Con la Tony Martin Band sul palco anche le vere chicche dei Black Sabbath (2005)

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Luogo: Zagabria (Croazia), Boogaloo
Data del concerto: 16.11.2005
Pubblico: 100
Prezzo del biglietto: 60,00HRK

Mentre i leggendari Black Sabbath, con attività che includono anche colpi bassi a livello professionale, negli ultimi tempi continuano a sperperare la loro reputazione agli occhi di ogni appassionato di musica sano di mente (basti ricordare le famigerate uscite di Sharon Osbourne all’Ozzfest di quest’anno, quando ha bersagliato nientemeno che gli Iron Maiden, che suonavano lì prima dei Black Sabbath, davanti a un pubblico americano già di suo facilmente manovrabile), il leggendario Tony Martin, una delle più grandi voci del “bad to the bone heavy hard rock” e al tempo stesso ancora oggi uno dei nomi più sottovalutati in assoluto, torna a rialzare la testa e a far rivivere l’eredità dei Black Sabbath della loro cosiddetta “terza era” (1986 – 1995). Insomma, se mi concedo un po’ di classificazioni fai-da-te: i Black Sabbath del periodo tardo romantico-gotico, un periodo in cui, fondendo in modo geniale melodia e botta penetrante, hanno sfornato roba davvero sfacciatamente piacevole per le orecchie, come i dischi “TYR”, “Headless Cross” o “Cross Purposses”. In quella fase si erano staccati dal riffing storto a semitoni (tipico dell’era di Ozzy) e hanno davvero partorito album che sono un fantastico esempio da manuale di riff semplice a cui si incolla una voce melodica e (in ogni registro) vigorosa, in un periodo in cui Iommi poteva vantarsi di avere accanto, oltre al marcante Martin alla voce e a Nichols alle tastiere, un’indistruttibile coppia ritmica da sogno: Cozy Powell / Neil Murray.

Comunque la si giri, dobbiamo dire grazie solo a Tony Martin se ancora oggi, ogni tanto, si sentono risuonare queste possenti e al tempo stesso tristemente trascurate classiche del rock. Questo novembre Tony ha pubblicato anche il suo secondo album in studio, intitolato “Scream”, e da un anno intero gira diligentemente per le sale da concerto. Così è capitato per fortuna che lo invitassero anche al Boogaloo Club di Zagabria. Il concerto di Zagabria è stato confermato all’ultimo, praticamente a tour in corso e solo verso l’inizio di novembre,… male, male…. La notizia mi è arrivata alle orecchie per puro caso.

Ore 20:00, Boogaloo praticamente vuoto (ballerini, camerieri, 5 fan di Tony Martin dalla Slovenia: tanti ne contava la Croazia). Un’osteria, dentro una pista da ballo e, incredibile ma vero! Gli studenti ci avevano il loro poligono per le prove di balli latini. L’ingresso alla sala era dalla porta accanto, ma per bersi una birra bisognava sedersi esattamente dove era montata la pista da ballo. Assurdo: sui pilastri e sulle pareti stesse erano appiccicati i poster con il titolo “di lavoro” “Black Sabbath Night with Tony Martin (ex-Black Sabbath)”, e lì accanto ragazzi e ragazze che sbavano a tempo di rumba e samba. Per un rocker davvero “a night to remember”, da restare senza parole! Eh, e se poi capita che anche Martin si metta a ballicchiare sul palco a ritmo latino? Cha-cha-cha e Black Sabbath a braccetto, brrrr… combinazione sicuramente mortale. Il prezzo del biglietto era una ridicola cifra di 50,00 HRK. Insomma, il tutto sapeva di esotico di prima qualità.

A scaldarci ci hanno pensato i padroni di casa Big Rock. Il loro mezzo set da mezz’ora l’hanno “aperto” con un pezzo dei Black Sabbath (e chi se non l’omonimo brano della band). Il gruppo è un quartetto: basso, chitarra elettrica, batteria, voce. Con i Big Rock i croati hanno dimostrato ancora una volta di essere una nazione con un senso eccezionale per il rock. I ragazzi hanno fatto rivivere alla grande un grande pezzo dei Black Sabbath e sul palco suonavano robusti, compatti e sicurissimi di sé. Il bassista e il chitarrista sono tra l’altro membri degli Undercode, la cui visita forse ricordate, “bravi sloveni”, dai concerti di Grave Digger o Paul Di’ Anno a Lubiana qualche anno fa. Il cantante ha centrato alla perfezione l’intonazione di Ozzy e i Big Rock sono stati molto convincenti anche in questo spirito, e poi avanti con il grande successo solista di Ozzy, Crazy Train. Il gruppo ha presentato anche due pezzi propri, dal riff rock crudo. Il ritorno alle radici dei Black Sabbath è arrivato con Iron Man, un’altra ottima cover, e infine la chiusura del concerto con Wrathchild. Visto che nel gruppo c’è una sola chitarra, è stata una scelta molto azzeccata, perché Wrathchild non richiede chissà quali acrobazie da brivido alla chitarra. Se però la guardiamo dall’altro lato, è decisamente uno dei pezzi dei Maiden più noiosi dal vivo, reputazione di cui si sono occupati ampiamente gli stessi Iron Maiden. Comunque sia, i Big Rock hanno sfruttato con grande successo la loro occasione e si sono presentati come un gruppo con una performance sul palco davvero invidiabile.

