Con i Woven Hand la salvezza arriva solo nell’occhio del ciclone! (2009)

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Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Gala Hala, Metelkova, Lubiana
Data del concerto: 18.11.2009
Numero di spettatori: 0

Giovedì la maggior parte di chi aveva voglia di musica si è fiondata alla Hala Tivoli, dove si esibiva il charmant Eros Ramazzotti, per cui però bisognava sganciare una somma di ducati ben poco charmant. Io, ovviamente, volevo scappare il prima possibile da quelle parti e raggiungere la Gala Hala, dove ci hanno fatto visita tre musicisti eccezionali dei Woven Hand, guidati dal Cavallo Pazzo David Eugene Edwards. Ogni volta che sento il suo nome mi vengono in mente la fine del mondo, i quattro cavalieri dell’apocalisse e altre cupe immagini medievali, una combinazione perfetta per tutti quelli che, come me, vivono la musica come un viaggio drammatico verso l’ignoto.

Sarebbe sbagliato pensare che il frontman dei Woven Hand sia una specie di fanatico religioso solo perché, col suo stile da predicatore e a tratti inquietantemente minaccioso, dipinge a tinte gospel l’arrivo della distruzione per tutti i peccatori del mondo. Suo nonno, con cui è cresciuto, era davvero un predicatore nazareno e ha contagiato con il linguaggio biblico anche il nipote, ma il giovane David a 17 anni si è sposato, ha deciso di cercare una verità divina più personale e ha lasciato la chiesa del nonno, guadagnandosi così la dannazione eterna. La sua musica quindi non si definisce solo con la metaforica cristiana. Già nella ex band di Edwards, i 16 Horsepower, si vedono tra le altre cose le influenze di Joy Division, Nick Cave, The Gun Club; si sentono anche elementi di folk americano (Bob Dylan), motivi gitani, la tradizione dei nativi americani, e ogni tanto salta ancora fuori quel senso di colpa per i peccati dei suoi antenati bianchi, che il territorio di oggi se lo sono preso nel modo più sanguinoso, camminando sui cadaveri degli indiani d’America. In Winter Shaker, per esempio, Edwards canta: “Still living on Indian land, I clap my dirty hands.”

Purtroppo alla squadra di Rockline non è stato concesso di fare due chiacchiere con il carismatico americano prima del concerto, perché il tipo è davvero affascinante, ma anche notoriamente allergico alle interviste. Sul palco sembra dio e satana nella stessa persona: in una trance continua si scuote in modo spasmodico e fissa il cielo, e il suo Hallelujah in Winter Shaker suona come il grido di guerra di uno sciamano indiano prima della battaglia decisiva. Ti viene la pelle d’oca. Non sarebbe nemmeno esagerato dire che in lui si intravede anche un pezzetto di Jim Morrison, che come The Lizard King si contorceva su qualche palco e in stato di ipnosi profonda si rivolgeva alle forze superiori.

Giovedì i ragazzi (Edwards sul palco è affiancato dal bassista Pascal Humbert e dal batterista Ordy Garrison) ci hanno proposto pezzi dagli album Blush (2003), Consider the birds (2004), Mosaic (2006), Ten Stones (2008) e, come bis, abbiamo sentito Heart and Soul, nata ancora ai tempi dei 16 Horsepower. Durante lo show Edwards ha cambiato spesso tra chitarra elettrica e mandolino per un suono più acustico, e per far salire la drammaticità è saltato più volte al microfono con l’effetto megafono, per quel pizzico in più di misticismo. C’è stato anche un momento simpaticissimo, quando Edwards non riusciva proprio ad accordare la chitarra a modo suo (nell’intro di Tin Finger), così uno del pubblico ha cercato di consolarlo dicendogli di prendersi pure il suo tempo, e lui ha ringraziato di cuore tutti per la pazienza, dimostrando di essere in fondo una persona semplice e umana. Un momento intimissimo, in cui qualcuno di noi ha pensato di essere magari a casa sua, in salotto, con quel simpatico tizio del Colorado con la fascia rossa sulla fronte che ci faceva compagnia per caso, proprio quella sera.

Nonostante le immagini cupe che creano i Woven Hand, dalla loro musica traspare sempre la speranza e una bellezza immensa, struggente. I regni di ghiaccio, l’inverno, il vento gelido: sono solo ostacoli lungo la strada verso la catarsi, verso il sole.

Foto: Tanja Goršič

Scaletta

1. White bird 2. Kicking bird 3. Deerskin doll 4. Beautiful axe 5. Tin finger 6. Your Russia 7. Kingdom of ice 8. Speaking hands 9. Whistling girl 10. Winter Shaker Bis: 11. Heart and soul

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