Bluesiana ed Eric Sardinas: Delta Blues (2007)
Luogo: Bluesiana Rock Caffe – Vrba (Velden) Austria
Data del concerto: 13.03.2007
Numero di spettatori: 300
Prezzo del biglietto: 25 EUR
Charlie Daniels ha scritto una volta il pezzo “The Devil Went Down To Georgia”. Lì Charlie canta il duello tra il diavolo e un tizio di nome Johnny, che si sfidano a colpi di violino. Probabilmente lo sanno tutti: alla fine vince Johnny, e il diavolo deve tornarsene all’inferno a testa bassa e farsi ancora un po’ di esercizio con la chitarra. Più o meno così si potrebbe descrivere il modo di suonare e l’impressione generale dell’esibizione di Eric Sardinas. La sua performance ci fa pensare che il tipo abbia venduto l’anima a quello di sotto da un bel pezzo, e l’energia del suo live si potrebbe tranquillamente paragonare a quella del celebre Paganinni, che a suo tempo agitava allo stesso modo gli spiriti del pubblico e faceva alzare le gonne alle signore.
Il club Bluesiana, come architettura, ricorda una bella osteria dell’Alta Carniola, solo che al posto di una pista da birilli i locali interrati sono stati ristrutturati con intelligenza e ben insonorizzati, e permettono così live senza intoppi di nomi jazz-blues-rock di fama mondiale. La cosa più affascinante è che tutto questo succede a un tiro di schioppo dal confine sloveno. Il Bleusiana contiene circa 300 persone e anche stavolta, come da tradizione, il pubblico l’ha riempito fino all’ultimo angolo. Della presenza fissa di Sardinas e dei suoi concerti in questo posto, dove ormai è quasi di casa, parlano anche le numerose foto e gli altri cimeli musicali appesi alle pareti del Bleusiana, dove l’immagine di Eric, a occhio e croce, si prende un bel 30-40% dello spazio. La gentile proprietaria del club, la signora Gudrun, ci ha accolti calorosamente e ha demolito il tabù della riservatezza forzata e generalizzata da “yodel”. Probabilmente la sua scioltezza dipende dal fatto che nelle sue vene scorre per metà sangue dalmata.
Comunque sia, il concerto, annunciato in origine per le 8:30, è iniziato solo un’ora buona dopo, e a salutarci sul palco per primi, con il loro americano texano, in poncho e stivali da cowboy, sono stati il bassista Levell Price, o come si è poi battezzato lui stesso, “Texas stud” (puledro texano), e il batterista Patrick Caccia. Patrick accompagna fedelmente Eric nei suoi live da qualche anno, mentre Levell si è aggiunto solo nell’ultimo tour, in occasione dell’uscita del suo ultimo album Black Pearls. Poco dopo di loro, e dopo il primo assalto alle nostre orecchie, dal pubblico, che al Bluesiana copre in parte l’accesso illimitato al palco, è saltellato fuori il minuscolo ma agilissimo Eric. A me personalmente il suo aspetto ricorda soprattutto Prince, ovvero Symbol. Allo stesso tempo, la sua magrezza e la sua piccola statura, grazie al baricentro più basso, gli permettono sul palco una mobilità da serpente e contribuiscono alla velocità del suo modo di suonare. Nonostante la piccola stazza di Eric, le sue dita sono raffinatamente lunghe, come puoi vedere tu stesso dalla foto in “close up”. La formazione era così al completo, gli amplificatori hanno iniziato a ronzare ed è partito il primo assalto blues alla Voodoo Chile con il brano I’m Worried. A metà del secondo pezzo Eric ha tirato fuori qualcosa di incredibile e, ultimamente, rarissimo nel blues. Ha staccato infatti il suo dobro, comunque elettrificato, ha avvicinato la bocca al microfono del dobro, si è piegato lui stesso fino al microfono e ci ha servito un doppio delta blues unplugged. Che magia: un blues così primordiale non lo sentivo dai tempi di John Lee Hooker.
Eric è un maestro del suonare plugged-unplugged, il che conferma solo il suo approccio al blues primordiale del delta del Mississipi e la scelta del dobro al posto della chitarra elettrica o della country jumbo. Il trio ha poi eseguito il brano “Liar’s Dice Blues” , seguito da “As the Crow Flies,”, dove Eric si è “un po’ troppo” lasciato prendere dal muro sonoro del Bluesiana e dai decibel (dB), visto che il fonometro ha superato bei 130dB e il dolore alle orecchie. A causare il tutto è stata la sperimentazione cosmica alla Hendrix e l’interferenza sonora tra il dobro di Sardinas e il Marshall. Bisogna rendersi conto che Sardinas non è un tipico chitarrista blues rock: i suoi live sono un bell’esempio di ciò che i suoi album in studio, per via della produzione patinata, semplicemente non riescono a dare. La sua esibizione rappresenta così una transizione tra generi musicali diversi. In questo modo Eric rompe gli stereotipi ed entra nella categoria dei migliori, come Hendrix, Vaughan o Clapton. L’unica differenza visibile che separa Eric da questi giganti è il timbro della sua voce. Nessuno di loro, infatti, è mai stato capace di “strozzare fuori” una voce così primordiale, scheggiata e rauca come riesce proprio a Sardinas, anche se tutti erano comunque in grado di fare assoli e cantare nello stesso momento. Da questo punto di vista, Eric è quello giusto.
