Cressida

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Cressida
Etichetta: Vertigo Records
Uscita: 1970
Durata: 45:17
Voto: 4/5

La scena progressive rock britannica della seconda metà degli anni Sessanta ha sfornato una serie di formazioni interessanti ma, per motivi diversi, rimaste nell’ombra: dopo al massimo due o tre album si sono sciolte in fretta e per lo più sono finite ancora più in fretta nel dimenticatoio. Solo dopo decenni alcuni appassionati di musica hanno ricominciato a riscoprire e ad apprezzare certi risultati ‘perduti’ di queste ‘gemme prog dimenticate’. In una categoria simile rientravano anche gli scozzesi Cressida, che nella ricerca dei modelli sonori hanno evidentemente ascoltato parecchio leggende come The Moody Blues, The Nice e Caravan, mentre con il loro suono malinconico e sinfonico e un uso abbondante degli organi Hammond ricordavano a tratti altri gruppi meno noti dell’epoca, per esempio Beggars Opera, Cirkus e Fantasy. In rari momenti, soprattutto per via dell’impiego costante di massicci strati di organo Hammond e di armonie vocali mistiche, ricordavano anche i primi Uriah Heep, i loro colleghi molto più fortunati alla Vertigo Records. Ogni tanto, specie nell’etica di lavoro della sezione ritmica, si riusciva a cogliere anche qualche elemento jazz-rock.

Forse sulla loro breve vita e sulla loro oscurità ha pesato anche il fatto che si sono dati il nome di un personaggio femminile poco noto dell’Iliade di Omero, ancora oggi simbolo femminile di volubilità e tradimento. Cressida era, secondo l’adattamento teatrale shakespeariano del mito greco antico intitolato ‘Troilus e Cressida’, una troiana che durante la guerra di Troia si innamorò di Troilo, il figlio più giovane del re troiano Priamo. Ma il suo grande amore non durò molto: durante uno scambio di prigionieri di guerra, con la benedizione del padre traditore, si mise in fretta con l’eroe acheo Diomede, che Dante nella Divina Commedia ha piazzato nell’ottavo cerchio dell’Inferno, il penultimo, dove tra fiamme eterne soffrono falsi consiglieri, ipocriti e adulatori.

I Cressida, nati nel 1968, in origine si chiamavano Charge, ma quel nome non convinceva granché la formazione originale, composta dal cantante/chitarrista acustico Angus Cullen, dal chitarrista/cantante aggiuntivo John Heyworth, dal bassista Kevin McCarthy e dal batterista Iain Clark. Quest’ultimo è il nome più noto tra quelli citati: dopo lo scioglimento dei Cressida, tra il 1970 e il 1971 è stato membro degli Uriah Heep, con cui ha registrato l’album »Look At Yourself« (1971) ed è partito per il loro primo tour americano. L’organista Lol Coker è stato sostituito un anno dopo, poco prima dell’inizio delle registrazioni del loro esordio, da Peter Jennings, che insieme al batterista Clark era il musicista più impressionante della band e, con i suoi strati frusciati di organo, era il principale garante del loro suono dinamico e ben variegato, dove non mancavano numerose sezioni struggenti e drammatiche.

Il loro omonimo esordio del 1970 conteneva perlopiù brani piuttosto brevi, di cui solo due superavano i cinque minuti. La voce melodica del cantante Angus Cullen, che ricordava un po’ Pye Hastings (Caravan), era dotata di un calore eccezionale e ha fatto la parte del leone nel creare atmosfere variegate, ma per lo più melodrammatiche. Già nell’apertura melodica »To Play Your Little Game«, dominata da possenti passaggi d’organo, mostrano il loro talento nel costruire arrivi dinamici nel tempo e i conseguenti rapidi cambi di atmosfera.

