Cosa Brava: brevi ma decisi (2008)
Autore: Aleš Podbrežnik
Luogo: Cankarjev dom / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 07.04.2008
Spettatori: 80
Prezzo del biglietto: 12,00€
Formazione:
Fred Frith – chitarra, basso, voce
Zeena Parkins – arpa elettrica, fisarmonica, tastiere, voce
Carla Kihlstedt – violino, voce
Matthias Bossi – batteria, voce
Nell’arco di due settimane si preannunciavano due concerti con due ex membri della storica formazione britannica Henry Cow, che praticamente da sola ha dato il via al movimento rock in opposition. Prima è toccato al chitarrista Fred Frith con i Cosa Brava esibirsi in Slovenia, mentre il diciannove aprile a Gorizia (Italia) ci aspetta Chris Cutler con i Brainville 3, dove suonano anche Daevid Allen (ex membro dei Gong) e Hugh Hopper (Soft Machine). Insomma, due vere prelibatezze in arrivo.
E chi si è portato dietro Frith stavolta? Di nuovo la sua beniamina Carla Kihlstedt, ormai una presenza fissa al suo fianco. La band madre di questa straordinaria violinista e cantante sono gli Sleepytime Gorilla Museum, formazione metal in opposition di San Francisco che con il suo stile sperimentale ha mandato in estasi un bel po’ di appassionati di musica. L’altro membro degli SleepytimeGorilla Museum nei Cosa Brava è il batterista Matthias Bossi. Il quartetto si chiude con Zeena Parkins, che tra le altre cose suona con Bjork.
Il concerto è partito bene, ma forse in modo un po’ atipico per Fred Frith. Dove sono finite quelle follie che si sentivano negli album degli Henry Cow? Il signor Frith si è evidentemente dato una calmata e ha cominciato a fare musica diversa. Presto si è visto che non era proprio così. Nella musica alla fine è saltato fuori anche l’umorismo (soprattutto quando la Kihlstedt e Frith gemevano e piagnucolavano nel microfono), anche se meno evidente che negli Henry Cow. La musica dei Cosa Brava sembra molto più rifinita e levigata di quella degli Henry Cow, che lasciava un sacco di spazio a follie e improvvisazioni. Di quegli elementi qui non si sente quasi più traccia. I Cosa Brava suonano una musica molto concentrata, con un filo rosso ben preciso. L’intreccio di melodie e strutture è chiaramente opera di compositori di altissimo livello, che sanno benissimo quello che fanno. Ma non fraintendermi: non sono solo composizioni curate dal punto di vista tecnico, in questa musica c’è anche una carica emotiva enorme.
Lo stile che suonano è piuttosto difficile da inquadrare. Si sentono così tante influenze che non riuscirei nemmeno a elencarle tutte. È proprio il vero spirito della musica progressiva, che tanti nuovi esponenti del cosiddetto “prog” si sono evidentemente dimenticati. Certo, c’è tanta avanguardia, ma anche un bel po’ di jazz, rock, folk,… Alcuni pezzi erano estremamente complessi, mentre altri erano piacevoli “canzonette” folk. Hanno saputo creare il giusto mix tra musica semplice e musica difficile.
Nessun membro spiccava sugli altri. È stata una splendida prova collettiva di quattro musicisti che evidentemente si stimano moltissimo a vicenda. Oltre alla celebre chitarra d’avanguardia, Frith ha mostrato la sua bravura anche al basso, che ha suonato senza alcun problema. La simpatica Carla Kihlstedt è diventata una violinista affermata già in giovane età e continua a migliorare. Da quando l’ho vista con gli Sleepytime Gorilla Museum è ulteriormente cresciuta, soprattutto per quanto riguarda la voce, che mi sembra ancora più sicura di prima. Alle tastiere un ruolo ben visibile l’ha avuto Zeena Parkins, che un paio di volte ha messo le mani anche sulla fisarmonica. Dalle tastiere ha tirato fuori suoni davvero meravigliosi, molto naturali e autentici, e ogni tanto ha prestato anche le sue corde vocali. Dietro la batteria c’era un altro membro degli Sleepytime Gorilla Museum, anche lui un musicista eccezionale. Il suo drumming non era grezzo come con la band madre, ma con uno stile jazz pacato ha dimostrato di poter suonare qualsiasi genere. Più di una volta abbiamo assistito anche alle sue percussioni insolite, che si costruisce da solo. Perché comprare vibrafoni costosi, se si possono tirare fuori suoni altrettanto buoni da roba che di solito finisce nella spazzatura? Mi ha davvero entusiasmato con le sue strane invenzioni, che suonano bene quanto i più celebrati strumenti classici. Bossi ha addirittura cantato un pezzo, dimostrando di essere un talento a tutto tondo.
I membri si intendono evidentemente tutti a meraviglia. Il contatto tra loro sembra genuino e anche l’affiatamento è a livelli invidiabili. Tutti leggono la musica e anche così è più facile evitare errori spiacevoli. Con il pubblico di contatto non ce n’è stato molto, ma quello che c’è stato era spiritoso e simpatico. In questo ruolo si sono distinti soprattutto Frith e Carla Kihlstedt. Fred Frith per un po’ ha perfino vestito i panni di Robert Fripp, mandando via un fotografo che scattava insistentemente proprio davanti al palco. Il gesto non ha lasciato strascichi emotivi profondi sul chitarrista: la band ha continuato a suonare con la stessa sicurezza di prima.
Dopo il festival in Portogallo, dove ho visto esibizioni una più incredibile dell’altra, era più che possibile che i Cosa Brava mi deludessero. Se non fossero stati all’altezza. Ma sono stati ben più che all’altezza. Nella loro musica c’è tutto quello che amo: profondità eccezionale, melodia, strutture elaborate, perfezione tecnica, umorismo, oscurità. Tutti questi elementi si fondono in un insieme che porta l’ascoltatore in un viaggio che stavolta, purtroppo, è stato forse un filo troppo breve. L’esibizione è durata poco più di un’ora (in mezzo c’è stata anche una lunga pausa). Ma pazienza: meglio breve e dolce che lungo e prolisso.
Il Cankarjev dom organizza spesso concerti fantastici, ma a quanto pare con il nostro sito hanno qualche problema, visto che ultimamente ci danno solo accrediti dimezzati, mentre sono convinto che i grandi media i biglietti li ricevano gratis. E così può capitare che qualche zio qualunque, che non ha alcuna intenzione di scrivere poi del concerto, entri gratis. Evidentemente conosce qualcuno nei posti giusti. Noi giornalisti che ci diamo da fare, invece, finiamo in secondo piano. Per niente bello, ma nemmeno questo snobismo ha lasciato un retrogusto amaro al concerto.
testo e foto: Rok Podgrajšek
Scaletta
1. Snake Eating Its Tail
2. Round Dance
3. Out on The Town with Rusty
4. Pour Albert
5. Road Movie
6. I Don’t Believe You
7. CB 21
8. Einstein
9. A Song About Love
10. The New World
11. Falling up
12. Tom Paine
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