ero ancora un adolescente quando Lombardo ha lanciato la sua carriera con gli Slayer. Poi c’è Lars Ulrich (Metallica, n.d.r.). Ma Lars lo apprezzo soprattutto per il suo carattere sul palco. Per la sua natura, per come si comporta e reagisce sul palco, per come risponde alla situazione del momento: la sua regia dell’eccesso è affascinante, così come il suo lato selvaggio. Per il resto, però, Lars come tecnica batteristica su di me non ha influito. Poi c’è Tico Torres (Bon Jovi, n.d.r.) e Jörg Michael (Saxon, Stratovarius, Grave Digger, Running Wild,.. n.d.r.). Jörg lo conosco anche di persona. Il suo stile è tale che ho dovuto seguire le sue orme tante volte. Nelle band in cui ha suonato Jörg si sentono chiaramente i legami di parentela musicale con la musica degli Helloween. Non c’è che dire. Scuola tedesca, eh, he he he. Lo stimo moltissimo. Però è difficile rispondere a questa domanda in modo abbastanza dettagliato.
RockLine: Visto che hai nominato Lars Ulrich e le sue escalation sul palco, il suo carattere selvaggio, che ne pensi, per esempio, dei talent show, di questa tendenza di oggi? È una cosa positiva o negativa?
Dani: Non va bene, non è ok. Quello che vediamo in TV, questi spettacoli… Non hanno nessun rapporto con la realtà. È un male perché influisce male sulle persone, visto che distrugge l’idea sana di cosa significhi essere musicista, cosa sia creare musica, eseguirla, interpretarla e così via. Da musicista sei condannato a sgobbare tantissimo. Devi garantirti le condizioni per esercitarti, per esercitarti tanto. Scendi in cantina, rinunci a cose, punti adarrivare un giorno su un palco. Anche se hai talento, se progredisci, se diventi bravo, non è comunque una garanzia che ce la farai davvero. Per questo la gente si fa un’idea sbagliata quando vede le cose messe in scena in programmi del genere. Qualcuno sceglie un »talento« e subito gli si appiccica addosso la fama da star. Quest’idea è sbagliata. La gente pensa che nel mondo della musica queste cose si ottengano con grande facilità. Ed è il lato negativo di questi programmi. In gioco ci sono montagne di soldi, e i soldi sono comunque ciò che oggi fa andare storto tutto nel mondo.
RockLine: Di recente hai deciso di buttarti anche sulle clinic di batteria. Che esperienza è?
Dani: Delle clinic di batteria mi piace soprattutto che posso avvicinarmi completamente ai fan, che chiunque sia interessato al mio modo di suonare può venire direttamente da me a fare due chiacchiere. È un flusso spontaneo di informazioni e un sacco di momenti divertenti. Mi fa piacere se posso aiutare in qualche modo con dei consigli chiunque abbia deciso di suonare la batteria, dargli una direzione, motivarlo. All’inizio, però, non ero favorevole all’idea di tenere clinic di batteria. Oggi ce ne sono troppe e la gente a poco a poco si è anche stufata di questa roba.
RockLine: La musica dei nuovi artisti ti attira? Segui lo sviluppo delle nuove band sulla scena?
Dani: Quanto alla musica sono di larghe vedute e ascolto davvero di tutto. Seguo i nuovi artisti, ma c’è parecchia roba generica e parecchio copia-incolla. Inoltre l’industria musicale è messa malissimo e, non dando possibilità alle band vere, cioè a quelle che coltivano idee proprie, si sta segando il ramo su cui è seduta. In realtà se l’è già segato. C’è sempre meno spazio perché le band giovani ce la facciano. Parlo di band che costruiscono su un proprio carattere musicale riconoscibile.
RockLine: Purtroppo ci stanno già mettendo fretta e dobbiamo chiudere l’intervista in un lampo. Ancora un’ultima domanda, piuttosto generica. Quali sono i piani degli Helloween per il prossimo futuro?
Dani: Prima di tutto dobbiamo sopravvivere a questo tour, he he he… Se la memoria non mi inganna, abbiamo in programma ottanta o novanta date confermate. Piani veri, diciamo piani molto ponderati, in questo momento non ne abbiamo ancora. Forse dopo il tour torneremo di nuovo in studio. Non posso prevederlo. Dipende da come si evolverà la situazione e da come ci sentiremo a fine tour.
- Il reportage live di RockLine, del 18.03.2013, quando gli Helloween hanno suonato al CUK Kino Šiška di Lubiana, lo puoi leggere QUI.
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