I Cressida non erano compositori chissà quanto talentuosi: nella maggior parte dei pezzi manca un nucleo solido e spesso viene da pensare che su alcune parti avrebbero potuto spremere almeno una o due sezioni in più, ma in compenso erano tessitori molto convincenti di stati d’animo ambientali intensi. »Winter Is Coming Again«, con il suo battito pastorale grazie a una delicata melodia acustica, ricorda vagamente alcuni dei primi lavori dei Barclay James Harvest. »Time For Bed« è una fusione breve ma straordinariamente melodica di folk per chitarra acustica e variazioni jazz-rock al piano. La title track è, come c’era da aspettarsi, tra le creazioni più interessanti dell’album, dove tra variazioni strumentali relativamente complesse si fa sentire ancora una volta la voce misteriosa e malinconica di Cullen. »Home And Where I Long To Be« si apre con un arrangiamento misterioso e dalle sfumature eteree che, con la sua sottigliezza e la sua natura sognante, dove non mancano momenti acustici di qualità, ricorda perfino una versione più morbida dei Nektar e anche dei Wishbone Ash.

»Depression«, grazie al suono sacrale e un po’ sinistro degli organi, ha un’atmosfera più cupa, mentre qui entusiasmano in particolare le armonie vocali ipnotiche. »One Of a Group« punta molto su fitti strati di organo e su un’altra prova vocale dai toni malinconici, e non manca nemmeno un breve ma ruvido assolo di chitarra. »Lights In My Mind« è un altro brano che spicca, con un arrangiamento epico e un lavoro piuttosto vivace della sezione ritmica, e tra tutti i pezzi di »Cressida« è anche quello con il maggior potenziale per un eventuale singolo di successo.

»The Only Earthman In Town« è segnato da un’ottima sezione finale strumentale con fantastiche variazioni all’organo Hammond. »Spring ’69« è una breve ballata folk rock dal respiro pastorale e romantico. La sottile »Down Down« è un altro brano in cui tutto è subordinato alla creazione di un’atmosfera melodrammatica. »Tomorrow Is A Whole New Day« è una chiusura molto buona e vivace dell’album, dove i membri della band uniscono alcune delle loro migliori doti strumentali in un collage sonoro interessante e imprevedibile, con l’immancabile accento sulla melodia.

»Cressida« era un esordio abbastanza impressionante di questo collettivo progrock oggi poco conosciuto, in cui gli elementi sonori positivi compensavano alcuni difetti (tipici di un debutto). I Cressida erano una di quelle band per cui sembrava che il successo fosse a portata di mano, ma alla fine è mancato poco perché potessero entrare tra i più grandi. Nel 1971 hanno trovato abbastanza energia per un altro album in studio, »Asylum«, per nulla inferiore all’omonimo esordio. Qui Heyworth è stato sostituito dal futuro chitarrista dei Black Widow John Culley, ma nemmeno lui è riuscito a salvare la band dallo scioglimento. Nei decenni successivi i Cressida sono diventati una band di culto, che dal 2011 ha ricominciato a esibirsi dal vivo. La formazione originale, senza il compianto Heyworth, si è riunita ancora una volta. Su iniziativa del loro grande fan Mikael Åkerfeldt (Opeth), che ha collaborato alla scelta dei brani, nel 2013 hanno pubblicato per i seguaci più fedeli un LP d’archivio in tiratura limitata intitolato »Choices«.

Formazione

Angus Cullen – voce
John Heyworth – chitarra, voce principale su “Home And Where I Long To Be”
Peter Jennings – organo, piano
Kevin McCarthy – basso
Iain Clark – batteria

Produzione

Cressida

Tracklist

1. To Play Your Little Game (3:15)
2. Winter is Coming Again (4:42)
3. Time For Bed (2:18)
4. Cressida (3:57)
5. Home And Where I Long To Be (4:04)
6. Depression (5:02)
7. One Of A Group (3:35)
8. Lights In My Mind (2:45)
9. The Only Earthman In Town (3:32)
10. Spring ’69 (2:14)
11. Down Down (4:15)
12. Tomorrow Is A Whole New Day (5:19)

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