Già che ci siamo, tocchiamo anche il suo “image”. Anche qui Eric ricorda un ibrido tra l’hippie hendrixiano e il look più moderno alla “Prince”. I suoi stivali di alligatore, i pantaloni a zampa (tagliati in seta lucida), le camicie di seta con il collo a farfalla, l’immancabile gilet e il cappello da sceriffo “John Wayne” mettono ancora più in risalto il suo “Snake Tattoo” sulla spalla, ed esprimono allo stesso tempo l’idea americana del macho playboy texano un po’ nostalgico. Lo stile di Eric c’è chi lo chiama addirittura “Four Roses outfit.” Niente di male, ovviamente, anzi si sposa alla grande con lo stile e l’esecuzione della sua musica e rende le donne ancora più accondiscendenti.
Quella disponibilità l’abbiamo sentita anche noi della squadra di RockLine più tardi, a fine concerto, quando, nonostante l’intervista concordata con Eric, abbiamo aspettato per un’ora buona, visibilmente stanchi e invano, un suo gentile invito. La proprietaria Gudrun ha fatto tutto quello che era in suo potere, ma Eric, a quanto pare, era troppo stanco dopo il concerto. Stando a voci non ufficiali, però, il ragazzo stava ricaricando le batterie dietro le quinte con una delle già citate groupie austriache compiacenti. Pazienza, concediamo al ragazzo di placare la sua anima da bluesman già bella provata, e l’intervista l’abbiamo rimandata di comune accordo all’estate, quando Eric tornerà da queste parti.
Lo spettacolo è proseguito a ritmo invariato, Eric ballonzolava instancabile sul palco, mentre gli altri due della sezione ritmica a tratti sembravano visibilmente stanchi e a noi spettatori hanno fatto una gran pena. Evidentemente al tipo non mancano né quella né altra resistenza, e riesce a spremere non solo il pubblico ma anche i membri della sua band. Citerei ancora solo il brano “Down In The Bottom”, in cui Caccia e Price hanno regalato un assolo a testa. Interessante, ma per un ascoltatore esigente ancora troppo tecnicamente incompiuto, benché espressivo in chiave blues. Nel frattempo Eric era sparito dal nostro campo visivo, per poi ricomparire sul palco con una bottiglia di birra in mano. È seguito il numero ormai rodato in cui Eric si diverte con la tecnica slide usando, al posto del classico slide di metallo, una bottiglia di birra. Di solito, a forza di scuotere la bottiglia piena, segue una doccia di birra per le prime file, ma stavolta Eric ci ha graziati con riguardo e, al momento giusto, ovvero sul “Coitus interruptus”, ha lanciato con garbo la bottiglia a terra. Questo show l’ha sfruttato a dovere anche il birrificio Berghoff, che con Eric ha girato pure uno spot di 30 secondi, che se sei un esperto di surf in rete o su qualche canale satellitare puoi tranquillamente guardare.
Dopo due ore e mezza e un bis che ricordava il duello descritto all’inizio, il trio, visibilmente spremuto ma di buon umore, ha lasciato definitivamente il palco, concedendo il meritato riposo alle nostre orecchie, che già fischiavano piacevolmente. Poi c’è stata la già citata attesa dell’intervista promessa, e infine ci siamo salutati tutti insieme dal Bluesiana e dalla gentile proprietaria Gudrun, a cui abbiamo promesso una visita a breve a uno dei tanti concerti annunciati per quest’anno. Il modo più bello di chiudere il reportage sono le parole di Eric, che suonano più o meno così.
“The blues is an emotionally pure form of music. If you’re not speaking from the heart with true emotion or being honest with which you are… you will be revealed.” – Eric Sardinas
E anche stavolta Eric non ci ha deluso.
Testo e foto: Thomas Breznik
Scaletta
1. I’m Worried
2. Instrumental
3. Liar’s Dice Blues
4. As The Crow Flies
5. Down In the Bottom . . .
6. Drum/Bass Solo
7. . . . Down In the Bottom
Galleria fotografica