Tony Martin ha infiammato l’auditorium con la galoppante e incalzante The Law Maker e ha subito mostrato che il tipo è ancora in piena forma vocale, mentre la band suonava come un tutt’uno, decisa e pericolosamente carica fin dalla prima battuta, insomma come si deve. In una parola: ha assaltato il palco senza il minimo compromesso. L’unico problema era il suono. Era scarso, poco definito. E durante il concerto non è migliorato granché. A pesare è stata soprattutto la pessima acustica del locale. Si sentiva in particolare negli assoli, che si perdevano nella tipica, massiccia cortina sonora distorta del riffing alla Sabbath. Il suono delle chitarre era un classico avvicinamento al suono di Iommi, con la differenza che soprattutto la chitarra di Jon Harford (il figlio di Tony, che ha suonato le chitarre anche nel nuovo album in studio di Tony) brillava sopra il suono di Fabio Cerrone (Hemisphere), soprattutto nell’assolo di Headless Cross.

Quel suono orribile, d’acciaio, da 100 tonnellate, attraversato da una forte malinconia. Questo è stato il suono dal vivo che quella notte ha avvolto la sala e l’ha calata in un nero assoluto. Era da un pezzo che non mi gustavo tanta malinconia in un solo concerto. Black Sabbath, d’altronde. Una malinconia convincente in tutti i sensi, insomma l’atmosfera era quella giusta, quella vera. Mi veniva la pelle d’oca. Okay, il suono non era ottimale, ma i capolavori si rovesciavano uno dopo l’altro e tra tutti spiccava in particolare la fantastica semi-ballad Dying For Love (dal disco “Cross Purposes”), che mozzava il fiato soprattutto per quanta partecipazione c’era nell’esecuzione. Tony ha spiegato al pubblico che il brano è nato ispirato dagli orrori della guerra che allora infuriava nei Balcani. Tra i presenti sul palco ha lasciato una grande impressione soprattutto il batterista Denny Niedham, che si è distinto per una superiore fusione di potenza, velocità e precisione, premiata più volte dal pubblico con scroscianti applausi. Infilarsi nelle scarpe da batterista del leggendario Cozy Powell non è una responsabilità né una sfida minore che infilarsi negli stivali da chitarrista di, che so, Ritchie Blackmore. Martin ha sorpreso i presenti inserendo nel suo repertorio Children Of The Sea (un pezzo del periodo dei Black Sabbath con R.J. Dio alla voce), accompagnandola con la battuta “my tribute to Black Sabbath”. Martin ha presentato il nuovo album con due pezzi molto diversi per genere. Il primo, piazzato nella prima parte della scaletta, si chiama Bitter Sweet. Un ibrido a semitoni da “BS Ozzy era”, con un feeling doom, mentre il secondo, Scream (il pezzo che dà il titolo all’album), è una composizione molto più cucita addosso a Martin. È un brano di molte atmosfere, di motivi variegati, intriso dall’inizio alla fine di una buona dose di melodia, con un eccezionale intermezzo strumentale in cui il polistrumentista Tony Martin ci ha sorpresi suonando il motivo celtico del pezzo con un violino elettrico. Non devo dimenticare che sul palco accanto a Martin c’era anche il tastierista Geoff Nichols, che si è occupato in gran parte di tutte le linee vocali di accompagnamento e che già ai tempi dei Black Sabbath faceva compagnia a Martin. Il culmine della parte regolare è stato ovviamente il finale! È cominciato con una fantastica esecuzione di Shining e con l’ultimo pezzo, quello che aspettavamo tutti con impazienza per tutto il concerto, ovviamente Headless Cross.

Il bis era costruito in modo che Martin ottenesse il massimo del feedback dalla folla. E con un repertorio dei Black Sabbath il modo più facile per riuscirci è ovviamente infilarci un pizzico della loro preistoria con Paranoid. I presenti sono ovviamente saltati in aria e lassù ci sono rimasti quasi, ma Martin li ha riportati con i piedi per terra con un fade out sul riff principale di Heaven And Hell, che ci ha caricati giusto quel tanto da volerne ancora. Invece di fare tutta Heaven And Hell, Martin ha preferito restare sul disco Paranoid dei Sabbath e ha proseguito con un altro classico dei Sabbath, War Pigs. Così ha lasciato il pubblico belle caldo anche a concerto finito.

Peccato solo che il pubblico fosse poco numeroso, forse al massimo 200 persone. Così non si riusciva a sentire un vero contatto, quella vera magia tra la band e l’auditorium. Peccato. Anche la gente non è più quella di una volta, ma del resto neanche il rock è più lontanamente quello che era. Insomma, il concerto di quasi due ore, nonostante il suono sotto la media, è venuto fuori solido e, d’altra parte, per 50HRK non puoi certo aspettarti il livello di un live al Madison Square Garden di New York. Abbiamo rivissuto quello per cui eravamo venuti. E Martin si è dimostrato un tipo pieno di slancio ed energia, molto orgoglioso della band e di tutto quello che ha fatto per i Black Sabbath. Non lo ha nascosto durante l’esibizione sul palco. Con “Scream” e la nuova formazione, Tony torna sulla scena dopo tanto tempo di nuovo da solista e saggiamente resta nelle acque in cui è più forte. Speriamo di poter assistere anche in futuro a un’altra dose di tutta l’eccellenza della sua voce!

Scaletta

1.) The Law Maker
2.) I Witness
3.) Eternal Idol
4.) Bitter Sweet
5.) Hand That Rocks The Cradle
6.) TYR/Valhalla
7.) Children Of The Sea
8.) When Death Calls
9.) Devil And Daughter
10.) Dying For Love
11.) Scream
12.) Shining
13.) Headless Cross
—bis—
14.) Paranoid (sfocia in Heaven And Hell)
15.) War Pigs

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