Contraband
Artista: Velvet Revolver
Etichetta: RCA Records
Uscita: 2004
Super band di ogni tipo sono sempre una faccenda spinosa – fuoriclasse che si mettono insieme per dare il meglio in assoluto, ma proprio per via dei loro egoni spesso tutto va a rotoli o non viene fuori proprio al top. Il tempo dirà se dei Velvet Revolver parleremo ai livelli di CSN&Y e The Traveling Wilburys…
Gli ultimi due paragoni, per via del genere musicale, ovviamente non sono i più azzeccati, e come termine di paragone per i Velvet Revolver si potrebbero mettere gli Audioslave, dove hanno unito le forze membri dei Rage Against The Machine e dei Soundgarden. Il risultato è stato un disco interessante, Audioslave, e il suo successore lo stiamo ancora aspettando: sarà lui a dirci cosa, semmai, possiamo aspettarci dalla band.
I Velvet Revolver sono infatti formati da Scott Weiland (Stone Temple Pilots), Dave Kushner (Suicidial Tendencies) e Matt Sorum, Duff McKagan e Slash (tutti e tre, ovviamente, ex membri dei Guns N’Roses). Ancora prima dell’uscita del debutto Contraband avevano già fatto parlare di sé con il brano Set me free per il film sul supereroe Hulk e con la cover di Money dei Pink Floyd per il film Italian Job.
I nuovi Guns N’Roses, o dei Guns N’Roses diversi? Difficile dirlo! I pezzi somigliano parecchio a quelli di “Appetite For Destruction” (2004), ma il sound è molto più moderno, la voce ovviamente è un’altra e inconfondibile, e i brani nella maggior parte dei casi sono carichi di energia.
Devo ammettere che all’inizio la musica non mi aveva entusiasmato granché, perché molti giri di chitarra mi sembravano troppo familiari e sentiti e risentiti, così mi consolavo pensando che con gli ascolti sarebbe andata meglio, che i pezzi hanno bisogno di entrarti in testa. Ma erano solo scuse!
Contraband è praticamente “Appetite for Destruction” nel 2004! La voce di Weiland ti conquista subito, perché ha un fascino tutto suo, anche se è (troppo) spesso eccessivamente distorta e si perde negli sfoghi strumentali più selvaggi (Big Machine, Illegal I Song, Set Me Free).
La parte migliore della band è sicuramente Slash, che dimostra di aver voluto, più che ballate stile November Rain, creare pezzi dinamici, energici e pieni di chitarre, ricchi di assoli e cambi di ritmo (Sucker Train Blues, Spectacle, Headspace, Dirty Little Thing).
La traccia più strana è l’ultima, Loving The Alien: parecchio acustica, con anche qualche archetto qua e là, e strumentalmente alla fine il tutto sta a metà tra il pop e un rock fin troppo sdolcinato. Di cattivo gusto.
Verso la fine del disco il ritmo cala parecchio, tutto suona già sentito e prevedibile e a tratti pure tirato per le lunghe. I Velvet Revolver hanno un potenziale enorme, visto che si tratta di un gruppo di musicisti eccellenti e convincenti, però ho avuto la sensazione che il tutto sia troppo schiacciato da una silenziosa vendetta nei confronti di Axl Rose, che ha cacciato il trio dalla band e ancora non ha un disco (e chissà se mai lo avrà?!).
Weiland, a parte la voce, non ha portato niente di speciale nella band, e anche Kushner si limita a seguire la sezione ritmica di base, che detta una musica molto simile a quella che suonavano nei Guns N’Roses di origine per una bella decina d’anni. Il prossimo disco dovrà essere migliore e più loro, altrimenti passeranno alla storia come l’ennesimo super esperimento fallito!
Formazione
Scott Weiland – voce
Slash – chitarra, voce di accompagnamento
Dave Kushner – chitarra
Duff McKeegan – basso, voce di accompagnamento
Matt Sorum – batteria, voce di accompagnamento
Produzione
Velvet Revolver
Tracklist
1. Suckertrain Blues
2. Do It For The Kids
3. Big Machine
4. Illegal 1
5. Spectacle
6. Fall To Pieces
7. Headspace
8. Superhuman
9. Set Me Free
10. You Got No Right
11. Slither
12. Dirty Little Thing
13. Loving The Alien